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Travaglio: “Putin dietro le proteste di piazza? Le classi dirigenti europee sono detestate. Per loro è più facile dare colpa piuttosto che chiedersi perché ci odiano”

“Possibile mai che qualunque elezione che non vada come vogliono le cancellerie europee sia stata truccata da Putin? Possibile mai che qualsiasi manifestazione di protesta, anche di un bambino di 11 anni incappucciato, sia stata ordita da Putin? Io credo che lo facciamo molto più grosso di quello che è. Ma capisco che battere il mea culpa sul petto di un altro è sempre più comodo che batterlo sul proprio: se le classi dirigenti europee sono così detestate dovrebbero farsela una domanda sul perché sono così tanto odiate”: è quanto detto dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio durante la consegna del premio Eccellenze 2026, che si è tenuto giovedì 22 ottobre alla Camera dei deputati. Travaglio ha poi continuato il suo discorso: “Quella è una domanda fastidiosa da porsi. E quindi è molto meglio dire che è stato Putin, che sta prendendo il posto della zia malata e della nonna morta quando il ragazzino non ha fatto i compiti e inventa una scusa con il professore”. E ancora: “Bisogna fermarsi, non solo perché così facendo si dà a Putin più importanza di quella che ha; ma anche perché così facendo nella battaglia della propaganda la gente penserà che quella russa è un po’ meno stupida della nostra”.

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Milan, a city torn apart by luxury and inequality

Milan is the city where singer Dua Lipa is considering moving to but also where many of the local residents are being forced to leave. It is among the places that host the most millionaires in the world, who move into new skyscrapers designed by prominent architects. They are drawn by the flat tax offered in Italy since 2017, a single payment of €300,000 (it convinced Cristiano Ronaldo to leave Real Madrid for Juventus in 2018). It is the so‑called Milan Model — a city of luxury, culture, fashion and investment banks, ideal for living, except that soaring housing prices have made living impossible: buying a home costs 57% more than a decade ago, and renting is 70% more expensive than in 2018, according to online real estate data.

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© Stefano Porta/LaPresse (LAPRESSE)

A scene from Saturday’s clashes with police in Milan.
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Fondi ai tir e minacce dal Sud. Cosa ha deciso il Cdm

Chi vuole lavorare deve poterlo fare e lo Stato deve garantirlo. Parte da questa premessa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’annunciare il decreto tir, con 105 milioni per l’autotrasporto e altri 70 milioni per agricoltura e pesca varato oggi dal Consiglio dei ministri. Una mossa che da un lato immette altri 45,2 milioni di euro per il credito d’imposta già previsto per il periodo di spesa marzo-agosto 2026 e dall’altro prevede 60 milioni per le spese dal primo settembre al 5 ottobre.

Le parole di Meloni

“Voglio ringraziare le associazioni che hanno scelto il confronto, hanno revocato i fermi e le manifestazioni – afferma la premier – È stato un atto di responsabilità, però voglio dire anche un’altra cosa. In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì. Minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione e l’intimidazione non la tolleriamo non lo dico soltanto io. Per chiedere di rimuovere questi blocchi sono gli stessi autotrasportatori, i commercianti, gli agricoltori, i sindaci, le istituzioni di ogni colore politico. Perché a pagare, come sempre, non è il potente di turno, è la gente comune, è il camionista che deve portare a casa lo stipendio, è l’impresa che non riesce a consegnare, è la famiglia che si ritrova a pagare di più”.

Per questa ragione ha richiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di accogliere la richiesta giunta a Palazzo Chigi dalle associazioni degli autotrasportatori, degli agricoltori, della distribuzione per assicurare alla libera circolazione la fornitura delle merci alle attività commerciali, al fine di evitare anche speculazioni che altrimenti sarebbero inevitabili sui prezzi. E annuncia di voler usare tutti gli strumenti che la legge offre, comprese le norme del decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale. “Questo governo rispetta pienamente chi vuole manifestare, ascolta chi chiede aiuto nel rispetto delle regole. Però abbiamo anche il dovere di far rispettare le leggi dello Stato e di non farci ricattare da chi usa la violenza come strumento di pressione Chi vuole lavorare deve poterlo fare e lo Stato deve garantirlo”.

Le reazioni

Separare fenomeni di pura criminalità dalle proteste: lo chiede il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, secondo cui accanto al tema di costo del trasporto, vi sono anche altri fenomeni che stanno interessando i blocchi. “Sono due cose totalmente diverse. E sulle sofferenze servono i tavoli di confronto per un costo che sia sostenibile”. Il riferimento è ad alcuni blocchi abusivi posti anche verso chi vuole lavorare. Passaggio ripreso anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Luigi Sbarra, secondo cui si sono viste “situazioni di tensione, di violenza e minacce, io penso che tutto questo dovrà essere attento, valutato e se ci sono casi vanno perseguiti”. Ma da Orsini arriva un altro spunto, questa volta di prospettiva: quando dice che questa crisi deve insegnare ad avere un’indipendenza strategica, mette nero su bianco un elemento primario.

Il blocco “costa alle imprese, costa al Paese, costa ai cittadini”, spiega, “abbiamo perso le raffinerie dell’Europa per scelte fatte in passato dalla Commissione europea, quindi oggi per ripristinare ci vuole tempo. Questo ci deve insegnare ad avere un’indipendenza strategica da tutte quelle fonti che servono a sopravvivere”. Nonostante il decreto del Cdm, però, a Napoli non sono contenti e proseguono la protesta: decine di camion si sono messi in marcia nell’area portuale, con forti rallentamenti e ingorghi.

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Taglio tasse, meno sbarchi, più lavoro. I 4 anni del governo Meloni secondo Palazzo Chigi

Il primo governo della storia italiana a superare i quattro anni di vita è l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, con alcuni numeri che danno la cifra dei provvedimenti varati, come il taglio di 140 miliardi di tasse a famiglie e imprese; la riduzione del 70% degli sbarchi illegali; l’aumento di 1,4 milioni di posti di lavoro stabili. Il documento diffuso dal governo elenca in modo sintetico i numeri più importanti e i provvedimenti più significativi approvati e avviati dall’insediamento a oggi.

I numeri sull’occupazione

Quasi un milione e mezzo di posti di lavoro e disoccupazione al 5,6% (era all’8,1% nel 2022). Tra i provvedimenti da citare il salario giusto legato ai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, il cosiddetto Decreto Primo Maggio; la svolta sulla sicurezza sui posti di lavoro che consiste in più ispettori, sblocco assunzioni in Inail e Inps, raddoppio delle assunzioni previste nell’Ispettorato e più 100 Carabinieri per la tutela del lavoro, oltre al tracciamento dei mancati infortuni, interoperabilità delle banche dati e sperimentazione del badge di cantiere. Sono stati stanziati 30 mln in più per le vittime di infortuni sul lavoro e 26 mln per le borse di studi per i figli superstiti.

Il bilancio

Il governo ha manifestato una particolare attenzione ai costi, dopo l’allegra gestione del super bonus e del reddito di cittadinanza: l’Italia infatti è l’unica Nazione del G7 tornata già dal 2024 in avanzo primario dopo il Covid. Lo scorso 15 ottobre lo spread era a 109 punti, contro i 236 di quattro anni fa, segno di una fiducia da parte dei mercati e degli investitori. Ammonta a tre miliardi e mezzo il risparmio sugli interessi, destinabili a sanità, scuola, senza contare il minor peso fiscale per le famiglie. Sempre restando al comparto economico, la Borsa ha fatto registrare un più 130%, con la possibilità per le famiglie di detenere nel proprio portafogli più titoli. Inoltre c’è il pollice alzato da parte delle principali agenzie di rating, che migliorano il giudizio sull’affidabilità e solidità economica. La zes unica impatta complessivamente per 60 miliardi, che si somma alla decontribuzione al sud da 7 miliardi fino al 2030 per chi assume.

La coesione

Altro capitolo, quello che riguarda la coesione grazie a 34 accordi siglati per lo sviluppo con Regioni, Province autonome e Amministrazioni centrali che si sono manifestati in oltre 50 miliardi di investimenti attivati, tra cui la riqualificazione dell’area di Bagnoli-Coroglio, le Province di Taranto e il Sulcis Iglesiente. Altre intese approvate in CdM sono quelle con Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto che si sommano alla legge per l’attuazione dell’Autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario e alla legge delega per la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP).

Record export

Capitolo export, la voglia di Italia nel mondo cresce, come dimostra la quarta posizione mondiale raggiunta dall’Italia fra le nazioni esportatrici, impreziosita dal valore dell’agroalimentare giunto a 73 miliardi. I numeri inoltre dicono 401,8 mld nei primi 7 mesi del 2026; nuovo record di investimenti diretti esteri (più 12%). La comparazione con altri paesi rivela che il valore dell’export italiano ha superato il Giappone, i BTP decennali mostrano uno spread sceso al di sotto dei titoli francesi, il tasso disoccupazione dal IV trimestre 2025 è sceso sotto la media europea e dell’Eurozona, e infine sono state superate Germania e Uk per pil pro capite.

Infrastrutture e Piano Casa

Alla voce infrastrutture il governo rivendica una serie di iniziative come la riforma del Codice degli appalti e della Governance portuale, il sostegno abitativo (oltre 20 mln nel 2026 per genitori separati o divorziati), il decreto Salva Casa per semplificare e rilanciare il mercato immobiliare, il Nuovo Codice della Strada e i 6,35 mld per 729 interventi sulle infrastrutture idriche. E poi c’è il Piano Casa, che consiste in 10 miliardi per 100mila alloggi in 10 anni, accanto al recupero di 60mila alloggi popolari ora non disponibili, al Fondo per l’Housing sociale e l’emergenza abitativa, agli alloggi a prezzi calmierati, al fondo garanzia mutui prima casa.

Il versante internazionale

Sul versante internazionale, il governo sottolinea il ruolo dell’Italia nel mondo ottenuto con “coerenza e credibilità” di fronte alle crisi geopolitiche. In primis il sostegno all’integrazione dei Balcani Occidentali nella Ue, poi il rinnovato legame con l’America Latina, accanto al sostegno di una pace giusta e duratura in Ucraina, all’impegno per un quadro di pace e stabilità in Medio Oriente, fino alle nuove connessioni con l’Indo-Pacifico e a un rapporto da pari a pari con l’Africa e il Sud Globale. In questo senso si inserisce il ragionamento dedicato alla proiezione globale del Mediterraneo, con Roma player riconosciuto nella Ue, nella Nato e nel G7, senza dimenticare un “rapporto equilibrato con la Cina attraverso il nuovo partenariato strategico”.

Entrando nel merito dei singoli atti spiccano gli interventi a Gaza dove l’Italia è stata la prima Nazione occidentale per evacuazioni sanitarie oltre all’operazione imbastita Food for Gaza; e ancora la riforma della cittadinanza, i maggiori servizi per i connazionali all’estero (dal 2023 rilasciati 2mln di passaporti e oltre 670mila carte d’identità elettroniche) fino alle 16 intese su materie prime critiche e catene di approvvigionamento. Infine l’impegno per le interconnessioni strategiche: corridoio IMEC, corridoio VIII nei Balcani, progetto Elmed.

Una menzione a parte merita il Piano Mattei, che vede ben 18 paesi coinvolti, il doppio rispetto al varo del gennaio 2024. Sono 76 i progetti in corso, per un modello di cooperazione che si poggia su sette linee-obiettivo e che si sta intrecciando sia con progetti Ue come il Global Gateway, sia con le esigenze dei singoli paesi coinvolti, attirando le attenzioni di soggetti internazionali come Banca Mondiale, Banca africana, Commissione europea, Bei, Unione Africana.

Non solo difesa: i nuovi domini strategici

Per quanto riguarda la difesa, l’Italia è presente in 39 missioni con alcune novità, come il ritorno alla guida della missione KFOR nei Balcani, passando per l’impegno concretizzatosi in solidarietà internazionale con aiuti a Gaza, Medio Oriente e sisma in Venezuela. A tal proposito sono molteplici i fronti geopolitici che vedono l’Italia coinvolta, come l’istituzione del Polo nazionale della dimensione subacquea, il lancio del satellite CSG-FM3, i 16 accordi internazionali e le 400 intese tecniche siglati con i partner nei campi della difesa, sicurezza, ricerca e sviluppo tecnologico, la riforma della sanità militare e l’attenzione ai nuovi domini strategici come spazio, cyber, dimensione subacquea e Artico.

Politiche migratorie: un modello anche per l’Ue

Infine la sicurezza: meno 70% di sbarchi e più 55% di rimpatri. I numeri sull’azione svolta da Viminale si legano ad azioni mirate, come la lotta alle reti criminali che di fatto è entrata nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Da questo punto di vista va citata l’Alleanza globale contro il traffico di migranti e il rafforzamento di Europol. Gli accordi con i Paesi terzi rappresentano la novità italiana per il contrasto all’immigrazione illegale che trova concreta applicazione nel Memorandum Ue-Tunisia e nel partenariato strategico UE-Egitto. Di fatto l’Italia orienta le politiche migratorie europee grazie al nuovo concetto di Paese terzo sicuro, per cui è stato superato il requisito obbligatorio di collegamento personale tra richiedente asilo e Paese terzo, consentendo, attraverso appositi accordi, l’esame delle richieste di protezione da parte di Paesi terzi sicuri

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Dal Tap alle terre rare, Roma e Baku rafforzano la partnership industriale

Cooperazione industriale, export rafforzato, nuove strade di investimenti e ulteriori partnership nei settori strategici, come le materie critiche. Italia e Azerbaigian viaggiano spedite verso una nuova stagione di relazioni, fondate su business, cultura e geopolitica, in vista del Business Forum di Baku. Gli ultimi accordi siglati a Roma alla presenza di istituzioni e imprese raccontano tutta la bontà dell’iniziativa “Italy-Azerbaijan: Strengthening Economic and Industrial Cooperation”, organizzata da Confindustria, in collaborazione con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il ministero dell’Economia della Repubblica dell’Azerbaigian.

Gli accordi

La presenza del ministro dell’Economia azero Mikayil Jabbarov, in visita in Italia, racconta i concreti passi in avanti nel rafforzamento delle relazioni bilaterali, anche in vista del Business Forum Italia-Azerbaigian, in programma a Baku entro la fine dell’anno. Primo punto affrontato le prospettive di collaborazione tra i sistemi produttivi dei due Paesi in settori nevralgici, come energia, materie prime critiche, industria mineraria e metallurgica, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali. Dal momento che l’Italia è il primo mercato di destinazione delle esportazioni azere, con un interscambio bilaterale che nel 2025 ha raggiunto gli 8 miliardi di euro, ecco che il futuro delle relazioni tra i due Paesi può essere costruito su una base già ampiamente solida, che è cartina di tornasole per individuare nuove partnership.

Come è noto, la cooperazione energetica è stato uno dei pilastri del partenariato bilaterale, grazie al gasdotto TAP, che ha permesso di inviare in Italia quasi 48 miliardi di metri cubi di gas tra il 2021 e il 2025. Si tratta di un’infrastruttura decisamente strategica per la diversificazione degli approvvigionamenti energetici italiani ed europei, per cui Baku e Roma intendono mettere a frutto questa buona relazione al fine di lavorare per nuove filiere industriali e tecnologiche. L’incontro, aperto dal vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, ha approfondito le opportunità di cooperazione tra i due Paesi. Le imprese azere hanno presentato progetti e possibili ambiti di collaborazione, seguiti da incontri B2B con le aziende italiane.

Le voci

“Il partenariato strategico tra Italia e Azerbaigian si rafforza con una nuova prospettiva: affiancare alla consolidata collaborazione energetica tra i nostri Paesi nuovi investimenti azeri nel nostro sistema produttivo”, ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Vogliamo costruire con l’Azerbaigian una partnership tecnologica e industriale che valorizzi le eccellenze italiane nei settori più innovativi, dall’intelligenza artificiale applicata ai processi produttivi, fino alla robotica avanzata. La dichiarazione congiunta sulle materie prime critiche firmata oggi va in questa direzione: unire risorse azere e competenze italiane per diversificare gli approvvigionamenti e promuovere investimenti lungo l’intera filiera, anche con il possibile sostegno del Fondo Nazionale del Made in Italy”, ha aggiunto. “L’Azerbaigian può essere un partner importante anche per il progetto di deposito strategico di materie prime critiche che l’Italia si candida a realizzare a Porto Marghera: un primo sito pilota europeo per proteggere le industrie italiane ed europee dagli shock nelle forniture e rafforzare la nostra autonomia strategica”.

“La cooperazione energetica è un pilastro delle relazioni tra Italia e Azerbaigian, ma oggi abbiamo l’opportunità di rafforzare e ampliare questa partnership a nuovi settori strategici, dalle materie prime critiche alla metallurgia, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie digitali. Il nostro export verso l’Azerbaigian ha raggiunto i 432 milioni di euro nel 2025, ma possiamo fare molto di più: secondo le stime del nostro Centro Studi esiste un potenziale aggiuntivo di oltre 110 milioni di euro”, ha dichiarato il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini. “L’obiettivo è trasformare queste opportunità in progetti industriali, investimenti e collaborazioni di lungo periodo, valorizzando le competenze e le tecnologie delle nostre imprese e contribuendo alla diversificazione produttiva dell’Azerbaigian. Confindustria è pronta a sostenere questo percorso e a favorire nuove sinergie tra i due sistemi produttivi, anche in vista del prossimo Business Forum di Baku”.

“L’Azerbaigian è un partner strategico per l’Italia, sia sul piano economico che su quello politico e vogliamo rafforzare ulteriormente le opportunità di cooperazione industriale, anche nel settore delle materie prime critiche. La Dichiarazione congiunta sulla cooperazione strategica offrirà una cornice per integrare le competenze italiane con il potenziale minerario azero, lungo l’intera filiera, dall’estrazione alla trasformazione e al riciclo”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Le prospettive

La capacità di intercettare le nuove rotte geopolitiche a cavallo tra Caucaso e Mare Nostrum è all’origine dell’intensificarsi delle relazioni tra Italia e Azerbaigian, convinzione che il Governo Meloni ha da subito avuta ben chiara nelle priorità internazionali. Baku rappresenta un peculiare partner che si inserisce alla perfezione nel concetto di Mediterraneo Globale, da dove Roma può tessere nuove relazioni e imprimere un’accelerazione alle proprie priorità. Se in principio il nesso era essenzialmente circoscritto al dossier energetico coagulatosi attorno al TAP, progressivamente le interlocuzioni del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e di quello delle Imprese e del Made in Italy Urso hanno rafforzato anche le relazioni personali, oltre che di sistema tra i due Paesi. Molto lavoro negli ultimi anni si deve anche all’ambasciatore Rashad Aslanov, che ha da poco lasciato Roma per la nuova destinazione in Turchia.

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Decreto legge sull’autotrasporto per sbloccare lo sciopero, le misure approvate

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge con disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca. Il Governo risponde così alle proteste contro il caro carburanti e ai blocchi stradali che hanno causato penuria di merci nei supermercati, con scaffali vuoti e intere corsie chiuse in diverse zone del Sud Italia. Il decreto prevede 105 milioni di euro per i rimborsi sul gasolio ma ci sono interventi anche per agricoltura e pesca. In un video pubblicato sui social, Giorgia Meloni ha dichiarato: “Accordo con le associazioni dell’autotrasporto, risorse già in pagamento e nuove misure per agricoltori e pescatori approvate oggi in Consiglio dei Ministri. Il Governo ascolta chi manifesta pacificamente e lavora per dare risposte concrete”.

Le misure approvate dal Cdm del 22 ottobre

Nella conferenza stampa del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre, Edoardo Rixi, viceministro del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, ha dichiarato: “Da marzo fino ad agosto abbiamo messo 480 milioni e altri 60 milioni per il mese di settembre fino ai primi di ottobre, consentendo anche l’utilizzo dei crediti d’imposta per i primi mesi del 2027 per evitare che alcune aziende vadano in extra credito e non possano utilizzare i crediti. I crediti saranno già disponibili alle prime aziende dalla settimana prossima”.

Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, ha dichiarato che attraverso l’Agea “arriveranno 60 milioni per il costo del carburante agricolo” utili a “garantire l’acquisto di 121 milioni di litri, con un contributo fino a 45 centesimi. Dopo un primo intervento che copriva la prima parte dell’anno, questo copre fio al 15 ottobre, ristorando le aziende che hanno acquistato carburante agricolo”.

Le parole di Matteo Salvini

Prima di collegarsi al Cdm, Matteo Salvini ha dichiarato: “Sono al telefono giorno e notte, non da ieri, da settimane. Oggi c’è un ulteriore intervento anche per i piccoli autotrasportatori. Noi abbiamo sbloccato un miliardo che in gran parte va agli autotrasportatori con più mezzi, con mezzi più nuovi. Ci sono anche tanti che hanno due o tre mezzi, soprattutto al Sud, che hanno ancora l’Euro 4, l’Euro 3, perchè non hanno i soldi per prenderne di nuovi”. ”

Ha poi aggiunto: “Quindi oggi interveniamo per ridurre il costo del gasolio anche per i piccolini in tutta Italia, e soprattutto dove hanno i mezzi più vecchi, per allungare i tempi di pagamento dei leasing, per dare fiato e liquidità a tante imprese. Detto questo, noi stiamo cominciando a pagare migliaia e migliaia di imprese. Abbiamo ascoltato tutti. Rincontrerò tutti, i grandi e anche quelli che hanno un solo camion, a Milano come a Foggia o come a Caserta”.

Il vertice del Governo

Nella serata di mercoledì 21 ottobre, la premier Giorgia Meloni ha presieduto una riunione con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

L’agenzia, raccogliendo fonti dell’esecutivo, riferisce che nel corso dell’incontro “è stato fatto il punto sulle misure da portare in Cdm”. Per l’autotrasporto, “si è discusso degli esiti del confronto avvenuto ieri con i rappresentanti di categoria e sull’immediata operatività dei provvedimenti”. Il Governo lavora inoltre a “un pacchetto di norme e iniziative concrete a sostegno del comparto agricolo”.

Viminale contro i blocchi dell’autotrasporto

Piantedosi ha fornito aggiornamenti sui contatti con i prefetti dei territori interessati dai blocchi. Il nodo per il Viminale è sbloccare la viabilità e garantire la continuità dei rifornimenti, in particolare per quanto riguarda beni di prima necessità, alimenti e farmaci. Le Forze dell’Ordine hanno scortato circa 500 autotrasportatori. Il servizio sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta.

Il ministero dell’Interno ha inoltre avviato un’azione a tappeto per identificare chi sta attuando “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”. I numeri:

  • 1.339 soggetti identificati;
  • 71 denunciati;
  • 242 sanzionati sul piano amministrativo.

La testata Open, citando fonti delle Forze dell’Ordine, riferisce di situazioni avvenute in Campania dove ruote di tir sono state tagliate per impedire la partenza agli autisti che non volevano aderire alle proteste.

Credito d’imposta sul carburante

Salvini e Rixi, dopo l’incontro dell’altro ieri con i rappresentanti degli autotrasportatori, hanno confermato lo sblocco di 430 milioni già stanziati per credito d’imposta sul carburante per il periodo marzo-agosto. I soldi non sono ancora stati erogati a causa dei tempi della burocrazia, dopo 32mila domande ricevute.

Il decreto legge che dovrebbe emergere dal Cdm delle 12:00 di giovedì 22 ottobre dovrebbe aggiungere altri 45,2 milioni a quanto già previsto, più e altri 60 milioni per coprire i rimborsi sul gasolio acquistato dal 1° settembre al 5 ottobre.

Estesa poi la compensazione fino al 31 dicembre 2027 per le fatture dal 1° settembre al 5 ottobre.

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Europe’s far right seizes on protest violence to push authoritarian anti-immigration agenda

Nationalist leaders are framing unrest as consequence of failed liberal governance and open borders

Europe’s far-right leaders have jumped on the violence that rocked numerous cities last weekend, framing it as the inevitable consequence of failed liberal governance and open-border policies and insisting only they can restore law and order.

Months away from key elections in Spain, France and Italy, authoritarian nationalists are eager to weaponise the wave of street unrest, originating in peaceful protests over the cost of living and deteriorating public services but hijacked by violent rioters.

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© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

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Meloni Toughens Italy’s Riot Laws After Milan Violence

Italy’s response to a weekend of street violence has moved from emergency policing to tougher criminal law, with Prime Minister Giorgia Meloni seeking to reassert control after unrest in Milan and other northern cities

The government approved measures on Tuesday creating an offence of violent participation in demonstrations, extending preventive detention powers to teenagers aged 14–17 and making parents financially liable for damage caused by their children. The package also provides for 500 soldiers to support security operations in Milan through December.

The crackdown presents a defining challenge for a prime minister whose political identity rests heavily on law and order: demonstrating that stronger powers can prevent another eruption while addressing the conditions feeding public anger.

Milan’s damaged shopping streets have become the most visible symbol of that challenge. Weekend violence brought looting, fires and confrontations with police, exposing businesses and residents to disorder in Italy’s financial capital.

As EU Today reported in its earlier coverage of the unrest, police brought 271 people to headquarters following Sunday’s disturbances, including 220 minors. Thirty-two were formally arrested, a detail that matters when assessing the scale of alleged criminal involvement.

The prominence of teenagers has shaped the government’s response. According to the Associated Press, the decree makes prosecuting minors over 14 easier and includes plans to expand juvenile detention capacity and judicial resources. Parliament must convert the decree into law within 60 days.

For supporters, the argument is straightforward: shopkeepers should not have to absorb the cost of destruction, and officers need effective tools against groups exploiting demonstrations to commit offences.

Yet preventive detention raises a different question from punishment after conviction. Its credibility depends on clear evidence, consistent safeguards and meaningful scrutiny, particularly when those affected are children.

Making the distinction will help determine whether the package strengthens public confidence or deepens distrust among young people already alienated from political institutions.

The wider European debate offers a warning. In its earlier editorial, EU Global examined the tension between public-order legislation and the right to protest, arguing that governments risk restricting legitimate dissent when security powers expand too broadly. That commentary predates the Milan disturbances but addresses the central democratic question now confronting Italy.

Peaceful assembly and criminal violence require different responses. Protecting the former gives authorities greater legitimacy when confronting the latter; treating an entire demonstration as suspect risks weakening that distinction.

Meloni also faces a political vulnerability that additional arrests cannot automatically resolve. The Financial Times reported that the unrest involved teenagers mobilised through social media, many without political affiliations, against a background of economic stagnation and expensive living conditions.

Those circumstances complicate any attempt to explain the disorder through a single organisation, ideology or grievance. Online mobilisation can accelerate confrontation without producing leaders capable of negotiating an end to it.

For the government, this makes prevention as important as punishment. Better intelligence, timely deployment and coordination between national and municipal authorities will influence whether stronger legislation produces safer streets.

The same applies to the military presence. Soldiers can provide visible reassurance, but the political test will be whether residents and businesses experience sustained security once the immediate emergency passes.

Italy faces two connected tasks.

Establishing individual responsibility for destruction and restoring confidence that lawful political participation can deliver results will be the priorities if public respect for the law is to be maintained.

Meloni’s new measures offer a forceful immediate answer to the first. Their lasting success will depend on whether the government can make progress on the second, before another weekend of anger becomes another emergency requiring still tougher powers.

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Dalle vetrine infrante alla guerra ibrida, la risposta del governo alle proteste. Parla Gardini

I teppisti delle piazze italiane sono sfuggiti a una rete educativa che non ha funzionato, anche per colpa di una sinistra giustificazionista, che non boccia, che non punisce, che non indirizza. Il governo con il nuovo provvedimento varato in Consiglio dei ministri prova a cambiare registro. Lo dice a Formiche.net Elisabetta Gardini, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera che, partendo dalle devastazioni di Milano, analizza le cause politiche e gli effetti sociali di tali fenomeni. “Cosa è cambiato rispetto ai miei tempi? Ieri c’era la misura: non spaccavamo vetrine, non calpestavamo libri, non rubavamo abiti pur essendo tutti provenienti da famiglie monoreddito. Avevamo dignità e rispetto per tutti, docenti e istituzioni scolastiche”.

Scontri, manovra, elezioni: dove finisce il disagio e dove inizia l’infiltrazione?

Dinanzi a queste situazioni, prima ancora di capire se è un attacco ibrido o solo violenza, ci dovrebbe essere una condanna unanime, a maggior ragione perché gli autori sono minorenni. Occorre capire che esiste un limite che non può essere oltrepassato. Purtroppo la sinistra non riesce proprio a condannare senza poi dire “ma”. Per cui penso che alla base dei rapporti umani, delle relazioni familiari e anche dei rapporti tra amici ci devono essere delle linee che non si possono superare. I tumulti ci raccontano che purtroppo sono state superate abbondantemente. Bisogna essere inflessibili, occorre un’alleanza della politica con chi ha un ruolo educativo e un ruolo dirigente nel Paese. Non riusciamo ad uscire da questa palude nella quale la sinistra sembra sguazzare bene. Più c’è caos e più le opposizioni sono contente: ciò lo considero gravissimo. In Aula abbiamo anche chiesto alla sinistra di sottoscrivere la proposta di legge di Fratelli d’Italia in discussione generale sulla cittadinanza, ovvero che in presenza di atteggiamenti del genere bisognerebbe fermare il processo per la cittadinanza italiana e intraprendere un percorso di ripensamento e di rieducazione, in attesa di una seconda possibilità.

Il Cdm ha dato il via libera al nuovo decreto sicurezza e criminalità minorile, oltre a 500 agenti in più a Milano. Come rispondere a chi vi accusa di suonare il solito ritornello di “regole e disciplina”?

Finalmente c’è anche per i minorenni il fermo preventivo. Significa che questo governo non insegue l’emergenza, ma interviene quando è necessario affrontare un problema che purtroppo si è manifestato in tutta la sua drammaticità. Confesso che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere bambini di undici anni che vanno a sfasciare vetrine per prendersi l’ultimo paio di scarpe alla moda. Bisogna prendere dei provvedimenti ed è chiaro, come osservato dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, che anche per i minorenni si lavora su due binari, la prevenzione e la repressione. Noi abbiamo con i nostri provvedimenti diminuito la dispersione scolastica: mi sembra un grandissimo risultato di cui andiamo fieri. Però non bisogna neanche fare l’errore di identificare questi violenti, che sono una minoranza, con tutti gli altri giovani: quattro scalmanati non rappresentano la totalità degli studenti. Non è così oggi e non era così anche ai miei tempi.

Cosa è cambiato rispetto a 40 anni fa?

Ricordo che mio padre mi accompagnò a sporgere una denuncia contro ignoti perché un picchetto mi impedì di entrare in classe. Io volevo entrare in classe, ma qualcuno non era d’accordo. Anche ieri, erano sempre i pochi a piantonare l’ingresso della scuola, al liceo classico Tito Livio, che frequentavo. Ma a differenza di oggi c’era la misura: non spaccavamo vetrine, non calpestavamo libri, non rubavamo abiti pur essendo tutti provenienti da famiglie monoreddito. Avevamo dignità e rispetto, per tutti, docenti e istituzioni scolastiche. Ci approcciavamo a qualsiasi lavoro, pur di andare avanti nella vita. Sicuramente era un’altra epoca la mia, ma assieme alle mie amiche non potevamo permetterci boutique di alta moda e compravamo i giornali con cartamodelli. I vestiti ce li cucivamo da sole, nessuna di noi rubava, non spaccavamo le vetrine perché qualcuno voleva il modellino che aveva magari la compagna di banco. E siamo sopravvissute bene a quell’epoca. Oggi vedo persino qualche rapper fare sfoggio di tutto il lusso più sfrenato, per poi stigmatizzare la società dei consumi. Inoltre mi chiedo come sia stato possibile che ragazzini di 11 o 12 anni fossero in giro da soli per strada a sfasciare vetrine. Dov’erano i genitori?

Il ministro della difesa Guido Crosetto ha detto che i fatti di Milano “sono il frutto di quella che io chiamo guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, YouTube, senza che l’Occidente se ne renda conto e in qualche modo reagisca”. Che ne pensa?

Evidentemente lui da ministro ha strumenti molto più tecnici, però è chiaro che di questa guerra ibrida stiamo parlando da molto tempo, così come si era notato anche durante il referendum sulla giustizia un certo movimentismo dei social, che aveva mandato a votare una massa consistente di giovani che non lo avevano mai fatto prima. La guerra ibrida è un qualcosa con cui ci si confronta e su cui si dibatte a livello internazionale. Il tema, quindi, abbraccia il concetto stesso di difesa ampia, ovvero non più intesa come spese per cannoni o carri armati: oggi la difesa ha tutto un altro approccio. Difesa, ad esempio, è analisi, scienza, indagini così come l’Italia sta egregiamente facendo sull’Artico. Giorni fa in commissione esteri è stata in audizione la sottosegretaria Isabella Rauti che ci ha illustrato cosa vuol dire oggi difesa, come portare il Paese nella modernità, come far sì che l’Italia non sia tagliata fuori dalle rotte commerciali, dalle materie prime, delle materie critiche e dalle strategie internazionali. Per cui occorrono giovani che si impegnano, che imparino con il nostro aiuto a costruire il futuro e non che aiutiamo invece a deprimere come ama fare la sinistra, che foraggia un clima distruttivo. Per la sinistra l’Italia dovrebbe sempre indossare la maglia nera ed essere sempre l’ultima della fila. Oggi vedo in Italia delinearsi una sinistra talmente estrema che l’intero campo largo potrebbe configurarsi con Melenchon.

Proviamo a andare oltre le vetrine infrante: quale il danno sociale per ragazzi irresponsabili e genitori giustificazionisti?

Premetto che oggi non è facile essere genitori, ma se un figlio di 11 anni circola da solo per tumulti, forse è lecito pensare che qualcosa ti sia sfuggito dalle mani. Come madre mi sento a disagio, anche se è vero che oggi è molto più difficile. Ma sarebbe utile capire come sia possibile che dei bambini così piccoli sfuggano ad una rete educativa, perché dovrebbero stare in una rete di protezione che, evidentemente, non ha funzionato. Quando ero al Parlamento europeo ricordo che i britannici mi dicevano che il minore è considerato tale fino a 14 anni, dopo occorre che risponda delle proprie azioni. Così come ricordo bene che in Belgio bocciavano tranquillamente anche alle elementari. In Italia invece no, la cultura di certa sinistra ha iniziato a convincere tutti che non bisogna bocciare, che bisogna capire, che non bisogna punire. Ed ecco i risultati nelle nostre piazze.

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Sondaggi politici, Meloni si rafforza ma non basta: Campo Largo in testa fra le coalizioni

Secondo gli ultimi sondaggi politici, Fratelli d’Italia si rafforza raggiungendo quasi il 30%. Ma è sul fronte delle coalizioni che si gioca la partita per le elezioni politiche del 2027.

Gli scenari sulle coalizioni: il centrosinistra guidato da Elly Schlein (PD) batte il centrodestra 44,6% a 44%. Mentre il centrosinistra guidato da Giuseppe Conte (M5S) vince sul centrodestra 44,5% a 44,1%. In entrambi i casi, per i progressisti, scatterebbe il premio di maggioranza.

Gli ultimi sondaggi elettorali

Qui sotto si riporta l’ultimo sondaggio effettuato da Swg per il Tg La7 del direttore Enrico Mentana. La data di pubblicazione è 19 ottobre.

La domanda è una (“Se alle prossime elezioni politiche i partiti si presentassero nelle seguenti coalizioni, quale partito voterebbe più probabilmente?”) ma gli scenari possibili sono due.

Scenario 1 – Elly Schlein alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Elly Schlein – 44,6%:

  • Partito Democratico – 21,2%;
  • Movimento 5 Stelle – 11,8%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,4%;
  • Italia Viva – 2,4%;
  • +Europa – 1,3%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,5%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44%:

  • Fratelli D’Italia – 29,7%;
  • Forza Italia – 7,2%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1%;
  • Sud chiama Nord 1%;
  • Futuro Nazionale – 5,6%.

Altri partiti non schierati:

  • Azione – 3,1%;
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,3%;
  • altre liste – 1,4%.

Non si esprime 28%.

Scenario 2 – Giuseppe Conte alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Giuseppe Conte – 44,5%:

  • Partito Democratico – 20,5%;
  • Movimento 5 Stelle – 13,1%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,5%;
  • Italia Viva – 1,9%;
  • +Europa – 1,1%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,4%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44,1%;

  • Fratelli D’Italia – 29,8%;
  • Forza Italia – 7,1%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1,1%;
  • Sud chiama Nord – 1%.

Altri partiti non schierati:

  • Futuro Nazionale – 5,4%.
  • Azione – 3,2%.
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,5%.
  • altre liste – 1,3%.

Non si esprime 28%.

Nota metodologica

Una premessa: come si nota, il sondaggio Swg non tiene conto dell’apertura di Luigi Marattin (Partito Liberaldemocratico) al centrodestra. Probabilmente perché ci si trova ancora nella fase di avvicinamento e non di endorsement vero e proprio.

E ancora: Enzo Maraio, segretario dell’Avanti Psi, è in area Campo Largo mentre Swg lo colloca fra i centristi indipendenti.

Per il resto, si riporta la nota metodologica dell’ultimo sondaggio Swg per La7: metodo di campionamento stratificato per zona di residenza e quote per età e genere e ponderato successivamente per le variabili di età, genere, zona di residenza, studio e voto alle ultime elezioni europee; consistenza numerica campione intervistati 1.200 intervistati, 4.329 non rispondenti; campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, partito votato alle ultime elezioni europee con margine di errore +/- 2,8%; sondaggio realizzato con tecnica di rilevazione online CAWI, telefonica CATI e CAMI. Nota metodologica completa su sondaggipoliticoelettorali.it.

Che succede in politica oggi

Dello stato delle coalizioni si è già detto. Di seguito altri elementi degni di attenzione.

FdI dal 27,7% della settimana scorsa scatta al 29,7%/29,8%, a seconda dello scenario.

Il M5S dal 12,7% della settimana scorsa si muove oggi in una forbice fra l’11,8% (scenario Schlein) al 13,1% (scenario Conte).

FN crolla dal 7,6% della settimana scorsa, che lo collocava come quarto partito, alla forbice compresa fra il 5,6% e il 5,4%. Il dettaglio non è banale e influenza scenari che riguardano tutto il centrodestra. Per tenere testa al Campo Largo, Meloni dovrà ragionare se spostarsi verso la destra di Vannacci rischiando di far scappare Tajani (FI) e Lupi (NM) oppure se orientarsi verso il centro invitando Marattin (PLD) ed eventualmente Calenda (Azione).

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Meloni moltiplica i reati, ma la sicurezza non si costruisce a colpi di decreti

Giorgia Meloni

Dopo gli scontri di Milano, il governo ha approvato un altro decreto sicurezza. Il provvedimento introduce il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, estende alcune misure preventive ai minorenni e prevede sanzioni per i genitori dei ragazzi coinvolti nelle violenze. È il sesto decreto sicurezza dell’esecutivo Meloni. La risposta è ancora una volta affidata al diritto penale, con nuove fattispecie e pene più severe, mentre restano da chiarire le cause delle violenze e le falle nella gestione dell’ordine pubblico.

Tra le novità c’è un nuovo reato per chi partecipa a manifestazioni violente in gruppo, con pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a ventimila euro. Per chi organizza o promuove gruppi con l’obiettivo di compiere violenze, anche attraverso strumenti informatici, la pena può arrivare a dodici anni. Il decreto estende inoltre l’arresto in flagranza differita e introduce aggravanti per danneggiamenti e saccheggi. Per i genitori dei minorenni responsabili di violenze sono previste multe da cinquecento a mille euro, raddoppiabili in caso di recidiva.

La miusra riguarda direttamente anche gli under-18. Il fermo preventivo viene esteso ai luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone e può applicarsi ai ragazzi che abbiano compiuto 16 anni. Per i minori sopra i 14 anni viene inoltre introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, che consente di procedere penalmente senza doverla accertare caso per caso. Sono misure che rendono più semplice l’intervento repressivo, ma aprono interrogativi sulla proporzionalità delle risposte e sulle conseguenze per la giustizia minorile.

La linea della premier è quella del «chi rompe paga». «Nessuna idea politica o disagio sociale» può giustificare le devastazioni, ha dichiarato Giorgia Meloni, chiedendo alle forze politiche di stare «dalla parte della legalità». Ma il punto è proprio distinguere tra la responsabilità individuale di chi commette reati e le ragioni di un disagio sociale che non si esaurisce negli episodi di violenza. Punire i responsabili è necessario; considerare l’inasprimento delle pene una risposta sufficiente è un’altra cosa.

Il decreto, intanto, interviene anche sulla presenza dei militari a Milano. Arriveranno cinquecento soldati in più, con una spesa di 4,7 milioni di euro fino al 31 dicembre, ma non potranno esercitare funzioni di polizia giudiziaria né arrestare direttamente i sospetti. Su questo punto, come riferisce Repubblica, il governo ha rinunciato alla previsione iniziale dopo le osservazioni del Quirinale e le divergenze interne alla maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha contestato i limiti del loro impiego; il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che i militari devono agire in funzione complementare rispetto alle forze di polizia.

Resta infine da capire che cosa abbia prodotto gli scontri. Crosetto ha evocato una possibile «guerra ibrida», mentre Matteo Salvini ha respinto l’ipotesi di una regia russa. Piantedosi ha parlato di una dinamica che merita approfondimenti, pur riferendo che i primi accertamenti escluderebbero legami strutturati con gruppi antagonisti. L’indagine è ancora in corso.

È qui che il populismo penale mostra il suo limite. Il diritto penale è uno strumento indispensabile, ma dovrebbe essere una risorsa da usare con precisione, non la risposta automatica a ogni emergenza. Moltiplicare i reati e aumentare le pene può offrire un segnale politico immediato. Non sostituisce però il lavoro sulle cause del disagio, la prevenzione delle violenze e la capacità delle istituzioni di gestire le manifestazioni. Né risolve, da solo, le carenze che hanno permesso agli scontri di degenerare.

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Italian government to deploy troops to Milan after anti-austerity protests

Giorgia Meloni’s administration has announced the deployment of 500 military troops to Milan after a weekend of intense protests and riots resulted in broken windows at luxury shops. 

But while mainstream coverage has focused on exclusive brands hiding inventory from angry demonstrators, progressive organizations emphasize that the rage witnessed on the streets of several northern Italian cities is a result of the government’s own policies.

“A Louis Vuitton bag can cost €5,600, while the monthly maximum for the wage guarantee fund in 2026 is €1,340,” wrote the grassroots union Unione Sindacale di Base (USB). In a statement on Tuesday, the union cited devastating national statistics, including data showing that over 14% of working-class families live in absolute poverty.

Broken windows can be repaired, USB noted. “Five years of lost wages, an impoverished family, and a denied future cannot be recovered so easily.”

Students oppose austerity at school and beyond

Significant mobilizations preceded the weekend’s protests. On Friday, October 16, roughly 400,000 students flooded the streets for “No Meloni Day”. They criticized the government’s so-called securitization measures which in practice has meant stifling the right to protest, as well as the unabated turn toward war and armament.

Protesters warned that by prioritizing these points over public services and working conditions, Meloni and her ministers knowingly undermine the future of a whole generation. 

Read more: Curfews imposed in French cities as rebellion against austerity grows nationwide

Echoing developments in France, where teachers’ unions have supported students’ demands over recent weeks of historic struggle for a stronger public education system, educators in Italy began circulating appeals to do the same.

“The established order is the worst of all possible worlds – or comes very close to it – and our schools are a mirror of this: they are falling apart, alienating, militarized,” the appeal reads. “Places where the need to stretch one’s legs is labeled ‘indiscipline,’ and where the ‘foreigner’ is blamed for the decline in knowledge, rather than two decades of underfunding and neglect.”

Real solutions, not repression, needed to address social crisis

Trade unions, teachers, and students all denounced the repression authorities unleashed in response to the protests – both after mobilizations in cities and during school occupations. 

“This government – incapable of offering solutions to the social crisis raging across the country – is once again attempting to manage the streets and social discontent solely through the lens of ‘public order,’ while intensifying repression and shrinking the space available for political activity,” emphasized youth organization Cambiare Rotta.

Students opposed the government’s focus on militarization. Source: Cambiare Rotta/Facebook

Teachers specifically called upon others in the system not to endorse crackdowns on students while invoking democratic values. “Democracy today resists in the French and Spanish squares, in the occupied Italian schools, in the resistance to the genocide of the Palestinian people, in the words and deeds of those who oppose the piecemeal world war,” they wrote.

“It is not to be found in threats, in tear gas, in police officers inside schools, or in students maimed by the weapons of our law enforcement. It is not to be found in the unjust rules that too many persist in defending.”

Read more: Mediterranean dockworkers launch historic international strike

The increased protest activity has given hope that the spark that inspired massive mobilizations throughout 2025 might resurface. It comes less than two weeks before a new general strike – and an international dockworkers’ strike in which Italian port workers are set to play a notable role – on October 30.

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Italy to deploy 500 troops to Milan after days of protests and looting

Government planning tougher security measures as France also says military forces will be deployed

Italy’s government is sending 500 soldiers to Milan and vowed a “firm response from the state” after protests against the cost of living descended into clashes with police, vandalism and looting. Further demonstrations are planned on Saturday.

The government of the far-right prime minister, Giorgia Meloni, also announced new security measures, including an offence of violent participation in ⁠a demonstration, tougher penalties for ⁠rioters, and financial liability for ​parents whose children take part in vandalism and looting.

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© Photograph: Alessandro Bremec/NurPhoto/Shutterstock

© Photograph: Alessandro Bremec/NurPhoto/Shutterstock

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Meloni Prepares New Security Measures After Milan Riots Leave Hundreds Detained

Italian Prime Minister Giorgia Meloni has convened an emergency government meeting following two days of violent unrest in Milan and other northern cities, where demonstrators clashed with police, looted shops and damaged public property during protests over living costs and deteriorating public services.

Police brought 271 people to police headquarters following Sunday’s disturbances in Milan, including 220 minors. Of those detained, 32 were formally arrested and another 28 were reported to the judicial authorities, according to figures released on Monday, 19th October.

The violence has prompted the Italian government to consider further restrictions on those involved in violent demonstrations, potentially introducing additional powers directed at organised disorder and juvenile offenders.

Milan city centre hit by looting

The disturbances began during demonstrations on Saturday, 17th October, organised amid growing dissatisfaction over household expenses, public services and wider political grievances.

Although the protests initially included peaceful participants, groups of masked individuals subsequently confronted riot police in central Milan. Officers used tear gas and water cannon as demonstrators erected burning barricades and threw objects at security personnel.

The unrest continued on Sunday, when shops were attacked close to Piazza del Duomo, one of Milan’s principal commercial and tourist areas.

Among the premises targeted were branches of Decathlon, Arc’teryx and Vodafone. Television footage showed damaged shopfronts, overturned street furniture and burning rubbish containers.

According to police figures reported on Monday, 174 of those taken to police headquarters were subjected to preventive detention measures introduced under recent Italian security legislation.

Fourteen members of the security services were reported injured during Sunday’s disturbances, including ten police officers and four members of the municipal police.

The judicial authorities are examining the conduct of individuals suspected of taking part in attacks on businesses and confrontations with officers. Prosecutors have sought custodial measures against several adults accused of offences including devastation, looting and aggravated resistance.

The large proportion of minors among those detained has become a central issue in the political response.

Violence spreads across northern Italy

Milan was not the only city affected by disorder. Saturday’s demonstrations also produced confrontations in Turin, Bologna, Brescia and Bergamo.

Italian police reported arrests across the affected cities, while the scale and organisation of the disturbances have raised questions about whether different groups were acting independently or using demonstrations as opportunities for coordinated violence.

There is not yet sufficient publicly established evidence to attribute the disorder to a single organisation or political movement.

The clashes coincided with major protests in neighbouring France, where similar concerns over living costs and public administration have contributed to increasingly confrontational demonstrations.

Although the grievances overlap, the Italian and French movements have different political backgrounds and organisational structures.

Government considers emergency legislation

Following a meeting at Palazzo Chigi on Monday, Meloni’s government indicated that it was considering a legislative response, potentially through an emergency decree.

According to details of the government discussions, proposals under examination include additional measures against violent offences, changes to preventive policing and possible restrictions addressing road blockages.

Some measures could be drawn from security legislation already under consideration in the Italian Senate. Ministers have also discussed the need for more effective intervention against juvenile offenders.

The meeting included Deputy Prime Ministers Matteo Salvini and Antonio Tajani, Interior Minister Matteo Piantedosi, Defence Minister Guido Crosetto and senior officials from the police, Carabinieri and intelligence services.

The government has stressed that peaceful demonstrations must remain protected while arguing that violence and organised destruction require a stronger response.

No final legislative text had been adopted at the conclusion of Monday’s meeting. A decree could be considered by the Council of Ministers as early as Tuesday, although the precise content remains subject to further examination.

Dispute over responsibility for policing

The unrest has also produced a dispute between Milan’s municipal authorities and the national government.

Mayor Giuseppe Sala questioned the adequacy of the policing arrangements, arguing that the number of officers initially deployed was insufficient to control the disturbances.

Interior Minister Matteo Piantedosi rejected that criticism, while senior government figures accused local political leaders of failing to condemn the violence unequivocally.

The disagreement reflects a wider question over how responsibility for anticipating and containing serious public disorder should be divided between local administrations and national security authorities.

Italy’s opposition has also challenged the government’s handling of the disturbances. Former Prime Minister Matteo Renzi criticised Meloni and Piantedosi over their failure to prevent the violence, calling for a change in leadership at the Interior Ministry.

The political argument is likely to intensify if the government proceeds with emergency legislation. Supporters of stronger police powers argue that the existing framework is insufficient to deal with rapidly organised disturbances, while opponents will scrutinise the proportionality of new restrictions and their effect on peaceful protest.

The immediate test for the government will be whether additional legal powers can improve public-order operations without replacing effective policing, intelligence gathering and judicial enforcement.

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A generation takes to the streets: Young Europeans refuse to accept a future stacked against them

Tens of thousands of young people have taken to the streets in France, Belgium, Spain, Portugal, Italy and Albania. In doing so, they have joined what has been dubbed the Generation Z revolution (those born between 1997 and 2012), which over the past two years helped bring down the government of Bangladesh, force the resignation of Nepal’s prime minister and dissolve Madagascar’s government. Now, in Europe, on the eve of an electoral supercycle that will determine the governments of four of the European Union’s five most populous countries (France, Italy, Spain and Poland), young people are sharing a frustration that opportunities for their generation are becoming scarcer and their future increasingly insecure.

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© MOHAMMED BADRA (EFE)

A protester clashed with police on Saturday in Paris during a demonstration against the rising cost of living.
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L’autonomia europea non sia una ripicca contro gli Usa. Parla Fidanza

Come ogni anno l’appuntamento promosso dalla Niaf con la floridissima comunità italoamericana, nell’ambito delle celebrazioni del Columbus Day, rappresenta anche l’occasione per fare il punto sulle relazioni bilaterali tra Italia e Stati Uniti. Relazioni che rimangono solidissime, nonostante le recenti divergenze tra Trump e Meloni. Lo dice a Formiche.net il capodelegazione di FdI al Parlamento europeo Carlo Fidanza.

Qual è lo stato delle relazioni Italia-Usa dopo le recenti polemiche?

Il lavoro sulle cose concrete non si è mai fermato, anche grazie all’ottimo contributo dell’ambasciata italiana negli Usa guidata dall’ambasciatore Marco Peronaci e dell’ambasciatore americano a Roma Tillman Fertitta, così come dell’impegno di realtà consolidate come l’American Chamber of Commerce italiana. Continua il flusso di investimenti da un lato e dall’altro. E i due governi hanno positivamente concluso l’accordo sulla Pax Silica, con l’adesione dell’Italia a questa alleanza strategica sui minerali critici che è davvero decisiva se vogliamo realizzare le transizioni senza aumentare la nostra dipendenza dalla Cina.

Quale può essere ruolo geopolitico dell’ Italia?

L’Italia continua a credere nella Nato che oggi più che mai deve trasformarsi da alleanza militare ad alleanza geopolitica, coinvolgendo i Paesi likeminded che sono ancora fuori dall’orbita cinese. L’Italia porta in dote la sua proiezione nel Mediterraneo, la straordinaria intuizione del Piano Mattei per l’Africa, la solidità dei rapporti con i Paesi del Golfo, un protagonismo crescente in America Latina grazie all’allineamento politico con i nuovi governi conservatori del continente, in attesa di ulteriori buone notizie dal Brasile. Questo è il frutto della stabilità del nostro governo e della straordinaria abilità di Giorgia Meloni.

Qual è lo stato di salute del nostro export verso gli Usa?

I dati del nostro export sono eccezionali e crescono anche negli Usa nonostante i dazi. Soffriamo un po’ sul food and wine ma cresciamo grazie alla straordinaria capacità di adattamento della nostra manifattura e grazie ai risultati del settore farmaceutico. Su quest’ultimo, però, bisogna intervenire per limitare i danni derivanti dall’applicazione da parte americana del principio della Most Favoured Nation, che rischia di compromettere competitività e ricerca.

Quali i settori più promettenti?

Oltre alla farmaceutica e alle scienze della vita, ovviamente rimaniamo fortissimi nella meccanica. Abbiamo possibilità di sviluppo importanti nella difesa, estendendo questo concetto allo spazio e al dominio sottomarino, senza dimenticare la cantieristica navale su cui Fincantieri vanta ormai una presenza consolidata negli Usa. E poi abbiamo la grande opportunità di ritagliarci un ruolo nella super-intelligenza fisica, a partire dalla robotica umanoide, che è il luogo dove la super-intelligenza generativa incrocia la manifattura in cui siamo maestri. Senza dimenticare la primogenitura che Giorgia Meloni ha avuto nel porre il tema della governance globale dell’AI, a cui ha dedicato parte importante del G7 italiano, e che ora si arricchisce di una nuova opportunità promossa da AmCham Italy: fare di Milano non soltanto l’hub italiano dell’AI ma la sede di una nuova agenzia mondiale per la governance etica della super-intelligenza.

Cosa deve fare l’Ue?

Il consolidamento degli accordi di Turnberry è fondamentale. Abbiamo sempre sostenuto, a ragione, che un accordo anche non perfetto sarebbe stato meglio di un non accordo e di una conseguente guerra commerciale. L’Ue si è dotata di salvaguardie aggiuntive. Bisogna continuare a lavorare su settori come acciaio e alluminio e anche sulla lista dei prodotti alimentari esclusi dai dazi al 15%. E dobbiamo maneggiare con cura il grande elefante nella stanza, quello della tassazione digitale e delle multe alle Big Tech. Regole chiare e semplificazione sono la risposta. Infine, non dobbiamo sottovalutare l’impatto potenziale che le nuove norme doganali varate dall’amministrazione Usa a fine settembre possono avere sui nostri esportatori, soprattutto sulle Pmi.

L’autonomia strategica europea come va perseguita?

L’Ue fa bene a provare a costruire filiere con una percentuale maggiore di Made in Europe, ma l’autonomia strategica deve rimanere aperta, differenziata per settori in base alla nostra possibilità di costruire catene del valore realmente europee e non soltanto francesi, come vorrebbe qualcuno. Di più, l’autonomia strategica europea non deve essere una ripicca quotidiana contro un alleato ritenuto non più affidabile ma una politica industriale intelligente. Il contrario di quello che l’Ue ha fatto con il Green Deal, che ha massacrato le nostre imprese consegnandoci alla Cina. Da qui la coraggiosa battaglia di Giorgia Meloni contro il sistema Ets. Ecco, sulla transizione green qualche schiaffone arrivato da Trump credo debba aiutare l’Europa ad aprire gli occhi.

Ucraina e Iran: il contributo italiano e le mosse di Bruxelles.

Meloni ha espresso chiaramente il nostro giudizio su questo accordo e il sostegno alla tregua reciproca sulle infrastrutture energetiche. Mi auguro che, superate le midterm, si possa tornare a ragionare di una spinta forte alla pace in Ucraina senza umiliare Kyiv. E poi si deve trovare un modo dignitoso per chiudere questa avventura in Iran mettendo il regime di Teheran nelle condizioni di non nuocere. Il peso della doppia crisi geopolitica si sta rivelando troppo elevato, per l’Europa e per l’Italia in particolare.

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Il governo studia nuove misure contro le violenze in piazza

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontra il Primo Ministro sloveno, Janez Janša a Palazzo Chigi, sede del Governo italiano a Roma, Lunedì 05 Ottobre 2026 (Foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Prime Minister Giorgia Meloni meets Slovenian Prime Minister Janez Janša, at Palazzo Chigi, the seat of the Italian Government in Rome, Monday October 05 2026 (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Il governo sta valutando nuove misure per prevenire le violenze durante le manifestazioni, con un’attenzione particolare ai minorenni. Dopo gli scontri degli ultimi giorni in diverse città, Giorgia Meloni vuole capire se esistano strumenti per rafforzare l’azione delle forze dell’ordine. Sul tavolo, secondo Repubblica, ci sono soprattutto due ipotesi: estendere agli under-18 l’arresto in flagranza differita oppure ampliare la possibilità di fermo preventivo. Per ora non è stata presa alcuna decisione e resta aperta anche l’ipotesi di un nuovo decreto sicurezza.

La premier incontrerà oggi, insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e della Giustizia Carlo Nordio, i vertici di Polizia e Carabinieri e i rappresentanti dei servizi di intelligence. Alla riunione potrebbero partecipare anche i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Il primo obiettivo sarà analizzare gli scontri e ricostruire il profilo delle persone fermate. Il secondo sarà capire se dietro le violenze esista una regia organizzata.

Meloni ha anticipato la propria linea sui social, parlando della necessità di valutare «ulteriori strumenti contro chi sfrutta manifestazioni legittime per seminare violenza e caos». La questione è anche politica: Palazzo Chigi vuole dare una risposta concreta alle richieste di maggiore sicurezza, ma deve fare i conti con le critiche sulla gestione dell’ordine pubblico. Le immagini degli scontri hanno messo in evidenza soprattutto le falle nella prevenzione e nel controllo delle manifestazioni, alimentando il confronto all’interno del governo e tra i ministeri coinvolti.

Le due ipotesi allo studio presentano però difficoltà tecniche e giuridiche. L’arresto in flagranza differita consentirebbe di intervenire sulla base di elementi raccolti successivamente al fatto, ma applicarlo ai minorenni sarebbe complesso. Molti dei giovani coinvolti nelle violenze non sono conosciuti dalle forze dell’ordine e identificarli richiederebbe riscontri adeguati. Inoltre, un maggior numero di arresti potrebbe aumentare la pressione sugli istituti minorili e richiedere il ricorso più frequente ai giudizi per direttissima.

Anche il fermo preventivo presenta limiti. Se i soggetti da controllare non hanno precedenti e non sono già noti agli investigatori, individuarli prima delle manifestazioni può risultare difficile. Entrambe le misure, inoltre, potrebbero sollevare dubbi di costituzionalità e provocare nuove tensioni nelle piazze.

Il governo deve anche scegliere lo strumento normativo. Esistono già disegni di legge sulla sicurezza all’esame del Parlamento, ma il passaggio in Senato è previsto per febbraio 2027. Una tempistica che Palazzo Chigi considera troppo lunga. Da qui l’ipotesi di un provvedimento d’urgenza, anche se, secondo Repubblica, dal Viminale è arrivata una smentita sull’esistenza di un decreto già in preparazione al ministero. Circola anche l’ipotesi di un Consiglio dei ministri nelle prossime ore, ma al momento non ci sono conferme. La premier dovrà valutare l’efficacia delle misure, i rischi giuridici e le possibili conseguenze politiche prima di decidere come procedere.

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Italy and Spain Move Towards Ending Schengen Border Controls After Meloni–Sánchez Talks

Italy has extended checks on travellers from Spain for another week, but talks between Giorgia Meloni and Pedro Sánchez have opened the way for an end to reciprocal restrictions imposed after the migration crisis in Ceuta.

Italy and Spain have agreed to work towards ending their reciprocal Schengen border controls following discussions between Prime Ministers Giorgia Meloni and Pedro Sánchez at the European Council summit in Brussels. Rome nevertheless extended its restrictions for another seven days on Friday, 16 October, as the two governments consider how to bring their respective measures to an end.

The decision marks a possible turning point in a dispute that has disrupted travel between two of the European Union’s largest countries since the summer. According to the notifications recorded by the European Commission, the restrictions concern air and sea connections between Italy and Spain, which do not share a land border.

The two governments have instructed their interior ministers to consider alternative arrangements over the coming week. Although neither side has formally withdrawn its measures, the agreement to coordinate their removal suggests that both capitals are seeking a way out of an increasingly uncomfortable confrontation over migration and internal European security.

How the Ceuta crisis reached Schengen

The dispute began after an extraordinary influx of migrants from Morocco into Spain’s North African enclave of Ceuta in late July. More than 72,000 people crossed the border, prompting serious questions about the management of the EU’s external borders and the possibility of onward movements into other member states.

Italy responded by introducing checks on passengers arriving from Spain, arguing that the situation created risks for public order and internal security. Rome also raised concerns about the possible movement of individuals presenting security threats, although the extent of any such movement remained disputed.

Madrid rejected the justification and introduced reciprocal measures. What began as an emergency response to events on an external border consequently developed into a disagreement about whether one Schengen member could impose restrictions on another on the basis of anticipated migration movements.

EU Today examined the original Spanish retaliation in August, when the dispute first threatened to turn temporary border controls into an instrument of political pressure.

The wider consequences of the Ceuta incident have raised questions about the vulnerabilities exposed at the EU’s external border and the effectiveness of common European migration and crisis-response policy.

The limits of temporary border controls

Schengen is built on the principle that people can travel between participating countries without routine internal border checks. Member states nevertheless retain the right to reintroduce temporary controls in response to serious threats to public policy or internal security, subject to the requirements of EU law.

The difficulty lies in determining when those exceptional powers are justified. Italy has maintained that the Ceuta crisis warranted precautionary action. Spain has argued that controls imposed specifically on travellers from its territory were unjustified and discriminatory.

These opposing positions matter beyond the two countries. If concerns over irregular arrivals in one member state become sufficient grounds for another to introduce sustained checks, the distinction between Europe’s external borders and its internal travel area becomes increasingly difficult to maintain.

The operational results have also entered the political argument. Italian figures cited during the dispute indicate that nearly half a million passengers were checked during the first month, with 31 refused entry. Those numbers demonstrate that the measures were substantial, but do not by themselves establish whether the original security concerns were proportionate to the restrictions imposed.

Madrid, meanwhile, has maintained that migrants involved in the Ceuta influx had not moved onwards to mainland Spain in the manner suggested by Italian concerns.

Meloni and Sánchez seek a practical compromise

The latest discussions offer both governments a route towards de-escalation without formally conceding their underlying positions. Meloni can present the additional week of controls as a continuation of Italy’s security precautions, while Sánchez can point to an agreement to prepare their coordinated removal.

The two prime ministers remain politically divided on migration. Meloni has consistently argued for stronger border enforcement and deterrence, while Sánchez has defended an approach incorporating legalisation and labour-market integration for migrants already living in Spain.

Those disagreements were also visible during the Brussels summit, where European leaders returned to the question of migration management and the consequences of national decisions for the wider Union.

For Brussels, the immediate concern is whether the two governments can replace competing national restrictions with arrangements that address security concerns without unnecessarily interrupting movement between Schengen countries.

A coordinated end to the controls would not resolve the underlying problems exposed by Ceuta. It would, however, remove one of the more unusual internal consequences of that crisis and demonstrate that political negotiations can still prevent emergency border measures from becoming semi-permanent.

The decisive period is now the coming week. Whether the controls expire as planned will depend on the discussions between the Italian and Spanish interior ministries and their ability to agree practical alternatives.

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EU Resists Further Delay to Carbon Pricing as Energy Costs Divide European Leaders

Italy and five other member states have failed to secure a further postponement of the EU’s new carbon market for heating and transport fuels, although European leaders have ordered a fresh assessment of its impact on households and businesses.

European Union leaders have resisted demands for another postponement of carbon pricing for road transport and building fuels, exposing deep disagreements over climate policy, industrial competitiveness and the burden of energy costs on European households.

At the European Council summit in Brussels on 15–16 October, the Visegrad countries — Poland, Hungary, Slovakia and the Czech Republic — pressed for the second European Emissions Trading System, known as ETS2, to be delayed until 2030. Italy and Greece joined calls for greater flexibility over carbon costs, although Rome also sought a national exemption from aspects of the energy-price regime rather than simply a uniform delay. No further postponement was agreed.

The European Council conclusions call on the European Commission to update its assessment of ETS2, particularly its design and safeguards. Leaders also demanded action to reduce volatility in the existing carbon market and limit the effect of carbon prices on electricity costs.

The outcome stops short of the further postponement sought by several governments, but demonstrates how far energy affordability has moved towards the centre of European climate negotiations.

The growing rebellion over ETS2

ETS2 is designed to extend the principle of carbon pricing to fuels used for heating buildings, road transport and certain smaller industrial activities. Unlike the existing Emissions Trading System, which covers large industrial installations and power generation, the new mechanism reaches sectors closely connected to everyday household expenditure.

Under the scheme, fuel suppliers must purchase allowances corresponding to the emissions associated with the fuels they sell. Households and motorists will not buy allowances themselves, but suppliers may pass those additional costs through to customers.

That distinction is fundamental. A policy designed to encourage investment in cleaner heating systems and vehicles may initially appear to consumers as an increase in petrol, diesel and domestic heating bills.

The current legislative timetable provides for ETS2 to become operational in 2028, following an earlier one-year postponement. The latest demands from several Central European governments would push that date back to 2030.

Their argument is that consumers and smaller businesses cannot reasonably be expected to absorb another source of energy-price pressure while European economies continue to contend with geopolitical uncertainty, expensive fuel and comparatively weak industrial competitiveness.

Czech Prime Minister Andrej Babiš has been particularly outspoken in his criticism, arguing that carbon pricing risks weakening Europe’s industrial base and making everyday life more expensive.

Italy has supported calls for greater flexibility, with Prime Minister Giorgia Meloni presenting the discussion as part of a wider attempt to restore competitiveness and make the transition more affordable.

Why other governments opposed another delay

The initiative encountered resistance from governments concerned that repeatedly postponing established climate legislation would weaken investment certainty and reduce confidence in European policy.

The Nordic member states have been particularly reluctant to reopen the timetable. Their position reflects a broader concern that businesses investing in clean technologies need credible long-term rules, rather than legislation liable to be revised whenever political opposition intensifies.

Carbon pricing is intended to change economic incentives gradually. Higher costs for carbon-intensive fuels are supposed to make alternatives such as better-insulated buildings, electric vehicles and cleaner heating more financially attractive.

Critics of further postponement argue that delaying implementation would also delay those incentives, potentially increasing the eventual cost of reaching the Union’s emissions-reduction targets.

Yet the opposition has exposed a weakness in that argument: consumers cannot always respond quickly to price signals. A household relying on an older heating system or a worker with no practical alternative to driving may face higher costs long before affordable low-carbon options become available.

That issue has been central to earlier discussions over ETS2. EU Today reported on stronger carbon-price safeguards in June, when European institutions moved to provide additional market intervention if allowance prices rose sharply.

Commission ordered to reassess the economic impact

Rather than endorsing a new delay, European leaders have asked the Commission to review ETS2’s economic impact and safeguards.

The summit also urged faster progress on adjustments to the Market Stability Reserve, the mechanism intended to help manage the supply of carbon allowances and prevent excessive price volatility.

Under the existing scheme, market interventions can increase or reduce allowance availability in response to defined conditions. For ETS2, safeguards are especially politically sensitive because the cost of carbon allowances may ultimately be reflected in household transport and heating expenditure.

The European Commission’s updated auction arrangements already envisage auctions of ETS2 allowances beginning in 2027, ahead of the system’s operational launch in 2028.

That timetable gives governments a relatively narrow window to settle the remaining political disputes and put protective measures into effect.

A central part of the response is the Social Climate Fund, intended to support vulnerable households, transport users and small businesses through investments in energy efficiency, cleaner heating, improved transport and temporary financial assistance.

EU Today previously examined the European Investment Bank’s €3 billion advance financing initiative, which aims to accelerate support for households before the new carbon market becomes fully operational.

The central practical question is whether such assistance reaches consumers quickly enough to offset rising costs, particularly in member states where incomes are lower and households remain heavily dependent on fossil fuels.

Climate commitments meet industrial reality

The ETS2 dispute is connected to a broader argument over Europe’s existing carbon market and its effects on energy-intensive industries.

Manufacturers already face substantial costs arising from electricity, fuel, regulatory requirements and international competition. Governments concerned about deindustrialisation argue that European climate policy must account more directly for these pressures.

The summit conclusions acknowledged those concerns by demanding a predictable carbon market that limits price volatility and protects industry against the relocation of production to jurisdictions with less demanding environmental rules.

At the same time, leaders reaffirmed the importance of maintaining carbon pricing as an incentive for investment and emissions reduction.

For the governments seeking a postponement, the Commission’s new assessment offers an opportunity to maintain pressure for further concessions. For governments defending the existing timetable, it provides an alternative to another politically damaging delay.

The immediate result is therefore a compromise over scrutiny rather than a change in law. ETS2 remains scheduled for 2028, while Brussels must demonstrate that its safeguards can withstand both market volatility and political opposition.

The next phase will be determined less by arguments about long-term emissions targets than by the ability of EU institutions and national governments to show households and businesses how the transition can be financed without placing disproportionate costs on those least able to adjust.

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