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Studenti svantaggiati a scuola di resilienza

22 October 2026 at 08:59

Gli studenti “resilienti” sono quelli che partendo da situazioni di svantaggio raggiungono buoni livelli di competenze. Contano le risorse personali, ma anche ambienti scolastici capaci di valorizzarle. Una politica di inclusione efficace lavora su entrambi.

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Influenza in Italia, i numeri della nuova ondata: bambini i più colpiti e incidenza ancora alta

22 October 2026 at 10:01

Influenza in Italia, andamento e casi settimanali per regione e età

Nella settimana dal 29 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute (ARI) in Italia è pari a 14,07 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto ai 14,85 della settimana precedente. I bambini fino a quattro anni continuano a registrare i valori più elevati. Le ARI comprendono infezioni causate da diversi virus respiratori e non coincidono con i soli casi di influenza.

Riassunto della settimana: casi totali

I casi di infezione respiratoria acuta stimati nella popolazione italiana sono 802.879 nella settimana, rispetto agli 840.005 della precedente. Dall’inizio della stagione, il totale stimato raggiunge 7.556.424 casi.
La diminuzione va interpretata con cautela: durante le festività natalizie si sono ridotti sia le visite sia i dati trasmessi dai medici sentinella. Anche la chiusura delle scuole contribuisce a limitare la trasmissione nelle fasce d’età con maggiore circolazione virale. Questi fattori non consentono di considerare il calo come una conferma del superamento del picco stagionale.
Nella settimana hanno trasmesso dati 1.009 medici sentinella, con una popolazione osservata di 1.354.048 assistiti e 19.058 casi di ARI rilevati. Questi casi osservati sono distinti dalle stime riferite all’intera popolazione italiana.
Per l’influenza, la positività dei campioni è del 17% nella comunità e del 40,5% nel flusso ospedaliero. Considerando insieme i diversi flussi della sorveglianza virologica, sono stati identificati 1.357 campioni positivi all’influenza su 3.472 campioni segnalati, pari al 39,1%, tutti di tipo A. Le percentuali si riferiscono ai campioni analizzati e non alla popolazione generale.

Distribuzione per fascia d’età

La fascia 0-4 anni presenta l’incidenza più elevata, con 36,85 casi per 1.000 assistiti, rispetto ai 39,37 della settimana precedente. La distribuzione delle ARI per età è la seguente:

  • 0-4 anni: 2.612 casi osservati, incidenza di 36,85 per 1.000 assistiti.
  • 5-14 anni: 2.573 casi osservati, incidenza di 14,82 per 1.000.
  • 15-24 anni: 2.011 casi osservati, incidenza di 16,10 per 1.000.
  • 25-44 anni: 4.072 casi osservati, incidenza di 14,84 per 1.000.
  • 45-64 anni: 4.696 casi osservati, incidenza di 12,22 per 1.000.
  • 65 anni e oltre: 3.094 casi osservati, incidenza di 9,49 per 1.000.

Rispetto alla settimana precedente, l’incidenza diminuisce nelle fasce sotto i 45 anni, mentre aumenta tra i 45-64 anni, da 12,00 a 12,22, e tra le persone di almeno 65 anni, da 8,93 a 9,49. I confronti risentono della partecipazione variabile dei medici durante le festività.

Influenza: casi per regione

I dati regionali descrivono le infezioni respiratorie acute complessive, non esclusivamente l’influenza. Tra le regioni con dati disponibili, le incidenze più elevate si registrano in Campania, con 20,53 casi per 1.000 assistiti, Sicilia, con 19,41, e Marche, con 18,52. Seguono Abruzzo con 17,37 e Puglia con 17,26.
I valori più contenuti si osservano in Valle d’Aosta, con 8,90 casi per 1.000 assistiti, Friuli-Venezia Giulia, con 9,20, e Liguria, con 9,77. Per Calabria e Molise non sono disponibili dati settimanali: l’assenza di rilevazioni non indica assenza di infezioni.
In termini di casi osservati dai medici sentinella, i numeri maggiori riguardano Lombardia, con 3.477 casi, Lazio, con 3.453, e Puglia, con 2.561. Questi conteggi dipendono anche dalla popolazione coperta dalla sorveglianza e non rappresentano stime del totale dei casi regionali. Le differenze nella copertura richiedono cautela anche nel confronto delle incidenze, soprattutto dove partecipano pochi medici.

Confronto con gli anni precedenti

Il confronto diretto con le stagioni precedenti è limitato dal passaggio dalla sorveglianza delle sindromi simil-influenzali (ILI) a quella delle infezioni respiratorie acute (ARI). Anche le soglie di intensità, calcolate sui dati storici delle ILI, devono essere interpretate tenendo conto di questo cambiamento.
All’interno della stagione in corso, l’incidenza è salita da 7,15 casi per 1.000 assistiti nella settimana 42 del 2025 a 17,45 nella settimana 51, per poi scendere a 14,85 nella settimana 52 e a 14,07 nella prima settimana del 2026. Le rilevazioni successive alle festività saranno importanti per valutare l’evoluzione della circolazione virale.
Per gli accessi al pronto soccorso, i dati disponibili fino alla settimana 52 del 2025 nelle nove regioni monitorate indicano un numero di accessi per sindromi respiratorie inferiore alla stessa settimana della stagione precedente. Le forme gravi e complicate di influenza risultano invece numericamente simili; il sottotipo più frequente tra queste è A(H1N1)pdm09 e la maggior parte dei casi riguarda persone non vaccinate.
Nel complesso della stagione, tra i virus influenzali A sottotipizzati prevale A(H3N2), con il 65,8%, mentre A(H1N1)pdm09 rappresenta il 34,2%. Tra i ceppi A(H3N2) sequenziati prevale il subclade K.

Sciopero tir, stop ai blocchi in Sicilia e Calabria: decreto in Cdm e linea dura del Viminale

22 October 2026 at 04:00

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.

Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.

Sicilia e Calabria sospendono la protesta

La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.

Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:

Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.

Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.

Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:

  • contributi straordinari sul gasolio;
  • sospensione dei versamenti contributivi;
  • finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
  • maggiori tutele per i piccoli trasportatori.

Sciopero tir

In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:

Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.

L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.

Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.

Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto

Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.

Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.

Tra gli interventi già individuati figurano:

  • ristori per il caro gasolio;
  • sospensione dei canoni di leasing;
  • digitalizzazione della lettera di vettura.

In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.

A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.

Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.

Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.

Linea dura sui blocchi

Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.

Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.

Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.

Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.

Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.

Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.

Supermercati, carburante e prezzi: che succede

Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.

Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.

Supermercato vuoto

Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.

Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.

Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione

La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:

  • Crotone;
  • Reggio Calabria;
  • Napoli;
  • Catania.

Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.

Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:

  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Campania;
  • Puglia.

A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.

A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.

I danni ad agricoltura e industria

Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:

  • si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
  • nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
  • in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
  • in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.

Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.

Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.

Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.

Cosa succede ora

Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.

Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.

Sciopero generale 30 ottobre 2026: treni, scuola, sanità e uffici pubblici si fermano

22 October 2026 at 04:00

Si preannuncia un venerdì nero quello del prossimo 30 ottobre 2026, con lo sciopero generale nazionale proclamato da USB, l’Unione Sindacale di Base, che coinvolge i lavoratori delle categorie pubbliche e private. Alla mobilitazione si affianca quella indetta da USI-CIT, con l’adesione di USI Educazione e USIS e modalità differenti per alcuni settori. La giornata di protesta porterà al centro del dibattito temi come il potere d’acquisto dei salari, l’aumento del costo della vita e le condizioni di lavoro, ma potrebbe avere conseguenze anche sull’organizzazione dei servizi pubblici e sugli spostamenti.

Tra i comparti interessati figurano scuola, sanità e trasporto ferroviario, mentre per gli altri servizi occorre distinguere le singole proclamazioni e verificare le disposizioni applicabili. Non è infatti detto che tutti i lavoratori di un settore aderiscano allo sciopero né che le attività vengano sospese integralmente.

Sciopero 30 ottobre 2026, le differenze tra USB e USI-CIT

La mobilitazione di USB è proclamata per l’intera giornata di venerdì 30 ottobre e riguarda, secondo le modalità previste per ciascun comparto, il personale delle categorie pubbliche e private. All’iniziativa si aggiunge quella di USI-CIT, alla quale aderiscono USI Educazione e USIS, anch’essa prevista per l’intera giornata lavorativa.

La distinzione tra le due iniziative è importante soprattutto per comprendere quali servizi potrebbero essere coinvolti. La proclamazione USI-CIT esclude il trasporto pubblico locale, quello ferroviario, aereo e marittimo. Lo sciopero USB, invece, interessa anche il comparto ferroviario, con una fascia oraria che comincia la sera precedente. Le due mobilitazioni devono quindi essere considerate separatamente, senza estendere automaticamente le esclusioni previste da una proclamazione all’altra. Per conoscere le conseguenze concrete occorrerà fare riferimento agli avvisi delle singole amministrazioni e aziende, oltre che alle comunicazioni delle autorità competenti.

Perché si sciopera: salari, inflazione e povertà

Al centro delle rivendicazioni di USB c’è la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori. Nel comunicato diffuso in vista della mobilitazione, il sindacato denuncia un progressivo impoverimento delle famiglie, legato alla crescita dei prezzi e alla difficoltà delle retribuzioni di tenere il passo con il costo della vita.

Tra le spese che pesano maggiormente sui bilanci familiari figurano energia, carburanti, alimentari e affitti. Quando queste voci aumentano più rapidamente degli stipendi, diminuisce la quota di reddito disponibile per risparmiare, affrontare spese impreviste o sostenere altri consumi.

USB richiama i dati sulla povertà assoluta, indicando 5,4 milioni di persone in questa condizione e sottolineando la particolare esposizione delle famiglie con un operaio come persona di riferimento. Nel messaggio sindacale viene citata anche una perdita del 9,4% del potere d’acquisto delle retribuzioni reali dal 2021. Secondo il sindacato, questi numeri mostrano come avere un’occupazione non sia sempre sufficiente a garantire condizioni economiche adeguate. La questione riguarda non soltanto i lavoratori con redditi più bassi, ma anche chi dispone di un impiego stabile e deve destinare una quota crescente dello stipendio alle spese essenziali.

Per USB, la protesta del 30 ottobre serve a riportare al centro del confronto pubblico la distribuzione della ricchezza e il valore economico e sociale del lavoro. Il sindacato critica inoltre le priorità della spesa pubblica, chiedendo di destinare maggiori risorse al recupero dei salari e al miglioramento delle condizioni di vita.

Le richieste di USB: aumenti salariali e riduzione del costo della vita

Tra le principali rivendicazioni della mobilitazione figurano aumenti salariali, ripristino della scala mobile, blocco dei prezzi dei beni essenziali e riduzione dell’Iva sui consumi fondamentali. La scala mobile era un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni all’inflazione, progressivamente superato attraverso gli interventi degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta. La richiesta di ripristinarla riapre il confronto sugli strumenti con cui proteggere i salari dalla perdita di potere d’acquisto.

Le altre proposte puntano a intervenire sia sulle entrate sia sulle spese delle famiglie. Da una parte, aumentare le retribuzioni dovrebbe rafforzare il reddito disponibile; dall’altra, contenere il prezzo dei beni essenziali e ridurre l’Iva potrebbe alleggerire il costo dei consumi quotidiani. L’eventuale applicazione di queste misure richiederebbe comunque valutazioni sugli effetti per i conti pubblici, le imprese e i prezzi. Si tratta di proposte avanzate dal sindacato nell’ambito di un confronto più ampio sulle politiche salariali e sulla distribuzione del reddito.

Sciopero treni 29 e 30 ottobre, gli orari e i collegamenti a rischio

Una delle principali conseguenze pratiche della mobilitazione riguarda il trasporto ferroviario. Nell’ambito dello sciopero USB, l’astensione del personale è programmata dalle 21:00 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 di venerdì 30 ottobre 2026.

La fascia comprende i collegamenti notturni e gran parte dei servizi del venerdì. In caso di adesione, potrebbero verificarsi cancellazioni, ritardi e variazioni alla circolazione, con conseguenze per pendolari e viaggiatori a media e lunga percorrenza.

Per il trasporto ferroviario regionale, nei giorni feriali sono previste fasce di garanzia generalmente comprese tra le 6:00 e le 9:00 e tra le 18:00 e le 21:00. La presenza di queste finestre, tuttavia, non significa che tutti i treni programmati debbano necessariamente circolare: i collegamenti effettivamente garantiti sono individuati dalle imprese ferroviarie secondo la normativa applicabile.

Per i servizi a lunga percorrenza valgono inoltre specifiche disposizioni sui collegamenti da assicurare. Prima di partire sarà quindi opportuno controllare gli aggiornamenti di Trenitalia, Italo e degli altri operatori interessati, verificando il numero del treno e l’eventuale presenza negli elenchi ufficiali dei servizi garantiti.

Autobus, metropolitane e voli: attenzione alle singole proclamazioni

Per il trasporto pubblico locale non è possibile indicare un unico orario valido su tutto il territorio nazionale. Le fasce di garanzia di autobus, tram e metropolitane dipendono dalle disposizioni applicabili alle singole aziende e dai rispettivi accordi territoriali.

Inoltre, l’esclusione del trasporto pubblico locale prevista dalla proclamazione USI-CIT non può essere automaticamente estesa allo sciopero USB. Per sapere se i mezzi urbani saranno interessati occorre quindi consultare le comunicazioni delle aziende locali e verificare eventuali aggiornamenti. Anche per il trasporto aereo è necessario distinguere tra le diverse iniziative sindacali. La presenza di una proclamazione relativa a una categoria aeroportuale non implica necessariamente una sospensione generalizzata dei voli. L’operatività dei collegamenti dipenderà dalle regole applicabili, dalle eventuali franchigie previste e dalle comunicazioni di ENAC e delle compagnie aeree.

Per le autostrade, la proclamazione USB indica l’inizio dell’astensione alle 22:00 del 29 ottobre. Anche in questo comparto devono essere rispettate le disposizioni previste per garantire le attività indispensabili.

Scuola e sanità, quali disagi aspettarsi

Il comparto dell’istruzione rientra tra quelli interessati dalla mobilitazione. L’eventuale adesione di insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario potrebbe comportare cambiamenti nell’organizzazione delle lezioni, nell’accoglienza degli alunni e nello svolgimento delle attività scolastiche. Non è prevista automaticamente la chiusura di tutte le scuole italiane. Le conseguenze dipenderanno dal numero di adesioni e dalla possibilità di garantire i servizi necessari. Le famiglie dovranno quindi fare riferimento agli avvisi pubblicati dai singoli istituti.

Anche la sanità pubblica è coinvolta. La protesta potrebbe incidere sulle prestazioni programmate, sugli ambulatori e su alcune attività non urgenti. Restano comunque in vigore le disposizioni che tutelano i servizi essenziali, comprese le prestazioni di emergenza e urgenza. Per gli appuntamenti già fissati, il consiglio è verificare eventuali comunicazioni dell’azienda sanitaria o della struttura ospedaliera di riferimento prima di recarsi sul posto.

Uffici pubblici, Comuni e Vigili del Fuoco

Lo sciopero potrebbe interessare anche le amministrazioni pubbliche e gli enti locali, con possibili rallentamenti negli sportelli e nelle attività amministrative. Non è tuttavia possibile prevedere una chiusura generalizzata degli uffici: l’impatto dipenderà dalle adesioni e dalle disposizioni applicabili ai servizi essenziali.

Per i Vigili del Fuoco, le modalità indicate nelle diverse proclamazioni non coincidono necessariamente. Prima della pubblicazione delle indicazioni operative definitive è quindi importante verificare la scheda ufficiale relativa alla specifica iniziativa sindacale. Chi ha appuntamenti presso uffici pubblici o deve usufruire di servizi amministrativi dovrebbe consultare gli avvisi dell’ente interessato, così da conoscere eventuali variazioni di orario o modalità di accesso.

Goiânia fica entre as 10 cidades com mais aprovados na 1ª fase do ITA

22 October 2026 at 03:14

Goiânia está entre as 10 cidades com mais estudantes aprovados na primeira fase do vestibular do Instituto Tecnológico de Aeronáutica (ITA), um dos mais difíceis do Brasil. A capital goiana teve 21 candidatos classificados para a segunda etapa, posicionando-a em oitavo lugar entre as 25 cidades onde a prova foi aplicada, nesta quarta-feira (21/10). O número se refere àqueles que fizeram o vestibular na cidade, não significando que sejam moradores dela.

No total, o vestibular do ITA teve 9.531 inscritos. Desse total, 1.119 não compareceram. Dos 8.412 que fizeram a prova na primeira fase, apenas 792 se classificaram para a segunda. O ranking das cidades com as maiores quantidades de aprovados foi: Fortaleza (281), São José dos Campos (150), São Paulo (84), Rio de Janeiro (58), Brasília (56), Recife (27), Belo Horizonte (23), Goiânia (21), Curitiba (15) e Salvador (12).

Sobre o desempenho regional, no Centro-Oeste o número de aprovados de Goiânia ficou abaixo apenas do de Brasília, embora o número de inscritos na capital federal tenha sido 47% maior. Nenhum dos 108 estudantes que se inscreveram para fazer o exame em Campo Grande e dos 75 de Cuiabá foram classificados para a segunda fase. Em relação à quantidade de inscritos, Goiânia foi a 12ª cidade com o maior número, com 284 candidatos.

A prova da primeira fase foi realizada no dia 27 de setembro e incluiu questões de múltipla escolha de Matemática, Física, Química e Inglês. A segunda fase está sendo aplicada desde terça-feira (20/10) até a próxima sexta-feira (23/10), abrangendo questões dissertativas de matemática, química, física e português, cada uma avaliada em um dia.

O ITA oferece vários cursos de Engenharia. Segundo o instituto, neste ano os mais pesquisados pelos estudantes, como primeira opção, foram: Engenharia Aeroespacial (33,6%), Engenharia de Computação (26,3%), Engenharia Aeronáutica (18,5%), Engenharia Mecânica-Aeronáutica (9,9%), Engenharia Eletrônica (5,7%), Engenharia Civil-Aeronáutica (3,3%), Engenharia de Energia (2,5%) e Engenharia de Sistemas (2,2%).

De acordo com o ITA, 70% dos candidatos são oriundos de colégios particulares; 19% de estaduais; 11% de estaduais e 1% de municipais. De todos os inscritos, 35% fizeram cursos preparatórios para o exame.

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Que a injustiça não te entristeça, que te radicalize

21 October 2026 at 21:45

Cerca de 500 mil pessoas foram às ruas em protestos na França nos últimos dias, em atos que começaram pedindo reformas no sistema educacional e evoluíram para reivindicações sociais mais amplas, que já influenciam outros países da Europa.

Os protestos começaram em setembro, quando estudantes bloquearam o acesso a uma escola na região de Paris para exigir mais recursos para a educação. Rapidamente, alunos de outras escolas aderiram, e as manifestações se espalharam pelo país, reivindicando mais professores, mais recursos e a melhora da estrutura dos prédios. A demanda escalou, e se transformou na manifestação de uma insatisfação generalizada com o alto custo de vida, a queda na qualidade dos serviços públicos e com o governo.

O governo tem falado em atos de violência, depredação de patrimônio e incêndios. As autoridades francesas detiveram mais de 6,8 mil pessoas – mais de 5 mil menores de idade.

As manifestações inspiraram levantes na Itália, Albânia e Portugal.

Na Grécia, os estudantes reclamam do custo de vida e do aumento de mensalidades e taxas. Na Espanha, professores exigem melhores salários. Na Albânia, estudantes protestam contra as condições nas universidades, os custos do ensino superior e a falta de apoio financeiro. Em Portugal, a demanda é também por custos mais baixos de taxas nas universidades. 

Na Argentina, milhares de estudantes e professores foram às ruas na última quinta-feira, 15 de outubro, em protesto contra o governo de Javier Milei.

Essa onda de protestos também tem sua contrapartida no Brasil. “Estamos na rua contra a extrema direita e, sobretudo, contra o que ela representa de retrocesso no nosso país” me disse em entrevista no último Pauta Pública o vice-presidente da União Nacional dos Estudantes, Gutemberg Rodrigues, sobre os atos e assembleias que têm sido organizados de forma espontânea por todo o país desde o dia 5 de outubro, sobretudo em apoio à reeleição de Lula, e que têm levado milhares de pessoas às ruas.

É sempre muito bonito ver os estudantes ocuparem os espaços públicos, e o Brasil tem momentos históricos importantes nesse sentido – seja na época da ditadura militar, com a Passeata dos Cem Mil em 1968, o movimento pelo Passe Livre em 2013, ou quando os secundaristas ocuparam as escolas de São Paulo em 2015.

Neste momento, em que tanto está em jogo no futuro do país dependendo do resultado das eleições que acontecem em poucos dias, e que ouvimos apenas que a juventude tem se radicalizado à direita, que há uma apatia na GenZ, que o elo de rebeldia com a esquerda se desfez e que não há mais pensamento crítico ou pautas coletivas, esse levante jovem no mundo é um alívio para nossos corações cansados.

Que esse levante dos estudantes, no Brasil e pelo mundo, nos sirva de inspiração  e nos dê energia nestes poucos dias que faltam para o segundo turno, em que nossas cabeças estão cheias, nossos corações estão pesados e parece que a energia vai acabar a qualquer momento. 

Mas que nos inspire também para além destas eleições, porque a luta não acaba com a apuração de votos, seja qual for o resultado.

Tem aquela frase bonita que o artista mexicano Enrique Cedillo criou para o Partido Comunista Mexicano e que eu gosto de lembrar sempre: “Que a injustiça não te entristeça, que te radicalize”.

Sciopero tir al Sud, Urso: “Il Viminale sta identificando i camionisti per rimuovere i presidi”

21 October 2026 at 16:48

Il governo punta a far rimuovere i presidi degli autotrasportatori che stanno rallentando il trasporto delle merci nel Mezzogiorno. A ribadirlo è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un question time alla Camera, annunciando che il Viminale sta procedendo all’identificazione dei camionisti coinvolti nei blocchi.

Secondo Urso, impedire il passaggio dei soli camion, consentendo invece alle automobili di circolare, può configurare un blocco stradale con conseguenze penali, comprese quelle detentive. Il ministro ha inoltre riferito che le stesse associazioni degli autotrasportatori hanno chiesto al governo di intervenire per rimuovere i presidi.

Nel frattempo, si moltiplicano le segnalazioni di episodi di intimidazione. Alcuni camionisti denunciano pneumatici tagliati e copertoni collocati al centro della carreggiata per costringere i mezzi a fermarsi. Altri sostengono di essere stati obbligati a interrompere i viaggi.

Organizzazioni autotrasportatori chiedono la rimozione dei blocchi

Urso ha spiegato che le misure annunciate il giorno precedente sono state accolte positivamente dalle associazioni di categoria, che hanno dichiarato sospese le proteste. Restano tuttavia alcuni presidi e blocchi sporadici. Le stesse organizzazioni degli autotrasportatori, attraverso un comunicato congiunto, hanno chiesto di rimuoverli, sostenendo che non sia più giustificato paralizzare il Paese dopo la ripresa del dialogo con il governo, giudicata positiva. Alla richiesta di ripristinare la circolazione si sono unite anche le associazioni industriali del Mezzogiorno e quelle dei consumatori.

Salvini: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”

Le proteste continuano nonostante le risorse annunciate dall’esecutivo per sostenere il settore, colpito dall’aumento dei costi del carburante. Il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi ha spiegato che i primi pagamenti degli aiuti sono partiti il 21 ottobre, mentre ulteriori interventi saranno inseriti in un decreto legge. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di oltre un miliardo di euro di risorse complessive, destinate sia a compensare i maggiori costi del gasolio sia a incentivare il rinnovo dei veicoli. “Abbiamo sbloccato un miliardo di euro di risorse e da oggi partono i pagamenti per duemila aziende al giorno: soldi veri, veloci”, ha dichiarato, aggiungendo che il governo è disponibile a discutere anche l’introduzione di un tetto al prezzo del gasolio.

Salvini ha però escluso qualsiasi tolleranza nei confronti di eventuali comportamenti criminali: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”.

Disagi negli aeroporti e scaffali vuoi nei supermercati

Le conseguenze della protesta degli autotrasportatori si fanno sentire al Sud, dove le difficoltà nei trasporti stanno coinvolgendo sia il settore aereo sia la distribuzione dei beni di prima necessità.

Negli scali di Crotone e Reggio Calabria le scorte di carburante per gli aerei risultano esaurite, mentre l’aeroporto di Lamezia Terme non segnala criticità e continua a garantire la normale operatività. La situazione è stata comunicata da Enav tramite un Notam, l’avviso rivolto a piloti e personale aeronautico, che raccomanda agli equipaggi di fare rifornimento nello scalo di partenza.

Federico II, lezioni a distanza da giovedì per la crisi dei carburanti: cosa cambia per esami e lauree

21 October 2026 at 13:56

L’Università Federico II di Napoli passa alle lezioni a distanza da giovedì 22 ottobre 2026 e fino a nuova comunicazione. La decisione è legata alle agitazioni in corso e alle difficoltà di approvvigionamento del carburante, che rischiano di compromettere gli spostamenti di studenti e personale universitario.

Le lezioni e le attività formative ordinarie proseguiranno online, rispettando gli orari già stabiliti dai calendari accademici. L’obiettivo è garantire la continuità della didattica e limitare i disagi provocati dalla situazione, senza interrompere il regolare svolgimento dell’anno universitario.

Esami e lauree, cosa cambia

Il passaggio alla modalità online non riguarda necessariamente tutte le attività universitarie. Gli esami di profitto già programmati potranno infatti svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e con la disponibilità dei docenti.

Per gli studenti che non riusciranno a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte sedute straordinarie di recupero. Le date e le modalità saranno comunicate successivamente dall’Ateneo, così da consentire agli interessati di sostenere gli esami senza essere penalizzati dalle difficoltà negli spostamenti.

Le sedute di laurea già inserite in calendario, invece, si svolgeranno regolarmente in presenza. Una scelta che permette di mantenere gli appuntamenti già fissati, nonostante le misure straordinarie adottate per le lezioni ordinarie.

Laboratori e tirocini, le regole per le attività in presenza

Una disciplina specifica è prevista per le attività formative che non possono essere svolte interamente online. È il caso dei laboratori, dei tirocini e delle esercitazioni pratiche, per i quali la presenza fisica può risultare indispensabile. In queste situazioni saranno i presidenti delle Scuole universitarie a definire le modalità di svolgimento, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli corsi di studio e delle esigenze organizzative. Le indicazioni potranno quindi variare in base al tipo di attività e alle necessità formative degli studenti.

Nel bel mezzo degli scioperi generali, la misura adottata dalla Federico II rappresenta una risposta temporanea alle difficoltà legate alle agitazioni e alla disponibilità di carburante. L’Università continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e comunicherà eventuali aggiornamenti sulle modalità di svolgimento delle attività accademiche.

Per studenti e docenti sarà quindi importante consultare gli avvisi ufficiali dell’Ateneo, soprattutto per verificare eventuali cambiamenti relativi agli esami, alle attività pratiche e agli appuntamenti già programmati. Al momento, il provvedimento resterà in vigore fino a nuove disposizioni. La ripresa delle lezioni in presenza dipenderà dall’evoluzione delle condizioni che hanno reso necessario il ricorso alla didattica a distanza.

Mario Draghi: “C’è un problema comune sotto le proteste: Europa offre poche possibilità”

21 October 2026 at 11:29

Mario Draghi richiama l’attenzione sulle difficoltà economiche dei giovani europei, collegando le proteste degli ultimi giorni alla mancanza di crescita e alle disuguaglianze tra generazioni. L’ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio italiano è intervenuto durante una conferenza di Citadel Securities, rispondendo alle domande della giornalista di Bloomberg Lisa Abramowicz. Secondo Mario Draghi, alla base delle proteste che hanno interessato diverse città europee c’è una difficoltà strutturale legata alle prospettive economiche delle nuove generazioni.

Draghi sulle proteste dei giovani: “Aspettative bloccate”

L’ex premier ha parlato di “aspettative bloccate”, spiegando che molti giovani “hanno la sensazione che nessuno li ascolti”. Il problema riguarda soprattutto la possibilità di trovare un’occupazione stabile, migliorare la propria condizione economica e affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro.

“La maggior parte delle persone vuole crescita e giustizia sociale, o crescita con giustizia sociale. Per i giovani, la giustizia sociale significa giustizia fra generazioni. E quando non c’è crescita, diventa molto difficile mantenerla”, ha dichiarato Draghi. L’ex presidente della Bce ha sottolineato che i giovani “faticano a trovare un impiego” e devono confrontarsi con “una società in rapidissima trasformazione tecnologica”. La mancanza di prospettive economiche, secondo Draghi, “genera ansia” e contribuisce ad alimentare il malcontento sociale.

La stagnazione economica in Europa

Nel corso dell’intervista Mario Draghi ha individuato nella stagnazione economica uno dei principali problemi strutturali dell’Unione europea. “Tutta l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di crescita che manca”, ha affermato. Nonostante alcune revisioni al rialzo delle previsioni economiche, l’ex premier ritiene che il continente continui a confrontarsi con le difficoltà di “una società ricca, certamente, anziana e che non cresce”.

La crescita insufficiente rischia di accentuare le differenze tra chi occupa già una posizione lavorativa consolidata e chi cerca di entrare nel mercato del lavoro. “Quando non c’è crescita, a comandare sono quelli che occupano già le posizioni, gli anziani”, ha spiegato Draghi.

Riferendosi alle manifestazioni e agli scontri registrati a Parigi e Milano, l’ex premier ha precisato che la violenza “va condannata in ogni circostanza”. Le dinamiche politiche e gli episodi di disordine rappresentano, nella sua analisi, fattori che amplificano un problema economico e sociale già presente.

Le due condizioni necessarie per un intervento della Bce

Nell’analisi di Mario Draghi sono due gli elementi principali che potrebbero rendere necessario un intervento della Banca centrale europea. Il primo riguarda il contagio finanziario, ossia la diffusione della crisi di un Paese agli altri Stati dell’area euro. “Francamente, non vediamo un contagio sostanziale in Europa”, ha dichiarato, precisando che l’aumento dei rendimenti registrato in diversi mercati è diverso dalla situazione osservata durante le precedenti crisi finanziarie.

Il secondo elemento riguarda il funzionamento del credito e la capacità delle decisioni della Bce di raggiungere famiglie e imprese attraverso il sistema bancario. Un intervento potrebbe diventare necessario in presenza di difficoltà nei mercati del credito o di problemi nella trasmissione della politica monetaria. Secondo Mario Draghi, questi segnali attualmente non emergono. Anzi, “gli ultimi dati mostrano che i prestiti bancari sono aumentati”.

Meloni moltiplica i reati, ma la sicurezza non si costruisce a colpi di decreti

21 October 2026 at 06:12

Giorgia Meloni

Dopo gli scontri di Milano, il governo ha approvato un altro decreto sicurezza. Il provvedimento introduce il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, estende alcune misure preventive ai minorenni e prevede sanzioni per i genitori dei ragazzi coinvolti nelle violenze. È il sesto decreto sicurezza dell’esecutivo Meloni. La risposta è ancora una volta affidata al diritto penale, con nuove fattispecie e pene più severe, mentre restano da chiarire le cause delle violenze e le falle nella gestione dell’ordine pubblico.

Tra le novità c’è un nuovo reato per chi partecipa a manifestazioni violente in gruppo, con pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a ventimila euro. Per chi organizza o promuove gruppi con l’obiettivo di compiere violenze, anche attraverso strumenti informatici, la pena può arrivare a dodici anni. Il decreto estende inoltre l’arresto in flagranza differita e introduce aggravanti per danneggiamenti e saccheggi. Per i genitori dei minorenni responsabili di violenze sono previste multe da cinquecento a mille euro, raddoppiabili in caso di recidiva.

La miusra riguarda direttamente anche gli under-18. Il fermo preventivo viene esteso ai luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone e può applicarsi ai ragazzi che abbiano compiuto 16 anni. Per i minori sopra i 14 anni viene inoltre introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, che consente di procedere penalmente senza doverla accertare caso per caso. Sono misure che rendono più semplice l’intervento repressivo, ma aprono interrogativi sulla proporzionalità delle risposte e sulle conseguenze per la giustizia minorile.

La linea della premier è quella del «chi rompe paga». «Nessuna idea politica o disagio sociale» può giustificare le devastazioni, ha dichiarato Giorgia Meloni, chiedendo alle forze politiche di stare «dalla parte della legalità». Ma il punto è proprio distinguere tra la responsabilità individuale di chi commette reati e le ragioni di un disagio sociale che non si esaurisce negli episodi di violenza. Punire i responsabili è necessario; considerare l’inasprimento delle pene una risposta sufficiente è un’altra cosa.

Il decreto, intanto, interviene anche sulla presenza dei militari a Milano. Arriveranno cinquecento soldati in più, con una spesa di 4,7 milioni di euro fino al 31 dicembre, ma non potranno esercitare funzioni di polizia giudiziaria né arrestare direttamente i sospetti. Su questo punto, come riferisce Repubblica, il governo ha rinunciato alla previsione iniziale dopo le osservazioni del Quirinale e le divergenze interne alla maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha contestato i limiti del loro impiego; il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che i militari devono agire in funzione complementare rispetto alle forze di polizia.

Resta infine da capire che cosa abbia prodotto gli scontri. Crosetto ha evocato una possibile «guerra ibrida», mentre Matteo Salvini ha respinto l’ipotesi di una regia russa. Piantedosi ha parlato di una dinamica che merita approfondimenti, pur riferendo che i primi accertamenti escluderebbero legami strutturati con gruppi antagonisti. L’indagine è ancora in corso.

È qui che il populismo penale mostra il suo limite. Il diritto penale è uno strumento indispensabile, ma dovrebbe essere una risorsa da usare con precisione, non la risposta automatica a ogni emergenza. Moltiplicare i reati e aumentare le pene può offrire un segnale politico immediato. Non sostituisce però il lavoro sulle cause del disagio, la prevenzione delle violenze e la capacità delle istituzioni di gestire le manifestazioni. Né risolve, da solo, le carenze che hanno permesso agli scontri di degenerare.

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Ciclo de Passeios Interpretativos «Do Litoral à Serra»leva à descoberta de Alte

19 October 2026 at 07:05

No próximo dia 24 de outubro, a Almargem convida a descobrir o barrocal do concelho de Loulé, num passeio interpretativo pela pitoresca aldeia de Alte, onde a natureza e a história se cruzam para revelar a identidade deste território.

Ao longo do percurso, acompanhados pelos guias Sónia Silva e Hélder Pereira, iremos explorar o património cultural de Alte e os vestígios que testemunham a história, os modos de vida e a relação das comunidades com o território. A visita permitirá também observar a diversidade geológica e geomorfológica da paisagem, compreendendo de que forma as rochas, as formas do relevo e a água contribuíram para a sua construção e transformação ao longo do tempo.

Mais do que um passeio, esta será uma oportunidade para conhecer melhor o património que nos rodeia, valorizar a identidade local e refletir sobre a importância da sua salvaguarda.

Informações e inscrições

  • Data: 24 de outubro
  • Horário: 09h00–13h00
  • Local: Alte, concelho de Loulé
  • Guias: Sónia Silva e Hélder Pereira
  • Participação: Gratuita, mediante inscrição obrigatória.

Esta iniciativa integra o Programa de Apoio ao Movimento Associativo Cultural e Recreativo, financiado pela Câmara Municipal de Loulé.

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A cidade de Ribeirão das Neves oscila entre Lula e Flávio

A aposentada Elizabete Oliveira Gregório, 72, é eleitora de Lula (PT) desde a primeira vez em que o ex-metalúrgico se candidatou à Presidência, em 1989. Nascida numa pequena cidade do Paraná, ela diz que teve contato com os ideais do atual presidente quando se mudou para Guarulhos, em São Paulo.

“Meu esposo sempre falava muito que ele era trabalhador, uma pessoa pobre igual todo mundo”, ela conta, admitindo que, apesar de não entender muito de política à época, repetiu o voto do marido, nesta e nas eleições seguintes, acreditando na confiança que ele depositava no sindicalista.

Elizabete mora em Ribeirão das Neves, na região metropolitana de Belo Horizonte, desde a década de 1990. Com 330 mil habitantes, a periférica cidade é um dos dez maiores colégios eleitorais de Minas Gerais e tem se destacado, nos últimos anos, como um município-chave para observar as idas e vindas da polarização hoje corrente no país.

Antigo reduto petista que deu ampla vantagem a Lula e a Dilma Rousseff (PT) nas eleições de 2002 a 2014, Ribeirão das Neves tem apresentado um movimento de gangorra em relação aos últimos posicionamentos políticos da maioria de seus habitantes e seguido, à risca, o cenário das eleições nacionais.

Jair Bolsonaro (PL) venceu por lá em 2018, eleito em segundo turno com 59,59% dos votos válidos, e Lula retomou a dianteira do PT em 2022, por uma estreita margem de 50,63%. No primeiro turno deste ano, a cidade escolheu Flávio Bolsonaro (PL), que marcou 46,53% dos votos válidos, ante 43,93% de Lula.

Elizabete, que é evangélica, diz nunca ter mudado de opinião. Ela guarda a lembrança da primeira vez que foi ao banco, para fazer um empréstimo e adquirir um cartão de crédito, conquista que dedica à gestão do petista. “Eu creio que, se ele ganhasse agora, seria bom como foi das outras vezes”, diz.

Eleitores mudam de posição e criticam governos

Lula também foi o candidato escolhido em 2022 por Marcelo Augusto, 23. Ele é comerciante numa loja de roupas e atualmente faz curso de barbeiro. “Foi meu pior arrependimento. O cara não fez nada”, ele diz.

No primeiro turno das eleições deste ano, votou em Flávio, escolha que pretende manter para o segundo. “Não é que ele seja meu candidato favorito, mas eu acho melhor dar uma chance pra ele, que está chegando agora, do que deixar o PT, que não fez nada nesses 20 anos de governo”, explica, citando ainda a repercussão dos escândalos do mensalão e do Banco Master.

Marcelo acredita que a polarização política na cidade se dá porque muitas pessoas não sabem por que votam, e cita o próprio exemplo -ele diz que votou no Lula no último pleito por influência da mãe, que vê no petista um bom presidente.

“Eu acredito que muitas pessoas não estudam e não procuram saber em quem estão votando, e vão muito na onda dos outros”, ele diz, definindo-se hoje como uma pessoa de extrema direita.

Ele justifica a posição afirmando ser contra algumas bandeiras que entende serem defendidas pela esquerda, como a questão do aborto e pautas relacionadas à defesa da diversidade de gênero e orientação sexual.

Marcelo também é crítico à PEC do fim da escala 6×1, promulgada nesta sexta-feira (16) após aprovação por ampla maioria na Câmara e no Senado. “Um descanso a mais sim, mas eu sou a favor do poder de compra. Não adianta a pessoa ter um dia de folga e não ter condições de comprar nada”, afirma.

Na sua opinião, um eventual governo Flávio tem chance de ser melhor do que a gestão de seu pai, Jair. “Tomara, porque, se também não for, daqui a quatro anos, eu voto em outra pessoa. Eu sou desse jeito.”

Ele assume a vontade de entrar para a política no futuro e diz que suas principais bandeiras seriam o combate à corrupção e à criminalidade.

A escolha por Flávio é a mesma da freelancer Cynthia Miriam, 45, que afirma nunca ter votado no PT. “O governo Bolsonaro parece que deixou o Brasil com dinheiro no cofre, né? Quem sabe não acontece o mesmo?”, diz.

Abstenção e votos nulos refletem insatisfação

Já Lael Chaves, 32, se considera uma pessoa de centro e disse que não votou em ninguém no primeiro turno, decisão que ele afirma manter para o segundo. “Como uma forma de protesto”, explica.

Ele trabalha com sua bicicleta como entregador de uma plataforma de delivery, e conversou brevemente com a reportagem em uma pausa entre pedidos.

“Entra político, sai político e o país está sempre pior”, ele afirma. “A inflação está sempre aumentando e o poder de compra do brasileiro diminuindo, seja nas gestões de esquerda ou de direita.”

Ele considera que as propostas de ambos os presidenciáveis funcionam como fachada para que os candidatos defendam interesses pessoais. “Eu sou contra a classe política atual, não tem ninguém que me represente”, diz, citando Lula, Flávio Bolsonaro e Renan Santos (Missão), que ficou em quarto lugar no primeiro turno.

A justificativa se assemelha às razões da estudante de direito Tainá dos Santos, 22, para votar nulo em todos os cargos eletivos, do Executivo e do Legislativo, desde que esteve apta a participar do processo, aos 16 anos.

“Tem essa opinião das minhas colegas, sempre falando comigo da importância da política e do voto feminino, mas, apesar de me importar com questões feministas, eu nunca quis escolher alguém e nunca me dei esse trabalho”, ela conta. “É uma opinião normal, a minha.”

Ela questiona como o seu voto, 1 entre os 158,7 milhões de eleitores brasileiros, poderia influenciar a porcentagem alcançada pelos candidatos em primeiro turno. “Será que o meu voto mudaria alguma coisa? Eu cheguei à conclusão de que não e pretendo continuar assim, votando nulo.”

Ela conta que a sua família é bastante ligada às questões políticas. “Aqueles votantes doentes, sabe?”, ela diz, contudo, afirmando não saber se eles pendem mais para o PT ou o PL.

“Nunca quis participar dessas conversas, que sempre acabam em discussão. Não gosto de violência e dessas trocas que são muito invasivas”, diz a estudante.

Apoiadores de Lula defendem reeleição

Estudantes realizam ato a favor da reeleição de Lula | Foto: Reprodução

Outros estudantes realizaram um ato a favor da reeleição de Lula na noite de quinta-feira (15) e passaram a tarde no centro comercial da cidade convocando público para a manifestação.

A artista e assistente social Nádia Nascimento, 37, era uma das que estavam panfletando e balançando a bandeira do petista numa das principais vias do município, confiante na virada do atual presidente. “Estou hoje aqui, no meu dia de folga, porque acredito na democracia.”

Ela afirma que a direita desconstruiu Ribeirão das Neves, cidade que, na sua avaliação, funciona por meio de políticas públicas para a população. Segundo Nádia, isso ocorre desde a eleição do prefeito Junynho Martins, então pelo PSC, em 2016. Ele foi reeleito pelo DEM em 2020. Hoje, a cidade é governada por Túlio Raposo (PP).

“Nessas eleições, acho que Neves infelizmente deu uma mancada. A população que votou na direita foi um pouco ingrata”, ela diz.

Neste ano, 45.450 pessoas deixaram de votar no primeiro turno na cidade, o que representa uma taxa de abstenção de 20,79%. Os votos em branco somaram 3,05% do eleitorado, enquanto 3,58% anularam o voto.

Eleitor ainda não decidiu voto no segundo turno

Nei de Lima, 43, não revelou o voto no pleito deste ano, mas diz que votou em Bolsonaro em 2018 e em Lula nas eleições de 2022, escolha que reverbera a maioria conquistada pelos candidatos na cidade nos respectivos pleitos.

“Votei no Bolsonaro porque achei que ia ter uma mudança, o PT já estava no controle do país há alguns anos”, conta o motorista de aplicativo. “Como não teve uma mudança significativa, votei no Lula de novo na última eleição.”

Neste segundo turno, ele ainda não sabe em quem vai votar. Do último governo Lula, diz estar insatisfeito com o valor do salário mínimo e com as altas taxas de feminicídio, que no primeiro trimestre deste ano atingiram um novo patamar recorde. “Dá pra melhorar nesses quesitos”, ele opina.

Na sua opinião, Flávio poderia representar uma mudança frente ao que já está posto. “Mas se essa mudança vai ser pra melhor a gente só vai ver depois.” (Gabriel Araújo/FOLHAPRESS)

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Moto Clube de Faro emite Nota de Pesar pelo falecimento do seu membro Ernesto Cabrita

17 October 2026 at 18:48

NOTA DE PESAR

É com profunda tristeza que o Moto Clube Faro comunica o falecimento de Ernesto Cabrita, sócio e membro do nosso clube.
O Ernesto era uma pessoa especial, de sorriso fácil, sempre alegre e bem-disposto, com uma energia contagiante e um trato que tornava qualquer convívio agradável. Era um profundo conhecedor de Faro, das suas gentes e das suas memórias, que gostava de partilhar com quem o rodeava.
Era também uma excelente companhia nas viagens de mota, sempre pronto a partilhar a estrada e os bons momentos.
A sua partida deixa uma enorme saudade entre todos aqueles que tiveram o privilégio de o conhecer e de partilhar momentos com ele.
O Moto Clube Faro apresenta à família e aos amigos as mais sentidas condolências, neste momento de profunda dor.
Ernesto, ficará a tua alegria, a tua amizade e a memória de tantos bons momentos partilhados, dentro e fora da estrada.
Que descanses em paz. Serás sempre recordado com carinho e saudade.

Nota publicada na página oficial do Moto Clube de Faro na rede social Facebook.

Ernesto Nuno Cabrita, membro do Moto Clube de Faro, morreu na noite desta sexta-feira, 16 de outubro, na sequência do despiste do motociclo que conduzia, na zona dos Caliços, na freguesia da Conceição de Faro.

O alerta ao socorro foi sido dado cerca das 20h30, tendo para o local sido empenhados 12 operacionais dos Bombeiros e do INEM.

Ernesto Cabrita fundou a Look-Al Cultural Experiences e dedicava-se a mostrar a cidade aos visitantes, através de passeios culturais que privilegiavam o património, a história e as tradições da capital do Algarve.

Também em nota publicada na sua página oficial no Facebook, «o Município de Faro manifesta o seu profundo pesar pelo falecimento prematuro e inesperado de Ernesto Cabrita, empresário na área do turismo, responsável pelo projeto Look-All onde era guia turístico. Um apaixonado pela cidade de Faro, que tão bem conhecia e cuja história, identidade e memórias gostava de partilhar com todos os que a visitavam.

Dinâmico, de sorriso fácil e profundamente ligado à sua cidade, Ernesto Cabrita destacou-se pelo seu espírito empreendedor e pela forma entusiasta como vivia e promovia Faro, contribuindo, através da sua atividade, para a valorização e divulgação do concelho angariando a simpatia dos muitos turistas que com ele descobriam o nosso concelho.

A sua partida, tão repentina, deixa uma profunda tristeza entre todos aqueles que tiveram o privilégio de o conhecer e de com ele partilhar momentos, conversas e experiências, ficando a memória de um homem que vivia Faro com genuíno orgulho e paixão.

Neste momento de dor, o Município de Faro endereça à família, aos amigos e a todos os que com ele partilharam a vida e o percurso profissional as suas mais sentidas condolências, manifestando a sua solidariedade perante esta perda irreparável.»

Arquivo Municipal vai falar sobre a escrita em Loulé na Idade Média

17 October 2026 at 07:00

Hoje, sábado, 17 de outubro, pelas 15h00, Ricardo Seabra apresenta a conferência “Loulé medieval: a escrita no município”, no âmbito do ciclo “LOULÉ na linha do tempo”, que acontece no Arquivo Municipal de Loulé Professor Joaquim Romero Magalhães.

A relevância da escrita durante toda a História tem uma importância colossal. As informações preciosas sobre as gerações passadas, na sua multiplicidade de perspetivas, seja o cariz político, económico e/ou social, enformam os trabalhos de diversos historiadores sobre vários campos de pesquisa.

A abordagem nesta conferência incidirá sobre a escrita no Município de Loulé na Idade Média, não só sobre os diversos oficiais da escrita, mas também que tipo de escrita, para quem se escrevia e a vasta tipologia de documentos. Dessa forma, o conferencista tentará vislumbrar o Município de Loulé neste período, mostrando através da escrita dos textos o que é mais importante na sociedade: a vida das gentes louletanas.

Ricardo Seabra é Professor Auxiliar no Departamento de História, Artes e Humanidades da Universidade Autónoma de Lisboa. É investigador integrado do CIDEHUS.UAL e colaborador do CITCEM. A sua pesquisa centra-se principalmente no Tabelionado Régio medieval, na vertente política, económica e social, e na Diplomática Notarial.

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Loulé | Visita de cortesia da Cônsul-Geral da Guiné-Bissau

16 October 2026 at 18:11

O presidente da Câmara Municipal de Loulé, Telmo Pinto, recebeu na passada quarta-feira, nos Paços do Concelho, a cônsul-geral da Guiné-Bissau, a embaixadora Josefina Kosta, numa visita de cortesia que teve como principal objetivo fortalecer as relações bilaterais e o estreitamento dos laços existentes entre o Município e este país africano. A comitiva diplomática contou […]

Eduardo Bolsonaro vive noite de celebridade na festa da extrema direita nos EUA

15 October 2026 at 23:00

Na noite de quarta-feira (14), empresários conservadores, influenciadores digitais e autoridades do governo dos Estados Unidos se reuniram no Andrew W. Mellon Auditorium, na capital Washington, D.C., para a festa de gala da Hispanic Heritage, organizado pela plataforma financeira Latino Wall Street.

O homenageado do evento foi Javier Milei, presidente da Argentina. Seu principal aliado no Brasil, Eduardo Bolsonaro, foi um dos convidados de honra.  

Na entrada, convidados trajados com roupas brilhantes e smokings cercaram Eduardo para tirar selfies e apertos de mão. Muitos perguntavam sobre o pai, Jair Bolsonaro, que cumpre em casa a pena de 27 anos de prisão por tentativa de golpe de Estado. Outros demonstravam entusiasmo com a liderança do irmão Flávio Bolsonaro no primeiro turno da disputa presidencial contra o presidente Luiz Inácio Lula da Silva. 

Eduardo conversou com veículos de comunicação identificados com o movimento MAGA (“Make America Great Again”, um dos slogans de Donald Trump), como a ex-boxeadora Cara Castronuova, uma das correspondentes da Casa Branca alinhadas ao governo. Ele também posou ao lado de Javier Negre, comunicador espanhol apelidado de “Rei Midas da viralidade”. Negre é sócio de Fernando Cerimedo, marqueteiro argentino de extrema direita, detido em agosto na Bolívia, acusado de envolvimento em ataque a tiros contra a ex-companheira.    

Em determinado momento, na entrada do evento, uma mulher que parecia ser uma das convidadas segurou o braço de Eduardo e ambos olharam para baixo, compenetrados. Eles rezavam pelo Brasil. Quem também tietava Eduardo Bolsonaro era a autointitulada diplomata espiritual, consultora de direitos humanos e empresária gaúcha Luciana Pananos, que mora nos EUA. 

Do lado de dentro, iniciada a cerimônia, os oradores no palco falavam sobre acabar com a criminalidade e derrotar o socialismo na América Latina. Na plateia, os convidados, que pagaram entre US$ 3 mil e US$ 10 mil para participar do evento, saboreavam almôndegas de wagyu (carne bovina de origem japonesa), pato defumado com amoras, abacate recheado grelhado e filé-mignon bovino defumado. 

“Vamos expulsar o ditador comunista do Brasil”, bradou o homenageado da noite, Javier Milei, após abraçar calorosamente Eduardo, que deu chutes no ar como se estivesse expulsando Lula do posto. O presidente da Argentina disse ainda que os conservadores “não podem ceder um centímetro em nossa reconquista do hemisfério”. 

“Um discurso inspirador”

Após a fala de Milei, Eduardo discursou. Ele ponderou que o resultado da eleição ainda não estava definido. Mas o tom era abertamente comemorativo. “Quando confirmarmos a vitória do meu irmão, o senador Flávio Bolsonaro, como presidente do Brasil, vamos entrar em uma nova era, que eu chamo de Era de Ouro da América Latina!”

O deputado cassado adotava um dos slogans de Donald Trump, que costuma dizer que o país vive uma nova “era de ouro” sob sua batuta. “Temos tudo para ser iguais aos Estados Unidos”, completou Eduardo.

Durante o discurso, ele também louvou outros presidentes de extrema direita na América Latina, como Nayib Bukele, de El Salvador, e o colombiano Abelardo de la Espriella.

“Amamos todos aqueles que dificultam a vida dos criminosos”, declarou, acrescentando que “pela primeira vez veremos todos os países [da América Latina] combatendo o narcoterrorismo”. O público aprovou e aplaudiu entusiasmado. Um empresário do setor imobiliário que atua em Honduras disse à reportagem que considerou o discurso “inspirador” e que o Brasil deveria adotar o “modelo Bukele”. 

Flávio e Eduardo já visitaram o CECOT, o megacomplexo penitenciário para onde o governo Trump enviou imigrantes que, segundo relatos, foram torturados. Se a vitória de Flávio Bolsonaro se concretizar, o Brasil pode integrar a coalizão Escudo das Américas, formada por 19 países da região e liderada pelos EUA.  

“O melhor ainda está por vir”, declarou Eduardo Bolsonaro, prometendo libertar o Brasil, começando por seu pai.

Mais que entusiasta da candidatura do irmão à Presidência, Eduardo é um dos nomes mais cotados para se tornar o próximo ministro das Relações Exteriores do Brasil em um eventual governo de Flávio. Desde que se mudou para os EUA, no início de 2025, o filho 03 de Bolsonaro perdeu o mandato de deputado federal por faltar a mais de 80% das sessões e também foi despojado do emprego como investigador da Polícia Federal por abandono de posto. 

No início de outubro, o ministro do Supremo Tribunal Federal Alexandre de Moraes expediu um mandado de prisão contra ele, após sua condenação a mais de quatro anos de prisão por fazer lobby junto ao governo Trump contra o Judiciário brasileiro. Mas, no universo MAGA, Eduardo é uma estrela e a eleição de seu irmão é tratada como um fato consumado.

Obra de arte autografada por Eduardo Bolsonaro mostra a América Latina sob a bandeira dos EUA

Em conversa com jornalistas antes do evento, Eduardo descartou as preocupações com a ingerência dos EUA nas eleições brasileiras e voltou a repetir alegações sem fundamento que já foram contestadas: segundo ele, durante o governo de Joe Biden, a agência oficial de ajuda humanitária USAID, fechada por Trump em 2025, financiou ONGs e veículos de comunicação sob o pretexto de combater a desinformação, com o objetivo de impedir a reeleição de Jair Bolsonaro em 2022.

“O Brasil já sofreu uma interferência internacional. O que eu vejo agora é justamente o oposto”, afirmou. A primeira medida de um eventual governo de seu irmão seria “expurgar esse câncer chamado Alexandre de Moraes” do STF, disse ele, referindo-se ao ministro como um “tirano”. Caso contrário, seu irmão não conseguiria governar, na opinião do deputado cassado. Perguntado se voltaria para o Brasil mesmo com o pedido de prisão, Eduardo negou. “Eu não vou puxar uma cadeia sendo inocente, não”, afirmou.

Eduardo circulava pelo salão de baile acompanhado de perto pelo blogueiro de extrema direita Allan dos Santos. Foragido nos EUA desde 2021, quando teve prisão decretada pelo Supremo, o blogueiro é investigado em dois inquéritos sobre a criação de milícias digitais e propagação de fake news.

Eduardo Bolsonaro cercado pelo blogueiro foragido por Allan do Santos e por membros da Revista Timeline

Presença frequente em eventos conservadores nos EUA, Eduardo também conversou informalmente com Matt Schlapp, presidente da Conferência de Ação Política Conservadora (CPAC), e sua mulher, Mercedes, que mencionou os Bolsonaro em seu discurso e previu que Flávio será eleito presidente do Brasil. “Colocamos a América Latina de volta nos trilhos”, afirmou ela.

Já no fim da noite, enquanto os convidados dançavam ao som de La Bamba, Conga e Macarena, a reportagem conversou com Lena Ruseva, que vestia um longo vestido vermelho estampado com o rosto de Trump e a frase “Drill, baby, drill” (“Perfure, baby, perfure”, slogan de Trump em alusão à exploração de petróleo).

Autodenominada artista America First, Ruseva contou que Milei havia gostado tanto do retrato que ela fez dele especialmente para a ocasião que quis ficar com a obra. Ela também demonstrou orgulho do quadro que teria dado de presente a Trump em um de seus aniversários.

A artista trumpista Lena Ruseva em entrevista na chegada à festa

Algumas de suas obras estavam expostas no salão e seriam leiloadas, com lances iniciais de US$ 10 mil. Entre elas, havia uma representação da bandeira americana com o contorno da América Latina. Eduardo Bolsonaro assinou a obra com letras douradas.

“Disse a ele que ficaria com o quadro até que se tornasse o próximo presidente do Brasil”, contou ela.

Em Israel, conferência da extrema direita exalta Flávio Bolsonaro

14 October 2026 at 19:36

Nos dias 06, 07 e 08 de outubro, a cidade de Jerusalém sediou a “National Conservatism Conference”, ou “NatCon” (algo como Conferência sobre Conservadorismo Nacional), evento que reúne algumas vezes ao ano políticos conservadores nacionalistas de extrema direita da Europa, Estados Unidos, Israel, Reino Unido e, algumas vezes, da América Latina.

Mas digamos que nossa região não é tão importante para eles, a não ser quando se fala contra a imigração de “países pobres” – nestes casos, os discursos nos colocam como quintal dos Estados Unidos, ou interessam a alianças que podem servir às suas causas. Sei disso porque já participei de outra NatCon em Bruxelas em 2024 e tenho me infiltrado nesses eventos transnacionais da extrema direita europeia desde 2022.

A NatCon é financiada pela Fundação estadunidense Edmund Burke, que tem entre seus principais doadores a Heritage Foundation. A Heritage Foundation, por sua vez, é uma das principais geradoras de diretrizes políticas para a atual administração Trump. Seu presidente, Kevin Roberts, descreve explicitamente a missão moderna da Heritage Foundation como a de “institucionalizar o Trumpismo” em uma entrevista para o New York Times. Roberts foi um dos palestrantes da conferência em Jerusalém. E a Heritage está de olho no Brasil: em março deste ano, Paulo Figueiredo e Alexandre Ramagem participaram de um evento da fundação em Miami, como revelou a Pública.

Eu estava lá nesta edição da NatCon, que reuniu políticos israelenses de extrema-direita, figuras europeias que enfrentaram medidas disciplinares por suposto antissemitismo e figuras nacionalistas cristãs e de extrema-direita dos Estados Unidos, como bem definiu o jornal britânico The Guardian. 

O foco principal estava no apoio às políticas e medidas de Benjamin Netanyahu contra os palestinos, a defesa do Estado de Israel, da conquista de territórios na Cisjordânia e na celebração e endosso de ações dos colonos israelenses que agem como uma milícia na região, cometendo todo tipo de barbaridades, como contei um pouco na minha última coluna. Também foram defendidas ações “anti-terrorismo” e anti-imigração na Europa e Estados Unidos e o combate ao que foi chamado de “red green alliance” (aliança verde e vermelha), que é como a extrema direita tem se referido à parte da esquerda progressista que protesta contra o genocídio do povo palestino. Uma das principais referências dessa aliança seria, na visão destes radicais, o prefeito de Nova York, Zohran Mamdani. Alguns palestrantes também atacaram ferrenhamente a comunidade LGBTQIA+, sobretudo as pessoas trans, e falaram da importância de criar grandes famílias, ter muitos filhos, mas sem se misturar com pessoas de diferentes culturas.

Um dos discursos mais violentos veio de Sebastian Gorka, subchefe de gabinete do presidente e diretor sênior de contraterrorismo no Conselho de Segurança Nacional dos Estados Unidos, que participou ao vivo e online da Casa Branca. Gorka é um dos aliados de Eduardo Bolsonaro nos EUA, a quem foi apresentado por Steve Bannon.

Ele defendeu que existe hoje uma nova religião: “a religião da esquerda”.

“Seja ela preenchida por ambientalistas adoradores de Gaia como Greta Thunberg, seja pelo altar do DEI (Diversidade, Equidade e Inclusão, em inglês)”, disse. Seu discurso misturou a Irmandade Muçulmana com marxismo, se estendeu para ligações entre o Hamas, e a “mã do Irã”. “A Aliança Vermelho-Verde é real. Os islamistas trabalhando com os marxistas é real”. E finalizou parafraseando Trump: “Se você planeja machucar americanos ou matar inocentes, nós vamos encontrar você e nós vamos matar você”.

Foi neste clima de Conferência que o nome de Flávio Bolsonaro foi citado e aplaudido pelos presentes – cerca de 300 pessoas.

O europarlamentar Harald Vilimsky, que lidera a delegação do Partido da Liberdade da Áustria (FPÖ) no Parlamento Europeu e atua como vice-presidente do grupo “Patriotas pela Europa”, foi quem levantou a bola:

“Quero que a Europa fique ombro a ombro com Israel, com aqueles que, em termos de fé, são nossos irmãos mais velhos. Quero a parte conservadora dos Estados Unidos em nosso campo, não os Republicanos apenas no nome, mas os verdadeiros conservadores. Isso é algo que realmente poderia ser um divisor de águas no desenvolvimento internacional. Quero a Argentina com o presidente Javier Milei em nossas fileiras. Quero o Chile com o Presidente José Antonio Kast ao nosso lado. Quero Flávio Bolsonaro no Brasil.”

Foi quando a plateia explodiu em aplausos. Ele completou: “Brasil, Japão e tantos outros países apenas para se juntar a uma ideia, algo como ‘patriotas globais’. Um grupo forte, uma rede poderosa, uma força enorme pelo conservadorismo”.

O evento foi tratado como estratégico pelo governo de Netanyahu. Bezalel Smotrich, ministro das Finanças, autoproclamado “fascista homofóbico” e extremista sancionado internacionalmente, esteve presente.

Também marcou presença o rabino Shmuel Eliyahu, que em 2023 pediu o lançamento de uma bomba atômica sobre Gaza e que já havia sido intimado a responder a um processo disciplinar por incitação racista contra os palestinos. Da Europa, estiveram presentes o ex-chefe da agência de inteligência interna da Alemanha Hans-Georg Maaßen, para quem Angela Merkel “abrir as portas” do país para imigração em massa e Balázs Orbán, deputado do Parlamento húngaro e ex-diretor político do primeiro-ministro Viktor Orbán.

Essa foi uma das conferências mais violentas que já cobri. Os afetos movimentados nesses três dias foram o ódio, o ressentimento, o nacionalismo extremo, a xenofobia, o orgulho da crueldade. E são essas pessoas, que movem esses afetos, que querem estar “ombro a ombro”, “nas mesmas fileiras” com Flávio Bolsonaro. E você? De que lado quer o presidente do Brasil?

Quando il dottor Google ci manda dal medico

14 October 2026 at 09:20

Cercare online informazioni sulla propria salute può aiutare a comprendere meglio sintomi e malattie. Può però anche alimentare preoccupazioni e aumentare il ricorso ai servizi sanitari. I dati europei mostrano le due facce del paziente digitale.

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Lavoro agile, quando la priorità fa la differenza

13 October 2026 at 09:26

In vari paesi a chi ha responsabilità di cura viene riconosciuta una priorità di accesso al lavoro da remoto. Dove ci sono le condizioni organizzative e tecnologiche per utilizzare effettivamente la flessibilità, il reddito delle madri aumenta.

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