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Torino, bruciata una foto di Giorgia Meloni in Piazza Castello

24 October 2026 at 16:40

Una grande foto di Giorgia Meloni è stata bruciata in piazza Castello a Torino, dove si sono ritrovati i partecipanti alla manifestazione odierna. Uno di loro, incappucciato, è salito sul monumento al Duca d’Aosta, dando fuoco all’immagine. I manifestanti hanno intonato cori e slogan contro la presidente del Consiglio. In piazza sventolavano prevalentemente bandiere di Rifondazione comunista e della Palestina.

Proprio a Torino, successivamente, ci sono state più cariche della polizia contro i manifestanti. Alla manifestazione partecipano anche famiglie e studenti. Poi sono arrivati anche gruppi di giovani incappucciati. Nel frattempo il corteo, dopo alcune cariche di alleggerimento delle forze dell’ordine, ha cambiato percorso, procedendo verso via Pietro Micca.

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Russia, Zakharova arruola Al Bano per attaccare Meloni: “Roma ascolti il suo appello contro le sanzioni”

24 October 2026 at 12:28

“Felicità è un bicchiere di vino con un panino“. Ma anche far la pace con il Cremlino. Chissà se era questo il ritornello che le girava nella testa quando Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha deciso di arruolare l’ambasciatore più improbabile della diplomazia mondiale per sferrare l’ultimo attacco al governo italiano: Al Bano Carrisi. Con un post su Telegram il cui tono oscilla tra il melodrammatico e il canzonatorio, la zarina della comunicazione russa ha esortato Giorgia Meloni ad ascoltare l’accorato appello del cantante di Cellino San Marco, che chiedeva di “aprire le porte alla Russia” e cancellare le sanzioni, trasformando l’artista pugliese, che oltre l’ex cortina di ferro è una vera e propria pop star, in un testimonial capace di scardinare la linea atlantista di Roma.

Il trionfatore di Sanremo ’84, gloria della canzone nazional-popolare, ha concesso un’intervista a Sandro Teti Editore, pubblicata su YouTube il 21 ottobre, nella quale ha affermato che la Russia è un Paese “che ci ama” e che “ha molta linfa italiana”, chiedendosi: “Perché fare sanzioni alla Russia? Diamo azioni alla Russia, diamo fiori alla Russia. Facciamo in modo che si smetta questa maledetta guerra”. E ha aggiunto: “Cara Giorgia, ti voglio bene. Te ne vorrei ancora di più se apriamo le porte alla Russia. Io sono un uomo di pace”.

“Il famoso e popolare cantante italiano Al Bano, molto conosciuto e amato nel nostro Paese – ha scritto Zakharova – ha rivolto un appello pubblico, molto sincero e sentito, alla presidente del Consiglio dei ministri italiano Giorgia Meloni. Sottolineando i profondi legami storici e culturali tra i nostri Paesi, ha esortato con grande emotività la presidente del Consiglio a smettere di imporre sanzioni alla Russia, riaprire le porte alla Russia e iniziare finalmente a lavorare concretamente per raggiungere una pace duratura in Ucraina. Ma la sua voce verrà ascoltata a Roma?”.

“A giudicare dagli ultimi avvenimenti le autorità italiane sembrano avere serie difficoltà ad accogliere le voci che dissentono dal discorso politico predominante”, prosegue il post di Zacharova. “I giovani italiani protestano: si cerca una pista russa. I cittadini italiani esprimono il loro malcontento: si sospetta un’influenza straniera”, osserva ancora, chiedendosi ironicamente se “il prossimo obiettivo delle indagini dei servizi segreti italiani sarà Al Bano”.

Da tempo la retorica di Zakharova sembra seguire logiche da show-biz più che da istituzione diplomatica. Se Al Bano è stato elevato al rango di consulente geopolitico di Palazzo Chigi, solo poche settimane fa il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si era visto rifilare una recensione tutt’altro che lusinghiera per aver scelto come consigliere l’ex ministro ucraino Mykhailo Fedorov. In quell’occasione, Zakharova aveva liquidato la Difesa italiana come un “Teatro dell’Assurdo“, arrivando a scomodare lo scrittore per ragazzi Gianni Rodari e insinuando che di questo passo Roma avrebbe potuto assumere persino Osama bin Laden.

Anche il Quirinale è stato a lungo il bersaglio prediletto di questa insolita retorica. La prima, durissima escalation risale al 14 febbraio 2025, quando Zakharova definì “invenzioni blasfeme” e “oltraggiose” le parole pronunciate pochi giorni prima a Marsiglia da Sergio Mattarella, che aveva accostato l’aggressione russa in Ucraina alle mire espansionistiche del Terzo Reich. Neanche 72 ore dopo, 17 febbraio, la portavoce russa era tornata alla carica avvertendo in tv che quelle dichiarazioni “non sarebbero rimaste senza conseguenze“.

Il culmine dello scontro si era consumato il 13 marzo, giorno del terzo affondo: in un briefing rilanciato dalle agenzie russe, Zakharova ha accusato direttamente Mattarella di diffondere “menzogne, falsità e disinformazione” in merito alle minacce nucleari di Mosca all’Europa: “La Federazione Russa si è fatta promotrice di una rinnovata e pericolosa narrativa nucleare, a cui si aggiungono il blocco dei lavori del Trattato di non proliferazione, instillando l’inaccettabile idea che ordigni nucleari possano divenire strumento ordinario nella gestione dei conflitti”, aveva detto il capo dello Stato l’8 marzo a Hiroshima. Un attacco frontale così violento da costringere il ministro degli Esteri Antonio Tajani a convocare d’urgenza l’ambasciatore russo a Roma per consegnargli una formale nota di biasimo.

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Italy Investigates Possible Russian Role in Milan Riots as Meloni Confronts Hybrid Warfare Threat

24 October 2026 at 09:56

Italian authorities are examining whether foreign interference helped intensify violent protests across the country, as Defence Minister Guido Crosetto warns that social media is being used as an instrument of hybrid warfare. Prime Minister Giorgia Meloni has introduced emergency security measures and deployed additional troops to Milan, while further demonstrations are planned for Saturday, 24 October.

Italy is investigating the possibility that foreign actors, including Russian operatives, helped amplify the violent unrest that swept Milan and other Italian cities on 17–18 October. The inquiry introduces a national security dimension to demonstrations initially driven by rising living costs, dissatisfaction with public services and broader economic grievances.

According to information disclosed about the government’s intelligence inquiries, officials working under Prime Minister Giorgia Meloni have requested assessments of whether foreign provocateurs contributed to the disorder. No public evidence has established that Moscow organised the violence, and Meloni’s office has declined to comment on the reported intelligence discussions.

The developments follow EU Today’s earlier coverage of the Milan disturbances, which documented extensive looting, attacks on police and the detention of hundreds of young people, many of them minors. Since then, Rome has moved beyond emergency consultations, approving legislation that expands police powers and introduces tougher criminal penalties for violent demonstrations.

On Saturday, 24 October, Italian security forces are preparing for another wave of protests, with additional military personnel, drones and specialist police units deployed in several major cities. The immediate question is whether the government can prevent further disorder while establishing how much of the unrest was locally organised and whether foreign information operations influenced its development.

Crosetto warns of hybrid warfare through social media

Defence Minister Guido Crosetto introduced the hybrid warfare argument during a Defence Procurement Forum in Rome on Tuesday, 20 October. In remarks recorded by Italian public broadcaster Rai, he described the disturbances as the culmination of a form of conflict being conducted through TikTok, YouTube and other social media platforms.

Crosetto argued that young Italians were undergoing what he called a form of counter-education outside their families and schools, absorbing political attitudes and values increasingly hostile to democratic institutions. He criticised Western governments for failing to recognise the consequences of this process, although he did not publicly present intelligence establishing Russian responsibility for the riots.

His comments also exposed differences within the governing coalition. Deputy Prime Minister Matteo Salvini questioned suggestions of Russian involvement, arguing that the immediate priority was identifying violent groups and preventing their movement into Milan.

Russian information operations under scrutiny

European investigators have identified activity by established Russia-linked disinformation networks, including Operation Overload and Doppelgänger, which have circulated and amplified material concerning the unrest.

These operations have previously used manipulated content, misleading narratives and coordinated online distribution to influence European audiences. In the present case, investigations into the online amplification of the violence have identified foreign exploitation of the disturbances, rather than proof that foreign governments organised them.

The European Commission has consequently declined to initiate emergency intervention against social media platforms, citing insufficient evidence linking foreign manipulation directly to the organisation of the protests.

France has taken a similarly cautious position. President Emmanuel Macron acknowledged that foreign actors had manipulated information after the violence but said there was no established evidence that they caused the disturbances. French Foreign Minister Jean-Noël Barrot has separately identified hostile narratives originating from Russia, China and Iran.

For European security authorities, the principal investigative question concerns the relationship between genuine domestic grievances and externally coordinated information campaigns. Foreign networks can exploit political divisions without necessarily directing the organisations or individuals involved in street violence.

Meloni introduces tougher security legislation

Meanwhile, Meloni’s government has proceeded with a substantial legislative response. Following cabinet approval on 20 October, Decree-Law No. 190 of 22 October 2026 entered into force on 23 October.

The legislation introduces penalties of two to five years’ imprisonment and fines of €10,000 to €20,000 for specified forms of organised violence during public demonstrations. Those organising or encouraging qualifying violent groups, including through digital communications, face potential prison terms of four to twelve years. It also expands provisions concerning juvenile offenders and preventive policing. The decree must undergo parliamentary consideration within 60 days.

Separately, the Italian Defence Ministry confirmed the deployment of 500 additional soldiers to Milan under Operation Strade Sicure until 31 December. The soldiers will reinforce security around sensitive locations and support existing police operations without acquiring additional judicial policing powers.

New demonstrations test the government’s response

Security arrangements have been intensified ahead of demonstrations scheduled for Saturday, 24 October, in Milan, Rome, Turin, Bologna, Florence and other cities.

According to the latest security preparations, Rome is deploying approximately 1,500 officers, while Milan is preparing a combined police and military presence supported by aerial surveillance.

On Friday, Italian investigators conducted searches targeting approximately 100 people suspected of involvement in the previous weekend’s disturbances, including 51 minors. Authorities are also monitoring online calls for renewed protests, some organised by groups whose leadership and membership remain unclear.

The unrest presents Meloni with two parallel challenges: containing violence and determining whether hostile foreign networks have played a significant role in its escalation. Italy’s investigations may help establish whether the events represent primarily a domestic public-order crisis, the exploitation of existing tensions by foreign actors, or a combination of both.

For Brussels, the outcome could influence future enforcement of the EU’s Digital Services Act and its wider response to foreign information manipulation. For now, the evidence supports concern about Russian amplification of European unrest, but not a definitive conclusion that Moscow orchestrated the riots.

Travaglio a La7: “Governo Meloni manda i soldati in piazza? Destra tutta chiacchiere e distintivo, imbecille e propagandista”

24 October 2026 at 09:10

“Bisogna smetterla di dire che questa è la destra ‘legge e ordine’, perché questa è una destra ‘illegalità e disordine’. Non sanno cosa sia la sicurezza, perché per far sentire la gente sicura non bisogna inventare nuovi reati per punire cose che sono già punite o dai Dieci Comandamenti o dal Codice Rocco, quindi dalla notte dei tempi. Bisogna assicurarsi che le pene previste dai reati che ci sono già vengano poi eseguite”. È l’affondo del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che a Otto e mezzo (La7) smonta punto per punto le politiche sulla sicurezza del governo Meloni, mentre cresce la preoccupazione per possibili nuovi scontri nelle città italiane in occasione delle manifestazioni previste per oggi.

Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto sicurezza che dispone l’invio nel capoluogo lombardo di 500 militari aggiuntivi, fino al 31 dicembre 2026, nell’ambito dell‘operazione Strade Sicure. Si tratta di paracadutisti della Brigata Folgore, provenienti principalmente dal 186° Reggimento di Siena, impiegati nella vigilanza dei luoghi sensibili e nei pattugliamenti, anche dinamici, al fianco di polizia e carabinieri. Un dispiegamento che, secondo Travaglio, racconta soprattutto l’incapacità dell’esecutivo di affrontare le cause dell’insicurezza, sostituendo all’efficacia delle norme l’esibizione della forza.

Il direttore del Fatto osserva che “tutti si riempiono la bocca della famosa certezza della pena, ma pochi possono permettersi di dare poi l’attuazione, perché poi, se la pena è certa, è certa per tutti, anche per i colletti bianchi”. E puntualizza: “I magistrati applicano le leggi che fanno i politici e che hanno trasformato il codice penale e il codice di procedura penale in un colabrodo pieno di scappatoie, di sconti e di saldi di fine stagione che fanno sì che la legge da lontano fa paura e da vicino fa ridere, l’effetto spaventapasseri”. Un meccanismo che finisce per alimentare anche la sfiducia dei cittadini nella giustizia: “La gente quando vede che vengono arrestati e poi dopo un po’ sono fuori o non capisce oppure pensa che sia il magistrato che è buonista, in realtà sono le norme che sono fatte apposta per rendere la pena una barzelletta”.

Circa la decisione di rafforzare la presenza militare nelle strade di Milano, Travaglio sottolinea: “Mandano i soldati in piazza, offendendo tra l’altro polizia, carabinieri e forze dell’ordine che hanno quello di compito, mentre i soldati non si capisce bene cosa vadano a fare, soprattutto dopo che Mattarella ha svuotato i poteri di arresto della polizia giudiziaria che inizialmente questi scriteriati volevano dare ai militari”. Travaglio ribadisce che la moltiplicazione dei presidi non risolve il problema di una legislazione che giudica inefficace: “Il governo Meloni fa le gride manzoniane per dire ‘ho fatto qualcosa‘”. E cita un esempio concreto, quello delle disposizioni penali già esistenti per punire le violenze durante le manifestazioni: “L’articolo 419 del codice penale, che esiste dalla notte dei tempi, afferma: ‘Chiunque fuori dai casi preveduti commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni. La pena è aumentata con le aggravanti che arrivano a venti anni se il fatto è commesso nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico’”.

Travaglio contrappone questa disciplina alla nuova fattispecie di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche, contestando la scelta di introdurre ulteriori reati anziché rendere effettive le sanzioni già previste dall’ordinamento: “Sentite adesso che reato ‘nuovo’ si sono inventati questi: partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche. Che è la stessa cosa che abbiamo appena detto, solo che è punita fino a cinque anni. Il nuovo reato ha un massimo di pena di cinque anni, quello che già c’è fino a vent’anni, quindi conviene quello nuovo perché sono degli imbecilli oltre a essere dei propagandisti”. E chiosa: “A cosa serve questa roba qua? A niente. Zero. Se fai otto decreti sicurezza e la gente non si accorge per niente di cosa è cambiato, tant’è che vede che devi mandare i soldati in piazza, si sente più sicura o meno sicura? Si sente meno sicura ovviamente”.

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Sondaggi politici, Meloni si rafforza e Vannacci arretra: chi vincerebbe le elezioni oggi

24 October 2026 at 08:47

Secondo gli ultimi sondaggi elettorali, Fratelli d’Italia (+0,6%) si rafforza salendo al 27,9%. Bene il Partito Democratico (+0,3%) che sale al 20,3%. Male il Movimento 5 Stelle che perde molto (-0,7%) calando al 12,1%.

Sul fronte delle coalizioni, il centrodestra in versione base vince sul Campo Largo in versione base: 41,9% contro 38,9%. Numeri del tutto teorici: l’allargamento delle alleanze farà la differenza alle urne.

Ultimi sondaggi elettorali di ottobre 2026

Qui di seguito la Supermedia Youtrend per Agi dei sondaggi sulle intenzioni di voto. La rilevazione è stata effettuata il 22 ottobre (fra parentesi la variazione rispetto all’8 ottobre):

  • Fratelli d’Italia – 27,9% (+0,6%);
  • Partito Democratico – 20,3% (+0,3%);
  • Movimento 5 Stelle – 12,1% (-0,7%);
  • Forza Italia – 7,3% (=);
  • Futuro Nazionale – 6,8% (-0,8%);
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,5% (-0,1%);
  • Lega – 5,6% (=);
  • Azione – 3,3% (+0,1%);
  • Italia Viva – 2,4% (+0,1%);
  • +Europa – 1,4% (-0,3%);
  • Noi Moderati – 1,1% (=).

La rilevazione non riporta i partiti inferiori all’1%.

Nota metodologica: la Supermedia Youtrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna include sondaggi realizzati dall’8 al 21 ottobre ed è stata effettuata il 22 ottobre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Eumetra (data di pubblicazione 15 ottobre), Noto (20 ottobre), Only Numbers (10, 15 e 16 ottobre), Piepoli (19 ottobre) e Swg (12 e 19 ottobre). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale sondaggipoliticoelettorali.it.

Che succede in politica oggi

I numeri evidenziano alcuni trend. Uno riguarda il balzo in avanti di FdI, che incassando il +0,6% sale al 27,9%. Un consenso importante considerando che il partito di Giorgia Meloni è già al quarto anno di legislatura. L’effetto logoramento, tirando le somme, non c’è stato.

A sinistra si consuma l’eterno derby fra PD e M5S e gli altri partiti progressisti: se sale uno ne cala un altro. Oggi il PD cresce del +0,3% andando al 20,3% mentre il M5S inciampa forte del -0,7% calando al 12,1%.

Il titolo di quarto partito d’Italia lo mantiene FI (7,3%) mentre FN, che sognava la doppia cifra, precipita del -0,8% andando al 6,8%. Parte del consenso che Vannacci aveva rosicchiato a destra sta ritornando ai “proprietari” originali. Questa settimana FdI si riprende il suo.

Per il resto, solo scosse d’assestamento.

Sondaggi, chi è in vantaggio nelle coalizioni

In vista delle elezioni politiche 2027 i fari sono puntati sulle possibili coalizioni.

Qui lo stato della coalizione conservatrice:

  • centrodestra (FdI, FI, Lega, NM) senza Vannacci – 41,9%;
  • centrodestra (FdI, FI, Lega, NM) con Vannacci – 48,7%.

Qui lo stato della coalizione progressista:

  • campo largo (PD, M5S, AVS) – 38,9%;
  • campo largo (PD, M5S, AVS) con Renzi e Magi – 42,7%.

Attenzione: il sondaggio sopra riportato non tiene conto dei partiti considerati inferiori all’1%. Vengono meno, così, forze politiche che potrebbero portare un vantaggio a una parte o all’altra:

  • Partito Liberaldemocratico > centrodestra;
  • Sud chiama Nord > centrodestra;
  • Avanti Psi > centrosinistra.

Non si tratta di un dettaglio banale: con l’attuale legge elettorale (lo Stabilicum) un solo decimale in più che permetta di raggiungere la fatidica soglia del 42% può far scattare il premio di maggioranza che garantisce la governabilità.

Per il resto, a destra si ragiona se aprire a Vannacci. Al momento, pare che la strada sia in salita data l’incompatibilità del generale con Tajani, Salvini e Lupi. E date le sue posizioni sulla Russia, del tutto antitetiche con quelle della premier.

E a sinistra si cercano programma condiviso e candidato premier, anche tramite eventuali primarie. L’ultimissimo retroscena lo svela il Corriere della Sera: in una riunione riservata, Giuseppe Conte avrebbe espresso disistima per la leader del PD: “Non lo dico per interesse personale. Lo dico perché con Elly Schlein non si vince”.

Manuel Agnelli a Scanzi: “Il governo Meloni in 4 anni non ha combinato un ca**o e ha fatto disastri nella cultura”

23 October 2026 at 18:35

“Questo governo, nel mondo della cultura, del cinema, del teatro e della musica, ha fatto un disastro. In quattro anni non ha combinato un cazzo, ma ci ha rovinato dei piani che erano praticamente fatti”. Manuel Agnelli non risparmia critiche all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni durante il confronto con Andrea Scanzi, lo scorso 15 ottobre alla Casa del Cinema, nell’ambito della 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma. L’incontro, intitolato I cattivi maestri e promosso dalla Siae, ha ripercorso la carriera del musicista, fondatore e frontman degli Afterhours, soffermandosi sul suo rapporto con la televisione e soprattutto sul ruolo degli artisti nel dibattito pubblico.

Agnelli contesta in particolare le scelte del governo nel settore musicale: “C‘era una legge sulla musica già approvata, che doveva diventare decreto attuativo e che è stata smantellata. Ma gliela metteremo nel culo”.
La critica si estende anche alla situazione generale del Paese: “La sicurezza nelle strade, l’inflazione, è tutto peggiorato. Milano è la città più pericolosa d’Italia in questo momento. Va bene, parlate male di chi volete, degli immigrati, dei maranza, ma fate qualcosa”.
Nonostante la disillusione verso la politica, il musicista continua a considerare il voto uno strumento indispensabile. “Non mi piacciono i proclami politici, quelli partitici ancora meno, quindi non ho mai detto votate Tizio o votate Caio, però ai concerti ho cominciato a dire: andate a votare”. Anche quando manca una piena convinzione, sostiene, partecipare alle elezioni serve a mantenere un equilibrio tra le diverse forze politiche, impedendo che la società si sposti eccessivamente in una sola direzione.

Il dialogo con il giornalista de Il Fatto Quotidiano affronta anche una questione che divide il mondo dello spettacolo: gli artisti devono esporsi politicamente? Scanzi cita Francesco De Gregori, il quale ha dichiarato di provare imbarazzo quando un uomo di spettacolo prende posizioni nette su questioni internazionali complesse.
“Siamo in democrazia, è giusto che sia così, lui ha tutto il diritto di pensarla diversamente – risponde il musicista –. Ma io sono convinto che sia più opportuno, in questo momento storico, dare un esempio di partecipazione e comunicare a tutti che si può partecipare, che è legittimo farlo”.
E aggiunge: “De Gregori secondo me avrebbe fatto meglio a dire: io non credo in questa cosa e non voglio partecipare, ma è legittimo se qualcuno invece lo fa”.

A preoccuparlo è soprattutto la crescente insofferenza verso chi sceglie di prendere posizione pubblicamente. “La gente si è abituata a non partecipare e a considerare una rottura di balle quando qualcuno partecipa”, osserva, riferendosi alle critiche rivolte agli studenti che manifestano o agli artisti che esprimono opinioni sui media. Un atteggiamento che considera tanto più contraddittorio nell’epoca dei social: “I social sono un monnezzaio mostruoso, pieno di gente che si collega e vomita di tutto. Perché quello non è un problema e poi uno pubblicamente non può dire qualcosa della quale si prende la responsabilità mettendoci la faccia?”.

L’ex giudice di X Factor rivendica quindi il diritto di intervenire anche nei programmi di approfondimento politico, come Otto e mezzo, al quale ha partecipato insieme a Scanzi: “Sono un cittadino che paga le tasse, va a votare e lavora, quindi ho tutto il diritto di avere un’opinione e di esprimerla. Il megafono che ho me lo sono costruito io e ho il diritto di utilizzarlo con responsabilità, ma come voglio”.
Una convinzione che non si traduce, tuttavia, nell’ambizione di intraprendere una carriera politica. Alla domanda se qualcuno gli abbia mai proposto di candidarsi, risponde con ironia: “Sono impresentabile. L’unica cosa buona che ho è che so coniugare i congiuntivi, che è una cosa molto rara in Parlamento”. Poi chiarisce: “Dobbiamo sapere dove siamo più efficaci e dove siamo più forti. Io penso che lì in mezzo mi maciullerebbero in 30 secondi. Ci sono delle dinamiche pazzesche, non è che vai lì con la visione del sole nascente. È proprio una corte di serpenti e quella roba non mi interessa”. Ricorda invece l’esperienza del padre, impegnato prima nella politica nazionale e successivamente in quella territoriale, dove aveva trovato la possibilità di misurare i risultati concreti del proprio lavoro.

C’è spazio anche per un bilancio della lunga esperienza a X Factor, che Agnelli ha deciso di interrompere quando ha capito di non poter più utilizzare il programma per raccontare la musica come avrebbe voluto: “Quando la produzione è cambiata, paradossalmente proprio nell’anno in cui ho vinto, ho deciso di smettere perché non riuscivo più a raccontare. Il mio personaggio diventava macchiettistico, il giudice cattivo che deve sempre rompere il cazzo. E quando diventi una macchietta perdi totalmente l’efficacia”. Una scelta che ha comportato anche una rinuncia economica considerevole: “Mi hanno offerto 870mila euro per fare la stagione dopo e ho detto di no”.

Agnelli riconosce di potersi permettere una simile decisione, ma respinge le accuse di chi lo considera ‘un venduto’ per aver partecipato a un talent televisivo. “Molti di quelli che mi danno del venduto perché sono andato in televisione avvelenerebbero tutta la famiglia per 870mila euro”. E ricorda che compromessi e interessi economici non sono estranei neppure all’ambiente della musica alternativa, citando le riviste musicali che, a suo dire, subordinavano la concessione delle copertine all’acquisto di spazi pubblicitari. Una denuncia alla quale accompagna, però, il riconoscimento del ruolo fondamentale svolto da quelle stesse testate nella crescita della scena rock italiana degli anni Novanta.
Dalla televisione alla musica, fino alla politica, emerge una concezione dell’impegno pubblico che Agnelli rivendica come esercizio di libertà e responsabilità individuale, indipendentemente dal mestiere che si svolge o dalla notorietà di cui si gode. “Partecipare alla vita pubblica è un dovere ed è anche un diritto. E forse ce lo siamo dimenticati”.

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Caro carburante, i limiti e le trappole del decreto-spot di Meloni. Lo sconto di 45 centesimi sul gasolio per gli agricoltori? È teoria

23 October 2026 at 16:13

Il consiglio dei Ministri ha varato d’urgenza un decreto legge per il caro carburante, promettendo agli agricoltori 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio, mentre il ministro Francesco Lollobrigida dice che “ci sono studenti, agricoltori e autotrasportatori perbene utilizzati come massa critica per iniziative illegali che non possono essere tollerate”, parlando di “tenuta sociale ed economica del Paese”. Ma da una lettura del testo dell’esecutivo (che dovrà poi essere convertito in legge) emergono diverse zone d’ombra che rischiano di svuotare quello che dovrebbe essere un aiuto per moltissime aziende. Per loro, infatti, quei soldi non sono disponibili automaticamente. Oltre al fatto che nel decreto non c’è neppure l’ombra di interventi strutturali sulla filiera. Gli agricoltori, infatti, denunciano da anni un problema sistemico: i costi (non solo quelli legati ai carburanti, ma in genere alle produzioni e anche ai fertilizzanti) sono esplosi, mentre i prezzi dei prodotti pagati ai campi rimangono troppo bassi, spesso inferiori ai costi stessi di raccolta. E questo, a dire il vero, è un problema precedente agli ultimi conflitti, come raccontato a più riprese da ilfattoquotidiano.it. Detto, quindi, che il decreto non affronta il divario tra i ricavi della grande distribuzione e le perdite dei produttori, è legittimo qualche dubbio sulla capacità di tamponare anche la sola emergenza del carburante. Eppure per Coldiretti il decreto “è un segnale concreto di attenzione verso un settore strategico per il Paese” e le risorse “rappresentano un sostegno fondamentale per le imprese”.

La misura varata per gli agricoltori e quei 45 centesimi (solo teorici)

“Stanziamo 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio agricolo che, nei fatti, si tradurrà in uno sconto fino a 45 centesimi al litro per oltre 120 milioni di litri” ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video pubblicato al termine del Consiglio dei ministri. Ma quei 45 centesimi al litro di sconto sono ‘teorici’. Ed è qui che è servita la prima trappola: la verità è che non si sa a chi andranno quei soldi e chi saranno i beneficiari. La cifra reale emersa dal testo è di 121 milioni di litri complessivi e si tratta del tetto massimo di carburante complessivo che lo Stato può sussidiare con quei 60 milioni. Quindi il governo dichiara sì un aiuto “fino a 45 centesimi al litro”, ma può farlo su “121 milioni di litri”. Se le richieste delle aziende agricole supereranno complessivamente quella cubatura nel periodo coperto, il contributo reale per singolo litro verrà rimodulato al ribasso. Dai 45 centesimi si dovrà man mano scendere. Brutta notizia: la misura deve coprire i costi sostenuti tra il 1 giugno e il 15 ottobre 2026. Un intervallo di tempo che coincide esattamente con la stagione dei raccolti e della lavorazione intensiva del terreno (da giugno a settembre), ossia il periodo in cui i consumi di gasolio agricolo toccano i massimi annuali in Italia.

Confagricoltura Emilia-Romagna: “Distanza tra risorse e fabbisogno”

Tanto per avere un’idea, in Italia si consumano mediamente circa tra i 2,2 e i 2,5 miliardi di litri di gasolio agricolo all’anno. Solo nel periodo di quattro mesi e mezzo preso in esame, i consumi stimati del settore superano ampiamente il miliardo di litri. Lo sanno bene al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica che, insieme alle Regioni, gestisce l’anagrafe degli utenti dei carburanti agevolati tramite i registri Uma (Utenti Motori Agricoli). E lo sa bene Confagricoltura. “Il periodo interessato dalla misura coincide, per numerose produzioni agricole, con alcune delle operazioni più impegnative dal punto di vista energetico: dalla raccolta dei cereali alle lavorazioni del terreno, fino alle attività legate alle colture estive e alle semine autunnali” fa notare il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna, riunitosi sotto la presidenza di Marcello Bonvicini. Si aggiungono, poi, i consumi di carburante legati all’irrigazione “particolarmente rilevanti quest’anno a causa della siccità e delle temperature eccezionalmente elevate che hanno interessato l’Emilia-Romagna e numerose altre aree del Paese, rendendo necessari interventi irrigui più frequenti e prolungati per salvaguardare le produzioni agricole”. Numeri che evidenziano “una distanza significativa tra le risorse disponibili e il fabbisogno delle imprese. Non si tratta di mettere in discussione la necessità dell’intervento – spiega il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna – ma di essere consapevoli che un sostegno di questa entità, pur utile, può incidere soltanto in misura limitata sui costi sostenuti dalle aziende”.

La trappola del 20 per cento

Di fatto, c’è un altro problema: il contributo può arrivare al massimo al 20% della spesa ammessa, ossia di quanto è stato pagato. Perché quel 20% arrivi a valere 45 centesimi, l’agricoltore in questione dovrebbe aver pagato il gasolio 2,25 euro al litro, ma in Italia – nonostante i rincari – gli agricoltori lo hanno pagato al massimo tra 1,50 e 1,70 euro al litro. Nel primo caso, il 20% corrisponde a 30 centesimi e non ai 45 massimi. Morale: il tetto massimo del 20% impedirà comunque di raggiungere i 45 centesimi, indipendentemente dai fondi totali. A quel punto entra in gioco l’effetto scala: le grandi aziende possiedono ampie estensioni di terreno, macchinari pesanti e flotte di trattori che consumano decine di migliaia di litri di gasolio all’anno. Moltiplicando anche solo 30 centesimi per volumi enormi, il contributo finale ottenuto in termini assoluti resta comunque significativo sul bilancio aziendale. Ma per un agricoltore piccolo è un’altra storia. Se lo sconto reale scende a 30 centesimi al litro a causa del tetto del 20%, su poche centinaia o migliaia di litri il risparmio totale monetario diventa irrilevante. Il contributo, tra l’altro, spetta solo per gli acquisti effettuati dal 1 giugno al 15 ottobre, quindi le aziende agricole già in crisi di liquidità, che hanno dovuto ridurre le lavorazioni o comprare il minimo indispensabile, riceveranno solo una piccola parte di quanto annunciato.

Tempistica e burocrazia

Il decreto affida la gestione e l’erogazione dei flussi ad Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, che ha cinque giorni dall’entrata in vigore del provvedimento per definire modalità e termini di trasmissione della documentazione e pagamenti diretti nei trenta giorni successivi. Storicamente, i portali telematici agricoli subiscono forti rallentamenti in queste occasioni, rischiando di creare un collo di bottiglia per i Centri di Assistenza Agricola (CAA) che devono caricare le fatture e i piccoli produttori che non hanno canali di acquisto tracciabili massivi o che faticano a produrre tempestivamente la documentazione rischiano di rimanere esclusi o di subire i ritardi peggiori. Il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna richiama l’attenzione sull’importanza delle modalità di attuazione degli interventi: “L’esperienza degli anni passati, in particolare per alcuni crediti d’imposta, ha evidenziato come finestre temporali eccessivamente ristrette e vincoli nell’utilizzo delle agevolazioni possano limitarne sensibilmente l’efficacia, impedendo alle imprese di sfruttare pienamente i benefici previsti”. Anche per il credito d’imposta sul carburante agricolo riconosciuto nel 2026, la normativa stabilisce il termine del 31 dicembre per l’utilizzo in compensazione. Una scadenza che “rischia di penalizzare le imprese che non dispongono, nel periodo previsto, di sufficienti debiti fiscali e contributivi da compensare. Non basta stanziare risorse: occorre creare le condizioni perché arrivino realmente alle imprese”.

L'articolo Caro carburante, i limiti e le trappole del decreto-spot di Meloni. Lo sconto di 45 centesimi sul gasolio per gli agricoltori? È teoria proviene da Il Fatto Quotidiano.

Giorgia Meloni is Italy’s great political survivor. Could one man be about to bring her down? | Riccardo Alcaro

23 October 2026 at 05:00

With elections looming in 2027, Roberto Vannacci’s new far-right movement could fatally outflank the prime minister

Giorgia Meloni’s government became the longest serving in Italy’s republican history last month. This unusual political longevity, a moderate foreign policy, a certain personal charisma and even a recent spat with Donald Trump have combined to sharpen Meloni’s profile as the go-to leader on the European right.

Meloni’s personal approval rating – at about 41% – is one of the highest among west European leaders. Her far-right Brothers of Italy party has retained most of its support – a striking feat in our anti-incumbent era and by Italian standards, an achievement.

Riccardo Alcaro is head of research at IAI, Istituto Affari Internazionali, in Rome

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© Photograph: Roberto Monaldo/LaPresse/Shutterstock

© Photograph: Roberto Monaldo/LaPresse/Shutterstock

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I camionisti, e lo scontento che Meloni non ha visto arrivare

23 October 2026 at 03:45

Le proteste degli autotrasportatori sono la punta dell’iceberg di un Paese che si riscopre più povero e che si sente tradito dal governo Meloni, secondo il commento di Mario Lavia

«Qu’ils mangent de la brioche!». Storicamente, non la pronunciò mai la celebre risposta, Maria Antonietta, a chi la informava che il popolo non aveva il pane. Forse era stata detta qualche anno prima da un’altra nobildonna, citata da Rousseau, ma passò comunque alla storia come l’emblema definitivo della separatezza del sovrano dal popolo.

Che è un problema sempre immanente quando la distanza che separa chi governa da chi è governato, il Palazzo dalla strada, la contabilità del potere dalla contabilità della vita assume proporzioni preoccupanti. Una distanza che non appartiene soltanto all’ancien régime e che, in questi giorni, sembra essersi riaperta sotto i nostri occhi.

L’impressione è che le proteste degli autotrasportatori nascondano dietro la loro impellente materialità qualcosa di più generale, come se fossero la classica punta dell’iceberg di un Paese che si scopre improvvisamente povero, o almeno più povero di prima. La gente ammonticchia, se ce l’ha, quattro risparmi sui conti correnti, nessuno investe più, nessuno compra e molti vendono. E chi non ha un euro da parte si arrabatta come può, in un’Italia tornata in bianco e nero e che si alza presto la mattina, accende il furgone e non ha i soldi per fare il pieno. In questa situazione, basta un’improvvisa Hormuz (thank you, mister Trump) e i conti non tornano più. I nostri governanti tutto questo non lo avevano visto arrivare. Tuttora non lo capiscono. 

Dov’è il governo dinanzi alla rivolta degli autotrasportatori, che non sono “il popolo” ma pure sono decisivi per la “Nazzione” con due zeta come pronuncia la presidente del Consiglio? Ieri hanno stanziato dieci milioni per i pescatori: più che la brioche sono briciole: d’altronde l’etimo è lo stesso. E qualche altra decina di milioni per tutti quelli che stanno bloccando il Mezzogiorno e non solo.

A occhio paiono insufficienti per risolvere il problema. Anche se il Tg Uno del principale seguace di Giorgia Meloni in Rai, Gianmarco Chiocci, apre con titoli fuorvianti per cui i blocchi sono stati tolti grazie al governo, la realtà è quella degli scaffali vuoti e dei benzinai a secco. Diversi giorni fa le organizzazioni dei manifestanti sono state convocate per il 27: con comodo, che fretta c’è?

Descrivono la premier più nervosa del solito, alza la voce, pretende soluzioni, intima ai ministri di non parlare «di quello che ci diciamo qui dentro», nel bunker di Palazzo Chigi dove si susseguono vertici su vertici con ministri e cardinali – Alfredo Mantovano, Giovanbattista Fazzolari – celebrando l’angosciante rito di trovare i soldi che non ci sono mai quando servono, e i tecnici di via Venti Settembre devono rompere i salvadanai che, come si ripete con frase trita, Giancarlo Giorgetti ha tenuto in ordine.

Bell’ordine, verrebbe da dire: quattro anni dopo – la mitica longevità, che buffonata – questi non hanno un euro in cassa, complimenti, sicché davanti a un’emergenza sanno trovare briciole, bruscolini, brioche. Il punto diventa ovviamente politico. Fino a lambire una vera e propria questione democratica. Perché quando pezzi di popolazione soffrono e addirittura si rivoltano e il governo della Repubblica non sa bene cosa fare, allora si esce dalla normale dialettica tra società e potere e si entra in quella della consunzione della politica, che, come sappiamo, è l’anticamera dello sfascio.

La crisi di un Paese comincia spesso così: quando i cittadini smettono di aspettarsi una risposta dalla politica e cercano di farsi ascoltare bloccando ciò che possono bloccare. Il camion diventa allora qualcosa di più di un mezzo di trasporto: una metafora di una democrazia incrinata.

Per una volta, l’abusato richiamo delle opposizioni a «venire in Parlamento» per riferire sulla situazione è fondatissimo perché il Paese è effettivamente allo sbando, dai violenti di Milano alla penuria di cibo al Sud. Altro che brioche. Qui non ci sarà la Grande Rivoluzione. Ma una politica che brancola nel buio, questo sì.

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Milan, a city torn apart by luxury and inequality

22 October 2026 at 15:49

Milan is the city where singer Dua Lipa is considering moving to but also where many of the local residents are being forced to leave. It is among the places that host the most millionaires in the world, who move into new skyscrapers designed by prominent architects. They are drawn by the flat tax offered in Italy since 2017, a single payment of €300,000 (it convinced Cristiano Ronaldo to leave Real Madrid for Juventus in 2018). It is the so‑called Milan Model — a city of luxury, culture, fashion and investment banks, ideal for living, except that soaring housing prices have made living impossible: buying a home costs 57% more than a decade ago, and renting is 70% more expensive than in 2018, according to online real estate data.

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© Stefano Porta/LaPresse (LAPRESSE)

A scene from Saturday’s clashes with police in Milan.

Europe’s far right seizes on protest violence to push authoritarian anti-immigration agenda

Nationalist leaders are framing unrest as consequence of failed liberal governance and open borders

Europe’s far-right leaders have jumped on the violence that rocked numerous cities last weekend, framing it as the inevitable consequence of failed liberal governance and open-border policies and insisting only they can restore law and order.

Months away from key elections in Spain, France and Italy, authoritarian nationalists are eager to weaponise the wave of street unrest, originating in peaceful protests over the cost of living and deteriorating public services but hijacked by violent rioters.

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© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

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Meloni moltiplica i reati, ma la sicurezza non si costruisce a colpi di decreti

21 October 2026 at 06:12

Giorgia Meloni

Dopo gli scontri di Milano, il governo ha approvato un altro decreto sicurezza. Il provvedimento introduce il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, estende alcune misure preventive ai minorenni e prevede sanzioni per i genitori dei ragazzi coinvolti nelle violenze. È il sesto decreto sicurezza dell’esecutivo Meloni. La risposta è ancora una volta affidata al diritto penale, con nuove fattispecie e pene più severe, mentre restano da chiarire le cause delle violenze e le falle nella gestione dell’ordine pubblico.

Tra le novità c’è un nuovo reato per chi partecipa a manifestazioni violente in gruppo, con pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a ventimila euro. Per chi organizza o promuove gruppi con l’obiettivo di compiere violenze, anche attraverso strumenti informatici, la pena può arrivare a dodici anni. Il decreto estende inoltre l’arresto in flagranza differita e introduce aggravanti per danneggiamenti e saccheggi. Per i genitori dei minorenni responsabili di violenze sono previste multe da cinquecento a mille euro, raddoppiabili in caso di recidiva.

La miusra riguarda direttamente anche gli under-18. Il fermo preventivo viene esteso ai luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone e può applicarsi ai ragazzi che abbiano compiuto 16 anni. Per i minori sopra i 14 anni viene inoltre introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, che consente di procedere penalmente senza doverla accertare caso per caso. Sono misure che rendono più semplice l’intervento repressivo, ma aprono interrogativi sulla proporzionalità delle risposte e sulle conseguenze per la giustizia minorile.

La linea della premier è quella del «chi rompe paga». «Nessuna idea politica o disagio sociale» può giustificare le devastazioni, ha dichiarato Giorgia Meloni, chiedendo alle forze politiche di stare «dalla parte della legalità». Ma il punto è proprio distinguere tra la responsabilità individuale di chi commette reati e le ragioni di un disagio sociale che non si esaurisce negli episodi di violenza. Punire i responsabili è necessario; considerare l’inasprimento delle pene una risposta sufficiente è un’altra cosa.

Il decreto, intanto, interviene anche sulla presenza dei militari a Milano. Arriveranno cinquecento soldati in più, con una spesa di 4,7 milioni di euro fino al 31 dicembre, ma non potranno esercitare funzioni di polizia giudiziaria né arrestare direttamente i sospetti. Su questo punto, come riferisce Repubblica, il governo ha rinunciato alla previsione iniziale dopo le osservazioni del Quirinale e le divergenze interne alla maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha contestato i limiti del loro impiego; il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che i militari devono agire in funzione complementare rispetto alle forze di polizia.

Resta infine da capire che cosa abbia prodotto gli scontri. Crosetto ha evocato una possibile «guerra ibrida», mentre Matteo Salvini ha respinto l’ipotesi di una regia russa. Piantedosi ha parlato di una dinamica che merita approfondimenti, pur riferendo che i primi accertamenti escluderebbero legami strutturati con gruppi antagonisti. L’indagine è ancora in corso.

È qui che il populismo penale mostra il suo limite. Il diritto penale è uno strumento indispensabile, ma dovrebbe essere una risorsa da usare con precisione, non la risposta automatica a ogni emergenza. Moltiplicare i reati e aumentare le pene può offrire un segnale politico immediato. Non sostituisce però il lavoro sulle cause del disagio, la prevenzione delle violenze e la capacità delle istituzioni di gestire le manifestazioni. Né risolve, da solo, le carenze che hanno permesso agli scontri di degenerare.

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Italian government to deploy troops to Milan after anti-austerity protests

20 October 2026 at 21:52

Giorgia Meloni’s administration has announced the deployment of 500 military troops to Milan after a weekend of intense protests and riots resulted in broken windows at luxury shops. 

But while mainstream coverage has focused on exclusive brands hiding inventory from angry demonstrators, progressive organizations emphasize that the rage witnessed on the streets of several northern Italian cities is a result of the government’s own policies.

“A Louis Vuitton bag can cost €5,600, while the monthly maximum for the wage guarantee fund in 2026 is €1,340,” wrote the grassroots union Unione Sindacale di Base (USB). In a statement on Tuesday, the union cited devastating national statistics, including data showing that over 14% of working-class families live in absolute poverty.

Broken windows can be repaired, USB noted. “Five years of lost wages, an impoverished family, and a denied future cannot be recovered so easily.”

Students oppose austerity at school and beyond

Significant mobilizations preceded the weekend’s protests. On Friday, October 16, roughly 400,000 students flooded the streets for “No Meloni Day”. They criticized the government’s so-called securitization measures which in practice has meant stifling the right to protest, as well as the unabated turn toward war and armament.

Protesters warned that by prioritizing these points over public services and working conditions, Meloni and her ministers knowingly undermine the future of a whole generation. 

Read more: Curfews imposed in French cities as rebellion against austerity grows nationwide

Echoing developments in France, where teachers’ unions have supported students’ demands over recent weeks of historic struggle for a stronger public education system, educators in Italy began circulating appeals to do the same.

“The established order is the worst of all possible worlds – or comes very close to it – and our schools are a mirror of this: they are falling apart, alienating, militarized,” the appeal reads. “Places where the need to stretch one’s legs is labeled ‘indiscipline,’ and where the ‘foreigner’ is blamed for the decline in knowledge, rather than two decades of underfunding and neglect.”

Real solutions, not repression, needed to address social crisis

Trade unions, teachers, and students all denounced the repression authorities unleashed in response to the protests – both after mobilizations in cities and during school occupations. 

“This government – incapable of offering solutions to the social crisis raging across the country – is once again attempting to manage the streets and social discontent solely through the lens of ‘public order,’ while intensifying repression and shrinking the space available for political activity,” emphasized youth organization Cambiare Rotta.

Students opposed the government’s focus on militarization. Source: Cambiare Rotta/Facebook

Teachers specifically called upon others in the system not to endorse crackdowns on students while invoking democratic values. “Democracy today resists in the French and Spanish squares, in the occupied Italian schools, in the resistance to the genocide of the Palestinian people, in the words and deeds of those who oppose the piecemeal world war,” they wrote.

“It is not to be found in threats, in tear gas, in police officers inside schools, or in students maimed by the weapons of our law enforcement. It is not to be found in the unjust rules that too many persist in defending.”

Read more: Mediterranean dockworkers launch historic international strike

The increased protest activity has given hope that the spark that inspired massive mobilizations throughout 2025 might resurface. It comes less than two weeks before a new general strike – and an international dockworkers’ strike in which Italian port workers are set to play a notable role – on October 30.

Italy to deploy 500 troops to Milan after days of protests and looting

Government planning tougher security measures as France also says military forces will be deployed

Italy’s government is sending 500 soldiers to Milan and vowed a “firm response from the state” after protests against the cost of living descended into clashes with police, vandalism and looting. Further demonstrations are planned on Saturday.

The government of the far-right prime minister, Giorgia Meloni, also announced new security measures, including an offence of violent participation in ⁠a demonstration, tougher penalties for ⁠rioters, and financial liability for ​parents whose children take part in vandalism and looting.

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© Photograph: Alessandro Bremec/NurPhoto/Shutterstock

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Meloni Prepares New Security Measures After Milan Riots Leave Hundreds Detained

19 October 2026 at 18:13

Italian Prime Minister Giorgia Meloni has convened an emergency government meeting following two days of violent unrest in Milan and other northern cities, where demonstrators clashed with police, looted shops and damaged public property during protests over living costs and deteriorating public services.

Police brought 271 people to police headquarters following Sunday’s disturbances in Milan, including 220 minors. Of those detained, 32 were formally arrested and another 28 were reported to the judicial authorities, according to figures released on Monday, 19th October.

The violence has prompted the Italian government to consider further restrictions on those involved in violent demonstrations, potentially introducing additional powers directed at organised disorder and juvenile offenders.

Milan city centre hit by looting

The disturbances began during demonstrations on Saturday, 17th October, organised amid growing dissatisfaction over household expenses, public services and wider political grievances.

Although the protests initially included peaceful participants, groups of masked individuals subsequently confronted riot police in central Milan. Officers used tear gas and water cannon as demonstrators erected burning barricades and threw objects at security personnel.

The unrest continued on Sunday, when shops were attacked close to Piazza del Duomo, one of Milan’s principal commercial and tourist areas.

Among the premises targeted were branches of Decathlon, Arc’teryx and Vodafone. Television footage showed damaged shopfronts, overturned street furniture and burning rubbish containers.

According to police figures reported on Monday, 174 of those taken to police headquarters were subjected to preventive detention measures introduced under recent Italian security legislation.

Fourteen members of the security services were reported injured during Sunday’s disturbances, including ten police officers and four members of the municipal police.

The judicial authorities are examining the conduct of individuals suspected of taking part in attacks on businesses and confrontations with officers. Prosecutors have sought custodial measures against several adults accused of offences including devastation, looting and aggravated resistance.

The large proportion of minors among those detained has become a central issue in the political response.

Violence spreads across northern Italy

Milan was not the only city affected by disorder. Saturday’s demonstrations also produced confrontations in Turin, Bologna, Brescia and Bergamo.

Italian police reported arrests across the affected cities, while the scale and organisation of the disturbances have raised questions about whether different groups were acting independently or using demonstrations as opportunities for coordinated violence.

There is not yet sufficient publicly established evidence to attribute the disorder to a single organisation or political movement.

The clashes coincided with major protests in neighbouring France, where similar concerns over living costs and public administration have contributed to increasingly confrontational demonstrations.

Although the grievances overlap, the Italian and French movements have different political backgrounds and organisational structures.

Government considers emergency legislation

Following a meeting at Palazzo Chigi on Monday, Meloni’s government indicated that it was considering a legislative response, potentially through an emergency decree.

According to details of the government discussions, proposals under examination include additional measures against violent offences, changes to preventive policing and possible restrictions addressing road blockages.

Some measures could be drawn from security legislation already under consideration in the Italian Senate. Ministers have also discussed the need for more effective intervention against juvenile offenders.

The meeting included Deputy Prime Ministers Matteo Salvini and Antonio Tajani, Interior Minister Matteo Piantedosi, Defence Minister Guido Crosetto and senior officials from the police, Carabinieri and intelligence services.

The government has stressed that peaceful demonstrations must remain protected while arguing that violence and organised destruction require a stronger response.

No final legislative text had been adopted at the conclusion of Monday’s meeting. A decree could be considered by the Council of Ministers as early as Tuesday, although the precise content remains subject to further examination.

Dispute over responsibility for policing

The unrest has also produced a dispute between Milan’s municipal authorities and the national government.

Mayor Giuseppe Sala questioned the adequacy of the policing arrangements, arguing that the number of officers initially deployed was insufficient to control the disturbances.

Interior Minister Matteo Piantedosi rejected that criticism, while senior government figures accused local political leaders of failing to condemn the violence unequivocally.

The disagreement reflects a wider question over how responsibility for anticipating and containing serious public disorder should be divided between local administrations and national security authorities.

Italy’s opposition has also challenged the government’s handling of the disturbances. Former Prime Minister Matteo Renzi criticised Meloni and Piantedosi over their failure to prevent the violence, calling for a change in leadership at the Interior Ministry.

The political argument is likely to intensify if the government proceeds with emergency legislation. Supporters of stronger police powers argue that the existing framework is insufficient to deal with rapidly organised disturbances, while opponents will scrutinise the proportionality of new restrictions and their effect on peaceful protest.

The immediate test for the government will be whether additional legal powers can improve public-order operations without replacing effective policing, intelligence gathering and judicial enforcement.

A generation takes to the streets: Young Europeans refuse to accept a future stacked against them

19 October 2026 at 14:56

Tens of thousands of young people have taken to the streets in France, Belgium, Spain, Portugal, Italy and Albania. In doing so, they have joined what has been dubbed the Generation Z revolution (those born between 1997 and 2012), which over the past two years helped bring down the government of Bangladesh, force the resignation of Nepal’s prime minister and dissolve Madagascar’s government. Now, in Europe, on the eve of an electoral supercycle that will determine the governments of four of the European Union’s five most populous countries (France, Italy, Spain and Poland), young people are sharing a frustration that opportunities for their generation are becoming scarcer and their future increasingly insecure.

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© MOHAMMED BADRA (EFE)

A protester clashed with police on Saturday in Paris during a demonstration against the rising cost of living.

Italy and Spain Move Towards Ending Schengen Border Controls After Meloni–Sánchez Talks

17 October 2026 at 09:10

Italy has extended checks on travellers from Spain for another week, but talks between Giorgia Meloni and Pedro Sánchez have opened the way for an end to reciprocal restrictions imposed after the migration crisis in Ceuta.

Italy and Spain have agreed to work towards ending their reciprocal Schengen border controls following discussions between Prime Ministers Giorgia Meloni and Pedro Sánchez at the European Council summit in Brussels. Rome nevertheless extended its restrictions for another seven days on Friday, 16 October, as the two governments consider how to bring their respective measures to an end.

The decision marks a possible turning point in a dispute that has disrupted travel between two of the European Union’s largest countries since the summer. According to the notifications recorded by the European Commission, the restrictions concern air and sea connections between Italy and Spain, which do not share a land border.

The two governments have instructed their interior ministers to consider alternative arrangements over the coming week. Although neither side has formally withdrawn its measures, the agreement to coordinate their removal suggests that both capitals are seeking a way out of an increasingly uncomfortable confrontation over migration and internal European security.

How the Ceuta crisis reached Schengen

The dispute began after an extraordinary influx of migrants from Morocco into Spain’s North African enclave of Ceuta in late July. More than 72,000 people crossed the border, prompting serious questions about the management of the EU’s external borders and the possibility of onward movements into other member states.

Italy responded by introducing checks on passengers arriving from Spain, arguing that the situation created risks for public order and internal security. Rome also raised concerns about the possible movement of individuals presenting security threats, although the extent of any such movement remained disputed.

Madrid rejected the justification and introduced reciprocal measures. What began as an emergency response to events on an external border consequently developed into a disagreement about whether one Schengen member could impose restrictions on another on the basis of anticipated migration movements.

EU Today examined the original Spanish retaliation in August, when the dispute first threatened to turn temporary border controls into an instrument of political pressure.

The wider consequences of the Ceuta incident have raised questions about the vulnerabilities exposed at the EU’s external border and the effectiveness of common European migration and crisis-response policy.

The limits of temporary border controls

Schengen is built on the principle that people can travel between participating countries without routine internal border checks. Member states nevertheless retain the right to reintroduce temporary controls in response to serious threats to public policy or internal security, subject to the requirements of EU law.

The difficulty lies in determining when those exceptional powers are justified. Italy has maintained that the Ceuta crisis warranted precautionary action. Spain has argued that controls imposed specifically on travellers from its territory were unjustified and discriminatory.

These opposing positions matter beyond the two countries. If concerns over irregular arrivals in one member state become sufficient grounds for another to introduce sustained checks, the distinction between Europe’s external borders and its internal travel area becomes increasingly difficult to maintain.

The operational results have also entered the political argument. Italian figures cited during the dispute indicate that nearly half a million passengers were checked during the first month, with 31 refused entry. Those numbers demonstrate that the measures were substantial, but do not by themselves establish whether the original security concerns were proportionate to the restrictions imposed.

Madrid, meanwhile, has maintained that migrants involved in the Ceuta influx had not moved onwards to mainland Spain in the manner suggested by Italian concerns.

Meloni and Sánchez seek a practical compromise

The latest discussions offer both governments a route towards de-escalation without formally conceding their underlying positions. Meloni can present the additional week of controls as a continuation of Italy’s security precautions, while Sánchez can point to an agreement to prepare their coordinated removal.

The two prime ministers remain politically divided on migration. Meloni has consistently argued for stronger border enforcement and deterrence, while Sánchez has defended an approach incorporating legalisation and labour-market integration for migrants already living in Spain.

Those disagreements were also visible during the Brussels summit, where European leaders returned to the question of migration management and the consequences of national decisions for the wider Union.

For Brussels, the immediate concern is whether the two governments can replace competing national restrictions with arrangements that address security concerns without unnecessarily interrupting movement between Schengen countries.

A coordinated end to the controls would not resolve the underlying problems exposed by Ceuta. It would, however, remove one of the more unusual internal consequences of that crisis and demonstrate that political negotiations can still prevent emergency border measures from becoming semi-permanent.

The decisive period is now the coming week. Whether the controls expire as planned will depend on the discussions between the Italian and Spanish interior ministries and their ability to agree practical alternatives.

EU Resists Further Delay to Carbon Pricing as Energy Costs Divide European Leaders

17 October 2026 at 07:57

Italy and five other member states have failed to secure a further postponement of the EU’s new carbon market for heating and transport fuels, although European leaders have ordered a fresh assessment of its impact on households and businesses.

European Union leaders have resisted demands for another postponement of carbon pricing for road transport and building fuels, exposing deep disagreements over climate policy, industrial competitiveness and the burden of energy costs on European households.

At the European Council summit in Brussels on 15–16 October, the Visegrad countries — Poland, Hungary, Slovakia and the Czech Republic — pressed for the second European Emissions Trading System, known as ETS2, to be delayed until 2030. Italy and Greece joined calls for greater flexibility over carbon costs, although Rome also sought a national exemption from aspects of the energy-price regime rather than simply a uniform delay. No further postponement was agreed.

The European Council conclusions call on the European Commission to update its assessment of ETS2, particularly its design and safeguards. Leaders also demanded action to reduce volatility in the existing carbon market and limit the effect of carbon prices on electricity costs.

The outcome stops short of the further postponement sought by several governments, but demonstrates how far energy affordability has moved towards the centre of European climate negotiations.

The growing rebellion over ETS2

ETS2 is designed to extend the principle of carbon pricing to fuels used for heating buildings, road transport and certain smaller industrial activities. Unlike the existing Emissions Trading System, which covers large industrial installations and power generation, the new mechanism reaches sectors closely connected to everyday household expenditure.

Under the scheme, fuel suppliers must purchase allowances corresponding to the emissions associated with the fuels they sell. Households and motorists will not buy allowances themselves, but suppliers may pass those additional costs through to customers.

That distinction is fundamental. A policy designed to encourage investment in cleaner heating systems and vehicles may initially appear to consumers as an increase in petrol, diesel and domestic heating bills.

The current legislative timetable provides for ETS2 to become operational in 2028, following an earlier one-year postponement. The latest demands from several Central European governments would push that date back to 2030.

Their argument is that consumers and smaller businesses cannot reasonably be expected to absorb another source of energy-price pressure while European economies continue to contend with geopolitical uncertainty, expensive fuel and comparatively weak industrial competitiveness.

Czech Prime Minister Andrej Babiš has been particularly outspoken in his criticism, arguing that carbon pricing risks weakening Europe’s industrial base and making everyday life more expensive.

Italy has supported calls for greater flexibility, with Prime Minister Giorgia Meloni presenting the discussion as part of a wider attempt to restore competitiveness and make the transition more affordable.

Why other governments opposed another delay

The initiative encountered resistance from governments concerned that repeatedly postponing established climate legislation would weaken investment certainty and reduce confidence in European policy.

The Nordic member states have been particularly reluctant to reopen the timetable. Their position reflects a broader concern that businesses investing in clean technologies need credible long-term rules, rather than legislation liable to be revised whenever political opposition intensifies.

Carbon pricing is intended to change economic incentives gradually. Higher costs for carbon-intensive fuels are supposed to make alternatives such as better-insulated buildings, electric vehicles and cleaner heating more financially attractive.

Critics of further postponement argue that delaying implementation would also delay those incentives, potentially increasing the eventual cost of reaching the Union’s emissions-reduction targets.

Yet the opposition has exposed a weakness in that argument: consumers cannot always respond quickly to price signals. A household relying on an older heating system or a worker with no practical alternative to driving may face higher costs long before affordable low-carbon options become available.

That issue has been central to earlier discussions over ETS2. EU Today reported on stronger carbon-price safeguards in June, when European institutions moved to provide additional market intervention if allowance prices rose sharply.

Commission ordered to reassess the economic impact

Rather than endorsing a new delay, European leaders have asked the Commission to review ETS2’s economic impact and safeguards.

The summit also urged faster progress on adjustments to the Market Stability Reserve, the mechanism intended to help manage the supply of carbon allowances and prevent excessive price volatility.

Under the existing scheme, market interventions can increase or reduce allowance availability in response to defined conditions. For ETS2, safeguards are especially politically sensitive because the cost of carbon allowances may ultimately be reflected in household transport and heating expenditure.

The European Commission’s updated auction arrangements already envisage auctions of ETS2 allowances beginning in 2027, ahead of the system’s operational launch in 2028.

That timetable gives governments a relatively narrow window to settle the remaining political disputes and put protective measures into effect.

A central part of the response is the Social Climate Fund, intended to support vulnerable households, transport users and small businesses through investments in energy efficiency, cleaner heating, improved transport and temporary financial assistance.

EU Today previously examined the European Investment Bank’s €3 billion advance financing initiative, which aims to accelerate support for households before the new carbon market becomes fully operational.

The central practical question is whether such assistance reaches consumers quickly enough to offset rising costs, particularly in member states where incomes are lower and households remain heavily dependent on fossil fuels.

Climate commitments meet industrial reality

The ETS2 dispute is connected to a broader argument over Europe’s existing carbon market and its effects on energy-intensive industries.

Manufacturers already face substantial costs arising from electricity, fuel, regulatory requirements and international competition. Governments concerned about deindustrialisation argue that European climate policy must account more directly for these pressures.

The summit conclusions acknowledged those concerns by demanding a predictable carbon market that limits price volatility and protects industry against the relocation of production to jurisdictions with less demanding environmental rules.

At the same time, leaders reaffirmed the importance of maintaining carbon pricing as an incentive for investment and emissions reduction.

For the governments seeking a postponement, the Commission’s new assessment offers an opportunity to maintain pressure for further concessions. For governments defending the existing timetable, it provides an alternative to another politically damaging delay.

The immediate result is therefore a compromise over scrutiny rather than a change in law. ETS2 remains scheduled for 2028, while Brussels must demonstrate that its safeguards can withstand both market volatility and political opposition.

The next phase will be determined less by arguments about long-term emissions targets than by the ability of EU institutions and national governments to show households and businesses how the transition can be financed without placing disproportionate costs on those least able to adjust.

Giorgia Meloni non conosce la sua nuova legge elettorale

14 October 2026 at 17:28

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Ancora una volta tocca alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: lo sa come funziona la nuova legge elettorale appena votata dal Parlamento?

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