B.O.A.T.: Ronaldo de 2008 é o melhor Bola de Ouro de todos os tempos

Una manovra nel segno della continuità. Come a dire, nessun tradimento della filosofia che ha accompagnato le quattro leggi di Bilancio che l’hanno preceduta, tutte firmate da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti. L’ultima finanziaria prima che la parola venga restituita agli elettori cuberà, euro più, euro meno, complessivamente 26 miliardi di euro, inclusa quella flessibilità concessa dall’Europa all’Italia, e che vale 28 miliardi ma spalmati su due anni, che l’esecutivo ha voluto a tutti costi assemblare con la legge di Bilancio appena approvata dal Consiglio dei ministri. Con i mercati ancora nervosi (lo spread Btp/Bund non scende sotto i 100 punti base da settimane ormai) e con le pinze della procedura per deficit eccessivo ancora strette sullo Stivale, era difficile fare di meglio, a cominciare dall’allentamento dell’Irpef sul ceto medio, sotto forma di estensione dell’aliquota al 33% per i redditi fino a 55 mila euro.
E dunque, la manovra di bilancio per il 2027 conterrà alcune misure fiscali a favore dei giovani. Su questo erano tutti d’accordo nella maggioranza. Si parte da una flat tax del 5% per i neoassunti fino a 35 anni con contratto stabile fino a 30-35mila euro, accompagnata da una super deduzione fino al 140% per le aziende che assumono under 35. Ma ci sono anche delle varianti, come una no tax area più ampia per i giovani under 25. In arrivo anche aiuti sul fronte della sanità per gli anziani con più di 75 anni e a basso reddito (soglia Isee da definire). Non è tutto.
La manovra di bilancio potrebbe prevedere che chi ha questi requisiti abbia diritto a una card sanitaria da 300-500 euro (anche qui le cifre sono cambiate in continuazione durante la messa a punto dei provvedimenti) con la quale pagare prestazioni non fornite dal servizio sanitario nazionale, come le spese per il dentista, determinate protesi, esami e visite non coperti, ticket vari. E poi c’è il capitolo Irpef, il vero tormentone della manovra. Fino a qualche settimana fa governo e maggioranza assicuravano che sarebbe finalmente arrivato il taglio delle tasse sul ceto medio, attraverso l’aumento del secondo scaglione dell’Irpef (quello con aliquota del 33%) fino a 60 mila euro di imponibile (contro i 50 mila attuali), con risparmi d’imposta fino a mille euro l’anno. Ma con un costo per lo Stato di 2,7 miliardi annui. Troppi, visti i vincoli di bilancio. Alla fine, si è optato per fissare l’asticella a 55 miliardi.
Sembrava insomma fosse tramontato definitivamente il taglio dell’Irpef al ceto medio, ma la misura è riuscita a entrare nel testo della legge di Bilancio, almeno a 55mila euro di reddito. La maggioranza ha lavorato nelle ultime ore per reperire le risorse, 1,2 miliardi in tutto, per ampliare l’aliquota Irpef al 33% per i redditi sopra ai 50mila euro. Gli azzurri come sappiamo avevano proposto una misura in due fasi: per il 2027 fino a 55mila euro per poi salire a 60mila.
Giorgetti, due settimane fa, parlando in audizione alla Camera sul Documento programmatico di bilancio, spiegava, rivolgendosi ai partiti, affinché abbiano a cuore la sostenibilità del debito italiano: “la credibilità finanziaria del Paese, ancora più in una fase come questa, è una risorsa che va assolutamente preservata con l’auspicabile più ampio consenso delle forze parlamentari. L’Italia ha dimostrato in questi anni di saper rispettare gli impegni assunti nell’ambito delle nuove regole europee di bilancio e di voler mantenere un percorso di finanza pubblica sostenibile senza rinunciare tuttavia a mettere in luce alcuni nodi irrisolti della nuova governance economica che solo con la sua concreta applicazione potevano emergere”. E così è stato, ancora una volta.
Più che un boom, uno sboom. In Cina le cose non vanno per niente bene sul fronte dell’Intelligenza Artificiale, come più volte raccontato da questo stesso giornale. Solo che adesso ballano soldi, tanti soldi. Tradotto, la correzione dei titoli cinesi legati all’Intelligenza Artificiale è già diventata un crollo. L’indice Star50, nel quale figurano importanti società dei semiconduttori e della tecnologia, ha perso circa il 40% in meno di quattro mesi. Un ribasso che ha cancellato all’incirca 480 miliardi di dollari di capitalizzazione e ha interrotto un lungo periodo di entusiasmo per l’innovazione sostenuta da Pechino.
Ora, le pressioni sono diverse: prezzi azionari cresciuti molto più degli utili, incertezza sulla domanda finale di applicazioni IA, timori per restrizioni americane alle esportazioni di tecnologie e necessità di liquidità da parte degli investitori. Non emerge, insomma, un’unica notizia capace di spiegare il ribasso. Proprio l’assenza di un detonatore isolato segnala quanto fossero fragili le valutazioni costruite sulle aspettative verso l’Intelligenza Artificiale made in China. Alla cui bolla ha concorso anche una certa diffidenza dello stesso governo, preoccupato di poter perdere il controllo sulle macchine, qualora queste sostituissero l’uomo.
Il danno, comunque, c’è. Il contraccolpo colpisce soprattutto i piccoli risparmiatori, che avevano comprato società di robotica e microchip confidando nella crescita industriale e nel sostegno pubblico. Alcune aziende simbolo della corsa tecnologica hanno perso metà del valore dai massimi. Anche l’indice generale delle grandi società cinesi, il CSI300, è sceso di circa il 20% rispetto al picco di giugno. Le vendite hanno quindi superato il perimetro dei singoli nomi dell’IA. Tutto questo mentre nell’emisfero occidentale ci si prepara all’Ipo del secolo.
Anthropic ha depositato il prospetto per la quotazione, il documento modulo S-1 inviato alla Securities and Exchange Commission (Sec), che prevede la quotazione delle azioni di classe A sul Nasdaq, con il simbolo Ant. Il gruppo guidato da Dario Amodei ha chiarito che sia Goldman Sachs, sia Morgan Stanley si occuperanno della quotazione. Una cosa è certa, l’ambizione non manca: Anthropic si prepara infatti a sbarcare a Wall Street con un’Ipo da oltre 100 miliardi di dollari, che potrebbe valutare il gruppo fino a 2 mila miliardi. Ma anche qui non mancano i dubbi.
Nel suo prospetto, la stessa Anthropic ammette nero su bianco i rischi all’umanità posti dall’AI: “Peoccupazioni sono state sollevate sia all’interno della nostra organizzazione che da altri ricercatori, regolatori, responsabili politici e partecipanti del settore, riguardo al fatto che sistemi di AI sufficientemente avanzati potrebbero, se non sviluppati, implementati e gestiti con adeguate misure di sicurezza, supervisione e protezione, rappresentare rischi catastrofici o esistenziali per l’umanità, soprattutto se tali sistemi venissero utilizzati in modo improprio, replicati, trasformati in armi o lasciati operare con un alto grado di autonomia”.