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Conselho Nacional de Direitos Humanos pede suspensão do Smart Sampa

28 October 2026 at 20:05

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O Conselho Nacional de Direitos Humanos (CNDH) pediu que o programa de câmeras de vigilância Smart Sampa, da prefeitura de São Paulo, seja suspenso após falhas de segurança permitirem que terceiros não autorizados tivessem acesso ao sistema de videomonitoramento.

O problema foi revelado pelo portal UOL, no dia 20 de outubro. De acordo com a reportagem, 181 logins e senhas de usuários, dados cadastrais de mais de 6 mil agentes de segurança e orientações para replicar a interface da plataforma ficaram expostos em um repositório público por aproximadamente 11 meses.

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Esse material permitiu o acesso de terceiros a imagens de mais de 58 mil câmeras, incluindo as de creches, escolas, hospitais, unidades básicas de saúde e centros de atenção psicossocial. Também era possível consultar cadastros de pessoas físicas (CPF), nomes e placas de veículos, além da inserção de dados no sistema.

O CNDH argumenta que a falta de medidas de segurança, como autenticação de duas etapas e senhas dedutíveis, colocou em risco dados sigilosos de agentes de segurança e imagens das câmeras de espaços públicos.

Além disso, o conselho diz que “durante 11 meses, quem tivesse as credenciais poderia observar a cidade e localizar pessoas determinadas”.

“Podem ter sido rastreados o trajeto de policiais, guardas civis e policiais penais entre suas bases e residências; a rotina de militares das Forças Armadas; o trabalho de advogados e jornalistas, com risco ao sigilo profissional e da fonte. Todas essas pessoas ficaram sujeitas ao risco de serem identificadas, acompanhadas e perseguidas por terceiros desconhecidos, sem qualquer possibilidade de saber que eram observadas. O dano tem, portanto, natureza transindividual”, informou o conselho.

Para além do risco de perseguição, o programa Smart Sampa estaria violando regras estabelecidas pelo próprio conselho, na Resolução CNDH nº 17/2025, que dispõe sobre o uso de tecnologias de reconhecimento facial em espaços públicos dos estados e do Distrito Federal

A manutenção de credenciais de acesso ativas, vulneráveis e sem mecanismos de autenticação em dois fatores ao longo de 11 meses afronta diretamente a obrigação de segurança prevista no artigo 3º, parágrafo 1º.

A utilização de credenciais previsíveis e compartilhadas compromete a integridade dos registros de auditoria, impossibilitando a identificação individualizada dos acessos e violando o artigo 4º, inciso V.

Também houve violação do art. 4º, VIII. O fato de que a exposição foi descoberta pela imprensa, e não pelos controles do sistema, revela a ausência da supervisão exigida pelo artigo.

O CNDH informou que comunicará o ocorrido ao Ministério Público do Estado de São Paulo e ao Ministério Público Federal, recomendando a instauração de inquérito civil e o ajuizamento de ação civil pública contra o município.

O conselho emitiu ainda uma notificação para o MPSP, solicitando a suspensão do uso do sistema, a preservação dos registros e a reparação dos danos morais coletivos causados aos direitos difusos e coletivos.

A Agência Brasil procurou a prefeitura de São Paulo para um posicionamento, mas até a publicação deste texto não houve resposta.

*Estagiário da Agência Brasil sob supervisão de Odair Braz Junior.

Da “ayatollah dei maranza” a “ideologo eversore”. Youssef Siher, così i giornali hanno sbattuto il mostro in prima pagina

28 October 2026 at 14:55

Eccolo lì, il mostro sbattuto in prima pagina. Gli occhiali da studioso, il baffetto, lo sguardo serio. Figlio di una coppia marocchina, istruito e di religione islamica, Youssef Siher è il perfetto capro espiatorio per il governo nei giorni dei disordini nelle piazze italiane, ma anche il volto che i giornali aspettavano per aprire le proprie edizioni. E allora il 30enne, tornato libero oggi, dopo quattro giorni in carcere, viene definito dai quotidiani, a partire da domenica 25 ottobre, nei modi più disparati (e talvolta offensivi): “L’ayatollah dei maranza” (il Giornale), “l’ideologo eversore” (ancora il Giornale), “la mente delle rivolte” (Libero), “potenziale terrorista” (di nuovo Libero), “il laureato mente del 17 ottobre” (la Repubblica), “il capo del branco” e “il burattinaio degli scontri” (la Verità), “il regista del movimento” e anche “l’ideologo” (il Corriere della Sera).

Al di là dei vari epiteti, Siher per tutti è “la mente” della rivolta. Quando viene fermato sabato 24 ottobre, il ministro Matteo Piantedosi parla proprio di “presunta mente” del Movimento 17 ottobre. Il collega di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, si affretta a fargli i complimenti su X “per aver individuato l’ideatore” dei disordini. Le accuse, per il giovane, sono istigazione a delinquere aggravata dal terrorismo e violenza organizzata. Reato, quest’ultimo, introdotto attraverso l’ultimo decreto Sicurezza del governo, in vigore poche ore prima del fermo.

Guerra al 30enne (e all’Islam) da sbattere in prima pagina

I giornali tradizionalmente di destra – e i loro direttori – non dovevano credere ai loro occhi quando Siher è stato portato in Questura a Milano e da lì al carcere di San Vittore. E infatti, col tipico garantismo a convenienza, si sono affrettati a condannarlo. E, intorno alla condanna, a costruire la propria narrazione. Partiamo da il Giornale diretto da Tommaso Cerno. L’apertura a caratteri cubitali del 25 è “L’ayatollah dei maranza”. Il sottotitolo: “Fermato il fondatore del gruppo 17 ottobre”. La doppia pagina, 2-3, è “Regia islamica” (dietro gli scontri, ovviamente). Tra i “deliri” e le “ossessioni ” di Siher – così li definiscono nella redazione milanese del quotidiano fondato da Indro Montanelli – aver appoggiato un’interrogazione di Nicola Fratoianni, essere un attivista pro Pal, parlare di genocidio e di libertà “dal fiume al mare”. Il giorno dopo, attenzione, ecco a tutta pagina “Tutti i legami di Youssef”, reo di aver partecipato a un convegno con l’ex Avs Aboubakar Soumahoro e di essere sceso in piazza con Mohammad Hannoun. Già che ci siamo, poiché nel calderone di questi giorni fa comodo, il 27 l’apertura è sull’intervista a Matteo Salvini. Titolata così: “Islam pericolo per l’Italia. Ecco la mia nuova Lega”. Accostamenti suggestionanti stabilirebbe una storica sentenza della Cassazione sui limiti del diritto di cronaca. Dopo le pagine 2-3 col leader del Carroccio che dice che le moschee vanno chiuse, a pagina 4 ecco Siher, definito “l’ideologo eversore”. Poi si parla di Fratelli musulmani, di Piantedosi che indica di “valutare legami con Hamas” e della presunta intenzione del giovane ricercatore – tutta da dimostrare – di volere “una primavera araba” a Milano.

Gli attacchi al Fatto e alla politica “nemica”

Per Libero, il giornale diretto da Alessandro Sallusti, la prima pagina del 25 ottobre diventa il pretesto per una doppia operazione: screditare le rivendicazioni socio-economiche di chi protesta, incolpando l’Islam, e attaccare il Fatto Quotidiano (poiché Siher ha svolto uno stage nella redazione di Milano). Ecco l’apertura: “Non è disagio, è Islam”. Il sottotitolo: “Presa la mente delle rivolte: è un ex collaboratore di Travaglio”. Per Sallusti è l’uomo perfetto: “Altro che emarginazione”. Nell’editoriale parla persino di un “progetto politico di matrice islamica per destabilizzare l’Italia”. Poi, con l’immancabile paternalismo, dà del “cretino” a Siher e a chi “gli ha dato spago e credibilità”. A pagina 2 un titolo che è già una sentenza: “La mente del Movimento voleva il partito islamico per dare l’Italia ai maranza”. A pagina 3, visto che ci siamo, un attacco – così viene inteso dai lettori del quotidiano fondato da Vittorio Feltri – ai 5 stelle. Siher viene descritto, nella titolazione, come “l’intellettuale musulmano autore del ‘Fatto’ e amico del M5s“. Il giorno dopo, il 26, in prima pagina compare un titolo che dire allusivo è poco: “Tutte le donne del capo islamico“. Il pretesto è l’indagine a carico della moglie. L’apertura in prima pagina del 27 ottobre, invece, è dedicata al Partito democratico: “Il Pd arruola il capo islamico”. A Sallusti non devono essere piaciute le prese di posizione di chi ha espresso più di un dubbio sul fermo del 30enne e sulle relative accuse.

Siher è già colpevole: la verità de la Verità

Anche per la Verità, il giornale fondato e diretto da Maurizio Belpietro, il fermo di Siher è l’assist perfetto per cancellare con un colpo di spugna il disagio sociale. L’occhiello dell’apertura, domenica 25 ottobre, recita: “Ma quale disagio economico: ecco chi muove le rivolte dei maranza”. Siher è già il responsabile. E infatti il titolo è “Preso il capo del branco”. Nell’editoriale Belpietro snocciola il curriculum del giovane, definendolo “l’ideatore del Movimento 17 ottobre, quello che minacciava di scatenare la rivolta in tutte le città d’Italia fino a che non fosse caduto il governo”. Povero governo, viene da dire: che scarsa stima da parte dei suoi sostenitori. Naturalmente per la Verità è importante sottolineare che Siher sia un italiano di “seconda generazione”, figlio di immigrati marocchini, e che sia istruito. Ecco l’apertura a pagina 2: “Altro che maranza. Il capo del 17 ottobre è un italomarocchino con laurea e master”. Il titolo dell’editoriale di Belpietro? È a pagina 3: “La storia di Siher è la dimostrazione che l’unico errore è stato integrare“. Insomma, il 30enne residente in provincia di Brescia è già ampiamente colpevole. Il giorno dopo, il 26, l’apertura del quotidiano dà per certo che i disordini siano stati favoriti da finanziamenti pubblici. Eccola: “C’è un giro di soldi pubblici dietro le menti della rivolta”. Anche qui il pretesto che spinge un titolo così roboante è poca cosa: la moglie di Siher lavora per un’associazione che ha ricevuto denaro dal Comune di Milano e da altri enti pubblici.

Seppur con toni più contenuti, anche il Corriere della Sera ha cavalcato la vicenda. Nel titolo d’apertura del 25 Siher è “il regista del movimento”. Nel colonnino di pagina 2 vengono estrapolate alcune frasi dagli articoli scritti dal 30enne: da ilFattoQuotidiano.it, da il Foglio e da Ispi, l’istituto di geopolitica per cui collaborava. Nel colonnino di pagina 3, invece, vengono pubblicate le foto con tanto di indirizzo delle sedi milanesi dei due giornali e dello stesso Ispi. Il giorno successivo il sottotitolo dell’apertura cita l’accusa di eversione e le parole della Procura: “Voleva terrorizzare la popolazione”. Il 27, di nuovo, la versione dei pm, con la richiesta del carcere: “Da Youssef dichiarazioni di guerra. Può sviluppare una strategia rivoluzionaria”. Oggi, come anticipato, la scarcerazione: la giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta di convalida del fermo.

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I giornalisti di una tv serba si scusano per il lavoro svolto negli ultimi anni: “Rimasti in silenzio, fornito informazioni di parte e non posto le domande giuste”

28 October 2026 at 09:22

“Per molti anni il servizio pubblico non ha svolto la sua funzione, è rimasto in silenzio, ha chiuso un occhio, ha fornito informazioni di parte e ha riportato i fatti in modo acritico. Non sono state poste le domande giuste o non sono state poste affatto”. Esordisce così il giornalista Goran Eror dell’emittente serba RTV nel discorso in cui la redazione si scusa con i propri telespettatori per il lavoro svolto negli ultimi anni di governo Vucic. “È l’inizio di un percorso per riconquistare la fiducia del pubblico” ha aggiunto prima di cominciare il telegiornale.

Nei giorni scorsi, tra l’altro, alcune persone avevano fatto irruzione nella redazione di Informer, un’altra tv filo-governativa, per dire al direttore di “chiedere scusa ai cittadini” per le “menzogne” raccontate negli anni. Nonostante l’ex presidente serbo Vucic abbia additato i sostenitori della Lista Studentesca come responsabili dell’irruzione, non è chiaro se siano stati effettivamente loro ad aver compiuto l’intrusione nella televisione.

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Energia solar residencial amplia participação e chega a 81% da potência instalada em Pernambuco

28 October 2026 at 00:53

A classe residencial ampliou em 6,9% sua participação na potência instalada de energia solar por geração distribuída em Pernambuco em 2026, considerando a potência instalada entre janeiro e agosto, na comparação com o mesmo período de 2025, segundo dados da Agência Nacional de Energia Elétrica (ANEEL).

As residências passaram a responder por 81,25% dos 175.947,39 quilowatts (kW) de potência solar instalada no estado até agosto, com 142.949,09 kW. Considerando todas as classes de consumo — residencial, comercial, industrial, rural e serviço público —, a potência solar instalada alcançou 175.947,39 kW nos oito primeiros meses do ano.

Para Artur da Silva Figueiredo, assessor de Ciclo de Crédito da Central Sicredi Nordeste, o avanço está relacionado à combinação entre a maior acessibilidade da tecnologia e a percepção dos consumidores sobre os benefícios do sistema.

“A energia solar deixou de ser vista apenas como uma alternativa tecnológica e passou a ser considerada por muitas famílias como uma forma de reduzir despesas recorrentes. A queda no custo dos equipamentos, o acesso ao financiamento e a possibilidade de gerar parte da própria energia contribuem para tornar esse investimento mais atrativo”, afirma.

A predominância residencial também aparece na quantidade de centrais de geração distribuída. Até agosto, Pernambuco tinha 21.552 centrais na classe residencial, o equivalente a 92,49% das 23.303 unidades registradas no estado. O crescimento mostra que a expansão da energia solar não ocorre apenas pelo aumento da potência dos sistemas já instalados, mas também pela entrada de novos consumidores no mercado.

A expansão ocorre em diferentes regiões do estado. Entre os municípios pernambucanos, Petrolina lidera o ranking de potência instalada em 2026, com 22.696,95 kW. Em seguida aparecem Recife, com 14.010,30 kW; Caruaru, com 9.369,10 kW; Jaboatão dos Guararapes, com 6.160,85 kW; e Olinda, com 4.275,28 kW.

Para Artur, a ampliação da base de consumidores também tende a fortalecer o mercado de equipamentos e serviços relacionados à instalação e manutenção dos sistemas. “À medida que mais famílias adotam a geração solar, aumenta também a familiaridade da população com a tecnologia, o que reduz a percepção de complexidade da instalação e favorece novas adesões. É um processo em que a experiência de quem já utiliza o sistema passa a influenciar outros consumidores”, afirma.

Crédito para energia solar

A procura por financiamento também faz parte do mercado de geração própria. A carteira de crédito do Sicredi destinada à aquisição de sistemas de energia solar em Pernambuco alcançou R$ 42,6 milhões em agosto de 2026. A linha contempla consumidores residenciais e empresas que buscam instalar sistemas fotovoltaicos para reduzir os gastos com energia elétrica e ampliar a previsibilidade das despesas.

Segundo Artur da Silva Figueiredo, a decisão de investir em um sistema solar está cada vez mais relacionada à avaliação do custo da energia no longo prazo. “Quando o consumidor analisa o investimento, ele não considera apenas o valor de instalação do sistema, mas também a economia que poderá obter ao longo dos anos. O financiamento permite distribuir esse investimento no tempo e, dependendo do projeto, conciliar as parcelas com a redução esperada na conta de energia”, explica.

O especialista aponta que a escolha do sistema precisa levar em conta o perfil de consumo, o espaço disponível e a capacidade de geração necessária para cada imóvel. “É importante que o consumidor tenha orientação adequada desde a elaboração do projeto até a contratação do financiamento. Esse planejamento ajuda a garantir que o investimento seja compatível com a realidade financeira e com a necessidade de cada família ou negócio”, conclui Figueiredo.

© Guga Matos/JC Imagem

Energia solar residencial amplia participação e chega a 81% da potência instalada em Pernambuco

MPSP passa a usar SmartSampa para combate ao crime organizado

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O Ministério Público de São Paulo formalizou parceria com a Prefeitura de São Paulo para usar o sistema de monitoramento por câmeras em operação na cidade, o Smart Sampa, para investigações de combate ao crime organizado e em ações focadas no combate à violência contra as mulheres.

A assinatura de dois acordos técnicos permitirá que o Grupo de Atuação Especial de Combate ao Crime Organizado (GAECO) use o sistema no apoio a investigações e ações de prevenção e repressão. O acordo terá vigência de 12 meses, contados a partir da data de assinatura, e poderá ser prorrogado.

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“Desde que visitamos o Smart Sampa pela primeira vez, vimos o grande potencial da estrutura que a Prefeitura de São Paulo tem implementado cada dia mais, não só na identificação de criminosos. O policiamento preventivo, o monitoramento e os deslocamentos de determinados alvos têm um potencial muito grande para aprimorar as nossas investigações”, declarou o promotor de Justiça do Gaeco, Luiz Fernando Bugiga Rebellato, em coletiva na tarde desta terça-feira (27).

Contra a violência de gênero, o Núcleo de Gênero do Centro de Apoio Operacional Criminal (CAOCrim) utilizará o sistema para notificar os homens que está proibidos, por medidas protetivas, de se aproximarem de suas companheiras ou ex-companheiras. A ação será realizada por uma equipe da Guarda Civil Metropolitana (GCM). Segundo o MPSP, cerca de 40% dos alvos deste tipo de medida não são encontrados para tomar ciência. Este convênio tem duração de 60 meses, igualmente prorrogáveis.

De acordo coma a prefeitura, há uma rede de 58 mil câmeras na cidade e em breve haverá expansão de mais 20 mil equipamentos.

Na semana passada, foi noticiado vazamento de informações do sistema por um acesso indevido de um dos operadores. A prefeitura afirma que o caso foi isolado e não constitui uma falha de segurança.

Floridia (M5s): “L’assalto di Del Vecchio al Fatto? Tutelare la stampa indipendente dai ratti del capitalismo”

27 October 2026 at 11:00

“L’assalto di Leonardo Maria Del Vecchio al Fatto Quotidiano è una vicenda che va molto oltre le mire di chi solo pochi giorni fa insultava i giornalisti del Fatto definendoli ‘ratti del giornalismo’”. A esprimersi in difesa del quotidiano è la senatrice M5s e già presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia. “È il sintomo della tenaglia delle oligarchie sulla stampa libera”, ha detto oggi riprendendo le parole del segretario generale della Federazione europea dei giornalisti Ricardo Gutiérrez.

“Un tema antico”, ha continuato, “che oggi non risparmia nemmeno i pochi esempi di testate indipendenti come appunto il Fatto Quotidiano. L’allarme lanciato da Gutiérrez va preso molto sul serio: la concentrazione della proprietà dei media mette a rischio il pluralismo e l’autonomia dell’informazione”. E in riferimento agli insulti di Leonardo Maria Del Vecchio al Fatto, ha aggiunto: “Non possiamo lasciare i giornali da soli in pasto ai ‘ratti’ del capitalismo: quelli che possono approfittare della crisi dell’editoria per mettere le mani sulle testate compromettendone la linea editoriale nonostante le promesse e le parole di facciata. Servono regole. Dobbiamo dare attuazione al Media Freedom Act europeo e favorire un sistema che – quando si presenta un rischio grave per il pluralismo – possa avere capacità di intervento”. Quindi ha concluso: “Con criteri pubblici, tempi certi e decisioni motivate. Non si tratta di impedire gli investimenti privati né di proteggere un giornale perché vicino a una determinata parte politica. Si tratta di evitare che la crisi dell’editoria trasformi il denaro nell’unico criterio che decide quali voci possono continuare a esistere e a quali condizioni”.

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Salvini attacca i giornalisti: “Alcuni servi stanno scrivendo cazz***”. L’Ordine: “Vuole un Congresso come quelli dell’Urss”

25 October 2026 at 15:37

“Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto” e non nella sala con i delegati “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”. Parola del vicepremier Matteo Salvini, che en passant ha diretto Radio Padania ed è un giornalista professionista iscritto all’Ordine. Dal palco del congresso della Lega al MiCo di Milano, prima di essere rieletto segretario con 456 preferenze, il leader del Carroccio ha rivendicato l’allontanamento della stampa che “non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso”. Le persone presenti al congresso, sostiene il vicepremier, sono lì per aiutare la Lega, che invece non viene favorita da “interviste, libri, polemica o post su Facebook”. “Sperano che la Lega muoia da 40 anni e per i prossimi 40 anni rimarranno con un palmo di naso”.

Dura la replica di Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che accusa il leader del Carroccio di dividere i giornalisti in “servi e amici, come accade in Russia, in Cina e nei regimi totalitari”, e paragona l’idea di congresso che ha Salvini ai convegni dell’URSS in cui “i cronisti si limitano a tessere le lodi”. “Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti” ammonisce Bartoli.

Si unisce alla condanna anche l’Associazione Stampa parlamentare che ricorda come “i giornalisti svolgano un essenziale servizio pubblico, peraltro sempre più nel mondo e in Italia messo in discussione”. E continua esprimendo “sconcerto” perché “Salvini si è rivolto ai colleghi con espressioni gravemente ingiuriose. L’Associazione Stampa Parlamentare continuerà a tutelare il lavoro e i diritti dei colleghi, consapevole che il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale”.

Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, commenta: “Anche questa volta Salvini dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera. A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liberi. Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi” conclude Costante.

I comitati di redazione di Corriere e Repubblica hanno espresso “vicinanza e solidarietà ai colleghi per gli attacchi”: “Vogliamo ricordare al ‘collega’ Salvini che – si legge in una nota il Cdr del Corriere della Sera – è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti”. “Matteo Salvini, che tuttora risulta iscritto all’Ordine dei Giornalisti, mostra per l’ennesima volta di non avere alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa”, aggiunge il cdr di Repubblica. “Forse confuso dall’aver avuto come unica esperienza lavorativa quella di giornalista di partito”.

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Seul fa scorta, la California estirpa e solo i monaci sanno dire basta

24 October 2026 at 03:45

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La rassegna di questa settimana parte da un’abbazia della Normandia, dove la birra resta piccola per regola, e arriva tra i filari della California, estirpati per eccesso di vino. In mezzo, un frutteto della Stiria, le dispense di Seul e i banchi carne della Nuova Zelanda. Storie lontane che girano intorno alla stessa questione, quanto deve essere grande il cibo, e chi ha l’ultima parola sulla sua taglia.

Si comincia a Saint-Wandrille, l’unica abbazia francese in cui la birra è fatta interamente dai monaci. Le Figaro entra nel birrificio aperto nel 2016: dalla macinatura dei cereali alla chiusura dei cartoni, tutto avviene dentro le mura. I volumi sono quelli di una microbirreria, circa centomila bottiglie l’anno, e nessuno ha intenzione di aumentarli. Saint-Wandrille è un monastero benedettino, dove la comunità si ritrova a pregare più volte al giorno e il lavoro occupa il tempo che resta: è la produzione ad adattarsi a questo ritmo, non il contrario. Il chiostro, però, non mette al riparo dal mercato. Rincari, difficoltà di approvvigionamento e trasporti pesano qui come in qualsiasi altro birrificio, anche se il malto arriva da cereali normanni. In un settore che misura il successo in ettolitri, a Saint-Wandrille il tetto lo fissa l’orario delle preghiere.

Più a est, in Austria, il problema è far entrare il piccolo nel grande. Il Paese conta circa duemila varietà di mele, ma nei supermercati ne arriva una decina. Il Guardian racconta il progetto con cui la catena Spar e il distributore Frutura provano a riportarne due sugli scaffali, l’Ilzer Rosenapfel, nata in Stiria intorno al 1840, e la Falchs Gulderling, individuata in Alto Adige una trentina d’anni dopo. Le ha selezionate Arche Noah, associazione ambientalista che tutela le colture antiche, tra quelle più adatte alla coltivazione su larga scala. I primi frutti arriveranno il mese prossimo in un supermercato pilota di Vienna, in asili e scuole, e intanto saranno messi alla prova su gusto, resa, resistenza alle malattie e durata sullo scaffale. A giudicarle sarà lo stesso mercato che le aveva quasi cancellate.

A Seul, intanto, a crescere sono le confezioni. Il South China Morning Post, riprendendo The Korea Times, racconta di racconta di famiglie che hanno preso l’abitudine di comprare confezioni formato gigante e di dividerle poi a casa in porzioni da conservare. A settembre la spesa con carta nei magazzini all’ingrosso di Costco ed Emart Traders ha toccato il record di circa 1,1 miliardi di dollari. Il risparmio nasce da come sono costruiti questi negozi: pochi articoli comprati in quantità enormi, che permettono di strappare prezzi migliori ai fornitori, merce lasciata sui bancali invece che sistemata sugli scaffali, molti marchi propri al posto di quelli più noti. Così il prezzo al pezzo scende, proprio mentre il caro alimentare spinge a cercarlo. Le catene incassano, Costco Corea ha chiuso il 2025 con ricavi mai visti e Traders ha più che raddoppiato l’utile in due anni. È un risparmio che richiede però spazio in casa e la possibilità di spendere di più in una volta sola, e che sposta potere verso chi vende all’ingrosso.

In Nuova Zelanda, invece, a ridursi è il banco carne. Dal 19 ottobre, riferisce Stuff, nessun supermercato Woolworths dell’Isola del Sud ha più un macellaio. La catena ha completato il passaggio alla lavorazione centralizzata: la carne viene tagliata e confezionata in stabilimenti dedicati e arriva nei negozi già porzionata. L’azienda lo spiega con la difficoltà a trovare personale e promette qualità uniforme, più freschezza e una conservazione più lunga. Il sindacato Workers First stima circa ottanta posti persi, a nove settimane da Natale, e ribalta la spiegazione: sarebbero state proprio le voci di ristrutturazione a scoraggiare le candidature. Con il macellaio sparisce anche la persona a cui chiedere un consiglio o un pezzo diverso da quello in vaschetta. Il taglio, ormai, lo decide lo stabilimento.

L’ultima tappa è in California, dove a restringersi, per necessità, sono i filari. In un anno, scrive il Sacramento Bee, sono stati estirpati oltre diciannovemila ettari di vigna da vino, l’otto per cento del totale, secondo la mappatura dell’associazione dei viticoltori californiani e della società Land IQ. Il vino prodotto supera da tempo quello che il mercato riesce ad assorbire, i consumi calano e le esportazioni verso il Canada si sono in gran parte fermate da quando le province canadesi hanno tolto gli alcolici americani dagli scaffali, in risposta ai dazi di Washington. Si moltiplicano fallimenti e licenziamenti, e molte uve restano sulla pianta perché nessuno le compra. Così una vendemmia 2026 più scarsa, di solito una cattiva notizia, potrebbe aiutare a smaltire l’eccesso di offerta. Dopo anni passati a piantare, la California spera in un raccolto povero.

Tra dispense che si allargano, vigne che si restringono e banchi carne svuotati, l’unico ad aver scelto la propria taglia è un birrificio che non ha nessuna intenzione di crescere.

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Le tre proposte di Travaglio al Parlamento per l’editoria: “Servono riforme per la libertà di stampa”

22 October 2026 at 21:58

“Secondo me ci sono delle riforme che possono essere fatte per migliorare ed ampliare la libertà di stampa che non è mai stata così ristretta come oggi. Descrivere la realtà è quello che proviamo a fare”. Il premio ricevuto è l’occasione per Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano dire “che il Parlamento potrebbe e dovrebbe fare molto per la nostra professione”. Per Travaglio “è incredibile che una legge sul conflitto d’interesse non sia stata ancora varata. Poi una legge che la faccia finita con la concorrenza sleale di coloro che prendono i finanziamenti pubblici dallo Stato rispetto a quei fessi, noi in particolare, che non li prendono. Noi vediamo – continua Travaglio – altri giornali che possono pagare molto meglio i collaboratori, possono assumere più firme, più feste promozionali perché ogni anno vanno a Palazzo Chigi e ricevono più assegni. A noi è stato offerto anche l’anno scorso e l’abbiamo rifiutato”.

Altra riforma dirottare “un po’ dei fondi che vengono dati a pioggia ad editori che sono già miliardari per gli edicolanti perché il problema nostro principale è il crollo delle vendite in edicola dipende dal fatto che le edicole non ci sono più”. In ultimo Travaglio indica una battaglia storica: “le querele temerarie. Non può una battuta satirica essere messa sullo stesso piano dell’attribuzione di un fatto determinato. Facciamo una legge sulle querele che intanto distingua l’opnione legittima di un giornalista e valorrizziamo il valore della rettifica e soprattutto mettiamo un freno alle richieste di risarcimento intimidatorie”.

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População preocupada com a poluição do rio Corgo

16 October 2026 at 10:52

VTM

Promovida no âmbito do projeto CorGO – Community River Action Lab, a sessão juntou representantes de instituições e associações locais para debater o funcionamento da rede de saneamento, o tratamento das águas residuais e as boas práticas ambientais.

O encontro surgiu num contexto de crescente preocupação da população local com episódios recorrentes de poluição.

Sara Barreiro, membro da direção da Associação Cultural e Recreativa Tourencius dos Xudreiros e representante da KALAIKO, revelou que a iniciativa integra o projeto CorGO – Community River Action Lab, iniciado em maio de 2026, que procura mobilizar a população para a proteção e valorização do rio.

Segundo Sara Barreiro, a comunidade “sentiu a necessidade de se juntar para conseguir ganhar mais voz e ser ouvida junto do município e de entidades como a Águas do Norte”. Explicou que a poluição poderá estar associada a diferentes fatores, incluindo problemas na rede de saneamento, nas estações elevatórias e pressões provocadas por atividades industriais.

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