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Portugal perde terreno na captação de investimento estrangeiro na União Europeia


Portugal voltou a captar investimento direto estrangeiro no primeiro semestre de 2026, após ter registado uma saída líquida de capitais um ano antes. Mas a recuperação não chegou para acompanhar o peso que o país tinha no investimento recebido pela União Europeia.

Segundo o relatório “FDI in Figures”, publicado esta sexta-feira pela OCDE, as entradas líquidas de investimento estrangeiro na economia portuguesa atingiram 7.718 milhões de dólares entre janeiro e junho, contra um saldo negativo de 300 milhões no mesmo período de 2025.

Esta subida coloca Portugal entre as economias que recuperaram a captação de capital externo em 2026, embora o montante tenha ficado 44,3% abaixo dos 13.862 milhões recebidos no segundo semestre do ano passado – os valores são preliminares e excluem as entidades com finalidade especial, veículos usados pelos grupos empresariais para canalizar operações financeiras.

Por cada 100 dólares recebidos pelos Estados-membros no primeiro semestre de 2026, 2,6 dólares tiveram como destino a economia portuguesa, contra 11,2 dólares nos seis meses anteriores.

A dinâmica de Portugal em captar capital estrangeiro também fica aquém da média dos países da OCDE e da União Europeia. Segundo os dados do relatório, o investimento estrangeiro recebido pelos países da OCDE passou de 278,9 mil milhões para 684,4 mil milhões de dólares, um aumento de 145,4%, enquanto na União Europeia avançou de 59,7 mil milhões para 296,8 mil milhões, quase cinco vezes mais.

Estes dois movimentos contribuíram para que Portugal perdesse peso na captação de investimento direto estrangeiro na União Europeia: por cada 100 dólares recebidos pelos Estados-membros no primeiro semestre de 2026, 2,60 dólares tiveram como destino a economia portuguesa, contra 11,20 dólares nos seis meses anteriores.  A quota nacional caiu, assim, 8,6 pontos percentuais, para menos de um quarto da registada no segundo semestre de 2025.

Apesar desta perda de peso no contexto europeu, Portugal recuperou num período em que algumas das maiores economias europeias receberam menos investimento do que um ano antes. É o caso de Espanha, que captou 9.505 milhões de dólares, menos 28,4% em termos homólogos; da Alemanha, que recebeu 31.956 milhões, menos 20,5%; e de França, que atraiu 17.920 milhões, menos 39,8% em termos homólogos.

O montante português ficou próximo dos 7.985 milhões recebidos pela Grécia e dos 8.511 milhões da Suécia, mas abaixo dos 15.915 milhões da Polónia.

A comparação exige, contudo, cautela, dado que a OCDE explica que algumas economias europeias apresentam “grandes flutuações do investimento direto estrangeiro”, associadas a operações de capital e empréstimos entre empresas de grupos multinacionais. Nos Países Baixos, por exemplo, o saldo passou de uma saída de 51.758 milhões no primeiro semestre de 2025 para entradas de 48.033 milhões em 2026, contribuindo para a recuperação europeia.

Os dados da OCDE revelam também um recuou de 86,9% do investimento das empresas portuguesas no estrangeiro em termos homólogos, com esse investimento a passar de 2.820 milhões de dólares no primeiro semestre de 2025 para 369 milhões no mesmo período de 2026.

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Campanha de Sanchéz foi atropelada pelo acidente? — Debate

Em menos de nove meses, Espanha sofre o segundo acidente nas linhas ferroviárias de alta velocidade. Será que os problemas de conservação da ferrovia vão ser mais um pedra no caixão de Sanchéz?

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Taxa de desemprego recua em Portugal face a 2025

No mês de setembro, Portugal contabilizava 313 mil pessoas desempregadas, menos 16 mil do que em 2025. Na UE o acréscimo foi de 471 mil pessoas e de 420 mil na zona euro.

O Eurostat considera desempregadas as pessoas sem trabalho que procuravam emprego ativamente nas quatro semanas anteriores
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Vuoi una targa su misura? Sono 600 euro. Il Fisco scopre l’IVA sulla vanità

Vuoi una targa su misura? Sono 600 euro

C’è una celebre battuta cinematografica in cui in esattore delle tasse elenca meticolosamente i tributi dovuti dai cittadini, lasciando intendere che, prima o poi, si sarebbe pagato anche per il solo fatto di respirare. Fino ad oggi, lo Stato si è dimostrato perspicace ma
geometrico. Aveva mappato la nostra intera esistenza con la precisione di un geometra pignolo.

Pensiamoci: lo Stato incassa su cosa mangiamo (e qui l’IVA si diverte a fare lo slalom tra i beni di prima necessità e i peccati di gola), su cosa possediamo (dalla casa alla macchina, passando per qualunque oggetto che abbia l’ardire di occupare uno spazio sul suolo pubblico o privato e perfino cosa lasciamo in eredità. Si, perché il Fisco non ti abbandona nemmeno quando decidi di passare a miglior vita: resta sull’uscio il notaio, a dare un’ultima occhiata ai tuoi averi prima che finiscano nelle mani di figli e nipoti.

C’è un solo territorio rimasto vergine, un’isola felice rimasta miracolosamente fuori dai radar dell’Agenzia delle Entrate: la fantasia. Quella capacità tutta umana di inventare, combinare lettere, sognare e ironizzare. Fino ad oggi appunto. Perché da questo momento lo Stato ha deciso di monetizzare anche l’ingegno e la vanità automobilistica. Seicento euro. Questa è la cifra esatta che ogni cittadino dovrà sborsare se vorrà riscattare la propria auto dall’anonimato delle combinazioni casuali di lettere e numeri imposta dalla motorizzazione. Vuoi che la tua targa parli di te? Vuoi che gridi al mondo il tuo nome, la tua squadra del cuore o un messaggio cifrato? Prego, accomodati alla cassa: sono seicento euro, grazie.

La targa personalizzata diventa così il nuovo status symbol della creatività regolamentata. Un tempo per distinguersi servivano auto sportive o verniciature speciali, oggi basta un bonifico allo Stato per trasformare un banale pezzo di metallo in un manifesto programmatico. L’italiano si sa, davanti a queste sfide burocratiche non si scoraggia, anzi, si esalta. E se il governo pensava di incassare seicento euro offrendo in cambio una rampa di lancio per l’orgoglio personale, non aveva fatto i conti con la sottile arte della protesta ironica. La prima vera genialità, infatti, è già stata registrata. Un cittadino, con encomiabile tempismo e una discreta dose di flemma, ha già prenotato la sua combinazione ideale. Il testo ?: “Z:Z FINIMOLA OB”. Per i non addetti ai lavori della sintassi stradale, quel finale “OB” non è un codice d’errore del sistema e nemmeno un omaggio a qualche oscura sigla provinciale. Significa molto più semplicemente: “Ora Basta”.

La bellezza dell’operazione è sublime nella sua contraddizione. Il cittadino in questione ha pagato la neonata tassa sulla fantasia precisamente per contestare il principio stesso per cui lo Stato continua chiedere denaro. Ha sborsato seicento euro per poter scrivere sulla propria vettura e a caratteri cubitali e legalmente riconosciuti, che è stanco di pagare. E’ il circuito perfetto del contribuente moderno: finanziare il fisco per avere il diritto di dirgli, sul paraurti posteriore, che ha esagerato. Resta da capire se questa mossa aprirà la strada a nuovi filoni letterari da autostrada. Vedremo presto sfrecciare messaggi d’amore, insulti velati ai passati datori di lavoro o riassunti della propria filosofia di vita in sette caratteri? Probabile. Nel frattempo, non ci resta che fare i complimenti al pioniere del “Ora Basta”. Ha dimostrato che la fantasia non si può recintare, nemmeno se le metti una tassa sopra. Al massimo, costa seicento euro e viaggia in corsia di sorpasso.

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Mid-term USA: la volatilità può creare opportunità

Mid-term USA: la volatilità può creare opportunità

Le elezioni di mid-term USA del 3 novembre arrivano in un contesto macro complesso, caratterizzato da un’economia ancora resiliente e da un ciclo degli utili societari solido, ma anche da crescenti pressioni sui mercati obbligazionari, con il Treasury decennale vicino al 5%, il petrolio sopra i $100 al barile, una Fed nuovamente restrittiva e un deficit federale intorno al 6% del PIL.

Non riteniamo tuttavia che il voto sia il principale fattore di pressione sui rendimenti obbligazionari. La nostra lettura è che il rialzo dei tassi sia guidato soprattutto dalla forza dell’economia americana (con una crescita del PIL del terzo trimestre stimata al 3.5% annualizzato – GDPNow FED di Atlanta), più che da un’inflazione fuori controllo: le aspettative di lungo periodo restano ancorate e non emergono significativi effetti di secondo round sui salari.

A questo si aggiungono pressioni strutturali sul mercato obbligazionario: il crescente fabbisogno di finanziamento del Tesoro americano, una domanda estera di Treasury meno solida e l’accelerazione delle emissioni corporate degli hyperscaler per finanziare gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale, che aumentano la competizione per il capitale disponibile. Il risultato elettorale potrà incidere sulle prospettive fiscali e sul premio per il rischio del debito americano, ma saranno soprattutto crescita, Fed ed equilibrio tra domanda e offerta di obbligazioni a determinare la traiettoria dei rendimenti e, di conseguenza, le valutazioni degli asset finanziari.

In questo contesto, manteniamo una visione moderatamente positiva sui mercati azionari, sostenuta dalla solidità degli utili e dal ciclo di investimenti in tecnologia e infrastrutture. Al di là dei massimi toccati da diversi indici nelle ultime settimane, una parte significativa del mercato ha già attraversato una correzione, con il rialzo concentrato su un numero ristretto di titoli.

Riteniamo che un progressivo ampliamento della partecipazione al rialzo possa rappresentare un importante elemento di sostegno nei prossimi mesi. Riteniamo che eventuali fasi di volatilità legate al voto possano offrire opportunità di acquisto, con una preferenza per Europa e Italia rispetto agli Stati Uniti, grazie a valutazioni più interessanti.

Scenari

Le aspettative di mercato indicano un significativo vantaggio dei Democratici nella corsa alla Camera e una competizione più aperta al Senato. Le previsioni riflettono anche uno scenario di maggioranza democratica in entrambe le camere, sebbene le dinamiche elettorali locali possano ancora riservare sorprese.

* Simulazioni Equita. Valori puramente indicativi.

Per questo motivo, non darei per chiusa la partita del Senato. Se alla Camera il ribaltone è considerato quasi scontato, al Senato i sondaggi tradizionali vedono una corsa leggermente più in bilico, con diversi seggi incerti (anche se le previsioni sono più ottimiste per i Democratici). Per questo uno scenario di governo diviso, con Camera democratica e Senato repubblicano, merita la stessa attenzione del successo pieno dell’opposizione.

In questa configurazione la Camera bloccherebbe nuove leggi di spesa e tagli fiscali e userebbe i suoi poteri di indagine. Il Senato resterebbe però in mano repubblicana, e con esso le conferme delle nomine, compresi i nuovi governatori della Fed: i timori sull’indipendenza della banca centrale non si attenuerebbero. Trump continuerebbe a governare soprattutto per ordini esecutivi, come già fa. I passaggi obbligati, cioè bilancio federale, spesa per la difesa e tetto del debito, diventerebbero terreno di negoziazione serrata, con un rischio più alto di rinvii, finanziamenti provvisori e shutdown rispetto a un Congresso controllato da un solo partito. Più sottili sono le maggioranze, più lunghe tendono a essere le trattative. Va poi ricordato che Trump mantiene ampi poteri esecutivi, soprattutto in politica estera e commerciale, sebbene le recenti pronunce giudiziarie abbiano ridimensionato i margini di intervento unilaterale sui dazi. Le procedure di rimborso già avviate e i vincoli legali rendono meno probabile una nuova escalation tariffaria generalizzata, pur lasciando spazio a interventi mirati su specifici settori e Paesi.

Oltre il voto: la corsa all’AI e l’energia

Due fattori peseranno sui mercati nei prossimi mesi più dell’esito delle midterm. Il primo è la priorità strategica che Washington attribuisce all’intelligenza artificiale. Il segretario al Tesoro Bessent lo ha detto senza giri di parole: nulla conta se la Cina vince la corsa all’AI. Per gli USA la rivoluzione dell’AI non serve solo a sostenere la crescita e a mantenere il primato economico. È la condizione per preservare anche il primato militare. Su questo punto c’è un consenso che attraversa i due partiti: anche ex funzionari delle amministrazioni Trump e Biden concordano sulla necessità di una spinta tecnologica (AI) e energetica per vincere la competizione con Pechino.

La conseguenza per i mercati è rilevante. Con un debito vicino al 100% del PIL e un deficit intorno al 6%, gli USA non possono lasciare che i tassi lunghi salgano in modo disordinato fino a soffocare questo ciclo di investimenti. Il Tesoro ha fatto capire di essere pronto a intervenire per impedire un rialzo disordinato dei tassi lunghi. La via d’uscita più probabile resta abbassare i tassi reali e spostare il finanziamento del fabbisogno sulla parte breve della curva. Questo riduce, a nostro avviso, la probabilità di una correzione marcata degli indici azionari, chiunque controlli il Congresso. Un Congresso democratico potrà chiedere più trasparenza e più tutele sui costi energetici dei data center, ma difficilmente frenerà una corsa considerata di sicurezza nazionale.

Il secondo fattore è l’energia e lo scenario geopolitico, che rimane complesso e caratterizzato da elevata incertezza, soprattutto per le tensioni in Medio Oriente e il protrarsi del conflitto tra Russia e Ucraina, con possibili ripercussioni sui prezzi dell’energia e sull’inflazione. La nostra visione resta tuttavia di cauto ottimismo: riteniamo che i crescenti costi economici e politici dei conflitti possano favorire nei prossimi mesi una graduale de-escalation e l’apertura di soluzioni negoziali. Uno scenario che, se confermato, contribuirebbe ad allentare le pressioni sui mercati energetici e a sostenere la fiducia degli investitori.

Azionario: volatilità di breve, ma fondamentali solidi e valutazioni ragionevoli

Separerei il “rumore” elettorale dal ciclo. Il voto di midterm ha storicamente funzionato come un evento di “chiarimento” dell’incertezza politica. Storicamente, i mesi successivi alle elezioni di metà mandato americane sono stati caratterizzati da una performance positiva dei mercati azionari, sia negli Stati Uniti sia in Europa, con rialzi spesso significativi.

Il governo diviso, in particolare, è storicamente un contesto costruttivo per le Borse: meno leggi significano meno sorprese. Attenzione però al brevissimo: nelle due settimane dopo il voto anche questo scenario ha storicamente coinciso con piccole prese di profitto, perché i mercati devono prezzare mesi di negoziati su bilancio e tetto del debito.

Ci sono poi i fondamentali. La stagione delle trimestrali sta confermando una crescita degli utili robusta, sostenuta dal ciclo di investimenti in intelligenza artificiale, difesa, infrastrutture e reshoring. E le valutazioni europee restano ragionevoli: Wall Street tratta a circa 19x gli utili attesi a dodici mesi, l’Eurozona a 14x, Piazza Affari intorno a 12x.

La nostra view resta moderatamente positiva sull’azionario e un’eventuale debolezza post-elettorale andrebbe usata per accumulare, con una preferenza per Europa e Italia rispetto agli Stati Uniti per ragioni di valutazione. Le nostre convinzioni settoriali per i prossimi mesi:

  • Ciclici rispetto ai difensivi. Banche, Capital Goods e materie prime mostrano un momentum degli utili in accelerazione. Sulle utility manteniamo invece cautela, per l’incertezza su possibili interventi regolatori se i prezzi dell’elettricità dovessero restare elevati a lungo.
  • Banche italiane. Il livello dei tassi continua a sostenere il margine di interesse, le valutazioni restano ragionevoli e la remunerazione degli azionisti è elevata. Sul risparmio gestito riteniamo eccessive le preoccupazioni per una possibile disruption da parte dell’AI: FinecoBank e Banca Mediolanum sono i nostri titoli preferiti.
  • AI ed elettrificazione. Restiamo positivi sui beneficiari degli investimenti in AI lungo tutta la catena del valore, dai cavi e dalle infrastrutture elettriche (Prysmian) ai semiconduttori (STMicroelectronics, Technoprobe). Un Congresso democratico potrebbe introdurre più controlli su permessi e costi energetici dei data center, ma ci aspettiamo che questo rallenti solo marginalmente l’espansione, senza fermarla: la politica sull’AI resta largamente bipartisan.
  • Selettività su software e servizi IT. Privilegiamo i leader nei rispettivi segmenti, in particolare le società che abilitano l’adozione dell’AI e quelle per cui il mercato ha scontato in modo eccessivo il rischio di cannibalizzazione da parte delle soluzioni AI. Segnaliamo Reply, Sesa e Moltiply.
  • Reti e difesa come trend strutturali. Il deficit di potenza dei data center, la scarsità di rame e gli investimenti europei in infrastrutture e difesa sostengono cavi, reti e difesa. Il rafforzamento della spesa militare in Europa e la crescente attenzione alla sicurezza strategica danno visibilità alla crescita del settore, dove confermiamo il posizionamento forte di Leonardo, Fincantieri e Avio.
  • Ancora cautela su consumi e lusso. Inflazione e rialzo dei tassi pesano sui consumi in generale. Nel lusso si aggiunge la debolezza della domanda cinese, con segnali di rallentamento nei mesi estivi da parte di diversi operatori. I nostri titoli preferiti restano Brunello Cucinelli nel lusso, grazie al posizionamento di fascia alta, e Campari nel food & beverage, grazie alla forza degli aperitivi. Nell’healthcare, siamo positivi su Amplifon e DiaSorin.
  • Energia, Commodity e Oro da sovrappesare, anche come copertura dai rischi geopolitici e trend di monetizzazione del debito pubblico USA.

In uno scenario democratico, tra i potenziali beneficiari europei ci sono i settori sensibili ai tassi (materiali da costruzione, rinnovabili, società del risparmio gestito) e più esposti alle tariffe americane. Il beneficio sul fronte commerciale potrebbe tuttavia essere limitato, considerando che le recenti decisioni giudiziarie hanno già ridimensionato alcune misure tariffarie. Una conferma repubblicana premierebbe invece la filiera degli investimenti in data center e le attività esposte alla deregolamentazione energetica, senza necessariamente comportare un significativo peggioramento delle condizioni per l’export europeo.

Obbligazionario: il voto passa dai tassi a lungo termine

Un Congresso democratico rende meno probabili nuove manovre espansive: meno deficit incrementale, meno emissioni, un premio a termine più basso. La storia va nella stessa direzione: dopo un voto che consegna il Congresso all’opposizione di un Presidente repubblicano, la curva americana si è tipicamente appiattita con tassi lunghi in lieve calo. Un Senato democratico avrebbe un effetto aggiuntivo non trascurabile: ogni nuovo governatore della Fed dovrebbe passare dalla sua conferma, attenuando i timori sull’indipendenza della banca centrale.

Con un governo diviso l’effetto sui tassi sarebbe più contenuto. Lo stallo impedirebbe nuove manovre espansive, ma senza aprire la strada a una revisione del fisco, e le nomine alla Fed resterebbero sotto il controllo di un Senato allineato al Presidente. Il premio a termine resterebbe quindi più elevato che nello scenario di vittoria piena dei Democratici. Il passaggio più delicato sarebbe il tetto del debito: un Congresso spaccato rende l’accordo più difficile e una trattativa portata fino all’ultimo giorno potrebbe riaccendere la volatilità sui Treasury nel corso del 2027.

Non bisogna però attendersi miracoli. Il deficit americano è comunque atteso in salita, verso il 6.4% del PIL nel 2027, perché la spesa per interessi e quella obbligatoria corrono da sole. Nell’autunno 2027 tornerà inoltre il tema del tetto del debito. Il vero driver dei tassi resta la Fed: quasi tutto il rialzo del decennale da inizio anno si spiega con il riprezzamento dei Fed Funds. Su questo fronte vediamo segnali di esaurimento: il mercato è arrivato a scontare uno scenario molto aggressivo, le aspettative di inflazione restano ancorate e i salari non stanno incorporando lo shock energetico.

Sul piano strutturale restiamo però convinti di essere in un regime di “fiscal dominance”. Con debito pubblico intorno al 100% del PIL e un costo del debito di questa entità, lo scenario più probabile per gli USA è mantenere i tassi reali bassi.

L’Italia: quale effetto su crescita e PIL

Per l’Italia, ci aspettiamo una crescita modesta ma resiliente: un PIL reale in aumento del +0.8/+0.9% nel 2026 e +0.5% nel 2027, frenato in parte da energia più cara e condizioni finanziarie più restrittive.

Le midterm americane incidono su questo quadro attraverso tre canali:

  • Commercio. Gli Stati Uniti sono il secondo mercato di sbocco dell’export italiano. Meccanica, farmaceutica, agroalimentare, vini e alcolici, moda. L’impatto delle midterm sulle politiche tariffarie potrebbe essere relativamente limitato: la sentenza della Corte Suprema e l’avvio dei rimborsi hanno già ridimensionato parte delle misure introdotte, riducendo il rischio di nuovi aumenti generalizzati dei dazi. Restano possibili interventi settoriali, ma non ci attendiamo cambiamenti sostanziali legati al risultato elettorale.
  • Tassi. Una riduzione del premio per il rischio sui Treasury si trasmette ai rendimenti europei e quindi al costo del credito per famiglie e imprese e alla spesa per interessi dello Stato, con un debito che nel 2027 toccherà il picco intorno al 138% del PIL.
  • Energia. Un Congresso democratico potrebbe frenare la guerra con l’Iran. Un petrolio più basso sarebbe il beneficio più rilevante per un Paese importatore come il nostro, anche se, per i tempi di ripristino della capacità di raffinazione, l’effetto sull’economia reale arriverebbe solo dopo alcuni mesi.

Mettendo insieme questi elementi, la nostra stima indicativa è che lo scenario democratico valga per l’Italia un contributo netto positivo ma modesto. Il contributo verrebbe soprattutto da tassi ed energia, in parte compensati da una domanda americana meno vivace. Il governo diviso si collocherebbe a metà strada, con un impatto sostanzialmente neutro. Sul commercio l’impatto sarebbe limitato, perché i margini della Casa Bianca sui dazi sono già stati ridotti dalla Corte Suprema; sui tassi il beneficio sarebbe minore, ma lo stallo legislativo eviterebbe sorprese negative sulla domanda americana. In altre parole, per la crescita italiana le midterm sono un fattore di secondo ordine rispetto a prezzo dell’energia, politica della BCE e scadenze politiche europee. Le presidenziali francesi della primavera 2027 e, da noi, le politiche del 2027 con la nuova legge elettorale sono elementi di maggiore attenzione.

BTP. Lo spread con il Bund è risalito dal minimo di 59 punti base di gennaio a un’area tra 105 e 120, ma per contagio dalla Francia più che per fattori domestici: oggi l’OAT francese rende più del BTP, un’inversione impensabile fino a pochi anni fa. I fondamentali italiani tengono: deficit 2026 al 2%, possibile uscita dalla procedura per deficit eccessivo, un giudizio di S&P atteso per il 13 novembre con outlook positivo, e la domanda di titoli governativi italiani (sia istituzionale che retail) resta solida. Il voto americano agisce sul BTP soprattutto attraverso il canale dei tassi globali: un calo del premio per il rischio sui Treasury aiuterebbe Bund e BTP.

Conclusioni

Il messaggio per gli investitori è di non farsi guidare dall’emotività del risultato. Nel breve è ragionevole attendersi volatilità. Nel medio periodo, che si tratti di un Congresso interamente democratico o di un governo diviso, una Washington meno capace di approvare nuove manovre in deficit è una buona notizia per i tassi e, per questa via, per le valutazioni azionarie, in particolare in Europa. La differenza tra i due scenari sta più nell’intensità che nella direzione: più beneficio sui tassi con il primo, più stabilità legislativa, storicamente gradita alle Borse, con il secondo.

A sostenere il quadro ci sono due convinzioni che vanno oltre il voto. La prima è che la corsa all’AI è una priorità strategica americana, che nessuna maggioranza al Congresso metterà in discussione e che il Tesoro difenderà anche sul fronte dei tassi. La seconda è che l’usura dei conflitti rende più probabile una de-escalation che un’escalation, pur con una normalizzazione dell’energia che richiederà tempo. Restiamo positivi sulle Borse, con un posizionamento disciplinato e un monitoraggio stretto dei rischi, perché gli scenari restano binari.

Siamo tatticamente positivi sui governativi e sul BTP, che offre un rendimento interessante sul tratto intermedio. I rischi da monitorare: un ulteriore rialzo del petrolio, un rallentamento degli investimenti in AI per l’aumento del loro costo di finanziamento e il rischio politico francese.

*CEO di EQUITA

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Inflação em França sobe para 3,4% em outubro e PIB cai 0,1% no 3º trimestre

A inflação homóloga em França subiu três décimas em outubro, para 3,4%, um máximo desde dezembro de 2023, e o produto interno bruto francês contraiu 0,1% no terceiro trimestre, anunciou hoje o instituto nacional de estatística francês (INSEE).

Segundo dados provisórios do INSEE, a aceleração da inflação homóloga em outubro deveu-se principalmente ao aumento dos preços do gás e do petróleo.

Num comunicado, o INSEE sublinha que os preços da energia aceleraram pelo quarto mês consecutivo em outubro, principalmente devido aos produtos petrolíferos e gás, que subiram concretamente 24,1% em relação ao mesmo mês de 2025, contra 21,3% em setembro.

A subida da inflação também foi impulsionada pelos serviços, com um aumento homólogo de 2,7% em outubro, contra 2,4% em setembro, especialmente devido ao aumento dos preços nos serviços de alojamento e transporte.

Já os alimentos progrediram 1,2% em termos homólogos em outubro, menos duas décimas que em setembro, e isso por uma desaceleração do aumento dos produtos frescos, que de qualquer forma se manteve forte (8%, contra 9,5% em setembro).

A inflação harmonizada homóloga de França, que é a que serve para as comparações com outros países europeus, subiu para 3,8% em outubro, com base nos dados provisórios, mais quatro décimas do que em setembro.

Em relação ao produto interno bruto (PIB) francês, que recuou 0,1% no terceiro trimestre, depois de estagnar no segundo e de cair 0,2% no primeiro trimestre, o INSEE refere que se deveu à retração dos investimentos e à deterioração do comércio externo.

A formação bruta de capital fixo, que mede o investimento, voltou a recuar, com uma queda de 0,6%, após diminuir 0,5% no segundo trimestre, segundo o INSEE.

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Euribor termina outubro com média inalterada a 3 meses, a subir a 6 e a cair a 12 meses

euribor a 6 meses

A taxa Euribor subiu hoje a três e seis meses e desceu a 12 meses face a quinta-feira, terminando outubro com a média mensal inalterada no prazo mais curto, a avançar no intermédio e a descer no mais longo.

A média mensal da Euribor em outubro manteve-se em 2,635% a três meses e subiu 0,053 pontos para 2,975% a seis meses. Já a média da Euribor a 12 meses desceu 0,008 pontos para 3,239% em outubro.

A taxa Euribor a seis meses, que passou em janeiro de 2024 a ser a mais utilizada em Portugal nos créditos à habitação com taxa variável, avançou hoje ao ser fixada em 2,992%, mais 0,019 pontos percentuais que na quinta-feira.

Dados do Banco de Portugal (BdP) referentes a agosto indicam que a Euribor a seis meses representava 40,3% do ‘stock’ de empréstimos para a habitação própria permanente com taxa variável.

Os mesmos dados indicam que as Euribor a 12 e a três meses representavam 31,03% e 24,27%, respetivamente.

No prazo de 12 meses, a taxa Euribor recuou hoje, para 3,306%, menos 0,002 pontos que na véspera.

A Euribor a três meses avançou hoje, ao ser fixada em 2,676%, mais 0,033 pontos.

Como esperado, o Banco Central Europeu (BCE) manteve as taxas diretoras na quinta-feira e, segundo o mercado, adiou a subida das mesmas para a última reunião de política monetária deste ano, que se realiza em Frankfurt em 16 e 17 de dezembro.

Em 10 de setembro, também como esperado pelos mercados, o BCE subiu as taxas diretoras, em 25 pontos base, depois de as ter mantido em julho.

Em junho, pela primeira vez desde setembro de 2023, o BCE tinha subido as taxas diretoras, designadamente 25 pontos base, depois de as manter em abril, pela sétima reunião consecutiva e de oito reduções desde que a entidade iniciou o ciclo de cortes em junho de 2024.

As Euribor são fixadas pela média das taxas às quais um conjunto de 21 bancos da zona euro está disposto a emprestar dinheiro entre si no mercado interbancário.

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El euríbor rompe su racha al alza en octubre, pero encarece las hipotecas variables más de 1.000 euros al año

El euríbor a doce meses cierra octubre entorno al 3,3%, rompiendo con tres meses consecutivos al alza al registrar una ligera caída respecto a septiembre. Pese al retroceso de este indicador, el más utilizado en España para calcular los créditos hipotecarios variables, las hipotecas variables seguirán al alza, ya que la tasa media del euríbor se sitúa muy por encima de la de octubre de 2025, cuando fue del 2,187%.

De esta manera, para una hipoteca media de 150.000 euros, a 25 años y con un interés del euríbor más el 1%, el incremento anual superará los 1.000 euros. En cambio, si el préstamo es superior, de 300.000 euros, con las mismas condiciones, el alza en las cuotas podría alcanzar los 2.100 euros anuales.

Todavía queda una sesión para que finalice el mes, pero el euríbor de octubre alcanza actualmente esa tasa media provisional del 3,235 %, levemente inferior al 3,247 % de septiembre, cuando encadenó su tercer mes de subidas, y alcanzó su nivel más alto de 2024.

En declaraciones a EFE, el analista de Banco BiG Joaquín Robles, ha explicado que en la evolución del euríbor, "la clave" sigue siendo las perspectivas de inflación y los movimientos de los bancos centrales. Ha recordado que en la eurozona, la inflación sigue subiendo, lo que ha llevado al Banco Central Europeo (BCE) a elevar los tipos de interés en dos ocasiones este año: una en junio, y otra en septiembre.

De cara a final de año, ha indicado Robles, se espera que el banco central vuelva a subir los tipos otros 25 puntos básicos si la inflación continúa al alza.Todo ello, ha aclarado, está afectando directamente al euríbor, que se ha disparado por encima del 3 %, y está provocando un encarecimiento a las hipotecas variables.

De cara a los próximos meses, Robles espera que el euríbor se mantenga por encima del 3%, condicionado por las perspectivas de inflación. "Si seguimos viendo conflictos geopolíticos, el estrecho de Ormuz cerrado y nuevas subidas en la inflación, probablemente veamos más subidas de tipos y por lo tanto más subidas en el euríbor", ha advertido Robles.

Por el contrario, ha asegurado que si hay algún tipo de acuerdo en dichos conflictos, se relajan los precios energéticos y la inflación, se empezará el camino de reducción de tipos y de caída del indicador.

Asimismo, el analista hipotecario de HelpMyCash, Miquel Riera, ha añadido que la pausa o estancamiento que registra el euríbor en octubre podría estar relacionada con el hecho de que el BCE mantenga los tipos de interés este mes. "Sin embargo, su evolución hasta finales de año dependerá, en buena medida, de los conflictos en Ucrania y Oriente Medio y de su impacto sobre la inflación", ha añadido.

Desde HelpMyCash contemplan también dos escenarios para el cierre de 2026, ya que si las tensiones geopolíticas se reducen y la inflación se modera, el euríbor podría bajar hasta el 3% o situarse por debajo de esa cota.

En cambio, si los conflictos se recrudecen y el BCE vuelve a subir los tipos en la última reunión del año, el indicador podría alcanzar el 3,5% a cierre de año.

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El euríbor vuelve a subir y el BCE aprieta: dónde están las hipotecas baratas en julio
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Furiosa AI fecha ronda de financiamento de 620 milhões e reforça equipas de em Portugal

A Furiosa AI, empresa sul-coreana que desenvolve aceleradores de inteligência artificial para inferência com elevada eficiência energética, anunciou o fecho de uma ronda de financiamento Series D de 620 milhões de dólares (547 mil milhões de euros), com uma avaliação pós-investimento de 2,9 mil milhões de dólares (2,5 mil milhões de euros). A ronda contou com a participação dos investidores internacionais Cisco Investments, Infinitum, Jericho Capital, NeoFort Holding, QUDA Capital e Worldline Capital. O Fundo Nacional de Crescimento da Coreia do Sul contribuiu com 280 milhões de dólares (247 milhões de euros). O Export-Import Bank of Korea, a UAMCO e a Hanwha Asset Management entraram como novos investidores.

Os três investidores iniciais da empresa, NAVER, DSC Investment e KDB Capital, voltaram a investir, tal como o KDB, a Nextrans, a Kakao Investment e vários outros investidores das primeiras rondas. O novo capital será aplicado em três frentes: aumentar a produção do acelerador de inferência RNGD, reforçar o ecossistema de software e acelerar o desenvolvimento do chip de terceira geração. A Furiosa AI prevê produzir 20 000 aceleradores RNGD em 2026 e mais do que duplicar esse volume em 2027, para mais de 40 000 unidades.

O chip de terceira geração, em desenvolvimento com a Broadcom e outros parceiros, terá um design multi-die em 2 nm com memória HBM4/4E. Destina-se a executar modelos de fronteira de IA baseados em agentes em grandes clusters.

Lisboa reforça o seu papel como sede europeia

Com este financiamento, a Furiosa AI vai reforçar as equipas de investigação e desenvolvimento (I&D) e comercial em Portugal. Lisboa é, a par de Seul, Silicon Valley e Singapura, um dos locais onde a empresa está a recrutar. A Furiosa AI abriu a sua sede europeia em Lisboa em abril de 2026. O escritório concentra as operações comerciais e o suporte técnico a clientes e parceiros em toda a Europa. Acolhe também uma equipa de I&D dedicada a compiladores e ao desenho de chips, uma combinação de funções que dá a Lisboa um papel na organização global da empresa. Em julho, a empresa deu o primeiro passo na disponibilização do RNGD na Europa, com a instalação de servidores no centro de dados LS2 da Equinix, em Lisboa. Estes servidores permitem às empresas europeias avaliar o desempenho da arquitetura da Furiosa nos modelos de IA mais avançados, com o apoio da equipa de Lisboa.

“Esta ronda confirma a aposta da Furiosa AI em Portugal. Seis meses depois de abrirmos a sede europeia em Lisboa, vamos reforçar tanto a equipa de I&D, em compiladores e desenho de chips, como a equipa comercial que acompanha os clientes europeus. Portugal tem o talento e a energia limpa de que a infraestrutura de IA precisa, e queremos que o país seja o centro de toda a atividade da Furiosa AI na Europa”, diz Nuno Lopes, vice-presidente para a Europa e África da Furiosa AI.

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Portugal Ventures conclui saída da Perceive3D após aquisição pela Smith+Nephew

A Portugal Ventures, sociedade de capital de risco do Grupo Banco Português de Fomento, anuncia a conclusão do processo de desinvestimento na Perceive3D (P3D), startup do seu portefólio de Life Sciences, na sequência da aquisição integral da empresa pela multinacional britânica de tecnologia médica Smith+Nephew (S+N), líder global em ortopedia e artroscopia.

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Portugal Ventures conclui saída da Perceive3D após aquisição pela Smith+Nephew

Banco do Fomento

A Portugal Ventures anunciou a conclusão do desinvestimento na Perceive3D, empresa portuguesa de tecnologia médica adquirida integralmente pela multinacional britânica Smith+Nephew em 2020. O anúncio, divulgado a 29 de outubro, surge na sequência da autorização pela agência norte-americana Food and Drug Administration (FDA) do sistema TESSA, desenvolvido a partir da tecnologia da startup.

Fundada por João P. Barreto e Rui Melo, a Perceive3D nasceu como spin-off da Universidade de Coimbra e dedica-se ao desenvolvimento de soluções de visão por computador, inteligência artificial e realidade aumentada aplicadas à cirurgia minimamente invasiva. A sua plataforma de navegação para artroscopia permite transpor o planeamento pré-operatório para o contexto cirúrgico em tempo real, com o objetivo de aumentar a precisão dos procedimentos.

Esta tecnologia deu origem ao TESSA — Tracking Enabled Spatial Surgery Assistant —, atualmente integrado no portefólio da Smith+Nephew. Segundo o comunicado, a primeira aplicação clínica do sistema destina-se à reconstrução artroscópica do ligamento cruzado anterior do joelho, numa abordagem de navegação intra-articular que a empresa designa por «Cirurgia Espacial». A autorização da FDA foi concedida através da via regulatória De Novo.

A Portugal Ventures, sociedade de capital de risco do Grupo Banco Português de Fomento, investiu na Perceive3D em 2013, quando a empresa se encontrava na fase pre-seed. Ao longo dos anos, apoiou o desenvolvimento tecnológico, a proteção da propriedade intelectual, a validação clínica e os primeiros projetos-piloto hospitalares.

A aquisição pela Smith+Nephew, em 2020, permitiu acelerar o desenvolvimento industrial e regulatório da tecnologia, de acordo com a nota de imprensa. O comunicado não divulga o valor da aquisição, o montante investido pela Portugal Ventures ou o retorno obtido com a operação, nem detalha as condições da conclusão do desinvestimento agora anunciada.

Para Marco Neves, presidente do conselho de administração da Portugal Ventures, a integração da tecnologia num grupo internacional e a autorização regulatória nos Estados Unidos demonstram o papel do investimento na valorização da investigação científica. «Ver esta tecnologia integrada num líder global como a S+N e agora validada pela FDA confirma o impacto que o capital de risco pode ter na transformação de ciência em inovação», afirma, citado no comunicado.

João P. Barreto, fundador e diretor executivo e científico da Perceive3D, destaca a complexidade do percurso entre a investigação inicial e a chegada ao mercado. “Levar uma tecnologia médica com esta complexidade e sofisticação de TRL 1 a TRL 9, ou seja, dos princípios científicos básicos até à introdução no mercado, foi uma experiência única e com poucos precedentes em Portugal”, refere.

O responsável salienta ainda o contributo da Universidade de Coimbra, da Portugal Ventures, enquanto principal investidor, e da Smith+Nephew, que adquiriu a tecnologia antes da sua comercialização.

Também o reitor da Universidade de Coimbra, Amílcar Falcão, considera que a autorização constitui um reconhecimento da investigação desenvolvida na instituição. O percurso da Perceive3D, afirma, demonstra “como o conhecimento produzido na nossa instituição pode transformar-se em inovação com impacto global”.

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Crescimento económico da Alemanha desacelera para 0,2% no 3.º trimestre

A economia alemã cresceu 0,2% no terceiro trimestre em relação aos três meses anteriores, corrigidos os efeitos de preços, sazonais e de calendário, segundo os dados preliminares publicados hoje pela agência federal de Estatística alemã (Destatis).

Este dado aprofunda a desaceleração que a maior economia da Europa vinha a mostrar, já que cresceu 0,4% entre janeiro e março e 0,3% entre abril e junho, depois de fechar 2025 com um avanço de 0,3% e de dois anos de recessão.

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APFN considera que OE2027 continua a penalizar famílias com filhos e exige critério per capita no Estado

A Associação Portuguesa de Famílias Numerosas (APFN) considerou hoje que a Proposta de Orçamento do Estado para 2027 (OE2027) mantém a penalização sobre quem tem filhos e defendeu a adoção do critério per capita de forma transversal em todas as políticas públicas.

No parecer emitido sobre a Proposta de OE2027, a APFN defende que “cada filho vale um” e que a equidade fiscal tem de assentar no rendimento por pessoa, aplicando-se não só ao IRS, mas também à habitação, energia, prestações sociais, saúde e mobilidade.

A associação reconhece a inclusão de algumas medidas no documento, nomeadamente a atualização dos escalões do IRS acima da inflação, o reforço da dedução a partir do terceiro filho e o alargamento da licença parental. Contudo, classifica estas opções como “passos simbólicos e avulsos” que falham em corrigir a injustiça estrutural.

Segundo a APFN, as famílias numerosas têm rendimentos semelhantes aos dos restantes agregados, com a diferença de que o mesmo montante precisa de sustentar mais pessoas. A organização sublinha que tratar de forma igual famílias com o mesmo rendimento, mas com número diferente de dependentes, ignora o aumento de custos com alimentação, vestuário, habitação, energia e educação.

“Uma criança não é uma fração de adulto nem um elemento acessório do agregado. É uma pessoa inteira com necessidades próprias que o rendimento da família tem de sustentar por inteiro”, refere a associação, alertando que o Estado está a “sufocar o rendimento disponível de quem decide ter filhos”.

Lembrando que os dados do Inquérito à Fecundidade do Instituto Nacional de Estatística indicam que as famílias portuguesas desejam ter mais filhos e não o fazem sobretudo por limitações financeiras, a APFN apela aos grupos parlamentares para que corrijam o documento durante a discussão na especialidade.

Entre as medidas propostas pela associação para o IRS estão a tributação com base no rendimento per capita ou a dedução de um mínimo de existência por filho, a fixação de limites de despesas dedutíveis por pessoa e a atualização das deduções à taxa da inflação acumulada.

Na habitação, a organização pede a eliminação do teto de três filhos no IMI Familiar e critérios per capita na isenção de IMI, no IMT e no Porta 65 Jovem. A APFN reclama ainda a aplicação da taxa reduzida de IVA a todo o consumo de eletricidade, um abono de família universal, maior flexibilidade na licença parental e a revisão do ISV e do IUC para veículos de maior lotação a partir dos três filhos.

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Portagens devem aumentar 3,8% em 2027

As portagens das autoestradas poderão aumentar 3,82% em 2027, a confirmar-se a estimativa da taxa de inflação homóloga para outubro, sem habitação, divulgada hoje pelo INE, acrescida dos 0,1% de compensação às concessionárias.

A fórmula que estabelece a forma como é calculado o aumento do preço das portagens em cada ano está prevista no decreto-lei n.º 294/97 e estabelece que a variação a praticar em cada ano tem como referência a taxa de inflação homóloga sem habitação no continente verificada no último mês para o qual haja dados disponíveis antes de 15 de novembro.

De acordo com os dados provisórios divulgados hoje pelo INE, aquele referencial de inflação situou-se em 3,72%. O valor definitivo será divulgado pelo INE em 11 de novembro.

A este valor acresce 0,1%, na sequência do acordo celebrado em 2022 pelo Governo com as concessionárias das autoestradas para as compensar pelo travão que foi então imposto a uma subida de cerca de 10% em 2023.

Isto porque, em 2022, a evolução homóloga dos preços no continente, sem habitação, superou os 10%, valor que levou o executivo a negociar com as concessionárias uma solução que limitou a subida do valor das portagens em 2023 a 4,9%.

Na ocasião, o então ministro das Infraestruturas, Pedro Nuno Santos, precisou que, além dos 4,9% de aumento suportado pelos utilizadores das autoestradas, uma parte (2,8%) foram da responsabilidade do Estado, sendo o remanescente “até 9,5% ou 10,5%” suportado “pelas concessionárias”.

Como compensação pelo limite de 4,9% imposto em 2023, ficou, então, estabelecido que as concessionárias podiam, nos quatro anos seguintes, aumentar em mais 0,1% o valor de atualização das portagens que decorre dos respetivos contratos de concessão.

Em 2024, 2025 e 2026 as portagens sofreram também uma atualização superior a 2%.

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Dormidas no alojamento turístico com maior crescimento em quatro meses em setembro

As dormidas no setor do alojamento turístico registaram em setembro o maior crescimento em quatro meses, subindo 2% para 8,7 milhões, e acumulam um aumento de 1,5% nos primeiros nove meses, para 66,0 milhões, divulgou hoje o INE.

De acordo com as estatísticas rápidas da atividade turística do Instituto Nacional de Estatística (INE), no acumulado dos primeiros nove meses do ano, os proveitos totais do setor cresceram 5,3%, para 6.020,1 milhões de euros, enquanto os proveitos de aposento (apenas referentes às dormidas) subiram 5,0% para 4.649,2 milhões.

Considerando apenas o mês de setembro, o setor do alojamento turístico registou 3,4 milhões de hóspedes (+2,5%) e 8,7 milhões de dormidas (+2,0%).

Nesse mês, os proveitos totais ascenderam a 890,2 milhões de euros e os proveitos de aposento a 696,6 milhões, correspondendo a crescimentos de 6,1% e 6,0%, respetivamente.

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