Novo sistema de consultas e cirurgias arranca em janeiro

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No es habitual ver a un puñado de oncólogos invadidos por la emoción y la euforia. Tampoco que las gráficas de alguno de sus estudios se viralicen en redes sociales. Pero este año ha ocurrido. Y más de una vez. El pasado mayo, en Chicago, durante el congreso de la Sociedad Americana de Oncología (ASCO, por sus siglas en inglés), un auditorio entero se puso en pie para aplaudir los resultados de una terapia dirigida que logra duplicar la supervivencia en cáncer de páncreas, un tumor de muy mal pronóstico. Y este fin de semana, en Madrid, centenares de oncólogos de medio mundo volvieron a ponerse en pie: esta vez, una ovación espontánea recorrió el congreso europeo de oncología al conocerse que un ensayo para el cáncer de pulmón más agresivo lograba una mejora de la supervivencia nunca vista en ese tumor. “Estamos viendo una explosión de diferentes fármacos. Y esta innovación no está ocurriendo solo en los tumores más frecuentes, sino también en algunos más raros y agresivos. Esto es muy importante y significativo”, reflexiona la oncóloga Ángela Lamarca, coordinadora del Comité de Comunicación del congreso europeo.
Um vídeo que circula nas redes sociais mostra uma mulher em uma discussão acalorada com um homem em Vila da Serra, em Belo Horizonte. Durante o confronto, ela afirmou repetidas vezes que tinha 15 anos, exigiu que ele parasse de filmá-la e ameaçou recorrer à Justiça caso as imagens fossem publicadas. O homem, por sua vez, foi alvo de insultos e provocações.
Nas imagens, a mulher insistiu que era menor de idade e acusou o homem de registrar imagens de uma adolescente sem autorização. Ela também exigiu que o vídeo fosse apagado e afirmou que procuraria as autoridades. A gravação ganhou repercussão após a publicação de uma mensagem de indignação, que pediu a identificação dos envolvidos e a atenção das autoridades para o episódio.
Uma atualização divulgada junto ao vídeo afirma que o caso ocorreu em Belo Horizonte e que a mulher, apesar de alegar ter 15 anos durante a discussão, tem 23 anos e cursa Medicina. A informação alterou o contexto das acusações feitas durante o confronto. Até o momento, o material fornecido não apresenta detalhes sobre eventual investigação policial ou medidas judiciais relacionadas ao episódio.
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VTM
A abertura do mestrado integrado em Medicina da Universidade de Trás-os-Montes e Alto Douro (UTAD) concretizou uma ambição antiga da região e abriu uma nova etapa para os 40 estudantes que iniciaram este ano letivo a primeira turma. Entre a adaptação a um método de ensino diferente do habitual e a descoberta da vida académica, os novos alunos estão a experimentar uma formação que pretende aproximar o conhecimento científico da prática clínica desde o primeiro ano.
Afonso Carvalho, de 18 anos, natural de Lordelo, no concelho de Vila Real, já tinha decidido no 12.º ano que queria seguir Medicina. Frequentava a Escola Secundária de São Pedro e a abertura do curso na UTAD, precisamente no ano em que se candidatou ao ensino superior, acabou por ser uma feliz coincidência.
“Foi uma boa oportunidade de ter aberto aqui no ano em que podia candidatar-me ao ensino superior”, afirma. A possibilidade de permanecer em Vila Real também pesou na decisão, sobretudo perante os custos associados a estudar noutra cidade. “De início, estava mais convencido a ir para o Porto, porque muitos dos meus colegas iam para lá e é sempre bom ir acompanhado”, conta. Com o passar do tempo, porém, começou a interessar-lhe a possibilidade de integrar a primeira turma e continuar a viver num ambiente que conhece desde sempre.
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Era cresciuta senza il polmone destro, asportato completamente nelle prime ore di vita a causa di una grave malformazione congenita, riuscendo per anni a mantenere un equilibrio e a condurre una vita vicina alla normalità. Intorno ai 12 anni, però, respirare era diventato sempre più difficile e anche salire pochi gradini senza fermarsi rappresentava ormai uno sforzo importante. Oggi, grazie a un intervento altamente complesso eseguito all’ospedale Niguarda di Milano, che ha richiesto l’inserimento di protesi e il lavoro congiunto di diversi specialisti, la ragazza ha ritrovato il respiro e una buona qualità di vita.
“E a un mese dall’operazione – racconta Francesco Macchini, direttore della Chirurgia pediatrica del Niguarda che ha seguito il suo caso – è riuscita persino ad andare al concerto della sua band americana preferita”. La storia della giovane paziente comincia proprio al Niguarda, dove nasce 12 anni fa. Le difficoltà respiratorie manifestate subito dopo il parto portano gli specialisti ad approfondire il quadro clinico, fino alla diagnosi di una grave malformazione congenita che interessava tutto il polmone destro.
Il progressivo peggioramento delle sue condizioni rende necessaria la completa asportazione del polmone, una scelta impegnativa ma indispensabile per salvaguardarne la sopravvivenza. Negli anni successivi la bambina cresce conducendo una vita compatibile con la propria condizione, fino alla comparsa di nuovi problemi respiratori. Nell’ultimo periodo comincia ad affaticarsi facilmente, presenta frequenti infezioni e incontra difficoltà anche nello svolgimento delle attività quotidiane più semplici.
Gli accertamenti permettono di individuare una rara complicanza, conosciuta come sindrome post-pneumonectomia. Dopo la rimozione di un polmone, soprattutto quello destro, gli organi presenti nel torace possono infatti spostarsi progressivamente verso lo spazio rimasto vuoto.
Nel caso della ragazza, il polmone sinistro aveva occupato parte di quello spazio, mentre cuore, trachea e bronco si erano dislocati. Questo aveva determinato una progressiva compressione e deformazione dell’unica via aerea attraverso cui l’aria raggiungeva il polmone rimasto, riducendo sempre più la capacità respiratoria e compromettendo la possibilità di svolgere una vita normale.
Per affrontare il caso, gli specialisti del Niguarda hanno seguito un percorso multidisciplinare, coinvolgendo diversi professionisti e radiologi per studiare la situazione e individuare la strategia più adatta. Un approccio reso possibile anche dall’esperienza del Kites Center dell’ospedale, dedicato allo studio delle patologie congenite dell’apparato digerente e delle vie aeree nei bambini.
Le esperienze descritte nella letteratura scientifica internazionale sono pochissime: secondo gli specialisti che hanno seguito la giovane paziente, si contano circa 50 casi in tutto il mondo. L’obiettivo dell’intervento era quello di riportare il più possibile in asse gli organi del torace, liberando il bronco e ripristinando condizioni più favorevoli alla respirazione.
Per raggiungere il risultato, nello spazio toracico rimasto libero dopo l’asportazione del polmone destro sono state inserite delle protesi adattate alle specifiche esigenze della paziente. In particolare è stata utilizzata una protesi mammaria, dal momento che non esistono dispositivi progettati appositamente per questa rara complicanza. Fondamentale, sottolineano gli specialisti, è stato il contributo del chirurgo plastico, insieme a quello dei chirurghi toracici, degli anestesisti e degli altri professionisti coinvolti nell’assistenza.
L’intervento è riuscito e la ragazza è stata dimessa dopo pochi giorni. I risultati sono comparsi rapidamente: già a un mese dall’operazione era tornata a salire le scale di casa e aveva potuto partecipare al concerto della sua band preferita. Anche i successivi controlli hanno confermato un decorso regolare e stabile.
“La soddisfazione più grande – conclude Macchini – è stata riuscire a dimetterla dopo pochi giorni e vedere che, a un mese dall’intervento, aveva ripreso a fare le scale ed era andata al concerto. I controlli stanno dando risultati positivi e vedere la felicità della ragazza e dei suoi genitori è la soddisfazione più grande per noi”.
L’esperienza maturata al Niguarda può rappresentare inoltre una risorsa per la comunità scientifica internazionale. La condivisione del percorso seguito potrebbe infatti aiutare altri specialisti chiamati ad affrontare casi analoghi, offrendo nuove prospettive terapeutiche per pazienti colpiti da una patologia rara e invalidante.
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