16h. Presidente da CM Porto acredita em resposta democrática


Se qualcuno mi chiedesse quali album mettere nella top ten di tutti i tempi, gli altri nove così su due piedi non saprei dirli, ma È rock ‘n’ roll di Ricky Gianco ci sarebbe senza indugi e pure in posizione altissima. Se non conoscete l’album (Gianco spero di sì, altrimenti sono dolori) andate su Youtube a cercarlo.
C’è tutto intero e pure di buona qualità. Oppure aprite lo scrigno autobiografico di Ricky, Non si può smettere di sognare, appena uscito in libreria per Baldini e Castoldi. Lì del disco del 1991 inciso a Los Angeles con Jeff Porcaro dei Toto a dirigere un’orchestra mostruosa, mezza sezione fiati dei Tower of Power, James Burton alla chitarra, Giorgio Gaber, Gino Paoli e Pino Donaggio a duettare con Gianco nei più incredibili brani rock italiani di fine cinquanta inizio sessanta, ci sono parecchi ricordi inediti di quella trasferta americana.
Del resto l’autobiografia di Gianco curata da Paolo Crespi è una macchina dei ricordi continua, riff personali e familiari di chitarra, graffi di rock limpidi e leonini come il timbro southern di Gianco stesso. Sfogli Non si può smettere di sognare (titolo, per inciso, che richiama il brano Non si può smettere di fumare) e rivedi Riccardo Sanna piccino nella Milano del dopoguerra, ciuffo e jeans, ugola d’oro minorenne nelle estati di Varazze, che spicca il volo tra gli ingranaggi della musica leggera italiana mentre sta diventando essa stessa un’industria gigantesca. Precipitati dallo swing (a Gianco piaceva il pezzo Crapa Pelada), dal jazz, Elvis e Ricky Nelson (da cui la trasformazione di Riccardo in Ricky), il rock italiano e le sue timide tracce, la sua curiosa ribellione sociale e culturale ante cantautorato.
“Tutti mi davano del ciula ma io lo rifarei”, canta Ricky proprio nel brano fiume È rock ‘n’ roll. Strani tizi con camici bianchi a registrare dischi, contratti che svolazzano, celentani che si incazzano. Gian Franco Reverberi e la Ricordi, Gian Pieretti (Il vento dell’est, Pietre) sodale storico, risse e pantomime al Cantagiro tra le vecchie ugole e i nuovi ragazzini del rock, le chiacchiere con John Lennon e Paul McCartney, Mike Bongiorno che accudisce in diretta tv il rocker con i basettoni finito all’ospedale, Andreotti che (probabilmente) lo fa riformare e scappare dalla naia. Poi, appunto, c’è Celentano con Il Clan. Gianco è tra i fortunati (o sfortunati) che hanno sfiorato l’Adriano dei 24mila baci. Il Molleggiato e la sua etichetta lo vogliono nel 1961 poi lo vampirizzano (Pregherò e Sei rimasta sola, bastano?). Nessun rancore, per carità, Celentano toglie la “r” alla parlata di Riccardo poi una notte gli telefona e gli dice di cambiare cognome: “che ne dici di Gianco?”. Però la storia è curiosa.
Dà, toglie, ridà di nuovo. Gianco incontra nei primi settanta Gianfranco Manfredi (“indimenticabile compagno di strada”, nel libro) ed è come se la ribellione rock and roll si fondesse naturalmente e plasticamente con l’iconoclastia politica anni settanta. Ascoltate Precipito, che poi tornerà nel 1979 live nel film Liquirizia di Salvatore Samperi con Gianco Jack Blues prima di John Belushi, in Cavallina rock o Siamo tutti nella merda, per capire un concept come Zombie di tutto il mondo unitevi (1977) e uno come l’Arcimboldo (1978). Gianco attraversa sempre a suo modo, sempre da ribelle, “non mi piace questo mondo che non vuole la fantasia” sia Sanremo, tre le partecipazioni alla “messa cantata della canzone italiana” tra cui la soul track Accidenti con il Supergruppo; il cinema – oltre a Liquirizia appare pure in un porno -; e perfino il Controfestival (vero!) di Mantova nel 2004 perché di là il “Festival” lo organizza Tony Renis. Lui dice: “Tutto ciò che ho realizzato è frutto dell’amore, degli sbagli e della passione”. Onesto, sincero, generoso Ricky.
Non c’è fiele per nessuno nell’autobiografia, solo gioia “per aver visto la luce”. E un capitolo che è un brano, solo testo (se la pagine potessero suonare), lungo lungo, quattro pagine: Un amore. È la canzone fiume stralunata, sporcacciona e malinconica che Gianco scrive dopo qualche anno di silenzio. Un capolavoro. Ascoltata dal vivo in un centro sociale tanti anni fa con Gianco e la sua instancabile chitarra a tracolla. Alla faccia dell’AutoTune.
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A Igreja Matriz de Quelfes recebe, no próximo dia 25 de outubro, pelas 19:00, o concerto “Paisagens de sonho”, integrado no ciclo APOS – Música Clássica no Território, que faz parte da programação cultural comemorativa do Bicentenário da Câmara Municipal de Olhão (1826-2026).
Organizado pelo Município de Olhão e pela Associação de Valorização do Património Cultural e Ambiental de Olhão (APOS), o concerto propõe uma viagem sensorial e emocional pelas sonoridades do quarteto de cordas em diálogo com o clarinete, num programa que percorre diferentes épocas e linguagens musicais.
O repertório inclui obras de Alexander Glazunov, Wolfgang Amadeus Mozart e Elaine Fine, conjugando atmosferas delicadas e contemplativas com paisagens sonoras intensas e uma abordagem contemporânea.
A interpretação estará a cargo dos solistas da Orquestra do Algarve Emil Chitakov e Ana Socorro, nos violinos; Leonel Andrade, na viola; Ana Luísa Marques, no violoncelo; e Pedro Nuno, no clarinete.
Com uma duração aproximada de 49 minutos, este concerto convida o público a descobrir a música clássica num ambiente de proximidade, valorizando simultaneamente a programação cultural do Bicentenário e o património do concelho.
A entrada é livre.
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Da Hiroshima ad Aielli, in Abruzzo, per trasformare la memoria in un messaggio di pace. Mazda Italia ha scelto il borgo abruzzese, noto per il progetto di arte urbana Borgo Universo, per realizzare un murale firmato da Antonio Cotecchia, in arte Kotè, dedicato alla speranza e alla solidarietà.
L’opera si ispira a Sadako Sasaki, la bambina sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima del 6 agosto 1945, diventata simbolo internazionale della pace. Attraverso forme geometriche e colori che richiamano le pieghe degli origami, l’artista intreccia il volto della bambina con quello di una gru di carta, simbolo giapponese di speranza.
Il progetto affonda le radici nella storia di Mazda, fondata proprio a Hiroshima nel 1920. Dopo l’esplosione atomica, gli stabilimenti dell’azienda, relativamente risparmiati dalla distruzione, furono utilizzati per accogliere i feriti e sostenere i soccorsi. Nel dicembre 1945 la produzione riprese, contribuendo alla ricostruzione della città.
Il murale trova spazio come detto tra le opere di Borgo Universo, il progetto che ha trasformato le facciate di Aielli in una galleria d’arte a cielo aperto.
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VTM
A Semana do Mestre José Rodrigues, que decorre em Alfândega da Fé, destaca a arte, a memória e a criatividade, celebrando os 90 anos do nascimento do artista plástico. Esta iniciativa visa homenagear uma figura marcante da cultura portuguesa, cujas raízes estão no concelho.
O evento não se limita a recordar o percurso de José Rodrigues; procura também manter viva a sua herança artística e despertar o interesse pela arte na comunidade. A programação valoriza o papel da cultura na identidade local e promove o contacto com diversas formas de expressão artística.
Particularmente focada nos jovens, a iniciativa inclui visitas guiadas à Bienal de Arte Contemporânea das Terras de Trás-os-Montes – Linha da Terra e Oficinas Criativas. Estas experiências visam estimular a imaginação e a capacidade interpretativa dos participantes através da arte.
No dia 28 de outubro, data que marca o aniversário de José Rodrigues, as homenagens ganham um significado especial ao evocar o legado de um artista cuja obra continua a enriquecer o património cultural português.
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La Fabbrica del Vapore di Milano ospita la sesta edizione di ReA! Art Fair, la prima fiera in Italia rivolta agli artisti emergenti senza la mediazione di gallerie o musei. Dopo le ultime edizioni, la manifestazione torna alla sua storica collocazione autunnale negli spazi del centro culturale del Comune di Milano, in via Procaccini.
A organizzarla è ReA! Arte, associazione culturale no profit fondata da Maryna Rybakova e Pelin Zeytinci, con l’obiettivo di creare un punto d’incontro diretto tra le nuove voci dell’arte contemporanea, il pubblico e gli operatori del settore. Il modello è quello di un mercato primario: chi visita la fiera dialoga con gli artisti, ne conosce la ricerca e può sostenerne il percorso senza passaggi intermedi.

Anche quest’anno la fiera punta su un numero contenuto di partecipanti, con cinquanta artiste e artisti internazionali, scelti tramite un’open call aperta a candidature da tutto il mondo. La selezione è stata curata dal comitato scientifico di ReA! Arte sotto la direzione della head curator Maria Myasnikova, con l’intento di privilegiare qualità e innovazione della proposta.
Il filo conduttore dell’edizione di quest’anno è la distanza tra l’immaginare qualcosa e il portarlo nel mondo. Nel suo testo curatoriale, Myasnikova parte da una constatazione sul presente: «Oggi le idee circolano a una velocità senza precedenti. Vengono generate, condivise, consumate e dimenticate nell’arco di pochi secondi. Le immagini si moltiplicano all’infinito. Le opinioni arrivano già compiute. I concetti sono economici. La realizzazione, invece, non lo è». Le opere in mostra, tra pittura, scultura, installazione, performance, media digitali e pratiche interdisciplinari, nascono proprio da questo scarto, che secondo la curatrice è il luogo in cui l’arte acquista il proprio peso.

In un momento in cui il lavoro creativo viene misurato sempre più in termini di visibilità e rapidità, ReA! rivendica una scelta diversa, quella di sostenere pratiche che mettono la ricerca davanti alla reazione e lo sviluppo a lungo termine davanti al riconoscimento immediato. «Se le idee sono facili, la realizzazione resta un atto di convinzione», conclude Myasnikova.
La fiera si accompagna a un programma di premi e collaborazioni per gli artisti selezionati. Grazie alla nuova partnership con MARES, uno dei partecipanti otterrà una residenza in Piemonte, da maggio a luglio 2027, nel Complesso Monumentale di Santa Croce, con mostra conclusiva a settembre 2027 e catalogo edito da Allemandi. Torna inoltre il premio in denaro di Artsted, dedicato ai progetti più innovativi.
Tra i cinquanta nomi in fiera figurano, tra gli altri, Azzah Salwaa, Debora Graziano, Pauline Cordier, Nuo Chen, Marco Montemezzo (Amen), Zhang Qi, Johanna Dreyer, Isatou Jallow, Alexandra Taoukidou, Nikolai Prokofiev, Shir Shovel-Simhoni e Marco Silvestre (Nikopol).
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