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Preocupación por cierre de área productiva en siderúrgica de Italia

Roma, 30 oct (Prensa Latina) La confirmación definitiva del cierre del área de producción en caliente de la antigua siderúrgica Ilva, en la ciudad italiana de Taranto, provoca hoy preocupación entre organizaciones sindicales, fuerzas políticas y representantes empresariales.

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Preocupación por cierre de área productiva en siderúrgica de Italia

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Trabajadores portuarios en Italia contra el tráfico de armas

Roma, 30 oct (Prensa Latina) Trabajadores de los principales puertos de Italia participan hoy en una jornada internacional de huelga y movilización contra el tráfico de armas y la utilización de las instalaciones marítimas para operaciones vinculadas a conflictos bélicos.

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Italia: huelga general y movilizaciones en más de 50 ciudades

Roma, 30 oct (Prensa Latina) Italia vive hoy una jornada de huelga general y movilización nacional, convocada por la Unión Sindical de Base (USB) y respaldada por otras organizaciones gremiales, con iniciativas de protesta en más de 50 ciudades del país.

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Fattura non pagata, come muoversi in modo legale per ottenere il saldo velocemente

Il problema delle fatture non pagate rappresenta un ostacolo quotidiano per imprese, professionisti e lavoratori autonomi. Quando un cliente ritarda o evita un saldo dovuto, l’impatto sul flusso di cassa e sulla gestione aziendale può diventare critico. In Italia, la normativa offre precisi strumenti per tutelare i creditori, fissando tempi di pagamento, saggi di interesse e procedure di recupero del credito rapide. Allo stesso tempo, stabilisce requisiti rigorosi per chi deve difendersi da pretese illegittime o fatture contestate.

Comprendere come muoversi tra la fase bonaria e le aule di tribunale è fondamentale per agire tempestivamente, evitando la prescrizione del credito ed evitando inutili costi legali.

Fatture non pagate: termini di pagamento e clausole abusive

Per gestire correttamente l’incasso o il sollecito di una prestazione, occorre anzitutto definire la cornice temporale prevista dal legislatore italiano:

  • il termine ordinario nelle transazioni commerciali. Ai sensi del D.Lgs. 231/2002, nelle relazioni tra imprese o tra imprese e pubblica amministrazione, il termine di pagamento standard è stabilito in 30 giorni. Le parti possono concordare per iscritto un termine superiore, fino a un massimo di 60 giorni, a condizione che tale accordo non sia gravemente iniquo per il creditore;
  • tutele rafforzate per i lavoratori autonomi. Per i professionisti e i lavoratori autonomi, la Legge 81/2017 (Articolo 3) stabilisce che le clausole contrattuali che prevedono termini di pagamento superiori ai 60 giorni dalla ricezione della fattura sono considerate abusive e prive di ogni effetto giuridico.

Superata la data stabilita nel contratto o nella fattura, il ritardo configura a tutti gli effetti un inadempimento contrattuale, facendo scattare la decorrenza degli interessi di mora.

Interessi di mora e indennizzi forfettari

Il mancato saldo della fattura produce un danno economico per il creditore. Per questo motivo, la legge prevede l’applicazione automatica degli interessi di mora, distinguendo tra rapporti commerciali e rapporti con consumatori privati.

Transazioni commerciali (B2B e B2PA)

Si applica la disciplina del D.Lgs. 231/2002. Il tasso degli interessi moratori viene calcolato sommando il tasso di riferimento fissato dalla Banca Centrale Europea (BCE) con una maggiorazione fissa di 8 punti percentuali. Nel corso del 2026, con i tassi di riferimento fissati rispettivamente al 2,15% e poi al 2,40%, il saggio effettivo di mora risulta pari al 10,15% per il primo semestre e sale al 10,40% nel secondo semestre. A questo importo si aggiunge di diritto un indennizzo forfettario di 40 euro a titolo di risarcimento per i costi di recupero credito sostenuti, fatta salva la prova di un danno maggiore.

Rapporti Civili Ordinari (B2C)

Laddove la prestazione sia rivolta a un consumatore finale, gli interessi di mora si calcolano sulla base del saggio di interesse legale (fissato all’1,60% annuo dal 1° gennaio 2026 tramite Decreto MEF del 10 dicembre 2025).

Dal sollecito bonario al decreto ingiuntivo: il percorso del creditore

Quando una fattura risulta insoluta alla scadenza, la strategia di recupero del credito si sviluppa in due momenti principali.

La fase stragiudiziale

In prima battuta è sempre consigliabile effettuare una verifica contabile interna e procedere con un sollecito bonario (via email o telefono), utile per individuare eventuali sviste o problemi amministrativi temporanei.

Se il saldo non perviene, si passa alla formalizzazione dell’inadempimento tramite invio di una Lettera di Messa in Mora, da inoltrare attraverso una PEC o una Raccomandata A/R (ai sensi dell’Articolo 1219 del Codice Civile). La messa in mora impone al debitore un termine perentorio per adempiere (solitamente tra 7 e 15 giorni), interrompe i termini di prescrizione del credito e formalizza il calcolo degli interessi.

La fase giudiziale e il valore della fattura elettronica

In assenza di riscontro o a fronte di un rifiuto ingiustificato, il creditore può intraprendere la via giudiziale avvalendosi dell’assistenza di un legale.

Gli articoli 633 e 634 del Codice di Procedura Civile permettono al creditore di ottenere un Decreto Ingiuntivo. In particolare, l’articolo 634 c.p.c. stabilisce che le fatture elettroniche trasmesse e validate attraverso il Sistema di Interscambio (SdI), unitamente all’estratto conto autentico, costituiscono idonea prova scritta del credito per somministrazioni di merci o prestazioni di servizi:

  • notifica e termini. Il Giudice, verificata la regolarità della documentazione, emette l’ordine di pagamento (Articolo 641 c.p.c.) ingiungendo al debitore di saldare entro 40 giorni dalla notifica del provvedimento;
  • esecutività e pignoramento. Qualora il debitore non provveda al pagamento e non proponga tempestiva opposizione nei 40 giorni, il decreto viene dichiarato definitivamente esecutivo (Articolo 647 c.p.c.).

Successivamente, previa notifica dell’atto di precetto, si può avviare l’esecuzione forzata tramite il pignoramento di conti correnti, crediti presso terzi o beni mobili e immobili.

Come difendersi da fatture non dovute o contestate

Se da un lato il creditore ha strumenti rapidi per esigere le somme spettanti, dall’altro lato chi riceve un sollecito per una fattura ritenuta illegittima, errata o relativa a servizi mai erogati o difettosi ha il preciso onere di tutelarsi in modo formale:

  • la contestazione tempestiva. Ricevere una fattura e rimanere in silenzio non equivale automaticamente ad un’accettazione, ma rende più complesso dimostrare l’inadempimento della controparte in sede legale. È indispensabile inviare una formale contestazione scritta a mezzo PEC o Raccomandata A/R motivando nel dettaglio le ragioni del mancato pagamento (es. vizi della merce, difformità dal preventivo, ritardo essenziale);
  • opposizione al Decreto Ingiuntivo. Qualora la controparte abbia già notificato un decreto ingiuntivo, il debitore deve agire con estrema tempestività: ai sensi dell’Articolo 645 c.p.c., è possibile proporre opposizione entro e non oltre 40 giorni dalla notifica. L’atto di opposizione trasforma la procedura sommaria in una vera e propria causa civile ordinaria, all’interno della quale il giudice accerta il merito della prestazione e la fondatezza della pretesa creditoria.

Nota di credito e fatture non pagate: chiarimenti fiscali

Una questione comune riguarda la possibilità di annullare le fatture non pagate per evitare di versare le relative imposte. Dal punto di vista fiscale e tributario, un mancato pagamento non autorizza l’emissione automatica di una nota di credito.

Ai sensi dell’articolo 26 del DPR 633/1972, la nota di variazione in diminuzione (storno) è consentita solo qualora l’operazione venga risolta, annullata o ridotta in seguito ad un accordo contrattuale o a determinati vizi formali. Qualora la prestazione sia stata regolarmente effettuata ma il cliente risulti semplicemente insolvente, la fattura rimane valida e attiva a tutti gli effetti. Per il recupero dell’Iva versata sarà necessario attendere l’avvio o la conclusione di procedure concorsuali o l’esito infruttuoso delle procedure esecutive individuali.

Consigli pratici per la prevenzione del rischio di credito

Per ridurre l’insorgenza di controversie legate a fatture insolute, è consigliabile adottare buone prassi contrattuali nella gestione dei clienti:

  • predisporre contratti e preventivi scritti. L’accettazione chiara di termini, modalità di consegna e clausole di pagamento costituisce il presupposto fondamentale per qualsiasi successiva tutela giudiziale;
  • prevedere acconti e pagamenti a SAL. Nelle prestazioni di lunga durata o di importo rilevante, l’inserimento di acconti alla firma e scadenze legate allo Stato Avanzamento Lavori (SAL) limita il rischio di credito;
  • archiviazione rigorosa delle prove. Conservare report di consegna, documenti di trasporto (DDT), scambi PEC e registri di lavorazione per poter provare in modo inconfutabile l’avvenuto adempimento.

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“Me chiamo Giorgia. Irriverente biografia non autorizzata”, il nuovo libro di Carlo Cornaglia che fa un ritratto satirico della presidente del Consiglio – L’ESTRATTO IN ESCLUSIVA

È in uscita in libreria per Aliberti editore, il prossimo 30 ottobre, Me chiamo Giorgia. Irriverente biografia non autorizzata di Carlo Cornaglia, abile e fantasioso scrittore in rima, già cimentatosi con le imprese e le vane glorie dei politici del nostro Belpaese.

Da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, da Matteo Salvini a Giorgio Napolitano, è ora il turno della premier Giorgia Meloni, ritratta satiricamente come colei che «s’impone sul proscenio come una piccola donna combattiva che comanda su un contorno di maschi giuggioloni».

Sono parole del giornalista Filippo Ceccarelli, autore della prefazione a un testo che, attraverso il classico endecasillabo, ci porta per mano fin sulla scena pubblica, non disdegnando comunque le segrete stanze della politica.

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo un estratto della prefazione di Filippo Ceccarelli e un estratto del Proemio:

Raccontata in versi, ma non solo, la vita del potere ha parecchio a che fare con la metrica. Un po’ come il respiro, la prosodia rispecchia infatti l’andatura del comando, la sua stessa genesi, il peso, il ritmo, l’accelerazione o l’affaticarsi della leadership, per non dire la monotonia di sottofondo che a lungo andare finisce per trasmettere la politica con i suoi frenetici protagonisti.

Carlo Cornaglia però continua a non stancarsi; con invidiabile verve, dall’inizio del secolo studia i soggetti della scena pubblica, s’addentra nella loro storia e nella psicologia, ne canta le imprese e le magagne con puntuale e beffarda intonazione, per cui con quest’ultimo volume si può dire che non c’è presidente della Seconda Repubblica rimasto indenne dai suoi strali in rima. Non tutti, c’è da dire, li ha misurati, ricreati e raccontati in poesia allo stesso modo. Da buon ingegnere piemontese, con pennarello multicolore di punta fine, a ciascuno ha concesso un tempo, una sequenza, un accento e un palpito diversificati o, se si vuole, su misura. Giambi spumeggianti di dileggio per Salvini, ottonari di eroicomica risonanza per il Cavaliere, baldanzose sequenze dedicate a Renzi e così via.

In un Paese che ride di tutto, però, o magari proprio per questo, è più difficile ridere di Giorgia Meloni. Forse perché, dagli e dagli, siamo stanchi di ridere. O forse perché, per la prima volta, il bersaglio è una donna e un istintivo ritegno trattiene gli addetti alla satira. Forse anche perché Giorgia (“Gioggia” secondo alcuni temerari) possiede un indubbio temperamento istrionico e trasmette un’empatica disinvoltura professionale che si basa su una spiccata dose di auto-ironia; un tratto caratteriale che pure alterna a momenti di accesa possessione comiziante e risentita aggressività, a volte superflua, a volte sguaiata e gratuita, ma quasi mai di pronto e limpido effetto comico.

Più che da rime satiriche, considerata la minuscola complessione fisica e l’accentuata mobilità, Meloni sembra un personaggio da fumetto o da cartone animato. Grosso modo, e naturalmente a prescindere da ciò in cui crede e dall’azione di governo, s’impone sul proscenio come una piccola donna combattiva che comanda su un contorno di maschi giuggioloni. Il fatto che abbia accanto una sorella, quasi un clone, raddoppia e disorienta lo sguardo beffardo; il quale in compenso trova il meglio allorché si concentra sulla cerchia di diversi ministri-cognati, goffi e innamorati, che mai avrebbero sperato di trovarsi al potere e che per tante comprensibili ragioni la adorano, ma le combinano anche un sacco di guai.

[…]

Proemio

Dopo aver raccontato Berlusconi,

Renzi grande campion dei fanfaroni

e quel verde buffone di Salvini

scrivo di Giorgia, erede dei missini,

utilizzando l’autobiografia

che ho letto nonostante un’allergia.

Il meloniano parto letterario

è il racconto di un mondo identitario

in cerca di riscatto e di vendetta,

i target che persegue da bimbetta.

Chi legge l’opera Io sono Giorgia

con un mondo nostalgico si forgia.

Io l’ho letto e riletto, ho meditato

e con Me chiamo Giorgia ho replicato

che di uno scherzo ha la finalità.

Di lei racconto gioie e avversità,

la famiglia, la scuola, la carriera,

il partito, l’amor per la bandiera

che al sommo del poter l’hanno portata.

Del Quirinale manca la scalata.

Narro il suo amore per Giorgio Almirante

l’inventor della fiamma sfavillante,

narro la militante Calimera

e il lavoretto da guardarobiera.

[…]

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Cateno De Luca approda nel centrodestra. L’esordio a Roma con La Russa e ministri: “Chiamatemi Ulisse. Puntiamo al 3%”. E profetizza: “Voto il 9 e 10 maggio”

A Cateno De Luca non manca certo un’ambiziosa spavalderia. “Non scelgo mai la strada del minimo sforzo e massimo risultato, e che ci volete fare sono un’Ulisse da questo punto di vista sì! Un Ulisse, sì!”, scalda la sala, ricordando il lungo percorso, che lo ha portato fino alla kermesse nella Capitale. Per celebrare l’approdo nel centrodestra di Sud Chiama Nord, formazione politica siciliana presieduta dall’ex 5 Stelle Laura Castelli, si è svolta una kermesse di assoluto primo piano con una tre giorni all’Hotel Massimo D’Azeglio a Roma, con la partecipazione dei principali ministri del governo Meloni. Da Crosetto, a Piantedosi, Da Lollobrigida a Pichetto Fratin e di viceministri e sottosegretari e che si è chiusa col videomessaggio del presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Siamo alla vigilia delle elezioni. Probabilmente le dimissioni (del governo Meloni, ndr) ci saranno dopo il ‘Milleproroghe’ per una questione anche tecnica e si voterà domenica e lunedì 9 e 10 maggio. Un election day con elezioni politiche ed elezioni comunali” afferma sicuro il leader di Sud Chiama Nord. Ad aprire la tre giorni il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che molti indicano come uno degli sherpa che hanno lavorato all’approdo di De Luca nel centrodestra nazionale: “Mentre altri si dividono, si dividono, si frastagliano, noi ci allarghiamo senza fare ‘campi’ e questo allargamento con un movimento come Sud Chiama Nord per me è un motivo di orgoglio”.

Il partito guidato da De Luca, alle ultime elezioni regionali in Sicilia, prese il 25% e De Luca afferma “partiamo dal’1,5% ed è possibile arrivare e superare il 3%”. E la formazione siciliana riuscì nel 2022 ad eleggere un deputato, Francesco Gallo e una senatrice, Dafne Musolino, poi transitata in Italia Viva. Sud Chiama Nord è stata la prima formazione ad attivarsi, all’indomani dell’approvazione della nuova legge elettorale, ‘Melonellum’ o ‘Stabilicum’, formando una componente parlamentare all’interno del Gruppo Misto a Montecitorio attraverso il ‘prestito di un deputato da parte di Fratelli d’Italia e l’arrivo dal gruppo Misto dell’ex Fdi Manlio Messina, come vi avevamo già raccontato e che consentirà alla nuova formazione politica di raccogliere un numero inferiore di firme per la presentazione delle liste elettorali.

Il progetto ‘civico’ e di sindaci si contrappone a Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, che invece si posiziona nel centrosinistra, a cui Cateno De Luca riserva bordate: “civismo in provetta per un posto in Parlamento e noi diciamo No ed è stato il primo motivo per il quale non abbiamo accettato l’amore clandestino che ci ha proposto il centrosinistra”.

Ma Cateno De Luca ne ha anche per il leader di Futuro Nazionale. “Generale Vannacci non è assolutamente accettabile che tu diventi il generale delle stronz*****. Ogni cosa che dice, ogni ricetta che formuli è una stronz*****. E al partito dei caz******, c’è il partito del pragmatismo”.

In sala, nell’ultima giornata, ex leghisti come Mario Borghezio “non mi candido l’ho detto anche al generale” (Vannacci, ndr) e Paolo Grimoldi, oggi, alla guida di ‘Patto per il Nord’ a cui Cateno riserva parole al miele e citazioni di Gianfranco Miglio e una standing ovation per Umberto Bossi con l’annuncio “se lui vorrà” di una candidatura per il figlio Renzo. “La vostra è una scelta di campo e sono certa che gli italiani vi premieranno, Grazie e buon cammino” le parole di Giorgia Meloni. “Il ‘Campo largo’, grazie alla babele che rappresenta, politicamente, sicuramente, sarà un campo santo. Non ci sono discussioni su questo”.

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Sciopero del 30 ottobre, trasporti revocati: le comunicazioni di Trenitalia, Trenord, Italo e Atac

Giornata di disagi su tutto il territorio nazionale per lo sciopero generale indetto per oggi, 30 ottobre 2026. La mobilitazione coinvolge diversi settori pubblici e privati ma ha lasciato fuori, infine, il settore trasporti.

Per il caro vita avrebbero incrociato volentieri le braccia i lavoratori di Trenitalia, Trenord e anche delle aziende di trasporto pubblico locale, come Atac. Ma il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha voluto evitare una paralisi delle grandi città, in particolare Roma, dove per la manifestazione promossa dall’Usb sono attese più di 20.000 persone.

Perché i trasporti non hanno potuto scioperare

La revoca del blocco dei trasporti è arrivata a seguito del provvedimento di precettazione disposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il fermo dei bus, della metropolitana e dei treni locali avrebbe causato un impatto sproporzionato sui diritti dei cittadini alla mobilità, in una giornata segnata dalla presenza di manifestazioni e dalla necessità per tanti altri lavoratori pendolari o fuori sede di rientrare nei propri paesi d’origine per la ricorrenza di Ognissanti.

A Roma, dove si attendeva l’impatto maggiore, il servizio di trasporto pubblico locale procede quindi regolarmente, pur con possibili isolati ritardi legati ad alcune chiusure stradali necessarie per garantire il normale svolgimento del corteo che da Piazza dei Cinquecento, davanti Stazione Termini, dovrà raggiungere i Fori Imperiali.

Quali sono le aziende coinvolte dalla revoca

Tra le principali aziende che hanno dovuto formalizzare la revoca figurano i colossi del trasporto ferroviario, ma anche quelle che si occupano della mobilità dei grandi centri urbani d’Italia:

  • Trenitalia;
  • Trenord;
  • Italo;
  • Atac;
  • Atm.

Resta fermo che, trattandosi di uno sciopero generale proclamato da sigle sindacali autonome, il singolo lavoratore conserva il diritto costituzionale e individuale di aderire alla protesta, motivo per cui non si possono escludere isolate cancellazioni o corse ridotte legate all’adesione del personale operativo.

Le dichiarazioni di Salvini

Sulla scelta di bloccare le braccia al settore della mobilità è intervenuto direttamente il ministro dei Trasporti Matteo Salvini:

Ho fatto il mio dovere di ministro dei Trasporti che deve garantire la mobilità a tutti gli italiani, quindi ho precettato i sindacalisti che hanno convocato uno sciopero senza rispettare i requisiti previsti dalla legge.

Le dichiarazioni del Viminale

Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha confermato il massimo livello di allerta per prevenire disordini nelle città calde come Roma e Milano, sottolineando la strategia del Viminale per isolare eventuali frange violente:

Confido nella capacità di prefetti, questori e rappresentanti di vertice delle forze di polizia a livello territoriale di saper gestire anche i margini di imprevedibilità di questi fenomeni.

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El renacer de Pierre Cardin

Pierre Cardin, nacido Pietro Cardini en Italia en 1922, nunca creyó en la muerte. Al menos no en la suya, que le acabó llegando el 29 de diciembre de 2020. Tres meses antes, una periodista de Paris Match le preguntó por el futuro de su marca. “¿Después de mi muerte? No pienso en ello. No he organizado nada. Nada”, respondió. Tenía 98 años y un mes después ingresó con covid en un hospital de París, donde falleció.

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© Caterina Barjau

Tocado negro de Pierre Cardin de 1990 y collar rosa de 1967.

© Caterina Barjau

En primer plano, traje de noche de 1998 bordado con lentejuelas azules y grises y falda estructurada de seda azul. Al fondo, traje de noche en seda negra y sombrero de fieltro de 2008.

© Caterina Barjau

Mono de lamé dorado con capa gigante plisada de 1991-1992.

© Caterina Barjau

Armario de inspiración futurista diseñado por Cardin entre 1978 y 1979.

© Caterina Barjau

Tocado naranja de Cardin de 1981.

© Caterina Barjau

Traje de fiesta de seda blanca, con gran lazo en satén negro, de 1989.

© Caterina Barjau

Bolso de mano fucsia de satín de seda de 1979.

© Caterina Barjau

Sombrero Auréole en vinilo negro, de 1980.

© Caterina Barjau

Vestido de lentejuelas con babero de vinilo plateado y cabujón dorado, de 1967.

© Caterina Barjau (EL PAÍS)

Una de las salas del palacio Bragadin, en Venecia, donde se exhiben los tocados y sombreros de Pierre Cardin de varias décadas, desde los forales de 1952 hasta los inspirados en los deconstructivistas de los años ochenta.
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Europa a las urnas

Un colegio electoral durante la primera vuelta de unas municipales francesas este 2026.

Los contornos de la batalla política europea en su superaño electoral van dilucidándose. El ciclo arrancará con las elecciones generales en España en noviembre de 2026 y se cerrará, previsiblemente, con las italianas en diciembre de 2027, si Giorgia Meloni no las anticipa. Entre tanto, habrá votado la mitad de la población europea en sus principales estados miembros salvo Alemania, si Friedrich Merz resiste. La discusión sobre la idea de Europa se estructurará en torno a, por un lado, las fuerzas políticas de centro europeísta y, por el otro, a los partidos de la contestación patriótica, cuyo proyecto para el futuro de la UE es la repatriación de poderes hacia las capitales nacionales.

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Storia di un protagonista della rinascita di Palermo

A novant’anni dalla nascita il volume “Giorgio Chinnici, il rigore e la gentilezza” (Navarra) a cura di Francesco Lepore ripercorre il percorso umano, accademico e politico dell’insigne statistico, protagonista della stagione palermitana del riscatto negli anni del dopo stragi, attraverso un corpus selezionato di scritti e discorsi dello stesso e le testimonianze vive di chi lo conobbe apprezzandone la statura morale. Pubblichiamo di seguito un estratto dell’opera collettanea, costituto dal ricordo della figlia Valentina Chinnici, attuale deputata dell’Assemblea regionale siciliana, e delle sorelle Antonella, Daniela, Giusi.

Giorgio Chinnici, nostro padre, è stato un uomo che ha lasciato un segno importante nelle tantissime persone che ha incontrato nella sua vita. Ancora oggi riceviamo attestati di affetto, stima, ammirazione, non disgiunti spesso da commozione profonda da parte di chi ce ne parla. La sua vita è stata un intreccio inestricabile di valori e affetti, in cui il personale e il politico, come spesso accade nelle vite militanti, era di fatto indistinguibile. Preferiva eccedere piuttosto che difettare in generosità, sia materiale sia in termini di fiducia verso chiunque, soprattutto verso le persone umili e ai margini, come quelle detenute in carcere, per le quali nutriva un rispetto assoluto e alla cui promozione ed emancipa- zione ha orientato l’intera sua vita. Era infatti letteralmente affamato e assetato di giustizia sociale, oltre che animato da un’ansia conoscitiva incessante e da una curiosità cordiale e intensa verso tutte le manifestazioni dell’umanità, impersonando appieno il celebre adagio terenziano Homo sum, humani nihil a me alienum puto.

Il medesimo approccio umanistico improntava i suoi rigorosi studi criminologici, in cui l’ermeneutica dei dati statistici era permeata da letture sociologiche, antropologiche, psicologiche dei fenomeni analizzati. Con questo spirito fu tra i primi in Italia a occuparsi di bullismo e di violenza sulle donne. E, ancor prima, di fenomeni migratori, mettendo a tema già quarant’anni fa il caso di studio di Mazara del Vallo, comunità in cui l’integrazione tra siciliani e tunisini era una realtà collaudata. Noi quattro figlie venivamo coinvolte in vario modo nelle sue ricerche e nel suo lavoro di docente: fanno parte dell’aneddotica di famiglia le nostre estati in vacanza a Favignana, da lui passate a studiare nel carcere dell’isola, o in Emilia Romagna, dove presiedeva le commissioni degli esami di maturità, con viaggi infiniti in auto, stipati in sei in una piccola utilitaria che lui stesso guidava da Palermo a Pesaro. Crescendo lo seguivamo talvolta in convegni, seminari, conferenze, per le quali si preparava in modo meticoloso, con una ricerca e un gusto quasi ossessivo della parola, da filologo mancato più che da matematico qual era.

Nostra madre Nora, maestra appassionata, lo esortava spesso a semplificare qualche passaggio che le suonava concettoso. A pensarci, Giorgio e Nora erano di fatto un’unità duale: fidanzati dall’età di 13 anni e sposati dal 1964, avevano affrontato il grande dolore della perdita dopo soli due giorni del primogenito maschio, a cui era seguito, nei dieci anni successivi, il nostro quartetto femminile e successivamente la “fazzolettata” di otto nipoti. Casa nostra era sempre piena di gente, di rumore, calore e allegria, anche perché nostro padre, grande affabulatore, era dotato di ironia e capacità comiche coinvolgenti e mia madre di competenze culinarie straordinarie, che le fruttarono una volta anche uno straordinario primo premio col suo cavallo di battaglia, la pasta con le sarde, di cui andavano entrambi molto orgogliosi. Alla nostra tavola si alternavano le personalità più svariate: prefetti, questori, magistrati come Rocco Chinnici e Paolo Borsellino, ma anche tanti umili, provati dalla vita, donne in difficoltà e alunni di mamma del quartiere Guadagna, dove papà era stato segretario della locale sezione del PCI. Amante della vita sociale e della convivialità, nostro padre era però anche bisognoso di silenzio e studio, che spesso portava avanti la notte quando finalmente i rumori della casa da- vano tregua, e in campagna, a Pianetto, dove amava curare i suoi ulivi e zappare la terra, da lui definita inesauribile «riserva di significati».

Questo libro collettaneo, tuttavia, nasce dalla volontà non solo di ricostruire una biografia personale a noi cara, ma anche di considerare la stessa come una tessera preziosa di quel particolare mosaico che fu la rinascita di Palermo dopo le stragi del 1992, la cosiddetta Seconda Primavera, in cui diverse personalità civiche e intellettuali mobilitarono il loro ingegno, il loro coraggio e la loro fantasia per rimettere in piedi una città sfigurata dalla violenza mafiosa come da un conflitto bellico. Quei due mesi tra il 23 maggio e il 19 luglio furono infatti il nostro 11 settembre, il nostro Ground Zero, che avrebbe potuto lasciarci annientati e da cui, in- vece, germogliò una nuova luce di speranza, fiducia, riscatto civile. Nel caleidoscopio di personalità straordinarie che segnarono quella rinascita sociale, come il sindaco Leoluca Orlando, il giudice Antonino Caponnetto e l’amatissima assessora alla Scuola Alessandra Siragusa, ci fu anche nostro padre, un intellettuale prestato alla politica. Lui, il criminologo alieno nel Palazzo, che servì con assoluto rigore morale, «scrupolo e coscienza», «disciplina e onore» le nostre istituzioni pubbliche.

Oltre all’ampia introduzione del curatore e al su riportato ricordo testimoniale delle figlie di Giorgio Chinnici, il volume si compone dei contributi di Roberto Centaro, Salvatore Costantino, Giovanni Fiandaca, Giuseppe Grassonelli, Rosolino Martorana, Sergio Mazzola, Francesco Miceli, Maurizio Milone, Claudia Mirto, Leoluca Orlando, Silvana Polizzi, Elisa Romano, Marco Romano, Isaia Sales, Umberto Santino, Lidia Tilotta. 

Tratto da “Giorgio Chinnici, il rigore e la gentilezza” (Navarra editore), a cura di Francesco Lepore, 20 euro, 280 pagine.

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Una cena per celebrare le eccellenze al servizio degli chef

«Premium» è una delle parole più consumate del vocabolario alimentare. Compare sulle confezioni, nei menu, nelle insegne, spesso utilizzata come sinonimo di qualcosa che dovrebbe essere migliore e, quasi inevitabilmente, costare di più. A forza di applicarla a tutto, abbiamo finito per svuotarla. Per chi lavora in cucina, invece, la questione è concreta: che cosa rende davvero superiore una materia prima? Provenienza, certificazioni, lavorazioni e continuità qualitativa sono caratteristiche che incidono sul risultato finale e permettono al ristoratore di conoscere ciò che acquista e raccontarlo al cliente.

È in questo contesto che si inserisce l’arrivo in Italia di METRO Premium, la linea nata nel 2016 e già presente in oltre 17 Paesi del Gruppo, che completa l’offerta dei prodotti a marchio METRO posizionandosi nella fascia più alta dell’assortimento. Per presentarla al mercato italiano, METRO ha organizzato una elegante serata di gala dedicata a clienti, stampa, influencer e opinion leader. Un evento dall’allestimento particolarmente curato, con un servizio di grande standing e un’arpista ad accompagnare la cena. Protagonista della serata è stato il menu realizzato dagli chef di METRO Academy, che hanno cucinato utilizzando le materie prime della nuova linea. Un’occasione per assaporare direttamente nel piatto il pregio degli ingredienti, attraverso preparazioni capaci di valorizzarne le specificità.

L’assortimento debutta con oltre cento referenze, destinate ad aumentare progressivamente, disponibili nei punti vendita e attraverso il servizio di delivery. Il cuore della proposta è rappresentato dal fresco e dall’ultrafresco, con numerosi prodotti DOP e IGP e un’attenzione dichiarata alle certificazioni.

«Con METRO PREMIUM vogliamo offrire ai professionisti della ristorazione e agli appassionati di cucina gourmet ingredienti all’altezza delle proposte gastronomiche più ricercate», spiega Alessia Vanzulli, Head of Fresh, Own Brand & Localism di Metro Italia. «Abbiamo lavorato allo sviluppo di una linea a marchio che esprime la nostra attenzione alla scelta delle materie prime e lascia a ogni chef la libertà di interpretarle secondo la propria visione. Significa fare un passo in più nel rapporto con i nostri clienti: non soltanto rifornire le loro cucine, ma mettere a disposizione ingredienti che sappiano dare forma alle loro ambizioni».

La selezione attraversa buona parte della cucina professionale. Si va dalla Chianina IGP alla Burrata di Andria IGP, dal Pecorino Romano DOP, fino a pasta, riso, olio extravergine di oliva, Aceto Balsamico di Modena, conserve, salumi, pesce affumicato, surgelati e dessert. Una dispensa trasversale, pensata per accompagnare il lavoro del ristoratore dall’antipasto al dolce, in costante evoluzione. La selezione è infatti destinata ad ampliarsi progressivamente, rafforzando la proposta di METRO per i professionisti della ristorazione di fascia alta. 

Tre prodotti raccontano in particolare l’approccio della linea. Le Linguine di Gragnano IGP sono realizzate con grano italiano, trafilate al bronzo ed essiccate lentamente a bassa temperatura, secondo il disciplinare della denominazione. La Burrata di Andria IGP rappresenta una lavorazione casearia legata al territorio, mentre nei Gamberi Rossi del Mediterraneo la qualità passa anche dalla gestione della conservazione: pescati dai pescherecci di Mazara del Vallo, vengono congelati direttamente a bordo per preservarne le caratteristiche organolettiche.

La cena di presentazione ha tradotto questa selezione in un racconto gastronomico, affidando agli chef di METRO Academy il compito di mostrare come ingredienti diversi possano trovare spazio nella ristorazione contemporanea. Perché il valore di una materia prima si misura anche nella sua capacità di rispondere alle esigenze di chi la lavora ogni giorno.

Ed è proprio in cucina che la parola premium può recuperare significato, diventando un criterio di scelta fondato su caratteristiche riconoscibili e verificabili, prima ancora che una promessa sulla confezione.

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Al menos cuatro muertos al estrellarse un helicóptero militar italiano en Bosnia

Al menos cuatro personas han muerto y otras 11 han resultado heridas este jueves al estrellarse un helicóptero del ejército de Italia en Bosnia y Herzegovina, ha informado el Ministerio de Defensa italiano.

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© klix.ba (via REUTERS)

Lugar del accidente de un helicóptero CH-47 Chinook del contingente italiano de la misión Eufor Althea de la Unión Europea, en Gorice, (Bosnia y Herzegovina), este jueves.
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Restaurantes na Sardenha desafiam a estar “à mesa sem ecrãs”

Quinze restaurantes italianos foram desafiados a “desconectar” os jovens dos telemóveis durante as refeições e a “conectá-los” com os pais. Iniciativa pretende alargar-se a mais estabelecimentos.

© LightRocket via Getty Images

De acordo com o guia prático Crianças e Adolescentes num Mundo Digital, editado pela Federação Italiana de Médicos Pediatras (FIMP), 95% dos adolescentes italianos usam telemóveis regularmente e aproximadamente um em cada quatro mostra sinais de uso problemático
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“Signora lo dice a sua sorella”. Lite furiosa tra Matone e Bruti Liberati su La7, tra urla, risate e minacce di abbandonare lo studio

Scontro al fulmicotone a L’aria che tira (La7) tra Simonetta Matone, deputata di Forza Italia, ex leghista ed ex magistrata, ed Edmondo Bruti Liberati, già procuratore capo di Milano ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Tra urla, battibecchi, accuse reciproche e involontari siparietti comici, la discussione degenera fino all’ultimatum della parlamentare al conduttore David Parenzo: “O gli togliete l’audio o vado via. Deve stare zitto!”.
Il motivo del contendere è la scarcerazione di Youssef Siher, decisa dalla gip di Milano Tiziana Landoni. Bruti Liberati, in collegamento, contesta duramente l’attacco di Giorgia Meloni: “Le parole del presidente del Consiglio, con questo insulto a un giudice, sono incommentabili”. E aggiunge che il riferimento al terrorismo contenuto nel provvedimento della Procura di Milano era talmente infondato che la gip lo ha liquidato in pochissime pagine.
Matone comincia a borbottare e a interromperlo. L’ex procuratore la richiama: “No, signora, stia attenta alle parole”.

Apriti cielo: la parola “signora” scatena la prima crisi diplomatica della trasmissione.
“Lei mi deve chiamare onorevole o dottoressa – protesta Matone – perché sono una sua collega. Non signora, perché se ero maschio lei non mi chiamava signore, ma dottore onorevole”.
Bruti Liberati, per nulla impressionato dal protocollo parlamentare, replica: “No, io chiamo tutti signore o signori”.
Ma Matone insiste: “Non credo proprio, la conosco. Signora lo dice a sua sorella e non a me“.

L’ex procuratore tenta allora di tornare al tema della discussione e illustra le motivazioni con cui la giudice Landoni ha escluso la sussistenza dei presupposti per la misura cautelare richiesta nei confronti di Siher: “Il giudice non ha convalidato il fermo perché l’istigazione a delinquere non c’è stata. La gip ha applicato scrupolosamente i principi della Cassazione e della Corte costituzionale. Non c’è stata istigazione a delinquere neanche nella diffusione di quella parte del manuale egiziano, perché la parte che incitava alla violenza non è stata riportata”.

Matone riprende la parola e muove a Bruti Liberati un’accusa singolare: “Il dottor signor Bruti Liberati, in primis, non si dissocia dagli accadimenti del 17 dicembre“.
A intervenire è Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: “Dissociarsi dal 17 dicembre è un po’ difficile”.
La deputata si corregge, ma Bruti Liberati sbotta: “Ma da cosa mi devo dissociare? Ma stiamo scherzando, onorevole? Ho fatto il procuratore capo di Milano per una vita!”.
“Lo ha fatto male, evidentemente!”, ribatte Matone.
“Ho mandato a giudizio terroristi dell’Isis – rilancia il magistrato – E sono stati condannati! Ma di cosa parliamo?”.

La deputata cambia bersaglio e gli rimprovera di avere definito “volgare” il capo di imputazione formulato dalla Procura di Milano, ricordandogli che l’ufficio giudiziario “non è esattamente il pizzicagnolo sotto casa”.
Bruti Liberati cerca di replicare: “No, no, signora! Ascolti!”. Ma è un’altra “signora” di troppo.
“Lei deve stare zitto! Io vado via! – esplode Matone – Perché la prepotenza di certa magistratura la sta dimostrando lui, che non sta zitto!”.
L’ex procuratore scoppia a ridere, Matone torna ancora una volta sulla mancata dissociazione dagli “accadimenti del 17 ottobre”.
“Mi dissocio anche dall’assassinio di Umberto I, se vuole“, ribatte ridendo Bruti Liberati.
Matone si rivolge direttamente a Parenzo e detta le condizioni per proseguire la trasmissione: “Ma lo vede? O gli togliete l’audio o vado via! Deve stare zitto!“.

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Sciopero 30 ottobre, dopo la precettazione dei trasporti Trenitalia e Trenord annunciano che la circolazione sarà regolare

Doveva essere un venerdì nero per i trasporti, ma la situazione sembra rientrata. Per quanto riguarda le mobilitazioni di domani 30 ottobre, è stata disposta la precettazione nel settore dei trasporti che ha portato al differimento dell’astensione dal lavoro nel settore. Trenitalia e Trenord confermano la regolare programmazione dell’attività ferroviaria dalle dalle ore 21 di giovedì 29, alle ore 21 di venerdì 30 ottobre, orari di inizio e fine dello sciopero indetto da Usb. I treni viaggeranno pertanto secondo il normale orario di servizio, senza le modifiche previste in caso di sciopero. Anche se il sindacato ha annunciato l’intenzione di disobbedire alla precettazione, per cui non possono essere escluse adesioni individuali.

Il gruppo Fs ha annunciato regolare circolazione ferroviaria il 29 e 30 ottobre. A seguito dell’ordinanza del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (n. 204 T del 27 ottobre 2026), il Gruppo Fs conferma quindi la regolare programmazione dei collegamenti ferroviari dalle ore 21 di giovedì 29 ottobre alle ore 21 di venerdì 30 ottobre. I treni viaggeranno pertanto secondo il normale orario di servizio, senza le modifiche previste in caso di sciopero. Comunque i viaggiatori sono invitati a consultare l’app Trenitalia, la sezione Infomobilità di trenitalia.com e i canali di informazione e assistenza nelle stazioni per eventuali aggiornamenti sulla circolazione.

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Estudiantes italianos ocupan facultad en Roma en apoyo a huelga

Roma, 29 oct (Prensa Latina) Estudiantes italianos se sumaron hoy a las protestas de mañana contra el encarecimiento de la vida y las prioridades del gasto público, al ocupar la Facultad de Letras y Filosofía de la Universidad La Sapienza, en esta capital.

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Legge di bilancio, Roberto Capobianco (Conflavoro): “Bene misure su lavoro e giovani, ora spinta in più su energia e AI per le PMI”

Il presidente: “Apprezzamento per le misure su rinnovi, giovani e assunzioni. Rafforziamole così che le piccole imprese aiutino subito i loro lavoratori”

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri alla legge di bilancio, Conflavoro torna sul nodo storico delle piccole imprese: il costo del lavoro. “Nella manovra – dichiara il presidente nazionale Roberto Capobianco – vediamo diverse misure nella direzione giusta: dal 5 per cento confermato sugli aumenti da rinnovo, alla superdeduzione per giovani e madri lavoratrici assunti, ma anche il forfettario portato a 100 mila euro e la conferma della ZES Unica. Sono misure che apprezziamo e abbiamo contribuito a introdurre negli anni con nostre proposte”.

“Sui giovani, in particolare, rilanciamo la misura ‘Tasse zero Under 35’ in cui chiediamo una piena agevolazione fiscale e contributiva così da incentivare il più possibile la loro presenza nel mercato del lavoro. Nell’esame parlamentare confidiamo possa poi esserci margine per rendere strutturali misure a effetto immediato sulla busta paga: fringe benefit e premi di produttività tassati all’1 per cento, pur confermati nel DDL; indennità di trasferta aggiornate; detassazione di notturni e festivi estesa a tutte le micro e piccole imprese, detassazione degli aumenti contrattuali resa triennale ed estesa agli aumenti individuali. Sono questi gli strumenti con cui le aziende virtuose sostengono subito i loro lavoratori in un momento difficile”, spiega Capobianco.

Ma il costo del lavoro, secondo il presidente di Conflavoro, è solo una gamba: “Le PMI pagano l’energia un quarto in più della media europea e restano indietro sull’intelligenza artificiale. Confidiamo che la misura di contenimento energetico annunciata per le PMI dal presidente Meloni possa essere un segnale forte. Tra le nostre proposte resta uno Scudo Energia per le piccole imprese più colpite dai rincari, cioè quelle con costi energetici oltre il 15 per cento del fatturato, e con la proposta denominata ‘Bolletta Massima’ puntiamo a un percorso per azzerare il divario di prezzo con gli altri Paesi dell’area euro entro il 2030. Noi saremo pronti come sempre a collaborare con Governo e Parlamento e mettere a disposizione il nostro know-how, soprattutto sull’intelligenza artificiale. Sull’innovazione, rilanciamo infatti la proposta di un voucher che copra fino all’85 per cento della spesa delle micro e piccole imprese per l’intelligenza artificiale e anche la proposta ‘Ricerca in Fabbrica’, con il credito sulla ricerca che sale al 50 per cento per le sole PMI. Resta sul tavolo, infine, la nostra riforma più importante, ‘Utile Zero’: l’utile reinvestito in azienda, per macchinari e nuove assunzioni, non è una rendita da tassare ma la prima fonte di finanziamento delle piccole imprese. È la riforma che chiediamo di portare avanti insieme, per dare forza strutturale all’azienda che produce e reinveste”, conclude Capobianco.

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