Reading view
Flávio Bolsonaro visita o pai em Brasília na véspera de debate com Lula na TV Globo
A poucos dias do segundo turno das eleições presidenciais, Flávio Bolsonaro (PL) esteve com o pai, Jair Bolsonaro, na manhã desta quinta-feira (22), em Brasília. O senador, que disputa a Presidência da República, chegou pouco antes das 8h ao condomínio Solar de Brasília, no Jardim Botânico, onde o ex-presidente cumpre prisão domiciliar.
O encontro durou aproximadamente uma hora. Flávio deixou o local sem falar com jornalistas e não comentou o motivo da visita.
A reunião ocorreu um dia antes do debate entre o candidato do PL e o presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT), marcado para sexta-feira (23), na TV Globo. O confronto televisivo está previsto para três dias antes do segundo turno.
Esta é a terceira vez que pai e filho se encontram desde o fim da restrição de 90 dias às visitas a Jair Bolsonaro, determinada pelo ministro Alexandre de Moraes, do Supremo Tribunal Federal (STF).
Condenação de Jair Bolsonaro e compromissos de Flávio
O ex-presidente foi condenado pelo STF, em 2025, a 27 anos e três meses de prisão por tentativa de golpe de Estado. Desde agosto do ano passado, ele está preso e cumpre prisão domiciliar no Distrito Federal.
A agenda oficial de Flávio Bolsonaro indica que ele permanece em Brasília nesta manhã, sem compromissos públicos previstos. Para a noite, o senador tem uma transmissão ao vivo marcada para as 19h.
Leia também
- Lula condiciona debate na Globo a abertura de sigilos de Flávio
- Lula enfrenta barreira eleitoral, e analista vê Flávio Bolsonaro com vantagem consolidada; veja vídeo
The post Flávio Bolsonaro visita o pai em Brasília na véspera de debate com Lula na TV Globo appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.
Ceci, trippa e sidra, a Oviedo dove la pace si fa a tavola

Mettete dei fiori nei vostri cannoni. Oppure: sedetevi a tavola col nemico, davanti a un piatto di ceci, a uno di trippa, il tutto annaffiato da una buona dose di sidra. È la filosofia di vita che ispira il Menu della Pace, servito nei ristoranti e nelle sidrerie di Oviedo nei giorni che accompagnano il Desarme, la più antica festa gastronomica di Spagna.
L’origine è lontana nel tempo, la battaglia di Oviedo del 19 ottobre 1836, con la vittoria della milizia locale fedele alla regina Isabella II sulle truppe carliste (dal nome dell’infante Carlo di Borbone). Per festeggiare venne organizzato un grande pranzo comunitario non solo per i soldati e la popolazione vittoriosa, ma anche per i nemici fatti prigionieri. La storia, come spesso accade, si intreccia con le leggende popolari e la più celebre racconta, invece, che la città accolse le truppe carliste affamate con una gigantesca comilona a base di ceci: un pasto così pesante da farli appisolare, permettendo al popolo di rubare le loro armi, senza spargere una goccia di sangue. Da qui il nome disarmo.
Comunque sia andata, e con il passare del tempo, un tragico evento storico si è fatto eredità culturale, momento di convivialità, legandosi alla tradizione culinaria delle Asturie. Fino al 25 ottobre ci si può sedere a tavola e ordinare in decine di locali il Menù del Desarme (o de la Paz): ceci con baccalà e spinaci (garbanzos con bacalao y espinacas); trippa alla moda di Oviedo, cioè con piedini di maiale, pancetta e patate fritte (callos a la asturiana); riso al latte (arroz con leche).

La spinta decisiva a quella che dall’anno scorso è Festa di interesse turistico nazionale, si deve a Miguel Ángel de Dios, sessantunenne a capo della Cofradía del Desarme (Confraternita del Disarmo), nata nel 2012 per preservare il menù tradizionale. «All’inizio eravamo sette – racconta De Dios, hostelero del Bodegón de Teatinos, un ristorante dove la madre già nel 1955 vendeva vino sfuso -. Oggi siamo in duecentoquaranta. Il menu veniva consumato solo il 19 ottobre, adesso è disponibile per dieci giorni e puntiamo a superare gli ottantamila pasti. A Oviedo, direi, abbiamo imparato che la pace si costruisce lentamente e che davanti a un buon piatto tutte le differenze si annullano». Non a caso il cavaliere effigiato nello stendardo della confraternita, esposto ovunque in città, impugna un cucchiaio al posto della spada.
La gastronomia locale non è solo quella del menu, ma rimane strettamente tradizionale, lascito di un’economia di sussistenza, della necessità antica e contadina di non sprecare nulla. La fabada, per esempio, il piatto più famoso cucinato a fuoco lento, e mangiato con più gusto il giorno dopo, mischiando le fabas (i pregiati fagioli bianchi asturiani) al compango, cioè chorizo, sanguinaccio affumicato e pancetta. Oppure tra i dolci, i frixuelos (simili alle crepes e tipici del Carnevale) e i carbayones, a base di pasta sfoglia, crema di mandorla, tuorlo d’uovo, creati negli anni Venti del secolo scorso da Camilo de Blas e subito entrati nella tradizione pasticcera del nord della Spagna.
Da El Fartuquin (fartucu in lingua asturiana è chi ha mangiato e bevuto a sazietà) il piatto della casa è il pote. «Uno stufato di fagioli ancora più antico della fabada – dice il proprietario José Luis Suárez -, da cui si distingue per l’aggiunta delle patate e delle berzas, una varietà di cavolo nero». Suárez è un altro confratello del Desarme, i suoi genitori avevano una storica Cantina in Plaza del Fontán e oggi gestisce El Fartuquin con la moglie Mary Fernández, la figlia Seila e il genero Iván. Mary è nella ristorazione da quando aveva quindici anni ed è tra le animatrici più convinte de Le Guisanderas: un club di quaranta cuoche con almeno dieci anni di esperienza che promuove «il lavoro delle donne in cucina, con la C maiuscola» e si prefigge l’obiettivo di tramandare le ricette autentiche con l’utilizzo di prodotti locali e tecniche tradizionali.

Nel locale di Mary e José si serve la sidra accompagnata dalle tortos de mais o con una selezione degli ottanta tipi di formaggio asturiani, ma quella della bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione delle mele è da queste parti una vera e propria cultura, tanto da aver ottenuto due anni fa dall’Unesco lo status di Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. A Nava nello stabilimento di Viuda de Angelón se ne producono un milione e mezzo di bottiglie all’anno, oltre quattro milioni in quello di Trabanco a Gijón (la seconda città del Principato delle Asturie).
Un processo che comincia tra settembre e ottobre con il conferimento del frutto per concludersi a marzo con l’imbottigliamento. Le mele devono essere delle settantasei varietà prodotte nella regione per ottenere la Dop e ne servono due chili ogni litro di sidra naturale. «Noi ne utilizziamo solo quarantotto tipi – spiega Lia Martinez Castro della sidreria Trabanco -, il mosto di mele fermenta in botti di castagno di sessant’anni per due, tre mesi e poi viene mescolato con la tecnica del trasiego per giungere a un prodotto omogeneo in acidità e grado alcolico». Oltre al sidro naturale si producono il filtrato e lo spumantizzato, mentre prendono piede versioni più esotiche e di nicchia come la sidra de hielo (ispirata ai vini di ghiaccio tedeschi), in pratica un passito che raggiunge i dodici gradi contro i sei di quello naturale, ma resta una produzione in gran parte semi-artigianale, connessa intimamente alla tradizione rurale e a una economia circolare ante-litteram. «La selezione delle mele è fatta a mano – spiega ancora Lia Martinez Castro -, ma quelle scartate tornano agli allevatori per alimentare le mucche che con i loro escrementi concimeranno i meleti».
A Oviedo le sidrerie sono ovunque. Gli abitanti sorseggiano a ogni ora del giorno, mescolandosi ai visitatori che in questo periodo sono attratti (oltre che dal Desarme) dal Premio Principessa delle Asturie, uno degli appuntamenti culturali più attesi di Spagna con la presenza dei reali alla consegna dei riconoscimenti, ma anche ai pellegrini che per gran parte dell’anno scelgono di raggiungere Santiago di Compostela attraverso il Cammino di Salvador o di percorrere il tratto più ostico, quello del Cammino Primitivo.
Bere la sidra è di per sé un rituale che si ripete di continuo, viene chiamato escanciado: è necessario portare la bottiglia in alto, sopra la testa e col braccio ben teso, per poi colpire il bordo del bicchiere tenuto alla vita con il getto. Solo così la sidra versata si ossigena al punto giusto, per poi berla entro pochi secondi. Ogni anno un concorso premia il miglior escanciador de sidra. L’ultimo è Salvador Ondó, e a suo modo anche lui è un simbolo di pace. Ha quarantatrè anni ed è arrivato dalla Guinea Equatoriale quando ne aveva tredici.

L'articolo Ceci, trippa e sidra, a Oviedo dove la pace si fa a tavola proviene da Linkiesta.it.
Mais de duas centenas de participantes na caminhada “Rosa”
VTM
Na praça do Município, no sábado, pelas 9h00, foram mais de 200 pessoas que fizeram questão de participar nesta causa, como disse à VTM Carlos Lobo, presidente da LPCC delegação de Vila Real. “A adesão das pessoas superou todas as nossas expectativas, já que as inscrições esgotaram e sentimos que as pessoas estão disponíveis para ajudar”.
O objetivo da caminhada solidária passa por “alertar para a prevenção das doenças oncológicas e também serviu para angariar fundos para a associação, que sobrevive com a ajuda da sociedade civil”.
Entre os serviços prestados na delegação, Carlos Lobo sublinhou que os doentes oncológicos têm acesso a consulta de acompanhamento psicológico, que também abrange a família, cuidadores e profissionais de saúde.
Artigo exclusivo PREMIUM
Tenha acesso ilimitado a todos os conteúdos do site e à edição semanal em formato digital.
ou compre apenas este artigo:
Comprar este artigo — 1,00€The post Mais de duas centenas de participantes na caminhada “Rosa” appeared first on A Voz de Trás-os-Montes.
Dólar sobe aos R$ 5,44, maior valor do ano; Bolsa cai 18% na semana

Dólar sobe aos R$ 5,44, maior valor do ano; Bolsa cai 18% na semana Bolsas americanas caem firme após frustração com IA. Moeda americana acumula valorização de 9% na semana
Tortelli di zucca, il dolce dentro la pasta salata

La zucca va cotta in forno, tagliata a fette e lasciata asciugare. È questo il primo gesto per preparare i tortelli mantovani, quello da cui dipende buona parte del risultato. Una polpa troppo acquosa produce un ripieno molle, difficile da racchiudere nella sfoglia. Le nonne lo sapevano e spesso preparavano la farcia il giorno prima, lasciandola riposare fino al momento di tirare la pasta. Ottobre è il mese giusto per recuperare questa abitudine. La zucca arriva dai campi, le temperature invitano a trascorrere qualche ora in cucina e i tortelli anticipano una tradizione che nel Mantovano raggiunge il suo momento più importante alla Vigilia di Natale.
Il piatto ha una storia più complessa della sua apparente semplicità: la pasta ripiena di zucca appartiene alla cultura gastronomica rinascimentale dell’Italia settentrionale, quando nelle cucine delle corti il gusto dolce conviveva abitualmente con quello salato. Le testimonianze storiche collegano queste preparazioni ai ricettari del Cinquecento. La versione mantovana si è poi consolidata nella cucina delle famiglie, diventando un piatto delle feste, preparato collettivamente intorno al tavolo.
La zucca giusta cambia tutto
La scelta della zucca determina consistenza e sapore del ripieno. La zucca mantovana, riconosciuta fra i prodotti agroalimentari tradizionali lombardi, presenta una polpa soda, compatta e naturalmente dolce. È particolarmente adatta alla preparazione dei tortelli perché, dopo la cottura, può essere ridotta in una purea sufficientemente asciutta. Anche la Delica, dalla buccia verde scuro e dalla polpa arancione, offre risultati interessanti. Meglio evitare varietà molto acquose, che richiederebbero l’aggiunta di troppo pangrattato per rendere lavorabile il ripieno.
Il secondo ingrediente decisivo è la mostarda mantovana. A differenza della senape da tavola, si tratta di frutta conservata con zucchero e aromatizzata alla senape. La versione più caratteristica utilizza le mele Campanine, piccoli frutti dalla polpa soda e dal sapore acidulo. Il loro contributo è fondamentale: la piccantezza interrompe la dolcezza della zucca e rende il ripieno più articolato. Se volete fare una pazzia, e amate il rischio, sul portale turistico di Mantova si trova anche la ricetta tradizionale per realizzarla, con indicazioni sulle varietà di frutta utilizzate.
Gli amaretti secchi completano l’equilibrio. Sono biscotti a base di mandorle o armelline, zucchero e albume, caratterizzati da un gusto dolce con una nota amarognola. Devono essere sbriciolati finemente, perché il loro compito è amalgamarsi alla zucca e contribuire alla consistenza del ripieno.
La ricetta da fare a casa
Per quattro persone occorrono 300 grammi di farina 00 e tre uova per la sfoglia. Per il ripieno servono circa 400 grammi di polpa di zucca già cotta, 60 grammi di amaretti secchi, 80 grammi di mostarda mantovana ben scolata, 80 grammi di Grana Padano grattugiato, noce moscata e sale. Per condire bastano 60 grammi di burro, alcune foglie di salvia e altro formaggio grattugiato.
Tagliate la zucca a fette, eliminate i semi e cuocetela in forno a 190 °C per circa 35-45 minuti, finché la polpa risulta tenera. Lasciatela intiepidire, eliminate la buccia e schiacciatela con una forchetta. Se appare ancora umida, fatela asciugare qualche minuto in una padella a fuoco basso, mescolando.
Aggiungete gli amaretti sbriciolati, la mostarda tritata finemente, il formaggio e una grattugiata di noce moscata. Assaggiate prima di aggiungere sale. Il ripieno deve essere compatto e conservare un equilibrio fra dolce e piccante. Copritelo e lasciatelo riposare in frigorifero almeno quattro ore, meglio per una notte.
Disponete la farina a fontana sulla spianatoia, aggiungete le uova e impastate fino a ottenere una massa liscia ed elastica. Lasciatela riposare coperta per trenta minuti, quindi tirate una sfoglia sottile con il mattarello oppure con la macchina per la pasta.
Tagliate dei rettangoli di circa 6 per 8 centimetri, distribuite il ripieno in piccole porzioni e richiudete premendo accuratamente i bordi. L’aria intrappolata all’interno può provocare la rottura durante la cottura, quindi va eliminata delicatamente prima di sigillare.
Lessate i tortelli in abbondante acqua salata per circa tre-cinque minuti, secondo lo spessore della sfoglia. Scolateli con una schiumarola e conditeli con burro fuso e salvia, completando con formaggio grattugiato.
Se avete bisogno di più informazioni, le trovate qui.
Gli strumenti che fanno la differenza
Per preparare i tortelli servono una teglia da forno, una ciotola capiente, una spianatoia e un mattarello. La macchina per tirare la pasta facilita il lavoro e permette di ottenere uno spessore regolare. Una rotella tagliapasta, liscia oppure dentellata, aiuta a rifinire i bordi. Conviene avere a disposizione anche una schiumarola larga, perché i tortelli appena cotti sono delicati e possono rompersi se scolati bruscamente. Per servirli è preferibile utilizzare un piatto piano leggermente riscaldato oppure un grande vassoio di ceramica. Nella tradizione mantovana i tortelli possono essere disposti a strati, alternando pasta, burro e formaggio. È un sistema pratico quando si cucina per molte persone e permette di portarli in tavola senza doverli saltare in padella.
Le varianti raccontano il territorio
La ricetta cambia attraversando pochi chilometri di pianura. A Mantova prevale il condimento con burro e salvia, mentre nell’Oltrepò mantovano si incontrano versioni servite con sughi di pomodoro, talvolta arricchiti con salsiccia. Spostandosi verso Ferrara si incontrano i cappellacci di zucca, parenti stretti dei tortelli mantovani. La preparazione ferrarese tradizionale valorizza la zucca con formaggio e noce moscata, generalmente senza amaretti e mostarda. Cambia così il profilo aromatico del ripieno, che diventa meno agrodolce. Per una variante domestica si può intervenire sulle proporzioni degli amaretti, scegliendo un ripieno più delicato, oppure sostituire parte del Grana Padano con Parmigiano Reggiano stagionato. Una piccola quantità di scorza di limone grattugiata introduce freschezza, pur allontanandosi dalla formulazione più classica. Negli Stati Uniti la zucca è diventata protagonista di una stagione gastronomica dominata dalle spezie del pumpkin spice, la miscela di cannella, zenzero, chiodi di garofano e noce moscata associata soprattutto ai dolci autunnali. La cuoca canadese Christine Cushing ha dedicato un video ai ravioli con questa miscela, proponendo un ripieno di zucca speziata e un condimento al burro nocciola. È una reinterpretazione che sposta il piatto verso i profumi della torta di zucca americana. C’è poi chi ha deciso di trasformare i ravioli in un dessert vero e proprio. La ricetta americana dei pumpkin ravioli with salted caramel whipped cream utilizza una pasta dolce pronta, un ripieno di zucca e formaggio cremoso e una guarnizione di panna montata al caramello salato. La sfoglia della nonna mantovana, davanti alla panna al caramello, avrebbe probabilmente chiesto spiegazioni.
Dove assaggiarli
Lo Scalco Grasso, Mantova. In via Trieste 55, il ristorante propone i tortelli di zucca con burro e salvia oppure alla mantovana. La preparazione compare anche nel percorso dedicato ai piatti della tradizione. Il locale è segnalato da Gambero Rosso e dalla Guida Michelin, che sottolinea la presenza delle specialità mantovane nella proposta gastronomica.
L’Ambasciata, Quistello. Nella Bassa mantovana, il ristorante conserva un rapporto stretto con la cucina del territorio. I tortelli di zucca sono presenti nella carta, serviti con burro di malga e Parmigiano Reggiano di Quistello stagionato 36 mesi.
Preparare i tortelli in casa richiede tempo, soprattutto quando si decide di partire dalla zucca intera e dalla sfoglia fatta a mano. Il ripieno può aspettare una notte, la pasta ha bisogno di riposare e ogni tortello va chiuso singolarmente. È una ricetta che conserva il ritmo della cucina delle feste, quando qualcuno tirava la sfoglia e qualcun altro disponeva il ripieno, mentre sul tavolo si accumulavano piccoli rettangoli infarinati e nell’aria si mescolavano chiacchiere e ricordi. Una pratica domestica che merita di essere tramandata, insieme alle dosi.
L'articolo Tortelli di zucca, il dolce dentro la pasta salata proviene da Linkiesta.it.
Lula põe Globo sob suspeita após encontro com Flávio Bolsonaro
O presidente Lula (PT) atacou a Globo nesta sexta-feira (16), durante um ato de campanha em Ipatinga, no Vale do Aço mineiro, ao falar de um almoço de Flávio Bolsonaro (PL) com a direção da emissora.
O petista insinuou que a empresa estaria contrariada com medidas de seu governo e afirmou que ela está sob suspeição.
“Ele Flávio Bolsonaro foi almoçar com a direção da Globo no dia da entrevista dele”, disse Lula, referindo-se à participação de Flávio em sabatina prevista nesta noite, depois do fim do Jornal Nacional.
Lula acusa Globo de parcialidade
“Certamente a Globo está com raiva de mim porque eu acabei com as bets e ela tinha a bet. Certamente a Globo está com raiva de mim porque aprovamos o fim da escala 6×1. Certamente ela está com raiva de mim porque ela sabe que vou dar o transporte gratuito no final de semana para o povo brasileiro poder passear com a sua família. Ela deve estar com raiva porque ela sabe que fomos nós que prendemos o Vorcaro”, afirmou.
“Então eu quero dizer para vocês que, a partir de hoje, a Globo está sob suspeição da minha candidatura. Não merece confiança. Não merece”, acrescentou.
A Globo confirmou que Flávio foi recebido pelo presidente do Grupo Globo, João Roberto Marinho, e pelo vice-presidente de Relações Institucionais, Paulo Tonet, na sede da empresa, no Rio de Janeiro.
Em nota, afirmou que o encontro teve caráter institucional e não contou com a participação de dirigentes do jornalismo. A emissora disse ainda que Lula também teria sido recebido caso tivesse solicitado uma visita. O petista participou da sabatina na quinta-feira (15).
O almoço já havia provocado reação na campanha petista. À Folha o ministro da Secretaria de Comunicação de Lula, Sidônio Palmeira, classificou o encontro como grave e questionou a imparcialidade da emissora, sobretudo por ter ocorrido no mesmo dia da entrevista de Flávio.
Lula pede votos e critica governo Bolsonaro
Durante a passeata, Lula também pediu aos apoiadores que buscassem votos entre os eleitores que não escolheram sua candidatura no primeiro turno. O presidente voltou a criticar o governo Jair Bolsonaro e mencionou as mortes provocadas pela pandemia de Covid-19.
“Vocês lembram das pessoas morrendo asfixiadas por falta de oxigênio? E por falta de vacina?”, afirmou. “É muito importante que a gente não permita que o Brasil retroceda.”
A mobilização reuniu aliados como o ministro Alexandre Silveira, a ex-prefeita de Contagem e senadora eleita Marília Campos, o ministro Rui Costa, eleito senador pela Bahia, e o governador reeleito do Piauí, Rafael Fonteles.
O presidente interrompeu a passeata em diferentes momentos para pedir que os participantes evitassem empurrões. “Não adianta. Se a gente não tomar cuidado, as pessoas vão cair e vão se machucar”, disse.
Janja reage a gesto de apoiador
Em outro momento, a primeira-dama Rosângela da Silva, a Janja, reagiu a um aparente gesto ofensivo de uma pessoa que acompanhava a passagem da comitiva de uma residência.
“Colega, pega esse dedo e enfia no coração. Aqui é só amor. Coloca no coração”, afirmou. (Aléxia Sousa/FOLHAPRESS)
The post Lula põe Globo sob suspeita após encontro com Flávio Bolsonaro appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.
Vídeo: Flávio Bolsonaro retoma controvérsias da Globo e questiona patrocínio milionário em entrevista
O senador e candidato à Presidência Flávio Bolsonaro resgatou episódios controversos envolvendo a TV Globo durante entrevista ao vivo com Renata Lo Prete, exibida pela própria emissora na noite de sexta-feira (16/10). Entre os assuntos, ele citou um patrocínio de R$ 100 milhões ao Domingão, apresentado por Luciano Huck, que, segundo o parlamentar, teve ligação com uma empresa associada ao Banco Master.
Flávio também mencionou a saída de um diretor da Editora Globo após a divulgação de conversas consideradas inadequadas com Daniel Vorcaro. Ao comentar o episódio, o candidato afirmou: “Não vejo nada de errado nisso”.
A jornalista Renata Lo Prete respondeu às declarações e sustentou que o patrocínio ocorreu dentro das regras de mercado. Sobre o caso do ex-diretor, ela destacou que a empresa tomou providências e o demitiu prontamente após a divulgação das conversas.
Foto e Vídeo: Redes Sociais
The post Vídeo: Flávio Bolsonaro retoma controvérsias da Globo e questiona patrocínio milionário em entrevista appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.
Flávio Bolsonaro almoça com cúpula da Globo antes de sabatina no Jornal Nacional
O senador Flávio Bolsonaro (PL), candidato à Presidência da República, almoçou nesta sexta-feira (16) com dirigentes do Grupo Globo, no Rio de Janeiro, poucas horas antes de participar de uma sabatina no Jornal Nacional. O encontro ocorreu na sede da emissora, no Bairro Jardim Botânico, e reuniu o presidente do grupo, João Roberto Marinho, e o vice-presidente de Relações Institucionais, Paulo Tonet.
Leia também
Flávio esteve acompanhado do senador Rogério Marinho (PL-RN), coordenador-geral de sua campanha, e de um assessor de imprensa. A reunião foi confirmada pela Globo, que classificou a visita como institucional e informou que não houve participação de integrantes da equipe de Jornalismo.
Em nota, a emissora afirmou que encontros desse tipo fazem parte da rotina dos executivos e que candidatos a cargos eletivos costumam solicitar visitas institucionais. Segundo a Globo, o almoço foi realizado a pedido de Flávio Bolsonaro.
Lula não teve encontro com executivos
A reunião gerou questionamentos porque ocorreu no mesmo dia da entrevista de Flávio ao Jornal Nacional. O presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT), adversário do senador no segundo turno, participou da sabatina na quinta-feira (15), mas não almoçou com a direção da emissora.
Integrantes da campanha petista manifestaram desconforto com a diferença de tratamento. O ministro da Secretaria de Comunicação Social da Presidência, Sidônio Palmeira, questionou a conveniência de receber um dos candidatos para um encontro reservado no dia da entrevista eleitoral.
A Globo argumentou que Lula não solicitou uma visita institucional semelhante. A emissora sustentou que esse tipo de reunião depende de pedidos feitos pelos próprios candidatos.
Segundo encontro antes da eleição
O almoço desta sexta-feira foi o segundo encontro de Flávio com a cúpula da Globo. A reunião anterior ocorreu antes do início oficial da campanha, durante uma rodada de visitas do senador a grandes veículos de comunicação.
O compromisso antecedeu a sabatina conduzida pela jornalista Renata Lo Prete, prevista para depois do Jornal Nacional. A entrevista integra a programação da emissora para o segundo turno da eleição presidencial, disputado entre Flávio Bolsonaro e Lula.
A Globo também prevê um debate entre os dois candidatos em 23 de outubro, dois dias antes da votação. A participação de Flávio ainda depende da confirmação formal da campanha.
The post Flávio Bolsonaro almoça com cúpula da Globo antes de sabatina no Jornal Nacional appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.
Quella zucca che ti piace tanto non ti ha detto tutto

Dimenticate le odi alle vellutate in autunno. Questo articolo vi farà togliere quel sorrisetto entusiasta tutte le volte che vedete una zucca al supermercato, riportandovi con i piedi per terra. Quella voglia elettrizzante di fare la zucca al forno per cena (che servite con lo stesso sorrisetto che avevate al supermercato – speriamo non sia una paresi) non arriva dall’ispirazione di un reel su Instagram, ma da una società sementiera in Giappone. Non è un complotto, ma la cronaca di un ortaggio che, in Italia, è passato dall’essere una verdura come tante a un’ossessione stagionale come poche.
Mangiamo molta più zucca del passato. È facile capirlo osservando le nostre abitudini o vedendo quante tipologie di zucche ci sono sul mercato. Lo conferma il Monitor Agroter che incrocia i dati disponibili. Tra il 2022 e il 2024 gli acquisti domestici di zucca fresca sono cresciuti di circa il venti per cento in volume; rispetto al 2020 la crescita a valore è del 37 per cento. C’è da dire che anche il prezzo al chilo sembra essere cresciuto negli anni.
Ma quale zucca?
Quelle che mangiamo in Italia appartengono soprattutto a specie differenti della famiglia delle cucurbitacee, originarie delle Americhe e arrivate in Europa all’inizio del Cinquecento, poco prima del pomodoro. Prima di allora in Italia era già coltivata la Lagenaria, usata, una volta essiccata, anche per ricavarne recipienti e borracce. Tra le specie di zucca più diffuse oggi ci sono Cucurbita maxima, a cui appartengono molte delle grandi zucche padane e quelle di origini giapponesi come la Delica, la Hokkaido; Cucurbita moschata, di cui fanno parte zucche Violine, Butternut e Lunghe di Napoli; e Cucurbita pepo, specie a cui appartiene la classica di Halloween.
Le famose zucche di Mantova
Francesca Nadalini coltiva zucche, meloni e angurie nel Basso Mantovano, nell’azienda di famiglia che oggi guida dopo essere rientrata da un percorso di studio e lavoro lontano dalla campagna. «La nostra è un’azienda di contadini. Dopo un periodo passato fuori, ho sentito il richiamo delle radici, perché questa agricoltura aveva bisogno di tanto supporto moderno, dall’informatizzazione alla valorizzazione del prodotto».
Attraverso l’organizzazione di produttori con cui lavora, Francesca gestisce una produzione che interessa complessivamente circa cento ettari di zucche. Con una densità indicativa di circa ventimila frutti per ettaro, significa un ordine di grandezza vicino ai due milioni di zucche per stagione. Tra le coltivate ci sono Delica, Violina liscia e rugosa, Hokkaido e qualche piccola produzione di Cappello del prete.
Qui la zucca viene bene da molto prima che Instagram la trasformasse in un’ossessione stagionale. Il territorio intorno al Po, soprattutto nel Basso Mantovano, ha una lunga specializzazione orticola fatta di zucche tradizionali. Ma nel 2025 Coldiretti indicava la Delica come la varietà più diffusa nel Mantovano, segnalando l’aumento di Delica e Violina a scapito delle varietà più tradizionali. Per una buona zucca la provenienza conta, ma non è tutto.

Prima della Delica
La zucca è un buon esempio per capire il passaggio dall’agricoltura contadina alla filiera contemporanea e la Cappello del prete è un ottimo punto di osservazione. Ha un frutto dalla buccia grigio-verde, la forma a turbante, una polpa arancione spessa, asciutta e dolce ed è storicamente diffusa tra Mantovano ed Emilia. La varietà è stata iscritta tra quelle da conservazione e la Regione Lombardia la considera fra le colture a rischio elevato di erosione genetica.
Gastronomicamente ha parecchie qualità. Commercialmente, un po’ meno. «Nella nostra zona c’era questa zucca tipica, la Cappello del prete», racconta Nadalini. «È una zucca riprodotta da seme: il contadino coltiva i semi e la riproduce. È un’attività molto faticosa, quella della produzione dei semi, quindi man mano si è andata perdendo. In più c’è un problema: questa zucca è durissima da tagliare. Notoriamente le nostre nonne se la facevano tagliare praticamente con delle asce per romperla. Negli anni è quasi scomparsa, adesso è rimasta una nicchia».
Da questo esempio scopriamo che la perdita di biodiversità agricola non è sempre un oscuro progetto di multinazionali o dell’agroindustria. A volte una varietà arretra perché produce meno. A volte perché ha un sapore poco contemporaneo. E qualche volta perché, banalmente, il consumatore non ha nessuna voglia di affrontare una buccia con un’ascia, ma cerca un prodotto più semplice.
La Cappello del prete è solo una delle tante zucche che portano ancora addosso il territorio in cui sono state selezionate. In Veneto c’è la Marina di Chioggia, una Cucurbita maxima grossa, schiacciata e dalla buccia verde-grigia; tra Emilia e Lombardia è diffusa la Violina, allungata e color nocciola, appartenente invece alla specie Cucurbita moschata. Alla stessa specie appartiene la Lunga di Napoli, tradizionale in Campania, che può raggiungere dimensioni notevoli e si conserva per mesi. Forme, consistenze e usi diversi che raccontano quanto, prima della standardizzazione varietale, la parola “zucca” identificasse prodotti anche molto lontani tra loro.

Tradizionale non è sempre migliore
Non tutto ciò che è tradizionale, però, è automaticamente migliore. È un punto sul quale Francesco Penazzi insiste parecchio. Sui colli bolognesi, a Rocca Corneta, coltiva ortaggi destinati alla produzione di sementi e guarda alla zucca prima come genetica e solo dopo come ingrediente.
«Dire che le varietà tradizionali come Cappello del prete o Marina di Chioggia siano tendenzialmente buone è corretto. Però non saranno necessariamente buone quanto una buona Delica. Le Delica hanno avuto successo proprio perché erano molto buone».
La Delica sembra ormai così familiare da avere acquistato, almeno nell’immaginario, una specie di cittadinanza padana. Verde scura, schiacciata, di dimensioni gestibili, polpa arancione, asciutta e dolce: per moltissimi consumatori oggi quella è la zucca. Ma questa storia inizia in Giappone. La Delica è una tipologia di zucca selezionata come ibrido F1 dall’azienda sementiera giapponese Takii. Quando arrivò sul mercato aveva alcune caratteristiche difficili da ignorare. Francesca Nadalini ricorda bene il passaggio: «Chi è nel settore la riconosce come un prodotto molto valido, perché è caratterizzata da una polpa cremosa, da una dolcezza incredibile. Se lasciata stagionare diventa asciutta. I produttori dell’area mantovana che avevano un po’ di passione per la zucca iniziarono a coltivare questa Delica e da lì partì un po’ tutto il filone».
Quel “lasciata stagionare” non è un dettaglio. Nadalini raccoglie le zucche quasi mature e le lascia riposare in ambienti ventilati perché perdano parte dell’acqua e la polpa diventi più asciutta. Possono servire dai quindici ai quaranta giorni, senza forzare il processo. «Il segno della fine della stagionatura è quando tagli una zucca e non deve fare la goccia». È la versione organizzata di una pratica contadina antica, quando le zucche venivano lasciate ad asciugare sulle aie.
La Delica, insomma, non ha soppiantato le zucche tradizionali soltanto perché più adatta alla filiera. Ha avuto successo anche perché ha intercettato meglio il gusto e le esigenze di chi la compra: è relativamente piccola, ha una buccia più gestibile, una polpa consistente e una dolcezza riconoscibile. Il Consorzio agrituristico mantovano, nel raccontare il declino della Cappello del prete, indicava proprio nella minore pezzatura e nella facilità di taglio alcune delle ragioni che hanno favorito la Delica. Ma una buona varietà commerciale deve fare molte altre cose, oltre a essere buona.
Ibrido non è una parolaccia
Ibrido è una di quelle parole che nel discorso sul cibo sembrano minacciose senza che sia molto chiaro perché. Un ibrido F1 è semplicemente il risultato dell’incrocio tra due linee selezionate per riunire nella stessa pianta caratteristiche utili: maggiore produttività, resistenza alle malattie, pezzatura o uniformità dei frutti. I semi prodotti da un F1 non garantiscono però di restituire piante uguali alla precedente: per ottenere di nuovo quello stesso risultato bisogna ripetere l’incrocio originario e per questo il seme viene normalmente acquistato da un’azienda sementiera.
Nel caso della zucca, spiega Penazzi, la selezione ha riguardato anche la forma della pianta. Molte Delica moderne sono state sviluppate per crescere in modo più compatto e concentrare i frutti vicino al piede, permettendo di aumentare la densità delle piante e semplificare la gestione del campo. È una parte dell’agricoltura che al banco ortofrutta non vediamo. Due zucche quasi identiche possono nascondere genetiche differenti, cicli di maturazione, resistenze e rese molto lontane tra loro. Ed entrambe possono essere vendute come Delica senza essere necessariamente buone allo stesso modo. «Può essere verissimo che un territorio sia particolarmente vocato, che una certa qualità sia buona e che la stagionatura renda il prodotto migliore. Però, se parti da una genetica sciatta, ottieni comunque un prodotto sciatto», dice Penazzi. Il problema è che davanti a una zucca il consumatore ha pochissimi strumenti per capirlo: «Non c’è una differenziazione chiara del prodotto».
Il punto, quindi, non è stabilire se sia moralmente superiore una varietà tradizionale o un ibrido moderno, ma capire quali caratteristiche vogliamo prediligere.
Mezze stagioni infinite
A queste richieste se ne aggiunge un’altra: la disponibilità sempre più lunga durante l’anno. Nel Mantovano Nadalini raccoglie da metà agosto a metà ottobre e, grazie a stagionatura e conservazione, riesce a vendere un prodotto italiano fino a gennaio e talvolta febbraio. Poi, se la richiesta continua, cambia la geografia della zucca.
La produttrice non considera la destagionalizzazione un tabù. «Io non divento moralista sull’argomento proprio perché viviamo già queste cose», dice, citando banane, avocado e limoni. Se il prodotto è buono e sicuro, per lei non c’è nulla di sbagliato nel cercarlo altrove quando quello italiano non è più disponibile. Penazzi è più scettico. Una coltura resta legata a condizioni climatiche precise anche quando il mercato riesce a cancellarne il calendario: produrre fuori dalla finestra più favorevole può richiedere varietà specifiche e maggiori input, senza garantire lo stesso risultato gastronomico. «Il lavoro dovrebbe essere far capire che magari non vale la pena mangiare zucca tutto l’anno se devi mangiarla male». Sono due posizioni diverse che mostrano quanto la stagionalità del cibo non dipenda più soltanto dai cicli naturali, ma sia diventata anche una decisione di filiera.
Non si può pretendere tutto da una zucca
La questione non riguarda quale sia la zucca migliore, ma le contraddizioni con cui chiediamo all’agricoltura di produrla.
Vogliamo biodiversità, ma al supermercato ci insospettisce un frutto fuori standard. Vogliamo varietà antiche, ma possibilmente facili da mangiare. Vogliamo prodotti locali, ma li cerchiamo dodici mesi all’anno. Mercato e consumatori vogliono un prezzo basso, un agricoltore ben pagato, lunga conservazione, sapore, resa, resistenza alle malattie e magari anche una storia da raccontare. Nadalini usa toni molto pratici, tipici di chi conosce la terra: «Il consumatore vuole tutto. Vuole tutte le caratteristiche. Ma in agricoltura tutte le caratteristiche non si possono avere».
È anche qui che torna la zucca Cappello del prete. Una zucca che conserva un patrimonio genetico e gastronomico prezioso, considerata a rischio elevato di erosione genetica, ma che pesa qualche chilo e richiede un’arma per il taglio. Di fronte c’è la Delica: nata dal lavoro di selezione di un’azienda giapponese, arrivata in Italia, adattatasi benissimo ad alcuni dei nostri territori e diventata così familiare da essere percepita quasi come una tradizione.
Le varietà tradizionali esistono perché generazioni di agricoltori hanno selezionato piante che funzionavano per i loro bisogni. Gli ibridi esistono perché continuiamo a fare la stessa cosa con strumenti, obiettivi e mercati diversi. Il vero cambiamento sta nelle caratteristiche che consideriamo indispensabili.
Un tempo una zucca poteva permettersi di essere enorme, durissima e diversa da quella cresciuta nel campo accanto, perché sarebbe finita nella dispensa di una famiglia che sapeva cosa farsene. Oggi deve pesare poco per stare nel sacchetto biodegradabile senza strapparlo ed essere dolce e cremosa. Ah, e deve essere piccola abbastanza da entrare in quella stramaledetta friggitrice ad aria per replicare la ricetta della zucca croccante vista su TikTok.

L'articolo Quella zucca che ti piace tanto non ti ha detto tutto proviene da Linkiesta.it.
Lula assume responsabilidade por dificuldade de comunicação do governo
O presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) assumiu a responsabilidade pela dificuldade de compreensão da sociedade sobre os resultados de seu governo. A declaração ocorreu durante sabatina promovida pela TV Globo nesta quinta-feira (15/10). Questionado pela jornalista Renata Lo Prete sobre a rejeição à sua gestão, Lula afirmou: “Se quando as coisas dão certo, sou eu que ganho, quando elas não dão certo, sou eu que perco”. O petista também lamentou a dificuldade de comunicar melhor as ações do governo.
Lula defendeu sua articulação com o Congresso Nacional. Ele afirmou que aprovou 99% das propostas de sua gestão e contou com o apoio de diferentes partidos. Segundo o presidente, uma base ampla é essencial para garantir a governabilidade.
Apesar do cenário eleitoral, Lula demonstrou confiança na vitória no segundo turno, marcado para 25 de outubro. O presidente participou da sabatina e respondeu a perguntas de jornalistas.
The post Lula assume responsabilidade por dificuldade de comunicação do governo appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.
A misoginia de diálogos de Vorcaro e CEO que expôs atrizes: “Mulher não pode fazer isso”
Com a boca vermelha e a pele totalmente pintada de verde, Deborah Secco adentrou o Baile da Vogue de 2024, no Copacabana Palace, alternando entre sorrisos fartos e carão carregado nos olhares sensuais, um combo recorrente que já virou tradição no evento, no qual é convidada de destaque. A atriz encarnava um ser extraterrestre de roupas curtas, brancas, com direito a um bebê alien a tiracolo, no estilo carnavalesco típico da celebração, uma das grandes apostas publicitárias da Vogue Brasil e da Editora Globo nas semanas que antecedem o Carnaval.
Mas enquanto posava para os fotógrafos de dezenas de publicações e curtia a festa com sua tradicional animação, Deborah, que dividia o espaço com a nata executiva do Grupo Globo, estava desavisada do julgamento de alguns dos presentes mais relevantes do evento. “Eu só olhava pra bunda dela rs”. As palavras são do então diretor-geral de mídias impressas e rádios da Editora Globo, Frederic Kachar, para o dono do Banco Master, Daniel Vorcaro, horas depois. “Mas tava muito feia kkk”, rebateu o banqueiro. “Concordo que a fantasia era broxante”, completou Kachar. “Tá doido, mulher não pode fazer isso”, disparou Vorcaro.
Os diálogos fazem parte de um conjunto de mensagens interceptadas pela Polícia Federal (PF), entre outubro de 2023 e julho de 2025, cujo vazamento ganhou força nesta semana e levou à demissão do executivo de mídia nesta quinta-feira (15). Em nota, o Grupo Globo não menciona o conteúdo misógino das mensagens como um dos motivos da demissão, mas sim a preservação da independência editorial da Editora Globo.
Nota na íntegra
Grupo Globo comunica desligamento de Frederic Kachar e reforça independência editorial de seus veículos.
O Grupo Globo comunicou hoje o desligamento do diretor-geral de Mídia Impressa e Rádio, Frederic Kachar. O conteúdo das conversas privadas mantidas com Daniel Vorcaro entre outubro de 2023 e julho de 2025, às quais a empresa teve acesso ontem, revela uma relação inadequada do executivo com um anunciante.
A Editora Globo reforça seu compromisso com a ética e a transparência e reafirma a absoluta independência editorial do jornalismo de seus veículos, premissa essencial de sua atuação. O protagonismo da cobertura crítica, isenta e independente que tem feito do caso Master é a demonstração concreta do compromisso inegociável de seus veículos com os Princípios Editoriais do Grupo Globo.
A empresa reconhece os 29 anos de dedicação de Kachar ao desenvolvimento de seus negócios de mídia e informa que o nome de seu substituto à frente da Editora Globo e do Sistema Globo de Rádio será divulgado em breve.
Comunicação Globo
Rio de Janeiro, 15 de outubro de 2026
Mais informações: https://imprensa.globo.com/
Além de comentários objetificando atrizes ligadas ao próprio Grupo Globo, o conteúdo revela comentários machistas e convites mútuos para festas com mulheres, discrição “sem celular” e encontros descritos como idas à “Ucrânia”.
Um baile de machismo
“Muita mulher pro crime e só gay. Elas tavam dando em cima mesmo acompanhado”, foi assim que Fred Kachar descreveu o ambiente do evento da revista até então sob sua responsabilidade. E completou: “Me fodi. Minha ex foi e marcou em cima”. Ele fazia menção à atriz Monique Alfradique, que também chegou a se envolver com Daniel Vorcaro meses depois. De acordo com a assessoria de imprensa da atriz, no entanto, o relacionamento dos dois não chegou a ser um namoro e o título de “ex”, usado por Kachar, não seria apropriado.
Em seguida, o ex-diretor-geral passou a comentar sobre convidadas que trabalham no Grupo Globo. “Deborah secco tava pra jogo”, escreveu Kachar. O executivo da Globo ainda relata que a atriz seria madrinha do camarote do Grupo no Carnaval do Rio de Janeiro e teria dito querer “curtir solteira” nos festejos. “Relação aberta. Preciso de uma dessas”, escreveu Kachar. “Todos nós”, respondeu Vorcaro.
A assessoria de Déborah Secco repudiou a associação indevida do nome da atriz a comentários de teor machista, desrespeitoso e irresponsável, disse que a atriz não conhece Daniel Vorcaro e que sua relação com Fred Kachar sempre foi estritamente profissional. “Tiveram encontros em trabalhos, onde foram fotografados, sem qualquer vínculo entre eles”. A equipe da atriz também destacou que os comentários que se tornaram públicos diz respeito a um evento “onde ambas estavam trabalhando”.
“É inadmissível expor a imagem e a reputação de uma mulher com base em uma narrativa que não corresponde à sua realidade. Também é lamentável a forma como mulheres foram mencionadas, em comentários que não devem ser tratados com naturalidade nem usados para alimentar especulações”, diz a nota.
Leia a nota na íntegra
Diante das informações divulgadas, a assessoria de Déborah Secco repudia a associação indevida do nome da atriz a comentários de teor machista, desrespeitoso e irresponsável.
Déborah Secco não conhece Daniel Vorcaro. Sua relação com Fred Kachar sempre foi estritamente profissional, tiveram encontros em trabalhos, onde foram fotografados, sem qualquer vínculo entre eles.
É inadmissível expor a imagem e a reputação de uma mulher com base em uma narrativa que não corresponde à sua realidade. Também é lamentável a forma como mulheres foram mencionadas, em comentários que não devem ser tratados com naturalidade nem usados para alimentar especulações.
A assessoria repudia qualquer tentativa de envolver a atriz Déborah Secco nesses acontecimentos. Sua trajetória, construída ao longo de anos de trabalho, merece ser tratada com responsabilidade e respeito.
Também é importante esclarecer que o comentário de teor machista e misógino surgiu a partir da presença de Sabrina Sato e Deborah Secco no Baile da Vogue 2024, onde ambas estavam trabalhando. Algumas publicações, no entanto, vêm apresentando os fatos de forma descontextualizada, dando a entender que elas estariam em uma festa com Daniel Vorcaro e Fred Kachar, o que não corresponde à realidade. Daniel Vorcaro, inclusive, não estava
presente no evento.

O banqueiro reagia às impressões do amigo, cuja relação seria uma “amizade que supera negócios”, mas não esteve presente no evento de 2024, em que suas empresas figuravam como patrocinadoras. A tabela com o orçamento para patrocínio em 2025, compartilhada no WhatsApp, considerava reajuste sobre os valores do ano anterior, que supostamente somaram R$ 1,7 milhão no Baile da Vogue e no Carnaval em 2024.
Outra artista citada no contexto da festa e de que estaria “pra jogo” foi a apresentadora Sabrina Sato. “Sabrina [Sato] também. Aniversário dela.”, disse Fred Kachar em relato para o banqueiro Vorcaro. “Soltinha”, resumiu o executivo sobre a profissional que estava em uma festa carnavalesca.
Sabrina Sato disse nunca ter tido contato com Daniel Vorcaro e relata que encontrou Kachar apenas em uma premiação de revista, quando foram fotografados, mas nega qualquer vínculo entre eles. “É inadmissível expor a imagem e a reputação de uma mulher com base em uma narrativa alheia à sua realidade. O respeito à dignidade das mulheres não é uma concessão. É um direito. E comentários desta natureza não podem ser tratados com naturalidade, reproduzidos ou utilizados para alimentar especulações”, afirmou em nota à Pública.
Nota na íntegra
Diante das informações divulgadas, a assessoria de Sabrina Sato repudia a associação indevida do nome da apresentadora a um comentário de teor machista, desrespeitoso e irresponsável.
Sabrina nunca teve qualquer contato com Daniel Vorcaro e encontrou Fred Kachar apenas em uma premiação de revista, ocasião em que foram fotografados, sem qualquer vínculo entre eles.
É inadmissível expor a imagem e a reputação de uma mulher com base em uma narrativa alheia à sua realidade.
O respeito à dignidade das mulheres não é uma concessão. É um direito. E comentários desta natureza não podem ser tratados com naturalidade, reproduzidos ou utilizados para alimentar especulações.
Qualquer tentativa de envolver Sabrina nesses acontecimentos é repudiada. Sua trajetória, construída ao longo de anos de trabalho, merece ser tratada com responsabilidade e respeito.

Não é sobre fama, nem sobre desejo
A Agência Pública questionou o grupo Globo se denúncias foram feitas ao compliance da companhia quanto à relação de atrizes e outras artistas e sua relação com figuras de poder como Kachar na dinâmica corporativa da empresa, mas não obteve resposta até o momento.
“O que mais me chama a atenção nesse episódio, para além da gravidade do conteúdo das conversas divulgadas, é a relação entre poder, comportamento e silêncio. Quando alguém ocupa uma posição de influência, suas atitudes têm consequências que ultrapassam as relações individuais”, resume a psicóloga organizacional e fundadora do Instituto Internacional em Segurança Psicológica (IISP), Patrícia Ansarah. O IISP atua na prevenção de riscos psicossociais, de assédio, de sobrecarga e de violência organizacional.
Segundo Ansarah, quando comportamentos machistas e misóginos são naturalizados, minimizados ou protegidos por relações de poder, perpetuamos uma cultura patriarcal que legitima a desigualdade e a reação da sociedade a esse tipo de episódio vivenciado pelas atrizes do Grupo Globo ajuda a definir o que é tolerado, o que pode ser questionado e quais são as consequências para quem decide reagir.
“Em uma sociedade marcada por profundas assimetrias de poder, discordar, impor limites ou denunciar comportamentos abusivos pode ter um custo muito alto. E isso se torna ainda mais grave para as mulheres, que, historicamente, enfrentam barreiras para serem ouvidas, levadas a sério e protegidas quando decidem denunciar. A escolha entre expor publicamente uma violência e se preservar, neste contexto, é fácil: o silêncio predomina.”
A manifestação do economista Fred Kachar a respeito de mulheres, no entanto, não se limitava a famosas de seu convívio no Grupo Globo. Em 19 de janeiro de 2024, semanas antes do Baile da Vogue sobre os quais os comentários machistas foram feitos, o executivo e o banqueiro discutiam a proposta de patrocínio do Banco Master para o período carnavalesco quando Kachar perguntou se Vorcaro iria à Sapucaí. Vorcaro disse que precisava “fugir esse ano” e brincou que só Kachar conseguia “passar ileso tanto tempo” no Carnaval. Ao que o ex-diretor-geral da Globo respondeu: “Ileso nada. Três ex minhas nesse ano. Vou pôr um tatame na pista. Só vou ligar o foda-se. Todas achando que estão comigo. E eu vou fingir demência.”

Preocupação apenas com “indiscrições”
As mensagens vazadas entre Kachar e Vorcaro registram ainda convites do banqueiro para eventos restritos. Em 7 de fevereiro de 2024, o banqueiro disparou: “Bora hoje, que vai ser animado. Tem dois oligarcas russos indo e plantel [equipe]”. Vorcaro continuou descrevendo que seria no bairro dos Jardins, em São Paulo, em “lugar fechado, só convidado”. Kachar não teria comparecido. Dois dias depois, o banqueiro escreveu: “Seu bolo tá anotado. Perdeu”.
Os encontros do gênero passam a ser mencionados com expressões de guerra nas semanas seguintes. Em 12 março de 2024, Vorcaro disse que o plano da noite seria um “ataque soviético”. Mais tarde, Kachar perguntou se ele já estava “na Ucrânia”. Dias depois, o executivo quis saber se haveria “guerra na Ucrânia nessa semana”. “Tem hoje. Bora?”, respondeu o banqueiro, informando que começaria às 23h. Em maio, Vorcaro disse que as festas aconteciam “toda terça”.
Em 15 de maio de 2024, em Nova York, na semana do prêmio Personalidade do Ano da Câmara de Comércio Brasil-Estados Unidos, Vorcaro disse que não iria a outro evento da programação e escreveu: “Fechei um lugar. Sem celular. E sem risco. Pra verdadeira festa rsrs”. Kachar respondeu: “É nessa que eu vou! Posso, né?”. “Óbvio. Convidado de honra”, disse o banqueiro. O executivo da Globo chegou ao local perto da meia-noite.
No dia seguinte, Kachar agradeceu o convite: “Será que alguém anotou a placa do caminhão que me atropelou rs?” e disse ter ido embora às 0h45. Vorcaro contou que chegou às 4h e acordou às 7h. “Ídolo. Se eu faço isso saio de ambulância do quarto”, escreveu Kachar. O banqueiro completou: “Só que fiz isso 3 dias seguidos. Ainda com a Fabíola me esperando no hotel kkkk”. O executivo respondeu: “Não acredito. Ela veio? Ídolo máximo, então. Isso eu jamais consegui” e depois conclui: “Eh um accomplishment [realização marcante]”.
Kachar e Vorcaro foram procurados pela Pública, mas até o momento não se pronunciaram sobre o caso. Em caso de manifestação, este espaço será atualizado.

Stênio Garcia desabafa e afirma estar sendo roubado pelas próprias filhas
Stênio Garcia, de 94 anos, está enfrentando uma longa crise familiar. Nesta quinta-feira (15), o ator publicou um vídeo nas redes sociais em que denunciou estar sendo roubado pelas filhas desde 2018.
De acordo com o artista, as herdeiras e a ex-companheira se recusam a devolver o direito de usufruto de um imóvel. Com isso, precisou recorrer à Justiça há mais de um ano para tentar recuperar esse direito.
No desabafo, Stênio afirmou ter trabalhado durante toda a vida para construir seu patrimônio e contou que chegou a dar três lojas para as filhas, mas os negócios faliram após dez anos. “Há mais de um ano, tive que entrar na Justiça para reaver o meu direito de usufruto que me foi roubado. Infelizmente, mesmo na Justiça, as minhas filhas e a mãe delas não querem devolver o meu direito”, declarou ele.
“Não foi só esse imóvel que comprei ao longo dos anos, mas a casa em Friburgo, que foi vendida para pagar a mãe delas que me processou em 1994. O apartamento do Leblon, vendido e divido com a mãe delas, comprei Sítio em Xerem no nome delas, duas salas comerciais com garagem em Copacabana no nome delas, mas elas dividem os aluguéis com a mãe delas e não comigo que dei o dinheiro”, acrescentou.
O ator prosseguiu: “Comprei uma cobertura na Bandeirantes no nome delas, comprei um apartamento na Nascimento Silva com meu dinheiro e dei 25% para cada uma, fiquei com 25 % e os outros 25% tive que dar para mãe delas como pagamento do processo de 1994 onde a mãe delas me processou por causa de uma reportagem que nem havia mencionado ela, mas todos sabiam e saiu na matéria”.
Justiça
Por fim, Stênio Garcia afirmou que as herdeiras e a mãe delas não respeitam nem a Justiça. “Cadê o meu usufruto que é um direito inalienável e inafiançável? Elas não respeitam a mim, não respeitam as leis e nem a Justiça. Já houve ordem judicial para depósito, mas até agora nada. É justo eu ter plano de saúde pago pelo meu sogro de 99 anos? Eu não quero nada de ninguém, mas preciso do que é meu de direito, sou um idoso de 94 anos e isso também é crime contra um idoso”, disse.
“Eu pergunto: Isso é justo? Se resguardar de usufruto vitalício não vale de nada perante as leis brasileiras? Vale dizer que esse usufruto é todo meu e não tem nenhuma metade da mãe delas. Aguardo que a Justiça faça valer o meu direito. Isso é revoltante demais!”, concluiu o ator.
The post Stênio Garcia desabafa e afirma estar sendo roubado pelas próprias filhas appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.
A linha direta de Vorcaro dentro do Grupo Globo: “Quer que peça pra corrigir?”
Um ano antes de se tornar “radioativo”, na tarde de uma quarta-feira de abril de 2024, Daniel Vorcaro recebeu uma oferta de Frederic Kachar, até então CEO da Editora Globo e do Sistema Globo de Rádio: “Quer que a gente o entreviste no Valor?”. A mensagem se referia a Alexandre Afrange, CEO da Veste – antiga Restoque, que detém marcas como Dudalina, John John e Le Lis Blanc –, empresa da qual o banqueiro do Master tinha controle acionário desde 2022. “Não sabia que a Veste tinha esse ceo”, escreveu Kachar, para então oferecer espaço editorial a Vorcaro no jornal de economia do grupo.
O diálogo faz parte das mensagens interceptadas pela Polícia Federal (PF) a partir do celular de Daniel Vorcaro e apontam que a relação dos dois, nas palavras do próprio banqueiro, em julho do mesmo ano, seria uma “amizade que supera negócios”. Os diálogos mostram que o ex-controlador do Banco Master, preso desde março deste ano como principal investigado pela Operação Compliance Zero, tinha acesso direto ao executivo, onde fazia solicitações diretas e reclamava sobre a linha editorial dos jornais do grupo Globo.
O vazamento das mensagens ganhou força nesta quarta-feira (14), momento delicado para a própria Globo. Isso porque no Auditório Ibirapuera, em São Paulo, a Rede Globo promovia um de seus eventos publicitários mais importantes do ano, o Upfront Globo. Na ocasião, os executivos mais influentes do Grupo Globo, a exemplo de Fred Kachar, como é conhecido, se reúnem com vários dos artistas mais famosos do conglomerado junto a representantes do mercado publicitário para detalhar os planos das empresas Globo para o ano seguinte. Talvez por isso, a reação ao vazamento, já conhecido nos bastidores da empresa, não tenha sido mais imediato. Nesta quinta (15), Kachar foi desligado, segundo nota oficial do Grupo.
Nota Grupo Globo
Grupo Globo comunica desligamento de Frederic Kachar e reforça independência editorial de seus veículos
O Grupo Globo comunicou hoje o desligamento do diretor-geral de Mídia Impressa e Rádio, Frederic Kachar. O conteúdo das conversas privadas mantidas com Daniel Vorcaro entre outubro de 2023 e julho de 2025, às quais a empresa teve acesso ontem, revela uma relação inadequada do executivo com um anunciante.
A Editora Globo reforça seu compromisso com a ética e a transparência e reafirma a absoluta independência editorial do jornalismo de seus veículos, premissa essencial de sua atuação. O protagonismo da cobertura crítica, isenta e independente que tem feito do caso Master é a demonstração concreta do compromisso inegociável de seus veículos com os Princípios Editoriais do Grupo Globo.
A empresa reconhece os 29 anos de dedicação de Kachar ao desenvolvimento de seus negócios de mídia e informa que o nome de seu substituto à frente da Editora Globo e do Sistema Globo de Rádio será divulgado em breve.
Comunicação Globo
Rio de Janeiro, 15 de outubro de 2026
Mais informações https://imprensa.globo.com/
Relação delicada
Vorcaro chegou a solicitar, no dia 12 de outubro de 2024, a capa da revista Vogue Brasil para a então namorada, Martha Graeff, que acabara de lançar a Happy Aging, empresa de suplementos voltada à longevidade feminina, lançada nos Estados Unidos à época. “De presente pra ela”, justificou.
O pedido não foi plenamente atendido por Kachar, que alegou inviabilidade da agenda de produção da revista. Cinco dias depois, no entanto, as versões online de Vogue Brasil, Marie Claire e Ela destacavam Graeff, cujos links foram enviados pelo ex-diretor-geral a Vorcaro: “Depois me diz se faltou algo”. O banqueiro agradeceu: “ficaram ótimas”, disse, antes de fazer a ressalva: “só a Marie Claire deu uma batidinha no final rsrs esses repórteres são uma bênção”, concluiu o banqueiro. Kachar apenas assentiu: “o próximo passo é capa na Ela ou Marie Claire, só precisamos de um fato novo”.

Versões online de Vogue Brasil, Marie Claire e Ela destacaram Martha Graeff, namorada de Vorcaro, após pedido do banqueiro ao executivo 
Versões online de Vogue Brasil, Marie Claire e Ela destacaram Martha Graeff, namorada de Vorcaro, após pedido do banqueiro ao executivo 
Versões online de Vogue Brasil, Marie Claire e Ela destacaram Martha Graeff, namorada de Vorcaro, após pedido do banqueiro ao executivo
A disponibilidade de Fred Kachar não era exatamente em vão. No dia 6 de fevereiro de 2025, o orçamento para as empresas controladas por Vorcaro foi feito pelo WhatsApp mesmo, após sucessivas tentativas de contato sem êxito. Para a presença das marcas Master, Desincha, Veste, Be Fly e Happy Aging, Kachar propôs participação de R$ 1,79 milhão e outros R$ 4,92 milhões para a presença em camarote carnavalesco na Sapucaí, no Rio de Janeiro.
Durante 15 dias, o então CEO da Editora Globo buscou Vorcaro 62 vezes até a realização do Baile da Vogue, usando mensagens de tom pessoal – “Vamos poder curtir juntos amanhã?” –, passando pela insistência típica de representantes de negócios – “Querido, me dá um sinal de vida pra eu não ir e dar com a cara na porta rs?” – e chegando a flexibilidade de negociação: “Para não te deixar na mão, te bonifico um branded content [conteúdo patrocinado, ou, em bom português, matéria paga] da marca na Glamour e na Vogue [Brasil], mas desatrelados do Baile [da Vogue]”. No fim, o banqueiro do Master concordou em pagar R$ 1,3 milhão pelos dois eventos e se ausentou do Baile. A conversa só foi retomada na terça-feira, 25 de fevereiro, com a frase “fez falta no sábado”, seguida de outra mensagem: “Estou no voo com Lauro [Jardim], que vai conhecer sua sede nova antes de mim. Desnecessário dizer que estou com ciúmes.”
As mensagens entre Vorcaro e Kochar sugerem que havia uma porta aberta no editorial do Grupo Globo para as demandas e insatisfações do banqueiro. Em 31 de maio de 2024, por exemplo, o grupo noticiou, pelo portal G1, a suposta entrada do banco no ramo de supermercados, o que Kachar se apressou a comentar: “Entrou em supermercados também? Estás incontrolável rs!”. A resposta do banqueiro veio de pronto, um minuto depois, às 19h04: “Info totalmente errada”. Diante do retorno, o executivo do Grupo Globo se prontificou: “Quer que eu peça pra corrigir?”.
A resposta de Vorcaro foi curta e enfática: “Deve!”. Às 19h27, exatamente 23 minutos após o primeiro alerta de erro, o G1 atualizou a reportagem, retirando a afirmação de compra pelo Banco Master e precisando o papel da gestora como prestadora de serviços ao fundo de terceiros. “Agora ficou certo”, assentiu o banqueiro.
A Agência Pública procurou Fred Kachar, que não retornou até a publicação desta reportagem. O espaço segue aberto à sua manifestação.
BRB: uma relação que também azeda
Segundo a PF, o Banco de Brasília (BRB) comprou R$ 9,52 bilhões em carteiras de crédito emitidas pelo Banco Master entre outubro de 2024 e fevereiro de 2025. Foi o colunista Lauro Jardim de O Globo, uma das publicações sob o comando de Fred Kachar, que primeiro questionou o presidente do BRB, Paulo Henrique Costa, pouco antes de Vorcaro, Costa e o ex-governador do Distrito Federal Ibaneis Rocha, se reunirem em Zurique, na Suíça para discutir a relação entre os dois bancos.
Em março de 2025, 58% das ações do Banco Master foram compradas pelo BRB em uma operação de R$ 2 bilhões, aprovada tanto por maioria da Câmara Distrital, pelo governo do Distrito Federal, sob a gestão de Ibaneis Rocha e pelo Conselho Administrativo de Defesa Econômica (Cade).

Ao longo de um ano e nove meses de mensagens trocadas entre Kachar e Vorcaro, os registros de festas juntos, comentários sobre mulheres, e pedidos para se encontrarem ou se falarem por telefone ou videochamadas foram muito mais numerosos que reclamações pontuais de Vorcaro, às quais o CEO da Editora Globo buscava responder de forma diplomática e quase sempre dizendo concordar em parte com a avaliação do parceiro, inclusive tecendo críticas aos próprios jornalistas de sua equipe. Mas uma publicação acelerou o desgaste da relação entre os dois executivos.
Assinada por Álvaro Campos, a análise “Mercado vê com ressalvas operação entre BRB e Master, mas acordo desarma uma bomba”, publicada em 29 de março do ano passado no Valor Econômico, fez o dono do Master perder a cordialidade. Kachar tentava contato há semanas com Vorcaro, dizendo precisar falar urgentemente, mas apenas após a publicação de análise e reportagem envolvendo o Master, o banqueiro deu sinal de vida em tom de profundo descontentamento.
“Matéria maldosa, malfeita. Isso é porque seu grupo deu o furo da operação. Parceria, como sempre, de uma via apenas”, resumiu antes de completar: “Com toda liberdade de desabafo, me sinto por varias vezes um bobo focando na parceria aí”, disse, ao encaminhar uma lista de 63 publicações das quais, segundo Vorcaro, apenas a Valor teria sido “negativa” e faria “referência a rumor”, em suas palavras.
“As fontes eu não posso te abrir porque seria deselegante, mas não são um ou dois banqueiros”, respondeu, sobre um dos princípios fundamentais do jornalismo de preservação da fonte – que pouco tem a ver com elegância. Kachar respondeu: “O que concordo com você é que não poderia fazer análise sem sua visão do ‘deal’[acordo] e já reclamei”, completou, antes de sacramentar: “Meu amigo, claro que não é pra ficar como está. Se a gente discorda em algumas coisas, temos de conversar”. Pouco mais de duas horas depois, enviou: “O Álvaro [Campos] incluiu aspas suas nessa análise. Vamos falar amanhã?”.
“Não vale a pena pra mim falar. Vira (sic) o caso Malu [Gaspar]. Tudo que eu falo usam contra mim. Deixa correr aí como sempre estão fazendo”, encerra Daniel Vorcaro. Por várias vezes, o banqueiro se queixava a Kachar do que ele questionava ser uma “campanha corporativa” contra ele, que tinha na colunista de O Globo e comentarista da GloboNews e CBN Malu Gaspar seu alvo mais recorrente. “Temos que resolver”, chegou a dizer Vorcaro ao diretor-geral.
Foi justamente nessa época, entre março e abril de 2025, que mensagens encontradas pela PF no celular do banqueiro, desta vez com o publicitário Thiago Miranda, em que ele dizia que precisavam “encontrar algo dessa mulher [Malu] no pessoal”, ao que Miranda respondeu não ter encontrado “nem uma multa na CNH”. O caso foi revelado pela Fatos Online.
A Pública entrou em contato com Campos e Gaspar, mas ambos preferiram não comentar sobre o assunto até o momento. Em caso de manifestações, este espaço será atualizado. A defesa de Vorcaro também foi acionada e informou que se manifestaria ao longo do dia, após depoimento do banqueiro marcado para hoje.
Incômodo de longa data e ameaças agora conhecidas
O trabalho de Lauro Jardim incomodava Daniel Vorcaro desde 2023, bem antes de o nome do colunista aparecer nas mensagens interceptadas pela PF, sobretudo quando da publicação da reportagem “Os cuidados de um banqueiro com a festa de 15 anos da filha”, de 4 de agosto de 2023. Ao longo de 2025, a coluna do jornalista acompanhou de perto a tentativa de venda do Banco Master ao BRB, o banco estatal do Distrito Federal, e mostrou regularmente o que sustentava a operação.
Em 4 de setembro de 2025, logo depois de o Banco Central vetar o negócio, Jardim escreveu que a principal aposta de Vorcaro nunca tinha sido o balanço do Master, e sim suas conexões políticas. Segundo a coluna, o diretor do Banco Central Renato Gomes, responsável por avaliar a saúde financeira do banco, sofreu pressões intensas nas semanas anteriores, quase todas por parte de políticos do Centrão. Executivos do mercado relataram, inclusive, ameaças. A nota informava ainda que o Master tinha passado agosto tentando renovar, sem sucesso, uma linha de crédito de cerca de R$ 10 bilhões no Fundo Garantidor de Crédito (FGC) para honrar vencimentos de linhas de investimento do tipo CDB.
Segundo a investigação da PF, foi esse tipo de cobertura que levou o ex-banqueiro a planejar uma agressão contra o Jardim. Em mensagens reveladas em 2026, Vorcaro pede a Luiz Phillipi Machado de Moraes Mourão, o “Sicário”, uma espécie de capanga de Vorcaro, que espancasse Jardim em um assalto forjado. Nas palavras do próprio Vorcaro, a ideia era “quebrar todos os dentes” do colunista. A defesa de Vorcaro disse à época que as mensagens foram tiradas de contexto e que ele jamais determinou qualquer ato de violência.

Ao falar de Malu Gaspar e Lauro Jardim, parte das mensagens de Kachar indicam uma relação entre o jornalista com a fonte, o que é praxe no trabalho de qualquer profissional de imprensa. Kachar se gaba a Vorcaro no mês de julho de 2024 sobre encontros dos jornalistas com o banqueiro nessa condição — encontros que, segundo as mensagens, teriam sido acompanhados por Kachar, superior hierárquico de ambos no Grupo Globo. “Não foi bom?”, disse Kachar a Vorcaro, em referência a Lauro Jardim. “Virou até fonte”, reagiu o CEO em mensagens posteriores.
A insatisfação de Vorcaro com os colunistas, no entanto, era anterior. Ainda em abril de 2024, Malu publicou na rede de microblogs X: “Ministros do STF, STJ e TSE silenciam sobre quem pagou suas despesas em eventos de Londres. Segundo o Poder 360, o Banco Master patrocinou o evento, mas não quis aparecer. O banco tem uma ação no STF. O relator é Gilmar Mendes, que falou no painel ‘Estabilidade Institucional e Segurança Jurídica para Atração de Investimentos Internacionais’”.
Nas mensagens apreendidas pela PF, datadas de 29 de abril de 2024, este foi o primeiro grande embate e desgaste registrado entre o banqueiro e Kachar. “Chega a ser inacreditável”, disse Vorcaro, seguido de um grande texto que incluía uma ameaça velada a retirar patrocínio a um evento do Valor.
A postura do então diretor-geral da Editora Globo variava conforme a reclamação, numa tentativa de equilibrar as insatisfações do “amigo” sem fragilizar a credibilidade de sua equipe. Em um dos retornos ao banqueiro, diz que ninguém “escala” Malu, reforçando sua independência editorial: “Mas a Malu é livre. Ninguém a escala”. Em outro, diz não gostar do estilo da jornalista e classifica comentários pontuais dela como “ilações”: “Não estou entendendo esse seu tom comigo. Sempre tivemos uma relação de harmonia e respeito. Se tiver algum erro na coluna da Malu [Gaspar], peço a correção imediata. […] Eu não gosto do que ela postou, por isso reforcei que a cobertura do Globo é a que está no site, onde não há essas ilações”, respondeu.
Nos comentários de Fred Kachar, as críticas à imprensa não se limitavam aos próprios veículos da Globo. Em conversas com Vorcaro, ele diz conhecer “os mecenas” do Poder 360 e rejeita o momento da revista piauí: “virou denuncista”.
Não há, no entanto, nenhuma frase do executivo da Globo que caracterize uma reflexão sobre a relação com o banqueiro que os próprios jornais que dirigia apontavam como suspeitos. Após ser implicado pelas investigações da PF e com o negócio do BRB sendo escrutinado, Vorcaro deixou de receber mensagens da “amizade que supera negócios” e passou três meses sem qualquer contato. A última mensagem disponível nos relatórios da PF, em julho de 2025, não tem resposta disponível. Em novembro, Vorcaro foi preso pela primeira vez e solto pouco depois, voltando a ser detido em março deste ano. O banqueiro segue detido no 19º Batalhão da Polícia Militar do Distrito Federal, a Papudinha.

Elenco de “Avenida Brasil 2” se reúne pela primeira vez e revela novidades da continuação
Os fãs de “Avenida Brasil” tiveram uma prévia do que vem por aí na continuação da novela. Parte do elenco da nova produção se reuniu publicamente pela primeira vez na quarta-feira (14), durante o Upfront Globo 2027, realizado em São Paulo, evento em que a emissora apresentou novidades sobre seus próximos projetos.
Entre os artistas que marcaram presença estavam Adriana Esteves, Murilo Benício, Débora Falabella, Cauã Reymond, Eliane Giardini, Marcos Caruso, Leticia Isnard, Thalita Carauta, Karol Lannes, Thomas Aquino, Jessica Ellen e Mel Maia.
A sequência contará novamente com personagens que conquistaram o público em 2012. Adriana Esteves voltará como Carminha, Débora Falabella interpretará Nina, Murilo Benício retomará o papel de Tufão e Cauã Reymond estará de volta como Jorginho. A trama também apresentará novos personagens e conflitos.
Durante o evento, Adriana brincou sobre os desafios de reviver a vilã que marcou sua carreira. “Estou preocupada com meus picos de pressão, porque fazer a Carminha não é nada mole”, comentou.
Débora Falabella também deu pistas sobre a produção e afirmou que a história terá uma nova abordagem. “Avenida Brasil volta toda repaginada”, declarou.
Mel Maia também retorna à trama
Conhecida por interpretar Rita na primeira fase da novela original, Mel Maia está confirmada no elenco da continuação. A atriz aproveitou a ocasião para brincar sobre a possibilidade de ganhar uma produção própria no futuro.
“E ainda bem que eu volto pra Avenida Brasil 2, mas eu não volto com uma Nina não, gente. Quem sabe a minha próxima personagem não ganhe uma novelinha só pra ela?”, disse.
O que vai acontecer em “Avenida Brasil 2”?
A história se passa 14 anos depois dos acontecimentos que agitaram o fictício bairro do Divino. Nesse novo cenário, Tufão construiu uma carreira de sucesso como empresário e sua família parece viver uma fase tranquila e unida.
Carminha, por sua vez, terá passado anos na prisão e, após recuperar a liberdade, aparentará ter mudado de vida. A personagem passa a ser reconhecida pelo trabalho social voltado a famílias em situação de vulnerabilidade, realizado depois da desativação do lixão onde vivia Lucinda, sua mãe.
A antiga vilã também tentará reconstruir a relação com a filha, Agatha, interpretada por Karol Lannes. A aproximação fará com que Carminha volte a ser aceita pela família de Tufão. No entanto, a produção deixará em aberto uma questão central: a transformação da personagem é verdadeira ou faz parte de um novo plano?
Em comunicado à imprensa, o autor João Emanuel Carneiro adiantou que a trama vai explorar os impactos do retorno de Carminha na vida dos antigos personagens, especialmente na trajetória de Nina. A continuação também mostrará novos rostos e revelará o que aconteceu com os moradores do Divino ao longo dos anos.
Novos personagens movimentam o Divino
Além de recuperar figuras conhecidas, a novela apresentará novos conflitos e relações. Thomás Aquino interpretará Renan Vitória, um líder comunitário que se aproxima de Carminha. A relação entre os dois promete trazer disputas e questionamentos sobre quem realmente controla os rumos do bairro.
Jéssica Ellen dará vida a Jade, uma jovem que sonha em estudar engenharia genética nos Estados Unidos e busca se afastar de um relacionamento tóxico. Já Thalita Carauta interpretará Salomé, personagem que deve acrescentar humor e carisma à história.
Com o retorno de parte do elenco original e a chegada de novos personagens, “Avenida Brasil 2” pretende revisitar o universo que marcou a teledramaturgia brasileira, apresentando novas disputas e mostrando como a vida dos moradores do Divino mudou com o passar do tempo.

The post Elenco de “Avenida Brasil 2” se reúne pela primeira vez e revela novidades da continuação appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.
I cyber-attacchi ai supermercati, e i timori per la destabilizzazione dell’Europa

L’insicurezza può cominciare anche da un frigorifero. In Francia, un attacco informatico ha alterato i sistemi di refrigerazione di circa 700 supermercati, compromettendo le scorte di alimenti freschi e surgelati. Il ministro dell’Economia Roland Lescure ha escluso rischi per gli approvvigionamenti alimentari del Paese, ma ha definito l’episodio un campanello d’allarme per la sicurezza alimentare. Il bersaglio non è una rete militare o un ministero, ma un’infrastruttura ordinaria da cui dipende il funzionamento della vita quotidiana.
L’attacco è stato rilevato nella notte tra domenica e lunedì. Sono stati coinvolti punti vendita di Intermarché, Netto, Coopérative U, Carrefour e Monoprix. Secondo le ricostruzioni diffuse dai media francesi, gli hacker avrebbero forzato i sistemi a entrare in un ciclo continuo di sbrinamento e impostato temperature fino a 50 gradi, rendendo inutilizzabili parte delle scorte. La procura di Parigi ha aperto un’indagine per ricostruire la dinamica e quantificare i danni.
La pista tecnica conduce a sistemi di controllo vulnerabili. L’agenzia francese per la cybersicurezza ha segnalato numerose compromissioni di moduli per il controllo remoto prodotti da Danfoss e Copeland. Danfoss ha dichiarato che la maggior parte dei sistemi coinvolti apparteneva a generazioni più vecchie, che non ricevevano più aggiornamenti software o di sicurezza. Copeland ha fatto riferimento a una generazione di controllori fuori produzione e fuori supporto.
Il problema non era del tutto sconosciuto. In un rapporto pubblicato ad agosto, la società di cybersicurezza Claroty aveva individuato vulnerabilità in piattaforme impiegate per gestire impianti di refrigerazione di supermercati, magazzini e altre strutture. Alcuni controllori risultavano direttamente accessibili da Internet. Secondo un esperto citato dall’Associated Press, lasciare questi sistemi esposti alla rete rende relativamente semplice attaccarli. La possibilità tecnica, tuttavia, non identifica chi abbia condotto l’operazione né ne chiarisce il movente.
Nessun gruppo aveva rivendicato pubblicamente l’attacco e non era stata avanzata alcuna richiesta di riscatto. È un elemento insolito, ma non sufficiente per attribuire l’azione a uno Stato. L’operazione potrebbe essere criminale, dimostrativa o avere finalità ancora sconosciute. Non ci sono prove pubbliche che indichino una responsabilità russa, né che consentano di classificare l’episodio come un’operazione di destabilizzazione.
Nelle stesse ore, Ahold Delhaize, gruppo olandese presente in Europa e negli Stati Uniti, ha sospeso alcuni sistemi dopo un distinto incidente informatico. I siti dei suoi marchi, tra cui Albert Heijn, Delhaize e Stop & Shop, sono rimasti offline, mentre i negozi hanno continuato a operare. L’azienda ha dichiarato di non avere prove di furti di dati di clienti o dipendenti. Le autorità olandesi non hanno trovato elementi per collegare l’incidente a quello francese. Due episodi ravvicinati, dunque, ma non una campagna coordinata accertata.
Il caso francese resta comunque rilevante per la sicurezza europea. La grande distribuzione dipende da una rete di sistemi digitali che controllano processi fisici: refrigerazione, logistica, magazzini e trasporti. La loro compromissione può generare perdite economiche e disservizi senza bisogno di distruggere un impianto o interrompere un’intera rete nazionale. È questo uno dei tratti delle minacce ibride: lo sfruttamento delle vulnerabilità civili per ottenere effetti che possono andare oltre il danno immediato, quando esiste una strategia più ampia.
Il Parlamento europeo ha richiamato il rischio di operazioni capaci di sfruttare debolezze sistemiche, apparire come episodi isolati e restare sotto la soglia del conflitto armato. La Russia è indicata come il principale attore statale che minaccia l’Unione su questo fronte. Ma il contesto geopolitico non basta a dimostrare che l’attacco ai supermercati francesi rientri in una simile strategia.
È qui che si apre anche la questione della cognitive warfare. Non ogni attacco informatico che crea allarme è guerra cognitiva: occorre un tentativo di influenzare percezioni, fiducia e decisioni. Un sabotaggio può però essere sfruttato per diffondere l’idea che le istituzioni non siano in grado di proteggere i cittadini, soprattutto se accompagnato da disinformazione o inserito in una sequenza più ampia di incidenti.
La risposta, quindi, non consiste soltanto nell’individuare i responsabili. Occorre aggiornare i dispositivi, limitare l’esposizione dei sistemi connessi e controllare gli accessi remoti. La direttiva europea NIS2 rafforza gli obblighi di cybersicurezza per determinate imprese del settore alimentare, ma la resilienza dipende anche dall’attuazione concreta delle misure.
L’indagine dovrà chiarire se dietro l’attacco ci sia un movente economico, politico o altro. Nel frattempo, la vicenda mostra una vulnerabilità più immediata: sistemi essenziali possono restare esposti per anni, fino a quando qualcuno decide di sfruttarli. La sicurezza europea passa anche dalla capacità di proteggere ciò che, proprio perché ordinario, tende a essere dato per scontato.
L'articolo I cyber-attacchi ai supermercati, e i timori per la destabilizzazione dell’Europa proviene da Linkiesta.it.
Flávio Bolsonaro recusa debate na Band, Lula confirma presença e Globo segue indefinida
O candidato à Presidência da República Flávio Bolsonaro (PL) anunciou que não participará do debate contra o presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT), marcado pela TV Bandeirantes para o próximo domingo (18/10). O senador também deixou em aberto sua presença no confronto que a TV Globo realizará em 23 de outubro, dois dias antes do segundo turno das eleições presidenciais de 2026. A decisão sobre o último encontro caberá à equipe técnica de sua campanha.
Ao conversar com jornalistas nesta terça-feira (13/10), Flávio descartou sua participação no programa da Band, apesar das sinalizações anteriores de que compareceria aos debates da reta final da disputa. O candidato afirmou que seus assessores ainda estudam a possibilidade de um confronto direto com Lula na televisão. “Não está previsto esse debate domingo”, declarou Flávio Bolsonaro ao responder sobre sua presença no encontro organizado pela Bandeirantes. O senador acrescentou que a definição sobre a participação no último debate dependerá de uma avaliação de seus assessores. “Estamos analisando, quem vai dar a palavra final vai ser a minha equipe técnica de um último debate.”
Após Flávio Bolsonaro confirmar que não irá ao debate da Band no próximo domingo (18/10), a emissora decidiu manter o encontro com a presença apenas do presidente Lula, candidato à reeleição pelo PT. Sob reserva, integrantes da cúpula da Band disseram que o canal não pretende abrir mão do debate, apesar da ausência confirmada do candidato do PL. Com isso, Lula participará sozinho, enquanto a Band manterá no cenário o púlpito destinado a Flávio Bolsonaro, que ficará vazio durante a transmissão.
O presidente e candidato à reeleição Luiz Inácio Lula da Silva (PT) confirmou participação no debate presidencial promovido pela Band. A Band confirma que o debate está mantido e, de acordo com as regras estabelecidas pela emissora para o encontro, a ausência de qualquer um dos candidatos confirmados resultará na manutenção de um púlpito vazio no estúdio durante toda a transmissão. Em vídeo publicado nas redes sociais da Band, o petista desafiou Flávio a comparecer no debate.
A TV Globo programou o último debate presidencial para 23 de outubro, após o Jornal Nacional, nos Estúdios Globo, no Rio de Janeiro. A emissora pretende reunir os dois candidatos para discutir suas propostas antes da votação de 25 de outubro. O filho de Jair Bolsonaro ainda não confirmou sua presença. A campanha do PL avaliará a participação no encontro, que representa a última oportunidade prevista no calendário de debates para um confronto entre os dois presidenciáveis.
O posicionamento do senador contrasta com suas manifestações anteriores sobre a necessidade de debater com Lula. Durante o primeiro turno, Flávio Bolsonaro chegou a chamar o presidente de “fujão” e afirmou que desejava enfrentá-lo diretamente. A ausência dos dois candidatos marcou a primeira etapa da campanha eleitoral. Nem Lula nem Flávio Bolsonaro participaram dos debates realizados antes da votação de 4 de outubro. Na ocasião, o candidato do PL chegou a confirmar presença no encontro organizado pela TV Globo, mas desistiu depois de decisões judiciais alterarem as condições previstas para o programa. Uma das determinações assegurou a participação de Renan Santos (Missão). Outra impediu a emissora de manter vazio o púlpito destinado a Lula, caso o presidente não comparecesse. O debate da Globo acabou cancelado justamente após Flávio desistir de participar, alegando interferência da Justiça Eleitoral no encontro.
O encontro entre os presidenciáveis será no dia 18 de outubro (domingo) às 20h, com transmissão ao vivo na Band TV, BandNews TV, nas rádios BandNews FM e Bandeirantes, no canal do YouTube de Band Jornalismo, no Band.com.br e no Bandplay. Além dos canais do grupo, o confronto contará com transmissão da parceria de um pool de veículos formado por TVs Gazeta, Cultura, Jovem Pan e o jornal O Estado de S. Paulo, o Estadão. A cobertura também trará análises em tempo real diretamente da Sala Digital, em parceria com o Google.
The post Flávio Bolsonaro recusa debate na Band, Lula confirma presença e Globo segue indefinida appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.