Cantora baiana Naíse Lara grava novo audiovisual em Salvador



Natural de Elvas, Ana Travanca mudou-se para Faro aos 18 anos, para estudar e acabou por ficar, sendo hoje o Algarve a região onde vive e trabalha. Depois de uma primeira participação no programa da RTP1, em 2023, integrada na Real Tuna Infantina, Ana regressa agora a solo.
Aos 26 anos, Ana Carolina Travanca prepara-se para participar, pela segunda vez, no programa ‘Estrelas ao Sábado’, da RTP1, no próximo dia 31 de outubro. Embora natural de Elvas, foi no Algarve que construiu grande parte do seu percurso pessoal e musical.
A música acompanha Ana desde muito jovem, mas a entrada na universidade marcou uma etapa importante no seu percurso. Foi nessa altura que integrou a Real Tuna Infantina – Tuna Académica Mista da Universidade do Algarve, experiência que considera ter sido fundamental para o seu crescimento musical e pessoal. A participação na tuna permitiu-lhe desenvolver capacidades, ganhar experiência em palco e adquirir ferramentas que continua a levar consigo no seu percurso musical.

Foi precisamente enquanto elemento da Real Tuna Infantina que Ana participou pela primeira vez no “Estrelas ao Sábado”, em 2023. Agora, regressa ao formato numa experiência diferente, assumindo individualmente o desafio de mostrar o seu trabalho e a evolução que tem vindo a construir ao longo dos últimos anos.
Esta segunda participação representa uma oportunidade para continuar a crescer enquanto artista, definir com mais clareza a sua identidade musical e dar à música um lugar cada vez mais importante na sua vida.
A participação de Ana Travanca poderá ser acompanhada no dia 31 de outubro, entre as 14h00 e as 19h00, na RTP1.
A passagem às fases seguintes depende da votação do público, que poderá ser feita através do número de telefone associado à votação, disponibilizado durante a emissão do programa.
Nesta nova etapa, Ana espera poder contar com o apoio de todos os que acompanham o seu percurso e levar um pouco do Algarve consigo.

Sei anni dopo la prima battaglia legale, Neil Young torna in tribunale contro Donald Trump o meglio contro la macchina che ne finanzia la politica. Lunedì 26 ottobre il cantautore ha citato in giudizio per 10 milioni di dollari il comitato congiunto di raccolta fondi del presidente, davanti a un tribunale federale della Virginia, sostenendo che il comitato abbia violato un accordo del 2020 usando senza licenza “Rockin’ in the Free World” a un comizio in Ohio.
Secondo l’atto, il brano del 1989 sarebbe stato diffuso senza licenza poco prima che Trump salisse sul palco a Youngstown, in Ohio, il 12 ottobre.
Il difensore del comitato, per ora, tace. Alla richiesta di commento non hanno risposto per il momento né la Casa Bianca, né il Trump 47 Committee, né il Comitato nazionale repubblicano, che ha costituito con Trump il comitato congiunto.
Il querelante sostiene inoltre che l’uso non si sia fermato a quella sera: la registrazione sarebbe stata utilizzata anche in altri comizi repubblicani del 2026, ma il documento non indica quali.
L'articolo Neil Young fa causa al comitato di Donald Trump per 10 milioni di dollari: il brano “Rockin’ in the Free World” suonato ancora, nonostante l’accordo del 2020 proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Conosci Beginner’s Mind? Il libro di Suzuki. È molto importante. Ci riporta a guardare le cose dalla prospettiva dell’artista, c’è l’arco e c’è il sigillo”. Si è chiusa così quella che da molti è stata eletta come l’intervista dell’anno. Il dialogo tra Thom Yorke, 58, ed Harry Styles, 32, sul canale Youtube di Rolling Stone ha rotto l’algoritmo. Un’ora di frasi masticate, sussurrate, a tratti sconclusionate, ma allo stesso tempo un confronto sincero e intimo sull’arte del songwriting, sulla vulnerabilità dell’artista e sulla sindrome dell’impostore come side effect del successo. Entrambi hanno raggiunto, in momenti diversi, picchi di popolarità altissimi. Thom Yorke è la voce e la mente dei Radiohead, una delle band più innovative degli anni ‘90 e dei primi anni 2000. Per alcuni la migliore band di tutti i tempi. Dall’altra parte, Harry Styles, colui che è diventato ancora più famoso dopo essersi slegato nel 2016 dagli One Direction, la boyband che tra il 2010 e il 2015 ha battuto tutti i record della discografia britannica.
L’incontro tra queste due icone non è stato però il classico passaggio di testimone (a Rolling Stone si sono accorti che il dialogo tra artisti negli ultimi anni è diventato un trend che ha riempito cover su cover di magazine musicali). Questa intervista arriva nel momento giusto, e rappresenta plasticamente una voglia di riscoperta della musica del passato da parte delle nuove generazioni. Che poi l’età anagrafica di un album, quando quell’album ha un inner avanguardistico e pionieristico, è davvero solo un numero. Harry Styles cristallizza questo concetto nel momento in cui afferma che gli album dei Radiohead potrebbero essere mescolati nella linea temporale dell’attività della band e comunque nessuno si accorgerebbe di quale sia uscito 30 anni fa o l’altro ieri. In questi termini, la ricerca della modernità a tutti i costi risulta già vecchia, superata. L’attenzione massima di Harry Styles a ogni singola espressione facciale, mormorio o verso di Thom Yorke rappresenta un po’ l’ammirazione che la Gen Z e gli artisti che la Gen Z ascolta stanno riscoprendo verso alcuni generi che non sono necessariamente il rap o la trap.
Nel 2021, Olivia Rodrigo, sempre raccogliendo la sfida lanciata da Rolling Stone, ha deciso di farsi psicanalizzare da Alanis Morissette, che ha vestito perfettamente i panni della sorella maggiore. Le due artiste, entrambe arrivate giovanissime alla fama, hanno affrontano il tema della pressione mediatica e delle aspettative del pubblico. Nel corso della conversazione sul modo in cui gli ascoltatori proiettano opinioni e giudizi sugli artisti, Morissette ha riportato una frase che le disse il padre all’età di sette anni: “Tesoro, nella vita incontrerai tre tipi di persone: quelli che ti ameranno e per i quali sarai infallibile, quelli che ti odieranno e per i quali non ne farai una giusta, e quelli a cui non fregherà niente di te, quindi buona fortuna!”.
Anche Charli XCX e Julian Casablancas, leader degli Strokes, sono due artisti di generazioni diverse che hanno consolidato la loro affinità artistica negli ultimi anni e che non hanno perso l’occasione per esprimere la loro stima reciproca. In un’intervista del 2024 a NME, Julian Casablancas ha detto: “Mi sembra che la fama non sarebbe potuta arrivare in un momento migliore per lei. È consapevole del momento che sta vivendo, ma allo stesso tempo non si prende troppo sul serio. È stata davvero fantastica”. Dopo la collaborazione nella riedizione Brat (Mean Girls feat Julian Casablancas), la loro amicizia si è consolidata sul palco dell Outside Lands di San Francisco dove Charli si è prestata a cantare Take It Or Leave It. Charlie si è dimostrata una super fan della band newyorkese e in un’intervista a NME ha detto di lui: “Credo che proprio lui, più di tanti altri, sappia catturare quel tipo di energia in una stanza e la sappia riportare nei suoi brani”. Sembra quasi che Julian e Charli si siano scambiati molti consigli nell’ultimo anno, sia sull’utilizzo dell’autotune (strabordante in Reality Awaits) sia su come si costruisce un vero e proprio album indie-rock.
Anche Sombr, la rockstar nata su TikTok, in questi anni ha abituato i suoi fan a duetti con grandi icone del passato. Dalla collaborazione al Coachella con Billy Idol e Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, a quella con i membri dei Cranberries, fino a “Go Your On Way”, cantata lo scorso martedì al Kia Forum insieme a Lindsey Buckingham dei Fleetwood Mac, Shane Boose, 21 anni, ha riportato alla viralità i suoi idoli. Questa tendenza degli ultimi anni ci ha fatto scoprire un altro lato degli artisti che probabilmente si sentono più a loro agio ad aprirsi quando di fronte hanno altri artisti, magari con più esperienza di loro e dal quali riescono a carpire consigli preziosi su come affrontare le insidie del successo e gli ostacoli dell’industria discografica.
È anche grazie a loro che molti ragazzi della Gen Z stanno riscoprendo la musica degli anni ‘70, ‘80 e ‘90 e anche un dibattito musicale più serio sulle scelte tecniche dei percorsi artistici, sul background personale degli artisti e sul valore del processo creativo, quello lungo e travagliato che Thom Yorke ha definito così: “Certo, c’è un risultato finale. Ma la vera linfa sta nel processo. Spesso non so cosa sto facendo, ma cerco le cose che mi comunicano qualcosa, le metto insieme e le presento: questo è il mio modo di agire”.
L'articolo Da Thom Yorke e Harry Styles a Charli XCX e Julian Casablancas: le interviste tra artisti di generazioni diverse avvicinano le icone del passato (più attuali che mai) alla Gen Z proviene da Il Fatto Quotidiano.
Jay-Z si esibirà sul palco dell’Apple Music Super Bowl LXI Halftime Show, in programma al SoFi Stadium di Los Angeles, in California, domenica 14 febbraio 2027. Lo hanno annunciato Apple Music, la NFL e Roc Nation.
È stato il primo artista hip-hop a fare il suo ingresso nella Songwriters Hall of Fame, vincitore di 4 premi Emmy e di 25 Grammy Award. Il 2026 ha visto le celebrazioni di “Jay-Z 30”, un progetto durato un intero anno per festeggiare il trentesimo anniversario dal lancio del suo album di debutto “Reasonable Doubt” con tre concerti da tutto esaurito allo Yankee Stadium di New York, seguiti dalle date sold-out di Londra, Parigi e Los Angeles.
“Da Reasonable Doubt fino a conquistare il palco dell’Halftime Show del Super Bowl è stato un percorso straordinario – ha dichiarato l’artista – Trent’anni di musica, lavoro e cultura portati sul palcoscenico più grande del mondo. Questo viaggio continua a essere un sogno che si realizza”.
“Per diversi anni abbiamo avuto il privilegio di lavorare a stretto contatto con Jay-Z e Roc Nation, e ho potuto toccare con mano l’impatto straordinario che ha avuto sull’Halftime Show del Super Bowl – ha commentato Roger Goodell, Commissioner della NFL – Quando abbiamo stretto per la prima volta l’accordo con Roc Nation per la produzione dello show, avevo un’unica richiesta: che un giorno Jay-Z salisse su quel palco in prima persona, quando avrebbe ritenuto giunto il momento opportuno. Non potrei essere più entusiasta all’idea che i fan di tutto il mondo possano vivere l’arte, la creatività e la carica culturale che saprà portare al Super Bowl”.
“L’impatto di Jay-Z sulla cultura musicale globale è tanto profondo quanto indiscutibile – ha sottolineato Oliver Schusser, Vice President of Music and International Content di Apple -. Negli ultimi anni abbiamo avuto il privilegio di collaborare con lui per portare sul palco dell’Halftime Show del Super Bowl alcuni degli artisti più emozionanti e prolifici al mondo, e siamo davvero entusiasti che quest’anno sia proprio lui a salire su quel palcoscenico. Sappiamo già che sarà uno spettacolo incredibile”.
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“Tengo solo una mentalité: o gli sparo o mi spara. Vivo solo di illegalité, io imparo, lui in para (…). Da bimbo il mio giocattolo preferito era una pistola giocattolo. Ora gioco ma, fra’, ogni bossolo calcolo (…). Cresciuti in fretta perché qua non c’è chi ti aspetta e ti porta con sé. Vivo la vie, fin quando mon frè-è-ère, morirò da rich, morirò in street”, rappa Baby Gang in “Mentalité”, uno dei brani più conosciuti e cantati dai giovanissimi. La traccia, se sommati i soli ascolti su Spotify e su YouTube, conta ben 416 milioni di ascoltatori. Un dato impressionante, “dopato” dal bilinguismo italo-francofono del trapper ma che, comunque, è sintomo di quanto il brano, crudo nel linguaggio, abbia fatto breccia nelle generazioni più giovani. Ed è proprio questa la tipologia di testi che vengono presi di mira quando, in Italia, succede qualcosa di grosso, che scuote e divide l’opinione pubblica.Ultimo in ordine temporale: i disordini milanesi di sabato e domenica, 17 e 18 ottobre. Il copione è sempre lo stesso. La trap e i trapper finiscono nelle agende di politici, nel caos dei dibattici algoritmici da social e nei talk show, diventando il capro espiatorio di (enormi) problemi sociali di cui, forse, non sono responsabili.
Ma facciamo qualche passo indietro. Come spiegato dal giornalista Damir Ivic, “lo spartiacque è stato il 2016 che, per convenzione, è considerato l’anno dell’avvento reale della trap in Italia”. Ai vertici della nuova ondata musicale c’erano Milano e Roma, rispettivamente con Sfera Ebbasta e il suo produttore, Charlie Charles, e la Dark Polo Gang, collettivo composto da Tony Effe, Pyrex, Side Baby, Wayne Santana e il producer Sick Luke. “La trap – come aggiunto da Claudio Cabona – è una sfumatura, un sottogenere del rap. In Italia, sbagliando, abbiamo sempre voluto semplificare il tutto, considerandoli dei pianeti a sé stanti. Ma in realtà non è così: rispetto al rap, cambiano alcune forme sonore e tematiche. La trap sicuramente è più nichilista, dark”. Nel 2017, grazie al disco d’esordio di Ghali, “Album”, c’è stato uno snodo cruciale per il genere. Il rapper italo-tunisino, infatti, è stato il primo artista di seconda generazione a raggiungere le vette più alte delle classifiche streaming aprendo, di fatto, la strada a molti altri colleghi più giovani. Basti pensare, per citarne alcuni, a Baby Gang, Simba La Rue ed Astro. “Raccoglievo le lattine al mio Paese, le rivendevo a un tizio solo per pochi centesimi (Come un barbone). Io davvero non avevo niente di niente (…). I soldi fanno la felicità e chi dice il contrario mente (…). Devo uscire dal tunnel, ma sto bene nelle tenebre (…). Ci ho provato pure a fare palestra ma mi piacciono le armi, ti piace la mia Beretta? Mi piace quando vado nel bosco e la testo. Vado matto per le armi, mi mandano fuori di testa”, dice Simba La Rue nell’intro e nel primo ritornello di “Mi piacciono le armi”, uno dei suoi brani più streammati che, solo su Spotify, conta più di 60 milioni di riproduzioni.
L'articolo Trap e violenza, parola agli esperti: “Non credo che i ragazzi che vanno a manifestare abbiano la trap come colonna sonora. Non è che la realtà fa schifo perché c’è Baby Gang, ma c’è Baby Gang perché la realtà fa schifo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si intitola “Magia Bianca, Magia Nera”, il nuovo progetto di Francesca Michielin in uscita il 30 ottobre. Sei tracce, sei figure femminili e altrettanti archetipi, dalla mistica Hildegard von Bingen a Ecate, da Diana a Brigid, fino alla leggenda di Excalibur, per un racconto simbolico che fa da contrappunto a “Magia Bianca”: se il primo capitolo guardava alla luce, il nuovo attraversa l’oscurità come spazio di conoscenza e consapevolezza.
Con questi sei brani Francesca Michielin sposta il pop in un territorio più oscuro e immaginifico, un bosco notturno abitato da streghe, mistiche, dee e cavalieri. C’è Ecate che accompagna nell’aldilà e riporta indietro in ”Hexoria”, c’è la ”ragazza sola” che balla con gli scheletri in ”Danza Macabra”, c’è la forza vitale di Ildegarda di Bingen in ”Viriditas”. In ”Esperienza Estatica” la cantante si dichiara, in prima persona, un’ex alchimista e mistica, e chiede a un bardo di amarla senza purezza di facciata.
A fare da contrappunto sono due brani più terreni, “La mia ragazza”, ritratto di una Katherina fraintesa e infine libera, e ”Una spada nella roccia”, dove l’amore è una prova che non si vince con la forza e una luce che resta accesa. Il filo che tiene insieme tutto è un buio che diventa verità, e il rifiuto di essere “un po’ troppo educata”.
Il messaggio è quello di un percorso di liberazione da paure e ruoli imposti: il buio non va combattuto ma abitato, per trasformare le fragilità in una risorsa e, come recita il finale, imparare non a mostrarsi più forti ma a essere più vicini. Il disco accompagna Michielin verso il Tour nei Teatri, in partenza a novembre.
Francesca Michielin ha presentato a FqMagazine il nuovo disco.
L'articolo “Streghe, gay, migranti: c’è sempre un capro espiatorio su cui sfogare il controllo. Preferisco rischiare, anche a costo di perdere visibilità. Mio marito al nostro Liceo era un campione, il mito”: così Francesca Michielin proviene da Il Fatto Quotidiano.