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Serbia, l’UE chiede di isolare Mosca ma Belgrado tira dritto

 

La Serbia non intende sacrificare i rapporti con la Russia sull’altare dell’integrazione europea. Jovo Baki?, professore universitario e rappresentante del movimento Student List, ha dichiarato a RT Balkan che il nuovo governo non imporrà sanzioni a Mosca, nonostante le pressioni esercitate da Bruxelles. La formazione studentesca ha conquistato il 52,73% dei voti nelle elezioni parlamentari di domenica, sconfiggendo la coalizione dell’ex presidente Aleksandar Vucic. Il movimento è emerso da quasi due anni di proteste, innescate dal crollo della pensilina di una stazione ferroviaria a Novi Sad nel novembre 2024, costato la vita a 16 persone. Sul terreno della politica estera, tuttavia, la nuova maggioranza sembra voler mantenere una linea di continuità.

Baki? ha definito la Russia una grande potenza, un partner storico e, in numerose occasioni, un Paese protettore della Serbia. Imporre sanzioni a Mosca, ha spiegato, avrebbe soprattutto un significato simbolico negativo per Belgrado, senza produrre conseguenze decisive per l’economia russa. La questione mette in evidenza la contraddizione con cui l’Unione Europea continua a confrontarsi: la Serbia aspira all’adesione comunitaria, ma non accetta di allinearsi automaticamente alla politica di isolamento della Russia. Per Belgrado, la difesa dell’interesse nazionale viene prima delle richieste provenienti dall’estero. Un principio che riguarda anche l’energia. Mosca copre circa tre quarti del fabbisogno serbo di gas e garantisce forniture a condizioni economiche favorevoli.

Allo stesso tempo, le sanzioni statunitensi contro la compagnia petrolifera NIS, controllata a maggioranza russa, rischiano di mettere sotto pressione l’approvvigionamento di carburante. La nuova maggioranza dovrà inoltre affrontare il tema delle esportazioni di armi. Esponenti del movimento hanno annunciato l’intenzione di interrompere le forniture verso zone di conflitto, comprese quelle destinate a intermediari occidentali che potrebbero trasferire munizioni all’Ucraina. Il Cremlino ha espresso la speranza di mantenere relazioni reciprocamente vantaggiose con Belgrado, riconoscendo anche il contributo di Vucic allo sviluppo dei rapporti bilaterali. La sfida per il nuovo governo sarà ora tradurre le dichiarazioni in scelte concrete, resistendo alle pressioni esterne senza compromettere gli interessi economici e strategici del Paese.

Il messaggio politico, intanto, è chiaro: la prospettiva europea non implica necessariamente la rinuncia alla partnership con Mosca.


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Gaza, il genocidio continua: la denuncia degli esperti ONU

 

Una commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite denuncia che Israele continua a commettere atti di genocidio a Gaza nonostante il cosiddetto cessate il fuoco, mentre in Cisgiordania si aggravano i crimini di guerra e contro l’umanità. Il rapporto documenta uccisioni di civili, torture e violenze sessuali contro detenuti palestinesi, oltre all’espansione del controllo militare israeliano nella Striscia, passato dal 53% ad almeno il 60% del territorio.

Gli esperti ONU chiedono alla comunità internazionale di esercitare pressioni su Israele affinché ponga fine all’occupazione illegale dei territori palestinesi, restituisca le terre confiscate e smantelli gli insediamenti.

Intanto, l’inerzia delle potenze occidentali continua a sollevare pesanti interrogativi sulla reale volontà di fermare le violenze e garantire giustizia alle vittime.


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Due morti e diversi feriti in un attacco ucraino nel sud della Russia

 

Un nuovo attacco condotto dalle forze ucraine contro il territorio della Federazione Russa ha provocato due morti e 17 feriti, tra cui un bambino, nella provincia di Voronež. A darne notizia lunedì mattina è stato il governatore locale Alexander Gusev.

Il bilancio più grave riguarda un convoglio passeggeri in transito fuori dalla città di Voronez, investito dai detriti di un drone precipitato sul treno. L'impatto ha causato un elevato numero di feriti tra i passeggeri, due dei quali versano in gravi condizioni. I servizi di emergenza sono intervenuti tempestivamente per prestare soccorso ed evacuare l'area.

L'attacco aereo, condotto a sventagliata sul tessuto urbano e industriale, ha provocato focolai d'incendio in diverse strutture produttive (senza causare conseguenze critiche per gli impianti), oltre a danneggiare un centro direzionale nel cuore della città, un edificio residenziale, due complessi turistico-ricettivi, uno stadio scolastico e un'area adibita a garage. Danni generalizzati alle facciate e alle vetrate delle abitazioni si registrano in quasi tutti i quartieri del capoluogo.

Sul piano militare, il governatore Gusev ha riferito che i sistemi di difesa aerea russi hanno intercettato e distrutto complessivamente 113 velivoli a pilotaggio remoto (UAV) nello spazio aereo sopra l'area metropolitana e i distretti della regione. Oltre 70 droni sono stati abbattuti direttamente sopra la città di Voronež nel corso delle operazioni difensive notturne e delle prime ore del mattino.

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Teheran chiama, Riad e Ankara rispondono: la nuova architettura di sicurezza regionale

 

L'Iran compie un passo fondamentale verso la definizione di una nuova architettura di sicurezza regionale affrancata da ogni ingerenza occidentale. Ali Baqeri Kani, vicesegretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, ha annunciato la imminente visita a Teheran di una delegazione di altissimo livello composta dal ministro della Difesa dell'Arabia Saudita, Khaled bin Salman, dal capo dell'esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, e dal capo dell'intelligence turca, Ibrahim Kalin.

La storica riunione congiunta con il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, il generale Mohsen Rezai, si inserisce nel quadro dell'iniziativa strategica promossa da Teheran per costruire un modello di difesa e cooperazione regionale basato esclusivamente sulle capacità interne dei Paesi dell'Asia Occidentale.

"Nessuno spazio per le interferenze straniere"

Come ribadito dal portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqai, la posizione di Teheran è chiara: la stabilità e la pace nella regione possono essere garantite unicamente respingendo ogni interferenza o influenza straniera, a partire dal ruolo eversivo esercitato da Washington e dal regime israeliano, individuati come la principale fonte di instabilità nell'area.

"Il modello di difesa della Repubblica Islamica dell'Iran, basato sulle proprie capacità nazionali, si è dimostrato efficace per garantire la sicurezza nazionale", ha evidenziato Baqai, sottolineando come la cooperazione tra Iran, Arabia Saudita, Turchia e Pakistan rappresenti un passo concreto e realizzabile verso la piena sovranità strategica del quadrante.

Il fallimento dell'aggressione USA-Israele e il nuovo ordine regionale

Questa svolta diplomatica arriva a seguito degli eventi bellici delle ultime settimane. L'aggressione militare lanciata da Stati Uniti e Israele contro il territorio iraniano si è scontrata con la risposta difensiva e le rappresaglie sferrate da Teheran contro le posizioni d'attacco nella regione. La guerra di 40 giorni si è conclusa con un cessate il fuoco formalizzato nel Memorandum d'intesa di Islamabad tra Iran e Stati Uniti, senza che la coalizione fosse riuscita a raggiungere gli obiettivi prefissati di smantellare le capacità difensive dell'Iran o di sottometterne la leadership, mentre Teheran ha mantenuto il controllo strategico sullo Stretto di Hormuz.

La lezione sul campo si riflette ora sul piano geopolitico. L'iniziativa iraniana per una sicurezza regionale autonoma dimostra come il tentativo di isolare Teheran o di imporle diktat unilaterali nei canali diplomatici sia fallito. Nel nuovo scenario multipolare dell'Asia Occidentale, la sicurezza si costruisce con gli attori della regione, ponendo fine alla stagione del tutelaggio neocoloniale americano.

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Serbia. Vucic perde le elezioni e accusa UE e USA di interferenze

 

In Serbia si consuma un terremoto politico destinato a ridefinire gli equilibri nei Balcani. I risultati preliminari diffusi dalla Commissione elettorale della Repubblica (RIK) confermano che la Lista degli Studenti, forza cardine dell'opposizione, è in nettissimo vantaggio nelle elezioni parlamentari anticipate con il 51,84% dei voti, a fronte del 39,77% ottenuto dalla coalizione di governo Serbia Unita. Con quasi il 93% dei seggi già scrutinati, i dati ufficiali convergono con le proiezioni finali degli istituti CeSID e Ipsos, che attribuiscono all'opposizione guidata dai giovani il 52,9% delle preferenze e alla compagine di governo il 38,8%.

La consultazione elettorale è giunta al culmine di una fase di profonda instabilità istituzionale e sociale, apertasi nel novembre 2024 con il tragico crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad costato la vita a 16 persone.

La lettura di Vucic: "Una rivoluzione eterodiretta dal deep state"

Nel commentare la sconfitta, l'ex presidente serbo ha scelto toni di netto scontro geopolitico, puntando il dito contro le regie occulte esterne che avrebbero finanziato e orchestrato la mobilitazione di piazza: "È la conferma di una rivoluzione condotta con il sostegno diretto di vari Paesi europei e del deep state americano".

Rivolgendosi ai vincitori con toni duri, Vucic ha rincarato la dose: "Mi congratulo con loro, anche se sono solo gli esecutori di un lavoro sporco ideato da qualcun altro per abbattere un Paese sovrano. Per il momento ci siete riusciti. Per quanto tempo? Lo vedremo". Pur ammettendo la disfatta e confermando che continuerà la battaglia dai banchi dell'opposizione senza lasciare il Paese ("Amo la Serbia. Non lascerò mai la Serbia"), il leader uscente ha lasciato intendere che la transizione aprirà scenari ad altissima tensione, non ultimi i dossier legati all'allineamento geopolitico di Belgrado, a partire dalle pressioni occidentali per imporre sanzioni economiche contro la Russia, un argine che la vecchia guardia sosteneva di voler difendere.

Le congratulazioni lampo di Bruxelles e l'ipoteca sull'asse atlantico

Mentre le piazze di Belgrado festeggiavano la fine di un'era, la risposta dell'apparato eurocratese non si è fatta attendere. I vertici di Bruxelles — con i messaggi speculari affidati ai social da Ursula von der Leyen e António Costa — si sono affrettati a blindare il risultato della Lista degli Studenti, promettendo immediato sostegno finanziario e politico per accelerare i processi di integrazione della Serbia nell'Unione Europea.

Resta ora da capire quale sarà il reale margine di manovra di un esecutivo nato sulle ceneri di una protesta di piazza e immediatamente rivendicato dai tecnocrati comunitari come una vittoria della propria sfera di influenza, in un quadrante balcanico che continua a rappresentare il terreno di scontro primario tra le spinte del multipolarismo eurasiatico e l'egemonia euro-atlantica.

 

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Il primo video di Lula dopo il trionfo elettorale

 

Con una campagna elettorale per il secondo turno straordinaria, Luiz Inácio Lula da Silva a 80 anni è stato riconfermato presidente del Brasile e inizierà un suo quarto mandato. Il rappresentante dell'estrema destra e del sionismo internazionale, Flavio Bolsonaro, si era aggiudicato il primo turno, ma la capacità di mobilitazione delle fasce più povere della popolazione ha permesso la storica rimonta.

Questo è stato il primo video che Lula ha deciso di pubblicare sulle reti sociali dopo il sorpasso durante lo scrutinio della sera brasiliana e poi la conferma della vittoria. 

??????????PRIMER VÍDEO DE LULA CELEBRANDO LA VICTORIA EN LA SEGUNDA VUELTA https://t.co/2tvr0uk93x

— Errete en Español (@erreteespanol) October 26, 2026

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Lula strappa la presidenza a Flávio Bolsonaro in uno storico secondo turno

 

All'età di 80 anni, Luiz Inácio Lula da Silva segna un nuovo passaggio storico nell'America Latina conquistando per la quarta volta la presidenza del Brasile, la principale potenza della regione.

La vittoria di Lula si è consumata al termine di un perentorio testa a testa durante le operazioni di spoglio. Nelle prime fasi del conteggio dei voti, il candidato Flávio Bolsonaro era riuscito a portarsi momentaneamente in vantaggio; tuttavia, con il progredire delle rilevazioni nei territori chiave, la tendenza si è invertita in modo definitivo a favore dell'ex sindacalista.

Lula è così riuscito a ribaltare l'esito del primo turno svoltosi il 4 ottobre, spezzando quella che nel panorama politico brasiliano era nota come la "maledizione del primo turno". Dalla fine della dittatura e dal ripristino delle istituzioni democratiche nel 1989, infatti, nessun candidato piazzatosi al secondo posto al primo turno era mai riuscito a capovolgere il risultato e ad affermarsi al ballottaggio.

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Zelenskyy can leverage Moscow ties from comedy days to make peace deal, says former key aide

Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy's former spokesperson urged him Sunday to meet Russian President Vladimir Putin face-to-face in Moscow, arguing that his past business and political connections in the Russian capital from years back could help him negotiate a peace deal there.

Iuliia Mendel, who served as Zelenskyy's spokesperson from 2019 to 2021, told Fox News Digital that the former comedian had also made his first millions in Russia and should perhaps leverage those ties to pursue lasting peace.

"When Zelenskyy was an entertainer, he often performed in Moscow," Mendel said, adding that the Ukrainian president "knows a lot of people from Putin's elite."

"He actually professionally grew in Moscow and earned his first millions in Moscow, and today he pretends that he has nothing in common with them," Mendel said.

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"He needs to go to Moscow and needs to agree on compromises that are acceptable," she said, before adding that Zelenskyy "doesn't need to play his maximalist games and to play this noble actor."

Mendel's criticism came as Ukraine, Russia and the United States prepared for another round of technical-level peace talks, potentially in Abu Dhabi or Switzerland, in November.

U.S. envoys Steve Witkoff and Jared Kushner have helped lay the groundwork for renewed negotiations that officials hope could finally lead to direct talks between the two leaders.

Before entering politics, Zelenskyy had built a successful entertainment career. Beginning in the late 1990s, he performed with the comedy troupe Kvartal 95, competed on the Russian-language comedy program KVN and later worked as an actor, writer and producer in television and movies. 

From the late 1990s, he performed on Russian stages and at private parties and appeared in movies shown across former Soviet republics, Mendel claimed. 

She said that after Russia annexed Crimea and launched its war in Donbas in early 2014, Zelenskyy traveled to Russia to work on the comedy film "Eight New Dates" which was released in Russian theaters in 2015.

ZELENSKYY TO SEEK OFFRAMP FOR YEARS-LONG RUSSIA WAR IN UN SPEECH AFTER TRUMP REVEALS PEACE DEAL IS CLOSE

According to a report by Business Insider, many of Zelenskyy's movies were also in Russian and were marketed to a Russian audience, David Dodson, an American movie editor who worked with Zelenskyy told the outlet.

"He was a well-loved comic, actor and performer in Russia, but after [the 2013-14] Maidan [Revolution], everything changed," Dodson said.

"People need to realize that Volodya’s movies were very big in Russia. Most of his market was in Russia. He’s always been a popular comedy star in Russia," Dobson also clarified to GQ when asked if he directed the former actor in "Eight First Dates" in Russia, released in 2012.

In 2013, the movie received the Russian National Movie Awards as the Best Russian Comedy of the Year.

In 2019, Zelenskyy also promised to relinquish ownership of a Cyprus-registered company operating a film studio in Russia after investigative journalists revealed that he and his business partners still owned three Russian companies, according to the Kyiv Post.

Zelenskyy's entertainment career made him a household name in Ukraine and other former Soviet republics before he entered politics and won Ukraine's 2019 presidential election with roughly 73% of the runoff vote on promises to fight corruption and pursue peace in eastern Ukraine.

Mendel argued that Zelenskyy's promise to bring peace at the time stands in stark contrast to the devastating war that has crippled the country and defined much of his presidency.

TRUMP ANNOUNCES IMMEDIATE ENERGY CEASEFIRE BETWEEN RUSSIA AND UKRAINE

"Zelenskyy became the president with 73% record support," Mendel said. "Because he promised to bring peace to Ukraine."

"And now he has been presiding for almost five years (over) the largest war in Europe since World War II. This shows a lot."

"When his country is bleeding, he needs to make a peace deal for his people," she said before adding that the leader "needs to put the interests of his people first, just for Ukraine to exist as an independent state."

Whether Zelenskyy should travel to Moscow has, in fact, become a flashpoint in efforts to arrange direct peace talks.

In 2025, Putin offered to host Zelenskyy for talks in Moscow, but the Ukrainian president rejected the invitation as Russian forces continued attacking Ukraine.

"He can come to Kyiv," Zelenskyy told ABC News at the time, saying he could not visit Moscow while Ukraine remained under Russian missile attacks.

In September, on the sidelines of the U.N. General Assembly, Russian journalists pressed Zelenskyy on when he would visit Moscow. He replied, "On a missile."

ZELENSKYY CONGRATULATES TRUMP ON TURNING 80 IN BIRTHDAY CALL, VOWS MORE UKRAINE PEACE TALKS AT G7 ON TUESDAY

Mendel, however, argued that personal animosity between the two leaders has become the main obstacle to diplomacy.

"Today there are diplomatic efforts to try to stop this brutal and bloody war that Russia started," she said.

"But what we see now is a personal opposition between Zelenskyy and Putin that continues to grow into constant escalation in which people suffer tremendously, Ukraine's infrastructure, energy grid, and businesses are in ruins, and refugees are fleeing."

Russia launched its full-scale invasion of Ukraine in February 2022. More than four years later, peace negotiations are deadlocked over territory, security guarantees and the terms of a lasting ceasefire.

Moscow has demanded territorial concessions from Ukraine, including areas Russian forces do not fully control.

Kyiv has rejected ceding sovereign territory and insists that any agreement include enforceable security guarantees against another Russian attack.

RUSSIA RELEASES AMERICAN TEACHER IMPRISONED ON UKRAINE MERCENARY CHARGES AFTER TRUMP PRESSED PUTIN

Mendel went on to praise President Donald Trump's efforts to break the diplomatic deadlock, calling him the first Western leader to "challenge the status quo" and consistently push for an end to the war.

"For this reason, many Ukrainians place great hope in his ability to bring peace," she said.

"A sustainable peace deal cannot be reached solely between Zelensky and Putin; it requires the involvement and initiative of a strong third party to halt the ongoing devastation."

On Friday, the White House announced that first lady Melania Trump had helped broker a temporary ceasefire in Oleshky, a Russian-occupied town in southern Ukraine's Kherson region, to allow humanitarian aid deliveries, demining operations and civilian evacuations.

An estimated 1,700 to 2,000 people remain in the devastated front-line town, many of them facing severe shortages of food, medicine and other essentials.

The White House said the ceasefire would begin Oct. 29, although Ukrainian and Russian officials have indicated that operations could begin Oct. 27.

Pope Leo also reportedly spoke with Zelenskyy and Putin about the humanitarian crisis, according to Vatican News.

ZELENSKYY ACCUSES PUTIN OF DEFYING TRUMP'S CEASEFIRE PUSH, SENDS POINTED MESSAGE TO WHITE HOUSE

"Melania Trump has become synonymous with the words of a saver and a hero, since she has brokered the deal for Oleshky," Mendel said. "This is something that is going to save around 2,000 people and that neither Ukraine nor Russia could have solved for months and months."

"That is why, you know, what Melania Trump has done is actually a case to show that where two men are fighting, a woman can actually save lives," she added.

"And this is the new approach that would show that peace really should focus on human lives, not on maps and territories."

Mendel also criticized the influence of Zelenskyy's longtime ally Andriy Yermak on his diplomatic approach, arguing that the Ukrainian president has favored confrontation over compromise.

"Mr. Yermak was teaching Zelenskiy to be a strong man in diplomacy. And what today we see is actually diplomacy that doesn't exist," she said.

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"It's a diplomacy of humiliation, diplomacy of constant threats, diplomacy of demands," Mendel added.

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Musk definisce «pezzi di merda» quelli che sostengono la prosecuzione del conflitto in Ucraina

L’oligarca statunitense Elon Musk si è scagliato contro coloro che sostengono la prosecuzione del conflitto in Ucraina, definendoli la "feccia" della società.

«Sì, questo idiota è così fottutamente ottuso da non rendersi conto che le nostre politiche sono a favore del popolo ucraino. Pezzi di merda come lui vogliono che la guerra continui finché non sarà morto anche l'ultimo uomo in Ucraina, in un fosso», ha scritto su X, in risposta a un post del commentatore di Fox Josh Kraushaar, il quale sosteneva che «nessuna somma di denaro da parte di Musk può cambiare la realtà fondamentale dell'opinione pubblica statunitense».

«Sono la feccia assoluta della Terra», ha aggiunto l'imprenditore. Il commento dell’oligarca giungeva in risposta a un post dell'analista politico John Hawkins, che lo aveva difeso osservando come «l'intera idea che lui sia una sorta di mostro - semplicemente perché non vuole che decine di migliaia di persone muoiano senza motivo - sia una follia alimentata da soggetti in malafede».


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I “bambini farfalla” e le sanzioni USA: la sfida giudiziaria di Teheran

L’Iran ha ottenuto un risultato senza precedenti in una causa contro gli Stati Uniti legata alle conseguenze delle sanzioni occidentali sulla salute dei cittadini. Il tribunale per le relazioni internazionali di Teheran ha condannato il governo statunitense e alcuni suoi funzionari a versare 6,785 miliardi di dollari di risarcimento materiale, morale e punitivo alle famiglie dei pazienti affetti da epidermolisi bollosa, una rara e grave malattia genetica nota come “pelle di farfalla”.

Secondo Hamid Hashemi Golpayegani, direttore dell’organizzazione Casa EB che assiste i malati, si tratta del primo risultato finanziario ottenuto dalla Repubblica Islamica in una procedura di questo tipo contro Washington nei suoi 48 anni di storia. Al centro della vicenda ci sono le sanzioni reintrodotte dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano nel 2018. Le restrizioni e l’interruzione dei rapporti commerciali da parte di diverse aziende straniere avrebbero compromesso l’approvvigionamento di medicinali, materiali sanitari e dispositivi indispensabili. Tra i prodotti diventati difficili da reperire figurao le medicazioni specializzate utilizzate per trattare le lesioni dei pazienti, realizzate dall’azienda svedese Mölnlycke, indicata dalla fonte come unico produttore mondiale di quel tipo di materiale. Nonostante le dichiarate esenzioni umanitarie per farmaci e forniture mediche, gli ostacoli finanziari e commerciali avrebbero avuto conseguenze drammatiche sui malati iraniani.

La sentenza riguarda 771 ricorrenti, ai quali le autorità iraniane hanno riconosciuto la priorità nell’assegnazione dei fondi. Teheran ha disposto che una parte delle risorse ricavate dalla vendita di un carico di petrolio statunitense confiscato nel 2023 venga destinata ai risarcimenti. Secondo quanto riferito da Fars, è già stato ordinato il trasferimento delle somme ai beneficiari. La vicenda riporta al centro una questione spesso marginalizzata nel dibattito sulle sanzioni internazionali: il loro impatto concreto sulla popolazione civile, anche quando i beni umanitari risultano formalmente esclusi dalle restrizioni. Per i pazienti affetti da malattie rare, l’impossibilità di accedere a medicazioni e trattamenti adeguati può aggravare condizioni già estremamente difficili. Il caso iraniano assume quindi anche un significato politico e giuridico: Teheran evidenzia come la sentenza sia un riconoscimento dei danni provocati dalle misure statunitensi e un precedente nella sua lunga controversia con Washington.

Il procedimento iraniano riporta sotto i riflettori il costo umano delle politiche illegali e coercitive imposte dagli Stati Uniti ai paesi che non si allineano ai diktat di Washington.


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"La gente non eleggerà un bugiardo": l'affondo di Lula contro Flávio Bolsonaro

Il presidente brasiliano e candidato Luiz Inácio Lula da Silva ha definito il suo avversario, Flávio Bolsonaro, un "bugiardo" durante la giornata elettorale del 25 ottobre, dichiarando di non aver mai assistito a una mobilitazione popolare come quella vista nel corso della campagna per il ballottaggio delle elezioni del 2026.

All'età di 80 anni e con cinque decenni di impegno nella vita politica, Lula ha parlato con sostenitori e giornalisti prima di recarsi a votare a San Paolo. Il presidente ha osservato che, pur avendo seguito ogni campagna presidenziale dal 1989, non aveva mai ricevuto tante manifestazioni di affetto da parte degli elettori come in questa occasione.

Il leader progressista si è detto commosso dalle manifestazioni di sostegno e ha affermato di recarsi alle urne con un sentimento di gratitudine verso il popolo brasiliano. "Ciò che hanno fatto per me in questi ultimi giorni è qualcosa per cui non potrò mai ringraziarli abbastanza. C'è così tanta generosità, così tanto affetto, così tanto amore. Ne sarò eternamente grato", ha dichiarato.

Lula ha poi criticato Bolsonaro, accusandolo di essere incapace di dire la verità. "Affrontiamo questa elezione contro un individuo che si chiama 'Menzogna'. È incapace di dire la verità", ha asserito, per poi concludere che, a suo avviso, i brasiliani non sceglieranno qualcuno che mente per l'intera durata della campagna elettorale: "Ecco perché credo che il popolo non eleggerà un bugiardo".

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Europe’s Search for a Ukraine Negotiator Exposes a Much Deeper Struggle for Power

European leaders are considering appointing a senior representative to negotiate with Russia over Ukraine. But the search exposes a more fundamental problem: whether Europe can transform its economic strength, military resources and political influence into an independent capacity to shape its own security.

Europe is searching for someone capable of negotiating with Vladimir Putin. Yet the question confronting European capitals is considerably more difficult than identifying a politician with sufficient experience, authority and diplomatic skill. It is whether Europe possesses the political unity and strategic independence to negotiate with Moscow on equal terms.

According to diplomatic accounts published on 22nd October, five European leaders have emerged as possible representatives: Italian Prime Minister Giorgia Meloni, Finnish President Alexander Stubb, Czech President Petr Pavel, Danish Prime Minister Mette Frederiksen and Norwegian Prime Minister Jonas Gahr Støre.

No appointment has been announced, and a group of negotiators may ultimately prove more acceptable than a single representative. The initiative reflects concern that Washington’s negotiations with Moscow could produce arrangements affecting European security without sufficient European influence over their terms.

The European Commission insists that the EU is already participating in diplomatic consultations, including discussions held in Oslo on 20th October. But participation in preliminary meetings is not the same as possessing the authority to determine the outcome.

The paradox of European power

Europe’s predicament contains an extraordinary contradiction. The European Union is among Ukraine’s principal financial supporters. Its governments provide military assistance, maintain sanctions against Russia and control decisions affecting Moscow’s future access to European markets. Nevertheless, European capitals remain concerned that the decisive political framework for ending the war could be negotiated principally between Washington and Moscow.

This anxiety has intensified under President Donald Trump, whose transactional approach increasingly treats diplomatic settlements as exchanges of economic concessions and strategic advantages.

As EU Today recently examined, proposals involving sanctions relief, renewed energy cooperation and commercial opportunities raise the possibility of arrangements that depend upon European consent but are negotiated elsewhere.

Washington can discuss reopening economic relations with Russia. It cannot independently reverse European sanctions, guarantee Ukraine’s accession to the EU or decide the continent’s future security arrangements. The European Council explicitly reaffirmed this distinction in its conclusions of 16th October, insisting that decisions affecting the Union’s security and responsibilities belong to Europe itself.

The central issue is therefore not whether Europe has influence, but whether it can organise that influence into a coherent negotiating position.

Why Ukraine must help choose Europe’s representative

An equally important weakness would arise if European governments selected their representative without making Kyiv an integral participant in the decision.

Ukraine is not merely the geographical subject of negotiations. Its government controls whether a proposed settlement can acquire political legitimacy, while its armed forces determine much of what can be implemented on the ground.

A negotiated agreement rejected by Kyiv could neither reliably end the war nor provide the security arrangements that Europe seeks.

European security, moreover, can no longer be considered independently of Ukraine’s military capabilities. Ukrainian forces possess extensive operational experience against Russia, including in drone warfare, electronic warfare and long-range strikes.

Any future continental defence architecture that excludes this experience would disregard one of Europe’s most consequential military assets.

An effective European representative would therefore require a mandate developed jointly with Ukraine, rather than simply endorsed by European governments after the event.

The danger of negotiating without leverage

The proposed candidates illustrate the difficulty of combining political authority with negotiating credibility. Meloni possesses a working relationship with Trump and considerable influence within European conservative politics. Stubb combines experience of Russia’s immediate neighbourhood with access to Washington. Pavel brings military expertise and an understanding of NATO’s command structures. Yet none could independently commit Europe’s governments to financial, military or territorial-security obligations.

This is the fundamental weakness of the proposed office. A negotiator requires more than access to powerful leaders. The ability to make commitments, withhold concessions and impose costs is what gives diplomatic representation substance.

Europe possesses potentially significant instruments: sanctions, industrial capacity, financial assistance and growing defence expenditure. But these remain distributed across institutions and national governments with differing strategic priorities.

Poland, the Baltic states and Nordic governments approach Russian security threats differently from several Western and Southern European capitals. Reconciling those positions is not an administrative exercise. It is a prerequisite for meaningful diplomacy.

The historical shadow of Yalta

The search also reflects European concern about a return to great-power bargaining over the continent’s political geography.

The historical comparison frequently invoked is Yalta in 1945, when Roosevelt, Churchill and Stalin discussed Europe’s post-war settlement. Munich in 1938 offers another warning about negotiating territorial concessions at the expense of directly affected states. Neither precedent precisely describes the present situation.

Unlike the countries subjected to Soviet domination after the Second World War, today’s European states possess established institutions, substantial economic resources and collective defence arrangements. Ukraine, meanwhile, has demonstrated that Russia cannot simply dictate its political future through military superiority.

Nevertheless, the danger lies in accepting the underlying principle that powerful states possess a privileged right to determine the sovereignty and security choices of their neighbours.

Moscow’s demands concerning NATO, Ukrainian territory and Europe’s wider security arrangements extend beyond any conventional ceasefire negotiation.

A European representative would have to challenge that premise rather than merely negotiate the geographical limits of Russian influence.

From diplomatic representation to strategic authority

The debate inevitably leads to Europe’s military dependence upon the United States. An American withdrawal from NATO is not inevitable. Indeed, US legislation restricts unilateral presidential withdrawal. But Washington could substantially reduce its military commitments without formally abandoning the alliance.

Europe must therefore consider how much independent military capacity it requires to support its diplomatic positions. That entails coordinated procurement, integrated military planning, sustainable defence production and deeper cooperation with Britain, Norway, Canada and Ukraine. Recent security challenges in the Black Sea illustrate the difficulty of converting European diplomatic commitments into effective collective action.

These developments would not automatically create a European army or replace NATO. They could, however, give European governments greater freedom to act if American priorities diverge from their own.

The relationship between military capability and diplomacy is particularly important in dealing with Moscow. European representatives cannot expect Russia to revise its demands simply because Brussels has selected a more prominent interlocutor.

Russia would have to conclude that continued aggression carries greater costs than a settlement respecting Ukraine’s sovereignty. Europe’s diplomatic standing would then derive not from the personality of its representative but from the collective resources and political commitments behind that individual.

The immediate search for a negotiator may appear a limited diplomatic initiative. Its implications are considerably larger.

For decades, European security rested upon an arrangement in which American military power compensated for Europe’s fragmented strategic authority. The present negotiations are exposing the limitations of that model. The decisive question is not whether Meloni, Stubb, Pavel or another European leader can secure a place at the negotiating table. It is whether Europe can establish a common position, backed by Ukraine’s consent and by sufficient economic and military power, that neither Washington nor Moscow can disregard.

Without those foundations, a European envoy risks becoming a participant in decisions made by others. With them, the appointment could mark the beginning of a substantially different European role in international security.

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Renda moderada de 2300 euros faz aumentar as rendas? Ministro não percebe

Sarmento lembra que as rendas para lá dos 2300 euros podem baixar e que não se cobrará esse valor quando os interessados não estão dispostos a pagar tanto. Mas não consegue afastar o risco apresentado pela UTAO. O ministro das Finanças afirmou este sábado ter dificuldade em perceber como a definição do conceito de “renda moderada” nos 2.300 euros possa aumentar os preços, argumentando que diminui os valores imediatamente acima, até 2.600 euros. “Tenho muita dificuldade em perceber como é que, ao fixar-se o limite da renda moderada até 2.300 euros, isso pode contribuir para aumentar as rendas. Não tenho

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Assange smaschera Bolsonaro: "Senza la capacità di dire 'no' a Washington e Tel Aviv non c'è sovranità"

Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha ricordato in un post sui propri canali social - corredato da una fotografia insieme al presidente - il sostegno ricevuto dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva durante la sua detenzione, contrapponendo tale atteggiamento a quello di Jair e Flávio Bolsonaro.

Lula vs. Bolsonaro: I was held in solitary confinement for 1,901 days for revealing the truth about the U.S. government's killings and espionage, including against Brazil and its industries. Out of power, Lula fought for my freedom. In power, Lula discussed my persecution with Pope Francis, who decided to meet with my family and offer help. After my release, Lula and I met in Rome to mourn the Holy Father's passing. Lula was kind to my children and asked for nothing in return. In contrast, Jair and Flávio Bolsonaro did nothing and said nothing. Yet without the ability to say no to Washington and Tel Aviv, there can be no domestic policy, only foreign instructions. Those orders are always the same: "Expand our theft of resources and wages, and keep your mouths shut about us murdering children." Sellouts will surrender everything in exchange for a cut, even their own tongues.

— Julian Assange (@JulianAssange) October 24, 2026

«Sono rimasto in isolamento per 1.901 giorni per aver rivelato la verità sulle uccisioni e sullo spionaggio da parte del governo statunitense, che hanno colpito anche il Brasile e le sue industrie», ha scritto Assange, sottolineando poi che «Lula si è battuto per la mia libertà».

Secondo quanto dichiarato dall'australiano, quando il leader brasiliano è entrato in carica, ha parlato della sua persecuzione con Papa Francesco, il quale, di conseguenza, ha deciso di incontrare la sua famiglia e offrire assistenza. "Lula è stato gentile con i miei figli e non ha chiesto nulla in cambio. Al contrario, Jair e Flávio Bolsonaro non hanno fatto né detto nulla", ha sottolineato.

Riferendosi a Bolsonaro, Assange ha inoltre avvertito che "senza la capacità di dire 'no' a Washington e Tel Aviv, non può esserci una politica nazionale: solo direttive che arrivano dall'estero". "Chi si è svenduto è pronto a cedere tutto in cambio di una parte del bottino, persino la propria lingua", ha aggiunto.

"Gli ordini sono sempre gli stessi: 'intensificate il furto di risorse e salari, e tenete la bocca chiusa sul fatto che stiamo uccidendo dei bambini'", ha denunciato.

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Abu Dhabi Peace Talks: Why Putin’s Ambitions May Defeat Trump’s Economic Bargain

Washington is offering Moscow sanctions relief, commercial opportunities and a possible return to European energy markets. Yet the Kremlin’s objectives in Ukraine extend far beyond economic interests, raising questions about whether Vladimir Putin has any intention of accepting a settlement that preserves Ukraine as an independent European state.

The Kremlin has announced plans for renewed negotiations between Russia, Ukraine and the United States in Abu Dhabi during the first half of November, reviving a diplomatic process that has repeatedly failed to produce a settlement to Moscow’s war against Ukraine.

Russian presidential spokesman Dmitry Peskov said on Friday, 23 October, that the discussions would concentrate on post-war security arrangements. He also left open the possibility of eventual European participation, although the initial meeting is intended to remain trilateral.

The announcement follows talks in St Petersburg between Vladimir Putin and Donald Trump’s special envoy Steve Witkoff. Yet the emerging American proposals reveal a fundamental problem: Washington appears increasingly prepared to offer Russia substantial economic incentives, while Moscow has provided little indication that its political objectives in Ukraine have changed.

The economic bargain taking shape

According to details reported on 23 October, citing The Economist, the American proposals involve Ukraine abandoning its ambition to join NATO in exchange for investment, security arrangements and the prospect of European Union membership.

Russia would receive sanctions relief, renewed commercial relations with American companies and potentially the restoration of natural gas exports to Europe. A demilitarised zone in Donbas is also reportedly under consideration.

The commercial dimension extends beyond theoretical proposals.

American and Russian representatives have discussed investment in the Nord Stream pipeline system and possible arrangements involving Lukoil’s international assets. The negotiations surrounding Russian energy infrastructure suggest that Washington regards commercial cooperation as a potential instrument for securing Moscow’s agreement.

There is no established evidence that Witkoff, Jared Kushner or members of Trump’s family would personally benefit from these arrangements. Nevertheless, the involvement of investors in strategically important Russian assets raises questions about whether economic agreements might advance independently of a settlement acceptable to Ukraine.

The Trump administration has already demonstrated its willingness to relax economic pressure. On 16 October, the president waived major provisions of the Graham sanctions legislation, which he had signed into law only four weeks earlier.

As EU Today previously examined, the decision suspended measures designed to increase the economic costs of Russia’s continuing aggression. Washington justified the waiver on the grounds that sanctions could interfere with negotiations.

Why Putin’s objectives are not primarily economic

The central weakness in a settlement built around commercial incentives is the assumption that Putin’s territorial and political demands can ultimately be exchanged for economic advantages.

Russia’s objectives have never been confined to Donetsk, Luhansk or access to Western markets.

In his July 2021 essay on the historical unity of Russians and Ukrainians, Putin advanced a conception of the two nations as belonging to a single historical and cultural space. His interpretation, examined by the Centre for Eastern Studies, challenged the legitimacy of Ukraine’s development outside Moscow’s political influence.

These ideas preceded the full-scale invasion of February 2022. They also followed Russia’s annexation of Crimea in 2014 and its intervention in eastern Ukraine.

Putin’s demands therefore concern more than military geography. They involve the extent to which Ukraine can exercise independent political authority, determine its international alliances and integrate with Western institutions.

Even a settlement granting Moscow substantial territory could leave this larger objective unresolved.

An independent Ukraine, increasingly integrated into the European economy and protected by Western security commitments, would remain outside Russia’s political control. For a Kremlin leadership that has repeatedly questioned Ukraine’s separate historical identity, such an outcome would represent a limitation on its wider ambitions.

Putin reinforced this position on 22 October when he again described Ukrainian territory in Donbas as historically Russian.

The advantages of negotiations without compromise

This creates an apparent contradiction. Why would Moscow return to negotiations if its broader objectives remain incompatible with the proposed settlement?

One explanation is that participation itself offers Russia strategic advantages.

Negotiations can preserve diplomatic engagement with Washington, complicate attempts to introduce additional sanctions and maintain American pressure on Kyiv to accept territorial concessions.

They also provide opportunities to negotiate economic arrangements before fundamental security questions have been resolved.

For Putin, the political timetable in Washington is relevant. Trump’s presidency is constitutionally limited to January 2029. Moscow can seek to exploit the present administration’s interest in a diplomatic agreement while continuing military operations.

None of this establishes that Putin has definitively rejected compromise. However, the Kremlin’s willingness to attend negotiations is not equivalent to a willingness to abandon its demands.

Russia continues attacking Ukrainian cities and energy infrastructure. As EU Today reported on 22 October, Russian forces launched 21 ballistic missiles against Kyiv shortly after Witkoff’s discussions with Putin.

The simultaneous pursuit of diplomatic engagement and military pressure allows Moscow to negotiate while attempting to alter conditions on the battlefield.

Europe cannot be treated as an economic bargaining chip

The proposed return of Russian gas exposes another contradiction in Washington’s approach.

The European Union has already adopted binding legislation to phase out Russian gas imports, with full restrictions taking effect during 2027.

The European Commission reiterated on 19 October that it had no plans to reverse its position. Reopening Nord Stream would also face sanctions, infrastructure and political obstacles, particularly in Germany.

Consequently, Washington cannot independently promise Moscow renewed access to European energy markets.

Nor can it guarantee Ukraine’s accession to the EU. Membership requires agreement among the existing member states, completion of accession negotiations and ratification of the relevant treaty.

A settlement negotiated primarily between Washington and Moscow would therefore depend on European decisions over which neither government has unilateral authority.

This helps explain the significance of Peskov’s remarks about possible European participation. Moscow needs European cooperation to secure meaningful sanctions relief and access to markets, even while seeking to negotiate Europe’s security arrangements principally with Washington.

The unresolved question

Trump’s approach rests on the proposition that economic incentives can make a settlement more attractive to Moscow than continued warfare.

Putin’s position presents a different calculation. The Russian president must weigh the benefits of restored commercial relations against the political implications of recognising Ukraine’s durable independence and Western orientation.

Those objectives may prove incompatible.

A settlement that restores Russian energy revenues without credible guarantees against renewed aggression could reduce Moscow’s economic constraints while leaving the causes of the war unresolved.

The decisive test in Abu Dhabi will therefore not be whether negotiators can agree on investment, pipelines or sanctions relief. It will be whether Russia is prepared to accept a Ukrainian state whose sovereignty, political direction and future European integration remain beyond Moscow’s control.

Until that question is answered, renewed negotiations may offer Washington the prospect of a diplomatic achievement while allowing the Kremlin to pursue objectives it has not publicly abandoned.

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Dal fronte del Donbass a Starlink: perché la guerra in Ucraina è ancora lontana dalla pace

Mentre si torna a parlare di negoziati, le dichiarazioni dell’ex comico Volodymyr Zelensky confermano quanto resti distante una prospettiva concreta di soluzione politica del conflitto ucraino. In un’intervista all’imprenditore britannico Steven Bartlett, il presidente ucraino ha ribadito che non rinuncerà al Donbass, rilanciando al tempo stesso le accuse a Donald Trump, giudicato troppo vicino alle posizioni russe. Parole che arrivano mentre sul terreno la situazione continua a evolversi a vantaggio delle forze russe, come dimostra la caduta di Dobropolie, il 16 ottobre.

La liberazione della città, situata in una posizione strategica per il controllo del Donbass, rappresenta un passaggio significativo nella progressione militare di Mosca. Il tenente colonnello Ivan Debitski ha attribuito il successo alla sorpresa tattica, al coordinamento tra artiglieria, razzi e droni e allo sfruttamento delle condizioni meteorologiche, che hanno agevolato l'avanzata russa. La risposta ucraina continua intanto a fare affidamento sugli attacchi con velivoli senza pilota. Secondo le informazioni riportate dalla stampa, in 24 ore le forze di Kiev avrebbero lanciato oltre 1.200 droni, di cui 630 diretti verso la regione di Mosca. Un'intensificazione che mostra come, anche mentre si discute di pace, la guerra prosegua con tutta la sua capacità distruttiva. Un ruolo cruciale resta quello delle comunicazioni satellitari Starlink e Starshield, utilizzate dalle forze ucraine per coordinare le operazioni sul fronte e nelle retrovie.

Le indiscrezioni su possibili limitazioni del servizio sono state smentite dal segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, secondo il quale la politica di Washington verso il regime di Kiev non sarebbe cambiata. Da parte russa, alcuni esperti sostengono che i sistemi continuino a essere operativi sul campo. La vicenda evidenzia una contraddizione di fondo: mentre l'amministrazione Trump parla della necessità di porre fine alle ostilità, il sostegno tecnologico e militare occidentale rimane un fattore determinante per la capacità bellica ucraina. E a Bruxelles non sembra esserci alcuna intenzione di invertire la rotta. Secondo Politico, l'Unione Europea intende infatti chiedere a Canada e Regno Unito di aumentare gli aiuti a Kiev per colmare un deficit finanziario stimato in 70 miliardi di euro per il prossimo anno. Una cifra enorme, che conferma quanto la prosecuzione della guerra dipenda dalla disponibilità di nuovi fondi occidentali.

Zelensky rifiuta compromessi territoriali, Mosca continua ad avanzare inesorabilmente e l'Europa cerca nuove risorse per sostenere Kiev. In questo quadro, i richiami alla diplomazia rischiano di restare parole vuote se non saranno accompagnati dalla disponibilità concreta a discutere le condizioni di una pace. Perché finanziare la guerra, rafforzare le capacità operative di Kiev e contemporaneamente dichiararsi favorevoli ai negoziati sono obiettivi difficili da conciliare senza una reale volontà di compromesso.

 

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